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Cultura - page 4

Carmela Suriano Club Candonga: “Matera 2019 un traguardo e una scommessa”

in Cultura

«Accogliamo con estremo piacere – afferma Carmela Suriano, Ceo Club Candonga – l’inaugurazione di Matera Capitale della Cultura 2019 che viviamo come un traguardo ed unascommessa per il futuro della nostra regione».

La Basilicata è terra di eccellenza nel settore ortofrutticolo e la fragola ne è la massima espressione.

In occasione di questa giornata storica per tutti i lucani, il Consorzio di valorizzazione della Candonga Fragola Top Quality ® offrirà agli ospiti della cerimonia di inaugurazione un assaggio di questa primizia dal sapore e aroma inconfondibile.

Nadia Toffa fiorisce in questo martedì d’inverno per il suo rione Tamburi

in Cultura/Storie d'Inchiostro

Quando il quartiere Tamburi sanguinava ruggine, come nel wind day di oggi, vedendosi tingere le strade, le case di color rosa, la giornalista di origini bresciane, Nadia Toffa era lì  per le Iene a documentarlo. Oggi alle 14.30 presso il Teatro della Parrocchia in piazza Gesù Divin Lavoratore, nell’omonima piazza al quartiere Tamburi di Taranto, vicino al Minibar, il rione le ha ricambiato il favore:gli abitanti erano lì vicini a questa piccola e grande donna dal cappotto bianco e il capellino nero ( da ieri cittadina onoraria della città) e al dramma che sta attraversando, e che, in bene e male, ha fatto parlare di lei su tutti social: il cancro, un male così noto al popolo tarantino a causa dell’inquinamento industriale. In un luogo sobrio, Nadia ha sentito l’abbraccio dei suoi “tarantini” e degli amici dell’associazione “Arcobaleno nel cuore”, con i quali ha promosso il progetto “Ie jesce pacce pe te”, la cui raccolta fondi ha portato alla realizzazione delle nuove strutture di Oncoematologia Pediatrica dell’Ospedale SS. Annunziata di Taranto. Come in una chiacchierata tra vecchi amici la giornalista ha avuto modo di presentare il suo libro “Fiorire d’inverno. La mia storia”, edito Mondadori, dedicato alla sua esperienza di malata oncologica, scritto con il cuore  e come una lettera. In queste pagine Nadia parla di come “una sfiga” possa trasformarsi in “sfida” e di come si può “fiorire d’inverno”, vivere al freddo, nelle condizioni più ostili e difficili, come può esser affrontare una malattia, alla stregua delle stelle alpine che da bambina osservava crescere tra la neve, dimostrando la propria forza rispetto agli altri fiori. Come i capelli della piccola Gabriellina, malata di cancro, che cresceranno ancora più forti dopo la chemioterapia. Alla domanda allora se Nadia si sentisse invincibile, la “nanetta “, come la chiamava affettuosamente suo padre, ha risposto che più che invincibile e coraggiosa, si sentiva spericolata, indipendente, selvatica, e che la malattia le ha permesso di trovare la “bellezza della fragilità”, di farsi aiutare dalle persone care come sua madre.

Rione Tamburi- Minibar degli Amici, in attesa di Nadia Toffa.
Foto tratta dalla pagina Facebook ” Ie jesche pacce pe te

 

Scavando ancora di più nella vita di questa iena, è venuto a galla il suo esser in lotta continua contro le ingiustizie patite dai più deboli fin dai banchi di scuola e il suo rapporto con la fede: per Nadia siamo tutti speciali e il Signore non è cattivo, ad ognuno dà la sua sfida, che bisogna cogliere al volo, anche se all’apparenza sembra essere una pillola amara difficile da ingoiare. “In una partita a carte, può capitarti una carta che spazza via tutte le altre: la vita è come ti giochi quest’ultima carta, che ti è toccata e che magari non vuoi , ma è il tuo destino”, afferma la Iena, regalandoci un grande insegnamento di vita. Anche gli abitanti dei Tamburi hanno insegnato qualcosa a questa guerriera: “Mi avete insegnato a tener duro, siete le persone più con le palle di Taranto”. Ed ha le palle davvero una delle tante madri presenti oggi che ha condiviso con Nadia Toffa il dolore per la perdita recente dei suoi due figli per tumore e che ora sta perdendo suo marito per lo stesso atroce motivo. Nadia ha accolto la richiesta d’aiuto della donna e l’ha consolata con la promessa che i suoi figli vivranno per sempre con lei. Per ora restano due dei tanti figli dell’Ilva. Al di là di qualsiasi incomprensione mediatica, chi era presente oggi ha visto una donna provata dalla vita, ma che ha il coraggio di guardare in faccia la sofferenza altrui o la propria e di condividerla. In bocca al lupo per tutto, Nadia!

 

Strappami la vita di Angeles Mastretta. Come scambiarsi le carte da gioco per amore

in Cultura/Storie d'Inchiostro

Litografia di Hullmandel del 1824 per un dipinto di John Hayter raffigurante il governatore di Oahu Na Poki e sua moglie Liliha.

Dietro il governatore Ascencio c’è una ragazzina ingenua di quindici anni, originaria di Puebla, di nome Catilina, figlia di povera gente, sulla quale il trentenne Andrés, con il suo savoir faire misterioso da uomo di mondo, esercita un fascino irresistibile. Catilina rinuncia al velo bianco in nome di idee rivoluzionarie; accetta in casa figli non suoi, avuti da Andrés nelle sue precedenti relazioni. Per amore vive all’ombra di questo suo marito che come un diavolo una ne fa e mille ne pensa pur di raggiungere  la vetta della notorietà politica. Tenuta all’oscuro dei suoi traffici poco ortodossi, o quasi, vittima dei suoi continui tradimenti, Catilina crescerà al fianco del governatore Ascencio: da bambina diventerà, donna, madre e poi sua première dame. Da semplice ragazza di paese, diverrà spettatrice dei fulminei intrighi politici, della violenza che il potere esercita sulle masse, respirerà il marciume che infiltra le pareti di una vita comoda e benestante, e della quale non potrà più far a meno. Solidale con le altre donne che condividono lo stesso destino di esser legate a uomini potenti e senza scrupoli, Catilina per sopravvivere affinerà le sue capacità e farà uscire la parte più maschia di sé .” Con te mi sono proprio fregato. Sei la mia migliore donna e il mio migliore uomo, stronzetta”, le dirà il governatore Ascencio . E proprio come un uomo, Catilina segue i suoi bisogni sessuali e d’amore, senza risparmiarsi. Intreccia relazioni clandestine, la prima con il direttore d’ orchestra Vives e poi con il regista Quijano . E non ci penserà due volte nel lasciar solo il governatore Andrés, ormai uscito dalla scena politica. Sullo sfondo di magagne politiche, di interessi economici che poco si sposano con le idee rivoluzionarie messicane di giustizia sociale, Angeles Mastretta, attraverso il racconto in prima persona di Catilina, realizza l’ affresco di una storia d’amore mista a odio, che percorrendo tutte le stagioni della vita, plasma i due amanti l’uno a immagine e somiglianza dell’altro. In questa partita d’amore i due giocatori si scambiano le carte per giocare ad armi pari, contaminando l’altra o l’altro con la propria strategia di stare al mondo: in Catilina troveremo inevitabilmente qualcosa del suo tanto amato e odiato governatore e in lui saranno sparsi  i frammenti dell’amore rassegnato e inascoltato che per anni ha abitato il cuore della sua compagna.

 

Angeles Mastretta è nata in Messico, a Puebla, nel 1949. E’ stata giornalista, prima di dedicarsi alla letteratura e raggiungere la fama internazionale con il romanzo Strappami la vita, uscito nel 1985 e in Italia nel 1988. Sono seguiti altri libri di grande successo come Donne dagli occhi grandi (1995) e Male d’amore (1997).

Follia di Patrick McGrath. La parola a una passione brutale

in Cultura/Storie d'Inchiostro

Saturno che divora i suoi figli -dipinto a olio su intonaco trasportato su tela (146×83 cm) di Francesco Goya, 1821-1823 .Museo del Prado di Madrid.

Lo psichiatra Cleave è testimone diretto dell’amore che esplode all’interno di un ospedale criminale tra il suo paziente Edgar Stark e la moglie di un suo collega, Stella Raphael.  Con il ritmo della cronaca nera il dottore racconta i fatti drammatici che porteranno alla distruzione della famiglia Raphael, e dei quali viene a conoscenza personalmente e in seguito, grazie alle confidenze di Stella,diventata sua paziente. Le pagine vengono smosse sotto gli occhi del lettore come se fossero le acque torbide della psiche umana, passate al setaccio per renderle limpide e trovare la tanto agognata pepita d’oro, la verità sull’amore e la mente umana. Ciò che viene alla luce, però, non è metallo prezioso, ma il lato umano contaminato dalla malattia mentale dei due protagonisti. Lui: artista violento e paranoico, colpevole di aver decapitato sua moglie. Lei: una donna alcolista, ninfomane, e infanticida. Insieme diventano una coppia inseparabile, morbosa, pronta pur di stare insieme, ad abbattere come un ariete i battenti della vita delle persone che gli stanno vicino con una forza sovrumana. Un amore distruttivo in grado di sovrastare l’amore più naturale al mondo tra Stella e Charlie, madre e figlio. Dall’altro lato rispetto al mondo senza regole della follia vi è quello della psichiatria, di chi cerca la cura al dolore dell’Io. Un mondo personificato nella figura del dottor Raphael e del dottor Cleave e che presenta le falle e le crepe delle loro debolezze e problematiche di uomini, prima che medici: Raphael è un uomo stacanovista, succube della madre Brenda, asessuato,mentre Cleave è un uomo solo, che si arrende alla bellezza di Stella, dimenticandosi il suo ruolo di terapeuta. McGrath in questo thriller psicologico offre su un piatto d’argento con una scrittura fluida e avvincente uno sguardo sui bassifondi dell’animo umano e sulla forza di una passione brutale. Un libro che cerca di svelare gli ingranaggi psichici che stanno dietro i comportamenti anomali e violenti e che impone alla ragione del lettore di porsi continui perché. Davanti ad un tale dolore, spesso autoprocuratosi dai protagonisti e inevitabile, perché dettato dalla malattia, non si può che restare interdetti in un dignitoso silenzio.

In queste pagine parla solo la follia.

Patrick McGrath è nato a Londra nel 1950. Il padre lavorava come psichiatra nel manicomio criminale di Broadmoor, dove il giovane Patrick passa gran parte della propria infanzia. Rifiutatosi di seguire le orme paterne in campo medico, la sua irrequietezza lo ha portato altrove, alla scrittura, ed ha immediatamente conquistato i lettori con la trama originale e coinvolgente di Follia.Dai suoi romanzi sono stati tratti i film The Grotesque (1995), di John-Paul Davidson, Spider (2002), di David Cronenberg e Asylum, di David Mackenzie nel 2005. Attualmente vive tra New York e Londra, ed è sposato con l’attrice Maria Aitken.

Noi che siamo fortunati. La storia di Jordyn Walker e l’insegnamento che se ne ricava.

in Una finestra sul Mondo

Natale 2018 è trascorso da appena dieci giorni e solo tre giorni fa, chi poteva si abbracciava sorridente con amici e parenti davanti a tavole imbandite e spumanti traboccanti da bottiglie gelate.

 

Il Natale ci rende più buoni (?), più riflessivi (?), più saggi (?) ed il Capodanno ci fa riflettere filosoficamente sul tempo che passa e su quanto ce ne rimane e come sarà.

 

Tante volte, troppo spesso, in noi prevale una qualche ombra di tristezza, di insoddisfazione, di delusione: ci sentiamo ingannati dai parenti, dagli amici (o da chi credevamo amico), dal lavoro, dalla vita e via discorrendo.

 

Ebbene, proprio per dare uno schiaffo morale, per scuotere le coscienze dormienti di tanti di noi che si lamentano per non avere l’ultimissimo Iphone, l’ultimissima Audi, il posto ed il ruolo che in società ‘ci spetta’, ‘è nostro’, ma non abbiamo ancora, voglio raccontarvi la storia di Jordyn Walker.

 

So che nella mia rubrica, in questa sezione de ‘Il Metapontino’ che ho creato e curato come una creatura in fasce dalle sue origini, e che voi seguite con tanta curiosità e gentilezza, per lo più cerco di trovare posto a notizie dal mondo atipiche, simpatiche, divertenti, originali che riescano a dare una nuova visione delle cose: ma oggi mi perdonerete se vi rattristerò un poco, solo, però, per ragioni pedagogiche.

 

La storia che vi sto per raccontare, infatti, è quella di una bambina di quindici anni, intelligente, bella, curiosa, mite come un agnello e forte come una leonessa, a cui la vita non ha risparmiato nessuna sofferenza.

 

Ammalatasi della sindrome di Henoch-Scholein a soli due anni, a quattro anni ha affrontato una osteomielite e a cinque un’osteoartrite: e già questo sarebbe bastato per definirla una creatura piuttosto sfortunata.

 

In cura da allergologi, immunologi, reumatologi per tanti anni, sembrava aver recuperato la piena salute quando, nel 2017, una purpura anafilattoide l’ha nuovamente colpita fino a degenerare in qualcosa d’inaspettato e attualmente ancora incompreso dalla medicina ufficiale.

 

A causa della sua malattia, infatti, a un certo punto, benché ricoverata già in ospedale e sotto stretto controllo medico, questa bambina si è vista gonfiare la parte alta del volto (labbra, zigomi, naso, occhi e fronte) in maniera così repentina e violenta che lo sbalzo pressorio le ha causato la totale ed irreversibile cecità e la scomparsa dei sensi dell’olfatto e del gusto.

 

Dopo tanti mesi di ospedale, nel dicembre 2018, poche settimane fa, quindi, è uscita dall’ospedale sepolta dai regali e dall’amore della propria famiglia: e, sebbene non possa più guardare il mondo, lei che era lettrice avida, cultrice di cinema, amante della natura; sebbene non possa più sentire il profumo di un caffè, di una torta, di una rosa e del mare; sebbene non possa più gustare i piatti che la sua mamma le faceva e le farà ancora, aveva ancora la forza di ridere nelle foto che parenti e giornalisti le hanno fatto all’uscita dal centro di cure universitarie in cui le hanno comunque salvato la vita.

 

Questa è la storia di Jordyn Walker.

 

E noi ci riteniamo sfortunati.

Capodanno in compagnia di un poeta underground. Foglie di palma di Charles Bukowski

in Cultura/Storie d'Inchiostro

A mezzanotte in punto
1973-74
Los Angeles
ha cominciato a piovere sulle
foglie di palma fuori dalla mia finestra
i clacson e i fuochi d’artificio
erano svaniti
e tuonava.

ero andato a letto alle 21.00
spente le luci
tirate su le coperte –
la loro letizia, la loro felicità,
le loro urla, i loro cappelli di carta,
le loro automobili, le loro donne,
i loro ubriachi dilettanti…

la notte di Capodanno mi atterrisce
sempre

la vita non sa nulla degli anni.

adesso i clacson si sono ammutoliti
e i fuochi d’artificio e i tuoni…
tutto è finito in cinque minuti…
odo soltanto la pioggia
sulle foglie di palma,
e penso:
non capirò mai gli uomini,
ma è andata
anche questa.

Foglie di palma

L’ultimo dell’anno immortalato da un’anima inquieta, solitaria, misantropa, come solo quella di Charles Bukowski può esser definita. Capostipite del Realismo sporco, corrente letteraria affermatasi negli Stati Uniti negli’ 70, Bukowski condisce i suoi versi con momenti di vita privata senza edulcorarli: la realtà, anche se cruda, per l’appunto sporca, è descritta nella sua interezza, senza sconti, con un linguaggio colloquiale, violento e spesso volgare. Nel gergo attuale il Capodanno vissuto da Bukowski nel 1973 verrebbe definito da” sfigati”, come anche la sua intera vita. Charles Bukowski è tutto ciò che di più può esser agli antipodi con una società civile, e ancor di più con la realtà produttiva ed efficiente della società americana, con i suoi self-made men. Alcolista, senza un lavoro fisso, coinvolto in relazioni promiscue e superficiali. In Foglie di palma la solitudine di un uomo ci viene sbattuta in faccia senza troppe cerimonie. Ancora una volta nella poesia di Bukowski compare frapposto al suo io il “loro”, inteso come gli altri, la società americana nella quale questo ragazzone figlio di emigranti dall’accento tedesco e dal viso butterato non si è mai riconosciuto. Gli altri si divertono, giocano, fanno l’amore, e il poeta sta solo, testimone della loro ilarità, ma anche della quiete che segue questa tempesta di eccessi e frenesia. Resta la pioggia e le palme a far compagnia a quest’animo sensibile, restano le piccole cose che catturano l’attenzione e tutti i sensi di un artista. La pioggia che lava tutto, lava via il caos e il rumore della strada, lava via il dolore di chi si sente solo, ma fa parte del mondo. La pioggia è espressione del dolore e sua stessa guarigione. E’ rappresentazione delle lacrime di un uomo burbero e rude che in esse può trovare la cura. Bukowski conclude l’anno con una consapevolezza: anche se non si è divertito com’è socialmente richiesto, è sopravvissuto ai terremoti del suo dolore, alla sua solitudine. Bukowski ce l’ha fatta e anche se vive ai margini, in una stanza buia e alle 21.00 del 31 dicembre si nasconde sotto le coperte, quello che sente e prova,gli dimostra che esiste come tutti gli altri e che è membro anche lui di questa umanità che non capirà mai . Quella stessa umanità che notoriamente “ gli sta sul cazzo”. Sento dunque sono, vuole dirci. I sentimenti ci rendono umani indipendentemente dallo status sociale.

Anche se la notte di Capodanno è una notte come tante altre della nostra vita, per alcuni, come i vagabondi, le prostitute, gli etilisti, i sociopatici, che abitano l’ opera di Bukowski e sono come lui, può essere una notte diversa: può ricordare quanto ci  si senta soli e quanto ci si possa sentire diversi dagli altri. Grazie Charles per aver dato voce e luce a questo sottosuolo di anime ignorate, dandoci prova della tua grande umanità, ben celata sotto la  scorza di un poeta maledetto.

A un passo dalla vetta. Storia del sogno di Angela Ponce.

in Una finestra sul Mondo
La modella transgender Angela Ponce in una delle sue immagini più glamour.

Il prossimo 18 gennaio 2019, nella sua casa di Pilas, in Andalusia, un personaggio che sta conquistando sempre maggiore popolarità in Spagna e altrove festeggerà ventotto anni.

 

Con la stessa allegria, e magari anche un pizzico di orgoglio personale e professionale, la stessa persona, il 29 giugno 2019, festeggerà l’anniversario di un’importante vittoria: quella di Miss Spagna.

 

Sto parlando di Angela Ponce, una modella sulla quale i maggiori giornali di moda e di gossip del Vecchio Continente (e non solo) hanno scritto articoli su articoli sguazzando nel glamour di un mondo irreale e lontanissimo quale quello delle aspiranti Miss Universo.

 

Va bene, direte voi, e allora?

 

Non sarebbe la prima volta che sulla belloccia di turno (cantante, attrice, modella, contorsionista, tronista, equilibrista, amica di Amici, amica degli amici, donna di Uomini e Donne, donna tra le pie donne e gli uomini di buona volontà, incantatrice di serpenti e di anguille o miracolo vivente di intelligenza, santità, poeticità e venustà) si scatena l’attenzione morbosa della stampa. Siamo vecchi e ne abbiamo viste di tutti i colori.

 

Ma nel caso di Angela Ponce, la ragione di tanta attenzione ‘gossippara’ c’è tutta: e sì, perché Angela, un tempo, si chiamava Mario.

 

Il 18 gennaio 1991, infatti, a Pilas, nasceva Angel Mario Ponce Camacho che, però, sin da piccolissimo, si rese conto di essere una fanciulla intrappolata in un corpo maschile.

 

Ascoltata in televisione, a undici anni, la storia di un trans-gender, e compresa la propria condizione e il cammino che l’aspettava, a sedici anni, Angel Mario ha iniziato la terapia ormonale ed il percorso chirurgico estetico e funzionale ed alla fine, nel 2014, con l’operazione decisiva e più importante, ha riconquistato anche anatomicamente quella completezza che cercava dalla nascita.

 

Forte di questa nuova, più matura e solida sicurezza anche fisica, Angel, che aveva finalmente potuto cambiare anche il nome in Angela Maria Ponce Camacho, ha partecipato a Miss Spagna nell’estate del 2018 ed ha vinto a mani basse, diventando la prima Miss Spagna trans della storia della kermesse.

 

Con questo passaporto importante, e col favore degli scommettitori internazionali, ha partecipato anche a Miss Universo 2018, senza riuscire, però, a classificarsi tra le prime venti concorrenti.

 

Angela Ponce è arrivata ad un passo dalla vetta, ma è stata sconfitta: almeno all’apparenza.

 

Ma anche perdendo il massimo titolo a cui una modella possa mai aspirare, Angela Ponce ha conquistato, e non solo per sé, un premio ancora più importante: quello della parità. Con il riconoscimento della sua bellezza e della sua femminilità, sebbene nella dimensione trans-gender, Angel Ponce ha fatto fare al mondo LGBTQ un ulteriore passo avanti nell’integrazione e nel riconoscimento in una società ancora per molti aspetti ottusa.

 

E, naturalmente, nell’occasione, Buon 2019 a tutti voi!

Il giro del mondo nei dieci secondi prima dello scoccar di mezzanotte

in Cultura/Una finestra sul Mondo
Il giro del mondo nei dieci secondi prima dello scoccar di mezzanotte
Il giro del mondo nei dieci secondi prima dello scoccar di mezzanotte

Fra poche ore arriverà puntuale il nostro appuntamento con le bollicine per brindare al nuovo anno. Lo scoccare della mezzanotte è un momento magico, un punto di passaggio tra la dimensione del passato e quella del futuro, che tutti noi valichiamo con valigie colme di desideri e attese. Ci lasciamo alle spalle un anno ormai sfinito, per abbracciare altri 365 giorni appena nati. Per prepararci al meglio in questa competizione con il nostro avvenire tutti ricorriamo a riti propiziatori, appartenenti alla nostra identità culturale, gesti ripetitivi che ci infondono sicurezza e catturano positività, come indossare intimo rosso o le classiche scorpacciate di lenticchie e zampone per ottenere ricchezza.  Ma fuori dai confini del Bel Paese come si accoglie il nuovo anno? Vinciamo per un attimo la pigrizia e saliamo a bordo di questa virtuale mongolfiera per sorvolare il  mondo e vedere come questo si prepara a festeggiare il 2019.

Nella calda Spagna, alla mezzanotte per ottenere fortuna si mangiano dodici chicchi d’uva, uno per volta a ogni rintocco dell’orologio di Puerta del Sol di Madrid. L’evento è trasmesso in tutte le tv del Paese.

In Polonia, se siete in cerca dell’anima gemella la notte del 31 dicembre dovete indossare dell’intimo nuovo, non importa il colore, ma ricordatevi di non staccare l’etichetta.

In Portogallo, come legume portafortuna alle nostre lenticchie, preferiscono i piselli, da mangiare come zuppa. Inoltre, per tradizione, è di buon auspicio tenere sette chicchi di melograno o una foglia di alloro nel proprio portafogli.

I tedeschi hanno le idee un po’ confuse sul Capodanno. Lo festeggiano goliardicamente in maschera come se fosse Carnevale, bevendo litri di Feuerzangenbowle, la bevanda delle associazioni studentesche a base di vino, cannella, chiodi di garofano, buccia d’arancia e rum. Inoltre per sapere se l’anno nuovo porterà fortuna, sciolgono del piombo in un cucchiaino (vedi foto), poi lo versano dentro un contenitore di acqua fredda. A seconda della forma che assumerà se ne deduce il futuro. La tradizione vuole anche che nella notte del 31 dicembre vengano mangiati i krapfen. Tra i tanti, ce n’è uno farcito con la senape, destinato a chi avrà un anno fortunato (e uno stomaco in subbuglio).

Bleigießen- Tradizione tedesca per predire il futuro durante la notte di San Silvestro.

Anche in Cile le festività si confondono.  Il Capodanno cileno ha molto a che vedere con Halloween. Molto spazio viene dedicato ai defunti, visitando i cimiteri e con la possibilità di potervi  dormire all’interno durante l’ultima notte dell’anno.

Nella romantica Francia vige la regola del “Gui de l’An Neuf”: chi si bacia a mezzanotte sotto il vischio avrà prosperità  in futuro e le coppie che lo faranno saranno destinate a sposarsi nell’anno che verrà.

Se il bianco vi dona particolarmente, potreste decidervi a festeggiare la notte di San Silvestro in Brasile. Durante questa festa tutti indossano degli abiti bianchi, colore che ha il potere di attirare la felicità. Inoltre, rendono omaggio alla dea delle acque Lemanja gettando in mare dei fiori e delle zattere illuminate da candele in suo onore.

I turchi per la fine dell’anno non badano a spese e alla bolletta dell’acqua: a mezzanotte vengono aperti tutti i rubinetti in casa perché l’acqua che scorre è sinonimo di benedizione per le famiglie nell’anno nuovo.

In Perù viene realizzato una muñeco, una bambola simile a uno spaventapasseri che simboleggia l’anno vecchio, fatta di un materiale infiammabile, (talvolta viene anche imbottita di fuochi d’artificio), quindi incendiata a mezzanotte. In Messico per tutta la giornata si accende e si spegne il fuoco gettando tra le fiamme pietre o mestoli di legno.

Kadomatsu- decorazioni giapponesi in bambù e pino per il nuovo anno

In Giappone si festeggia dal 1 al 3 gennaio e si onorano gli spiriti degli antenati.  Il popolo del Sol Levante saluta il nuovo anno a mezzanotte con 108 rintocchi di campane (si ritiene, infatti, che questo sia il numero dei peccati che una persona commette in un anno e che in tal modo ci si purifichi). Si espongono decorazioni di rami di pino e bambù o con fili di paglia all’ingresso delle case.

In Sud Africa, il nuovo anno viene inaugurato il 2 gennaio con l’inizio del Carnevale. In questa data si commemora il “Giorno dell’emancipazione“, in cui furono liberati in Sud Africa 1830 schiavi.

In Russia si è soliti scrivere un desiderio su un foglio di carta, bruciarlo e gettarlo in un bicchiere di champagne che va bevuto prima che arrivi mezzanotte e un minuto. La tradizione vuole anche che, al dodicesimo rintocco, si apra la porta di casa per far entrare l’anno nuovo.

Dopo questa veloce carrellata di usanze provenienti dai posti più disparati del nostro pianeta, indipendentemente dal modo come saluterete il 2018, non resta che augurarvi buon anno.

 

 

Fra i 33 eroi italiani premiati da Mattarella, Antonio La Cava, il maestro del bibliomotocarro

in Cultura

C’è anche il maestro in pensione Antonio Lacava fra le 33 persone alle quali il presidente della Repubblica, Sergio Matterella, ha conferito l’onorificenza. “Porto i libri dove non si legge più”, è l’idea che ha mosso La Cava, infatti con il suo mezzo gira in lungo e in largo la Basilicata per distribuire gratuitamente i libri.
E’ stato nominato Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana

“Per l’impegno profuso, nel corso della sua vita, nella promozione del valore della cultura”.

Da quasi vent’anni La Cava, a bordo di uno speciale tre ruote-biblioteca ambulante, porta i libri ai bambini delle scuole elementari dei paesi più piccoli e isolati della Basilicata, dove spesso non ci sono biblioteche o librerie. Un’idea nata nel 1999 per richiamare l’attenzione sulla crescente disaffezione nei confronti del libro da parte, soprattutto, delle nuove generazioni.

Tutti i nomi:

Maria Tiziana Andriani, 56 anni (Roma)
Fabio Caramel, 26 anni (Marcon – VE), calciatore e donatore di midollo spinale;
Vincenzo Castelli, 63 anni (Roma), medico specializzato in Allergologia, lavora all’ospedale Vanini;
Vito Massimo Catania, 39 anni (Regalbuto – EN), atleta;
Aldo Chiavari, 76 anni (Tolentino – MC), presidente della Dafram Spa, che costruisce valvole a sfera flottante;
Maria Rosaria Coppola, 62 anni (Napoli), dipendente del centro di produzione Rai;
Roberto Luigi Giuseppe Crippa, 51 anni e Luisa Fricchione, 57 anni (Tione – TN)
Irma Dall’Armellina, 93 anni (Noventa Vicentina – VI);
Mustapha El Aoudi, 40 anni (Crotone);
Carmen Isabel Fernandez Reveles, 60 anni (Milano);
Ilaria Galbusera, 27 anni (Bergamo);
Germana Giacomelli, 71 anni (Craviana – MN);
Antonio La Cava, 73 anni (Matera)Antonio La Cava, 73 anni (Matera);
Roberta Leporati, 52 anni (Martina Franca – TA);
Nilo Mattugini, 65 anni e Simonetta Stefanini, 60 anni;
Claudio Madau, 37 anni (Oristano);
Iacopo Melio, 26 anni (Pisa);
Davide Monticolo, 45 anni (Trieste), ex cestista;
Roberto Morgantini, 71 anni (Bologna), lotta contro l’emarginazione sociale;
Riccardo Muci, 31 anni (Copertino – LE), agente Polstrada di Bologna
Marco Omizzolo, 43 anni (Sabaudia – LT), combatte il caporalato;
Marco Ranieri, 38 anni (Bari)
Roxana Roman, 34 anni (Roma)
Massimiliano Sechi, 32 anni (Sassari)
Rebecca Jean Spitzmiller, 62 anni (Roma), lotta contro il degrado urbano
Rosella Tonti, 51 anni (Norcia);
Igor Trocchia, 46 anni (Bergamo),ex calciatore;
Suor Elvira Tutolo, 69 anni (Termoli – CB);
Annalisa Ubertoni, 56 anni (Treia – MC);
Carlo Vettorato, 71 anni (Aosta);
Don Eugenio Renzo Zocca, 75 anni (Settimo di Pescantina – VR)

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