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Montalbano Jonico: un milione di euro per il centro storico

in Cultura

Montalbano Jonico: un milione di euro per il centro storico: rimettere a nuovo le mura cinquecentesche del centro storico di Montalbano ed il sistema museale

Un finanziamento di un milione di euro per il restauro, il recupero e l’adeguamento funzionale delle mura cinquecentesche del Centro Storico e l’implementazione del sistema museale finalizzati alla valorizzazione turistica e culturale del comune di Montalbano Jonico. Ad annunciarlo è il sindaco Piero Marrese, che ha spiegato che Montalbano rientra tra i 37 comuni del Sud Italia ammessi a finanziamento dei Ministeri della Cultura e del Turismo verso i borghi, su approvazione dei Ministri Dario Franceschini e Massimo Garavaglia, per interventi di riqualificazione dei centri storici e di valorizzazione turistico-culturale.

Gli interventi consentiranno di rimettere a nuovo le mura cinquecentesche del centro storico di Montalbano ed il sistema museale, importanti attrattori turistici per la comunità montalbanese e per tutta la fascia jonica.

“Con grande entusiasmo sono lieto di annunciare questo bel risultato per la nostra amministrazione, che quotidianamente lavora in prima linea per il bene della città, attraverso una programmazione attenta e una progettazione di azioni concrete per migliorare lo stato dei luoghi, al fine di renderli più vivibili e maggiormente fruibili dalla comunità – commenta soddisfatto il sindaco Marrese -. Un risultato reso possibile da un percorso progettuale che stiamo portando avanti da tempo, grazie ad un grande sforzo profuso, e che finalmente ci consentirà di valorizzare la storia e la tradizione della nostra comunità e andrà ad ampliare l’offerta turistica e culturale del nostro territorio”.

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IL COMUNICATO MINISTERIALE CON TUTTI I COMUNI FINANZIATI

Il Ministro della Cultura, Dario Franceschini e il Ministro del Turismo, Massimo Garavaglia, hanno firmato il decreto che ammette a finanziamento per un totale di 30 milioni di euro gli interventi di riqualificazione dei centri storici e di valorizzazione turistico-culturale presentati dai piccoli comuni delle regioni Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia.
In particolare, per quanto riguarda gli interventi di valorizzazione turistico-culturale presentati da Comuni fino a 5.000 abitanti, per i quali sono disponibili 20 milioni di euro, sono stati ammessi a finanziamento i progetti presentati dai seguenti 23 borghi: Pollica (SA); Zungoli (AV); Candela (FG); Tiggiano (LE); Pietrapetrosa (PT); Deliceto (FG); Calvello (PT); Oriolo (CS); Guardia Perticara (PT); Morigerati (SA); Sasso di Castalda (PT); Pisciotta (SA); Summonte (AV); Valsinni (MT); Ferla (SR); Cetara (SA); Castiglione di Sicilia (CT); Roseto Valfortore (FG); Castel San Lorenzo (SA); Badolato (CZ); Savignano Irpino (AV); Savelli (KR); Sutera (CL).
Invece, per quanto riguarda gli interventi di riqualificazione dei centri storici presentati dai comuni fino a 10.000 abitanti, per i quali sono disponibili 10 milioni di euro, sono stati ammessi a finanziamento i progetti presentati dai seguenti 14 borghi: Vizzini (CT); Corigliano d’Otranto (LE); Casal Velino (SA); Corsano (LE); Moiano (BN); Gagliano del Capo (LE); Chiaramonte Gulfi (RG); Brolo (ME); Cammarata (AG); Sambuca di Sicilia (AG); Montalbano Jonico (MT); Fiumefreddo Bruzio (CS); Troina (EN); Roccaspide (SA).

Presentato “Trenodia”: progetto di Mariangela e Vinicio Capossela

in Cultura

Matera 2019, presentato al Matiff il film “Trenodia” nato dal progetto di Mariangela e Vinicio Capossela

Un progetto di arte pubblica, che ha rivisitato una tradizione arcaica e comune a diverse culture, come quella della lamentazione funebre, per raccontare in modo nuovo il Sud dando centralità alla partecipazione delle comunità. È stato questo “Trenodia”, il progetto di Mariangela e Vinicio Capossela coprodotto dalla Fondazione Matera Basilicata 2019 insieme a Sponzfest Sottaterra 2019 per Matera Capitale Europea della Cultura 2019. Il docufilm che racconta in maniera poetica le tappe di questo viaggio in forma di corteo fra tre diverse regioni meridionali, Calabria, Campania e Basilicata, è stato presentato ieri sera al Cinema Piccolo di Matera in occasione del Matiff – Matera Art International Film Festival.
La proiezione è stata preceduta dai saluti dei rappresentanti di alcuni dei comuni coinvolti nel progetto, il Sindaco di Matera, Domenico Bennardi, il Sindaco di Colobraro e Presidente Anci Basilicata, Andrea Bernardo, il Sindaco di Tricarico, Vincenzo Carbone, la consigliera di Isola Capo Rizzuto, Carmen Esposito. Da parte loro è arrivato il plauso al processo di partecipazione attivato da Matera 2019 e l’augurio di proseguire questo percorso a beneficio di tutta la comunità. Il Direttore della Fondazione, Giovanni Oliva, ha ricordato in apertura come “Trenodia” abbia consentito di portare Matera 2019 in altre regioni italiane, rendendo i comuni calabresi e campani “Capitale per un giorno” come quelli lucani, e ha evidenziato l’enorme energia presente nelle aree interne, insieme alla necessità che esse vengano messe in relazione anche grazie a progetti culturali in grado di emozionare chi vi partecipa.
Dopo la proiezione, il progetto è stato approfondito nel talk “Sui passi di Trenodìa. Dalla lamentazione alla performance” moderato dal giornalista Sergio Palomba, attraverso un dialogo fra tre ospiti. Il critico d’arte Tommaso Evangelista, che con un excursus nella storia dell’arte, dalla pittura vascolare alle opere rinascimentali, fino alle istallazioni più contemporanee, ha individuato i parallelismi con le azioni performative di “Trenodia”. Il filosofo Pietro De Ruggieri, che ha allargato il confronto con altre culture, illustrando il suo studio sul lamento funebre nella cultura sciita documentato fra il 2015 e il 2018 in Iran. L’artista Mariangela Capossela, che ha ripercorso la genesi e le caratteristiche di “Trenodia”, un progetto nato per unire due realtà come Matera 2019 e lo Sponzfest accumunate dal lavoro di coinvolgimento delle comunità del Sud, in una azione corale a metà fra teatro, musica, pittura e letteratura, per riscoprire questi luoghi a partire dal patrimonio culturale di cui sono impregnati, rileggendolo attraverso lo strumento dell’arte. In questo modo il lamento funebre del passato è stato trasformato in un rito collettivo nuovo, per superare la morte intesa anche come crisi di elementi simbolici – i valori, le tradizioni, la natura -, e ristabilire la coesione della comunità, secondo la lezione di Ernesto De Martino.
Questo effetto di catarsi, insieme alle forti emozioni vissute, è stato sottolineato anche da alcune delle persone presenti in sala e che hanno preso parte al progetto “Trenodia” nel ruolo di prèfiche, le quali hanno condiviso il desiderio di voler continuare le esperienze di cittadinanza culturale fatte durante Matera Capitale Europea della Cultura 2019

 

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L’orchestra Magna Grecia ha la bacchetta rosa Gianna Fratta

in Cultura

L’orchestra Magna Grecia ha la bacchetta rosa Gianna Fratta:  la direttrice di orchestra che ha stregato Piero Pelù

Sabato 27 novembre, ore 21.00, Auditorium Cava del Sole, Matera: secondo appuntamento della stagione con un concerto interamente dedicato a Tchaikovsky. Sarà una donna a guidare l’orchestra della Magna Grecia nel concerto in programma Sabato 27 novembre a Matera, presso l’Auditorium Cava del Sole, per il secondo appuntamento della stagione concertistica.

Gianna Fratta, pianista e direttrice d’orchestra con una carriera in costante ascesa, dirigerà il concerto interamente dedicato a Tchaikovsky, con l’esecuzione, tra l’altro, del trascendentale concerto per violino e orchestra op. 35 eseguito dal solista Oleksandr Semchuk.

“Sarà un concerto straordinario – ci anticipa Gianna Fratta – con due grandi capolavori, connotati da un’atmosfera profondamente “russa” capace di cattuurare l’attenzione di chi ascolta. Tornare a dirigere l’Orchestra della Magna Grecia è per me sempre piacevole, dato il legame quasi ventennale che ho con questa realtà. Pensi che Piero Romano, attuale direttore artistico della OMG, mi parlava di questo suo sogno di creare questa orchestra ICO prima ancora che la stessa fosse fondata. In pratica, conosco l’Orchestra Magna Grecia fin dalla idea del suo concepimento”.

Gianna Fratta, che nel 2019 ha sposato Piero Pelù, già leader dei Litfiba, conserva sempre un rapporto speciale con la Puglia, sua terra di origine, in particolare con Foggia.

“È vero, Foggia rappresenta un punto fermo nella mia vita, qui insegno in Conservatorio ed è la città di Giordano. Non a caso ho voluto che questo concerto fosse replicato anche a Foggia”.

A chi le chiede cosa ha unito una donna dalla robusta formazione musicale classica e un rocker ribelle come Piero Pelù lei risponde che “ad unirci è la musica. Ciò che accomuna chi, come noi, lavora con la musica, sebbene di generi differenti e apparentemente lontani, è il rigore nel fare le cose con grande serietà. Anzi, a pensarci bene, Piero è più rigoroso di me, nonostante sia un rocker”.

Gianna Fratta, nella sua brillante carriera, è stata la prima donna a dirigere i Berliner Symphoniker e la prima italiana a guidare l’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma e del Teatro Petruzzelli di Bari. Dallo scorso maggio è stata nominata Direttrice Artistica dell’Orchestra Sinfonica Siciliana.

Esiste – le chiediamo – il fascino della “bacchetta rosa”? “Oggi le risponderei che questo fascino esiste, è forse finanche un fenomeno di moda. Tuttavia, le assicuro che diversi anni addietro esisteva una sorta di diffidenza verso le donne con la bacchetta”.

La stagione artistica 2021-2022 dell’Orchestra Magna Grecia è realizzata in collaborazione con il Comune di Matera, insieme con Ministero della Cultura, Regione Basilicata e l’Auditorium Cava del Sole. Prezioso, come sempre, il supporto delle realtà imprenditoriali che scelgono di affiancare l’offerta culturale proposta dall’OMG: BPER (main sponsor), Grieco Abbigliamento, De Angelis Bus, ItalCementi, Bolletta-ok, IP Fratelli Gaudiano, Archinnova, Calia Italia.

foto: ufficio stampa orchestramagnagrecia.it

Con Roccanova sono 20 i comuni della Basilicata “Città dell’Olio”

in Cultura

Salgono a 20 le Città dell’Olio della Basilicata. Roccanova è Città dell’Olio

Pasquale Dimatteo Coordinatore regionale: “Basilicata fiore all’occhiello delle Città dell’Olio”

La Basilicata festeggia l’ingresso del Comune di Roccanova in provincia di Potenza nell’Associazione nazionale Città dell’Olio. Salgono a 20 i Comuni lucani che fanno parte della rete che raccoglie 389 enti pubblici impegnati nella promozione dell’olio extravergine di oliva e nella valorizzazione del patrimonio olivicolo italiano, con più di 25 anni di attività alle spalle.
“Ringrazio il sindaco di Roccanova Rocco Greco per aver aderito alla nostra associazione dimostrando di voler tutelare e sostenere gli olivicoltori ma anche gli operatori turistici della regione che attraverso le progettualità della nostra grande rete possono avere nuove opportunità di visibilità. Faccio i complimenti al coordinatore Pasquale Dimatteo che sta lavorando molto bene per dare lustro e protagonismo alla Basilicata” ha dichiarato Michele Sonnessa, presidente delle Città dell’Olio.
“Cresce il numero delle Città dell’Olio della Basilicata, segno tangibile di una scommessa vinta – ha dichiarato Pasquale Dimatteo Coordinatore regionale delle Città dell’Olio lucane – siamo determinati a coinvolgere sempre più comuni nel lavoro sinergico e di rete che sta portando valore e opportunità alle nostre eccellenze. Punteremo su formazione e qualificazione dell’offerta turistica legata all’olio per ragionare in un’ottica di sistema con tutti i Comuni soci”.

ASSOCIAZIONE NAZIONALE “CITTA’ DELL’OLIO”

L’Associazione Nazionale Città dell’Olio ha sede a Villa Parigini nel Comune di Monteriggioni (Siena). Fondata a Larino (Campobasso) nel dicembre 1994, riunisce i Comuni, le Province, le Camere di Commercio, i GAL (Gruppi di Azione Locale) – ai sensi della normativa europea – e i Parchi, siti in territori nei quali si producono oli che documentino adeguata tradizione olivicola connessa a valori di carattere ambientale, storico, culturale e/o rientranti in una Denominazione di Origine.
Nello specifico l’Associazione ha tra i suoi compiti principali quello di divulgare la cultura dell’olivo e dell’olio di oliva di qualità; tutelare e promuovere l’ambiente ed il paesaggio olivicolo; diffondere la storia dell’olivicoltura; garantire il consumatore attraverso la valorizzazione delle denominazioni di origine, l’organizzare eventi, l’attuazione di strategie di comunicazione e di marketing mirate alla conoscenza del grande patrimonio olivicolo italiano.

foto archivio (pixabay)

Ex Zuccherificio Policoro: due progetti per la riqualificazione

in Cultura

Ex Zuccherificio Policoro: due progetti per la riqualificazione “SI-FA” e “DEMETRAHUB”

Utilizzare un importante canale di finanziamento del Piano Nazionale di Recupero e Resilienza per riqualificare l’area dell’ex Zuccherificio. È quanto ha predisposto l’Amministrazione Comunale di Policoro a guida Mascia, che ha approvato due delibere, su impulso degli Assessori Enzo Agresti e Vito Pelazza, rispettivamente con delega all’Urbanistica e all’Ambiente ed Attività Produttive, relative ad altrettanti progetti a valere sull’Avviso Pubblico emanato dall’Agenzia per la Coesione Territoriale finalizzato al “Finanziamento di interventi di riqualificazione e rifunzionalizzaizone di siti per la creazione di ecosistemi dell’innovazione nel Mezzogiorno”, che vede la partecipazione dedicata ad Organismi di ricerca in partnership con Enti Locali, imprese e altri soggetti pubblici o privati. Due gli importanti investimenti candidati che hanno come partner il Comune di Policoro:
il primo, di 47 mln di euro circa, si chiama “Società & energIa: il Futuro della bAsilicata – SI FA. Riqualificazione e rifunzionalizzazione dell’ex zuccherificio Eridania di Policoro”, è presentato dal Consorzio ENEA – TRAIN e vedrà coinvolti diversi partner tra cui il Comune di Policoro, La Cascina Costruzioni, A.N.C.I. Basilicata, ENFOR, I.I.S. Pitagora – Policoro, ATER Matera, Presidi Educativi srl;
il secondo, “Demetra Hub”, di circa 17 mln di euro, è candidato dalla FONDAZIONE POIESIS con la collaborazione, oltre del Comune di Policoro, anche di Provincia di Matera, 012 Factory spa, Artemetra srl, Associazione per la sovranità alimentare aps, F.OR.S. coop, Medicert srl, Rete Perlaterra aps, Tecnovia srl e Terra Futura srl.

Nello specifico, i due progetti prevedono due importanti opere di riqualificazione dell’area:

il primo, “SI-FA”, vedrà la realizzazione di un polo di Ricerca sul recupero energetico;

un vero e proprio passaggio da “orrenda bellezza” dell’imponente immobile centrale a Centro di riferimento sulla povertà energetica in cui attività di Ricerca e Sviluppo, formazione ed azione sociale concorreranno a risolvere il problema energetico, condizione che oramai interessa il quotidiano delle nostre Comunità.

Il secondo “DEMETRAHUB”, sarà un vero e proprio contenitore, un luogo di attività ad alta intensità di conoscenza,

specializzato nei servizi al settore agricolo e agroalimentare di tutto il Sud Italia, specializzato sul modello agri-ecologico. Tra le attività che saranno ospitate all’interno di DemetraHub: Ricerca e Sviluppo per l’innovazione dei processi in agricoltura; Trasferimento Tecnologico, ossia un’azione diretta alle imprese del settore agricolo- agroalimentare per consentire loro di trasferire le innovazioni all’interno del centro in collaborazione con le Università e i Centri di Ricerca; Incubazione d’Impresa, che intenderà offrire alle giovani start up un ambiente accogliente per sviluppare le proprie attività e idee imprenditoriali a stretto contatto con Università e Enti di Ricerca; altre Attività Complementari legate ad un uso pubblico del centro, quali la convegnistica, i servizi (ristorazione, ecc.), documentali (biblioteca), museali.
“Per anni la Città di Policoro – dichiarano il primo cittadino, Enrico Mascia ed i due assessori proponenti, Agresti e Pelazza – ha dovuto convivere, da un lato, con il ricordo di una industria fiorente che negli anni ’70/’80 ha dato lavoro a centinaia di famiglie dell’area, contribuendo alla crescita sociale ed allo sviluppo del territorio, dall’altro, con un enorme scheletro di ferro che per oltre 30 anni ha costituito una controversa e scomoda linea di congiunzione tra la Città e la sua zona lido”. “Oggi, con questi due progetti candidati a finanziamento, la nostra Città si appresta non solo a ridare dignità e decoro a quell’importante area, ricollocandola nella giusta dimensione attuale, con il recupero energetico, ma anche ad aprirsi all’innovazione e alla sperimentazione di nuove tecnologie in campo agroalimentare, uno dei settori trainanti dell’intero comparto nell’intero Mezzogiorno, aprendosi alla cittadinanza anche con la realizzazione di luoghi di aggregazione e di inclusione”. “Siamo certi – concludono gli amministratori – che entrambi i progetti, una volta finanziati e realizzati, faranno cambiare volto all’intera area che passerà da degrado locale a fiore all’occhiello territoriale”.

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Nicola Romeo: le radici lucane dell’Alfa Romeo

in Storie d'Inchiostro

Nicola Romeo: le radici lucane dell’Alfa Romeo. Il “colpo di genio” quando rilevò l’ Anonima Lombarda Fabbriche Automobili

In Basilicata pochissimi sanno che le origini della famosa casa automobilistica Alfa Romeo, che ancora oggi conta 70.000 soci nei club degli alfisti, sono lucane. Se si esclude una via dedicata al suo fondatore, ing. Nicola Romeo, a Montalbano Jonico, le istituzioni non si sono mai occupate di far conoscere la storia di questo importante personaggio e della sua famiglia. 

Il libro “NICOLA ROMEO – da Cirigliano a Montalbano Jonico, da Sant’Antimo a Milano- Le radici lucane dell’Alfa Romeo” edito da Altrimedia edizioni srl e scritto da Vincenzo Maida, vuole sopperire a tale mancanza. Esso è il frutto di una lunga ricerca, offerta al lettore in forma narrativa, che ricorda le vicissitudini della famiglia Romeo dalla seconda metà del 1700 fino alla fondazione dell’Alfa Romeo da parte dell’ing. Nicola Romeo e alla sua morte a Magreglio in provincia di Como nel 1938. 

Il leggendario marchio automobilistico Alfa Romeo dunque ha radici lucane. Maurizio Romeo, genitore del “patron” dell’Alfa Nicola, era infatti originario di Montalbano Jonico. Portando alla luce dettagli, documenti storici e riscoprendo alcuni luoghi lucani che in un certo senso sono comprimari nelle vicende della famiglia Romeo, in Nicola Romeo Vincenzo Maida, tratteggia un ritratto inedito, umano e professionale, del grande imprenditore e regala, al tempo stesso, una full immersion nella storia di un’auto di successo.

Una vicenda umana e professionale che affonda le radici in una storia familiare tutta lucana, in modo specifico della provincia di Matera, per poi irradiarsi a livello nazionale e internazionale. Essa ha un grande valore educativo, oltre che un importante valore divulgativo. 

A Montalbano Jonico è ancora in piedi, disabitato e parzialmente in vendita, il palazzo Guida-Romeo, edificato intorno al 1540,  dove nacque il padre del fondatore dell’Alfa Romeo.

Nicola Romeo, padre di Maurizio e nonno del fondatore dell’Alfa Romeo, nel 1843 partì da Cirigliano, il più piccolo comune della provincia di Matera, e andò a sposare Lucia Guida a Montalbano Jonico. Ebbe due figli Maurizio e Antonia Maria che rimasero orfani di entrambi i genitori ancora bambini.

Già nel 1831 Giovanni Egidio Romeo, fratello di Nicola, aveva sposato a Montalbano Jonico Laura Misuriello, ma a differenza del fratello, che si stabili a Montalbano Jonico, tornò a vivere a Cirigliano. Nel piccolo comune dell’alta collina materana ci sono ancora diverse famiglie che portano il cognome Romeo e che come tutta la comunità non sapevano di questo legame con il fondatore dell’Alfa Romeo. Maida ha rintracciato, grazie ad alcuni documenti, anche la via del centro storico di Cirigliano dove abitava il bisnonno dell’ing. Nicola Romeo, Leonardo Romeo, e il suo certificato di morte a 78 anni, nel 1845, nel reparto dell’ospedale di Potenza riservato ai detenuti.

Maurizio Romeo, orfano in tenera età di entrambi i genitori, a circa 30 anni si trasferì a Sant’Antimo in provincia di Napoli, era un maestro elementare. Tra le sue alunne vi era Consilia Taglialatela. Se ne innamorò e non appena lei compì 15 anni la sposò. Il primogenito di otto figli, lo chiamò Nicola come il padre. Ai suoi familiari e amici montalbanesi, andati a Sant’Antimo per il battesimo, promise: questo figlio lo farò ingegnere. Nel 1899 Nicola Romeo si laureò a Napoli in ingegneria civile a 23 anni e appena dopo andò a Liegi a conseguire una seconda laurea in ingegneria elettrotecnica. Tornato in Italia progettò la ferrovia elettrica Tivoli Roma. Fondò numerose società, ma

il colpo di genio lo ebbe nel 1915, quando rilevò una fabbrica di auto che era fallita, l’ALFA ( anonima lombarda fabbriche automobili ). Ci aggiunse il suo cognome e fondò una delle case automobilistiche più famose al mondo: l’Alfa Romeo.

Voleva togliere il simbolo del biscione e sostituirlo con quello del Vesuvio, ma la vecchia proprietà minacciò di far saltare il contratto. 

L’ing. Nicola con i primi soldi che guadagnò, memore del fatto che il padre era stata nell’infanzia un orfano di entrambi i genitori, finanziò a Napoli un orfanotrofio. Questo gesto gli valse importanti riconoscimenti nella città partenopea. Una delle sue sorelle si chiamava Giulietta. In appendice al libro Maida pubblica certificati e nascita e di morte delle famiglie Guida-Romeo. Un cappella gentilizia dedicata a San Leonardo, protettore dei carcerati, tutt’ora ben conservata,  venne costruita verso la metà del 1700 nel centro storico di Montalbano Jonico da Vittorio Guida, un antenato dell’ing. Nicola Romeo. Questa ed altre notizie inedite sono contenute nella pubblicazione di Maida, che nel corso dell’estate è stata presentata anche a Cirigliano con un notevole riscontro di pubblico.   

Vincenzo Maida è stato per molti anni responsabile dell’ufficio stampa dell’Azienda Sanitaria di Matera, ha collaborato con diverse testate giornalistiche ed ha all’attivo numerose pubblicazioni. Si è cimentato sin da giovanissimo con la drammaturgia e sulla sua produzione letteraria qualche anno fa è stata discussa una tesi di laurea con il prof. Guccini presso il DAMS dell’Università di Bologna. 

Basilicata: in cammino con la transumanza

in Cultura

Basilicata: in cammino con la transumanza. Dalla catena appenninica di Schiena d’Asino a Tito verso le radure di Tolve passando per Potenza

Fuorisentiero, in collaborazione con la Masseria Santorsa di Tolve, rappresenta un unicum in tutta Italia, in quanto è la prima transumanza aperta a tutti, nell’ottica di unire l’ecoturismo e la cultura locale

Il 20 e 21 novembre avrà luogo un lungo cammino dalla catena appenninica di Schiena d’Asino a Tito (PZ) verso le radure di Tolve (PZ), passando per la Città di Potenza, seguendo l’antico rito della transumanza con al seguito di un ampio gregge di vacche podoliche. Nell’occasione sarà possibile partecipare in prima persona a una delle pochissime migrazioni di lunga percorrenza rimaste in Basilicata che, come da antica tradizione, spostavano le greggi e gli armenti dalle piane sul confine pugliese verso le alture dell’Appennino lucano in estate, per poi ritornare nel periodo autunnale lungo gli storici tratturi utilizzati da allevatori e contadini, molti dei quali purtroppo in disuso.

L’evento promosso dall’Associazione Fuorisentiero, in collaborazione con la Masseria Santorsa di Tolve, rappresenta un unicum in tutta Italia, in quanto è la prima transumanza aperta a tuttinell’ottica di unire l’ecoturismo e la cultura locale. Si ricorda inoltre che la transumanza è Patrimonio UNESCO dal 2019 e narrata già nel I sec. a.C. in Basilicata, a testimonianza dell’importanza di divulgare queste tradizioni.

Un evento, dunque, con un duplice obiettivo: da un lato la condivisione di un’esperienza unica per incentivare nuove proposte di viaggi consapevoli e trekking esperienziali, dall’altro l’importanza di conservare le antiche tradizioni contadine, le quali rappresentano una forma di resistenza “sostenibile” ai repentini cambiamenti dell’epoca moderna, specialmente sulle tematiche ambientali.

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Memorial Enzo Gallitelli: a Policoro la prima edizione

in Cultura

Memorial Enzo Gallitelli: a Policoro la prima edizione: il torneo di calcio giovanile si svolgerà la struttura sportiva “Padre Minozzi” . 250 i ragazzi coinvolti

Domenica 14 Novembre 2021 si svolgerà il 1° Memorial Enzo Gallitelli presso la struttura sportiva “Padre Minozzi” a Policoro.
Quella che si terrà a Policoro sarà la prima edizione del torneo di calcio giovanile per ricordare Enzo Gallitelli, proprio nel giorno in cui avrebbe compiuto 31 anni: il 14 novembre. Sarà una giornata all’insegna dello sport all’aria aperta che vedrà coinvolti circa 250 ragazzi iscritti presso società sportive provenienti da ben 4 Regioni: Basilicata, Calabria, Puglia e Campania. I tornei di calcio si svolgeranno dalla mattina fino al pomeriggio e coinvolgeranno ragazzi delle categorie Esordienti, Pulcini e Primi Calci. “Siamo davvero felici di poter contribuire fattivamente a questa giornata di sport con la nostra Associazione nel ricordo di Enzo. Lo sport è inclusione, fa bene al fisico e favorisce l’aggregazione sociale, tutti valori in cui la nostra Associazione crede fortemente e che promuove con i nostri eventi” – commenta Benedetto Gallitelli, Presidente dell’Associazione Enzo Gallitelli. Appuntamento presso la struttura di Padre Minozzi in via Siris a Policoro domenica 14 Novembre per una giornata di sport che si concluderà con la premiazione delle prime 3 squadre classificate per ciascuna categoria grazie alle coppe e medaglie offerte dalla nostra Associazione. L’Associazione di Promozione Sociale “Enzo Gallitelli: Vivere a Colori” è stata fondata il 30 Settembre 2016 con lo scopo di svolgere attività esclusivamente per fini di solidarietà sociale nel ricordo di Enzo Gallitelli, scomparso prematuramente a seguito di un incidente stradale. L’Associazione è iscritta al n.0089 del Registro Regionale delle Associazioni di Promozione Sociale della Regione Basilicata.

Foto da pixabay

L’Ashwagandha, benefici e proprietà di una pianta speciale

in La Grande Bellezza

Avete mai sentito parlare dell’Ashwagandha? Forse mai, ma probabilmente conoscete molto meglio il ginseng indiano. Non sono altro che la stessa cosa, un integratore molto usato nella medicina ayurvedica, quella tradizionale indiana, che si ricava dalla radice della Withania Somnifera, una delle piante che nella scienza erboristica vengono chiamate adattogene perché riescono ad incrementare i livelli di resistenza sia fisici che mentali.

L’Ashwagandha appartiene alla stessa famiglia dei pomodori, quella delle Solanaceae, è originaria dell’India ed oggi si trova anche sul Mediterraneo e in Africa. Custodisce un’importante rarità: una miscela complessa di sostanze bioattive che riescono ad agire ed essere efficaci in modo diffuso nell’organismo. Come questa pianta ne esistono altre poche al mondo.

Nell’Ashwagandha i benefici non sono certo trascurabili, non a caso è una delle piante fondamento dell’Ayurveda e oggi, piano piano, stiamo cominciando ad apprezzarla e conoscerla anche noi in Occidente. Lo spiega chiaramente VitaVi, la startup dell’integrazione alimentare che grazie al suo team di professionisti, lavora, ogni giorno, per il benessere delle persone. VitaVi, consapevole delle grandi qualità di questa pianta, l’ha inserita nei suoi ingredienti sicuri e selezionati con i quali realizza gli integratori alimentari dedicati al benessere di uomini e donne di ogni età.

L’Ashwagandha agisce in modo sistematico sull’organismo grazie alle sostanze fitochimiche che si trovano soprattutto nella radice, la parte della pianta che viene maggiormente usata. Il ginseng indiano permette all’organismo di mantenere il suo naturale equilibrio, agendo su sostanze e processi interni. Tra le sue proprietà benefiche anche quella di antiossidante naturale contribuendo a difendere il corpo dagli attacchi esterni.

L’Ashwagandha, inoltre, è un ottimo tonico-adattogeno, sviluppa cioè un’azione benefica sul corpo sottoposto a stress, favorendo il rilassamento e ristabilendo energia ed elasticità. Ecco perché viene usato, sotto forma di estratto vegetale, per realizzare integratori alimentari dedicati al rilassamento e alla conciliazione del sonno.

VitaVi, infatti, con la sua esperienza nel campo, ha scelto il ginseng indiano come suo ingrediente d’eccellenza e lo ha inserito in V / Dream, l’integratore che favorisce il sonno e velocizza i tempi di addormentamento. In questo specifico integratore VitaVi ha inserito KSM-66®, l’estratto delle radici di Ashwagandha che viene ricavato attraverso un processo di “chimica verde” tramite l’uso dell’acqua, evitando così l’utilizzo di solventi chimici o alcol. Un processo minuzioso e scrupoloso che mira a mantenere intatte le sostanze attive per preservare le caratteristiche e quindi i benefici della pianta.

Il presepe di Artese a Torino

in Cultura

Il “Presepe lucano” del maestro Artese nel Duomo di Torino. Dopo la pausa imposta dalla pandemia riprendono gli allestimenti del presepe monumentale della Basilicata

Riprende il cammino dei presepi monumentali della Basilicata dopo la forzata pausa imposta dalla pandemia: dalla Solennità dell’Immacolata, il prossimo 8 dicembre, alla festa della Presentazione al Tempio di Gesù, il 2 febbraio 2022, la tradizionale “Candelora”, il presepe monumentale della Basilicata sarà allestito a Torino, in Duomo.

Riprende così un percorso premiato da migliaia di fedeli e di turisti, da moltissime famiglie e bambini, iniziato nel 2009 ad Assisi, nell’anno in cui la donazione dell’olio a S. Francesco fu affidata ai Lucani, a cui seguirono negli anni tappe di altissimo valore spirituale e istituzionale come l’allestimento in Piazza San Pietro del 2012 e quello del Quirinale dal 12 dicembre 2018 al 5 gennaio 2019, e in prestigiose sedi come la St. Patrick’s Cathedral di New York nel dicembre 2015, la chiesa di Santo Spirito a Firenze nel 2017. Anche questa volta il nuovo allestimento del grandioso presepe lucano è ideato dal maestro presepista Franco Artese, reso possibile e organizzato dall’Agenzia di Promozione Territoriale della Basilicata.

Il presepe – ha commentato l’iniziativa il Presidente della Regione Basilicata Vito Bardirappresenta un simbolo di fede e di comunità, elementi fondanti della cultura lucana. Con la presenza del presepe lucano nel Duomo di Torino, dove è custodita la sacra Sindone, la Basilicata offre il suo valore artistico e la sua autentica sapienza artigiana, ai cittadini e ai turisti di una delle principali città metropolitane d’Italia”.

Secondo il direttore dell’APT Basilicata, Antonio Nicoletti, “E’ importante mantenere la continuità di un’iniziativa che contraddistingue da anni le azioni di promozione APT nel periodo natalizio, riprendendo oggi il filone della tradizione presepiale dopo la parentesi del 2020, quando siamo stati rappresentati dall’arte contemporanea del presepe di Guido Strazza, della collezione Scheiwiller del museo dei presepi di Castronuovo Sant’Andrea, esposto nel foyer della Galleria Nazionale Arte Moderna e Contemporanea di Roma”.

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