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Cultura - page 3

Cannole, “San Martino sulle tracce dei Templari. “Educational tour per giornalisti per la conoscenza e la promozione del territorio di Cannole e del Salento.

in Cultura

Finanziato dalla Regione Puglia nell’ambito del Programma Operativo FESR-FE 2014-2020 denominato “Attrattori culturali, naturali e turismo”, si è svolto a Cannole, in provincia di Lecce, un’educational tour per giornalisti ed operatori della comunicazione. Tra i partecipanti, provenienti da diverse parti d’Italia, ma anche dall’estero, dalla Grecia, dalla Svizzera, anche rappresentanti della Basilicata. L’iniziativa è stata finalizzata a promuovere la conoscenza del territorio del Salento otrantino e dei suoi attrattori materiali. Nel corso di quattro giornate giornalisti, web editor, pubblicitari ed esperti della comunicazione inseguendo le tracce del Templari, che a Cannole hanno lasciato tracce evidenti del loro passaggio, hanno avuto modo di visitare e apprezzare le “Vigne grandi”, i famosi oliveti facenti parte del Tenimento dei Templari, ma anche di essere ospitati nella scuola Primaria di Cannole, dove la “tradizione di San Martino” è stata animata dagli alunni, opportunamente guidati dai loro docenti, trasformando la festa in un momento di condivisione culturale, folkloristica, ma anche storica. Quindi, gli ospiti del Comune salentino hanno potuto visitare il Centro Diurno della Cooperativa Don Bosco di Martano, la tenuta Tursani, situata nella Serra di Montevergine, la chiesa di Santu Lasi, le famose quattro torri di avvistamento, la cripta dei pellegrini, appartenuta nel XIII sec. Alla Precettoria Templare di Lecce, l’antico tratturo del Re che qui si incontra con la via Franciscena, ma anche la città di Otranto, con il suo splendido castello e la Cattedrale dei Santi Martiri, e il Faro di Punta Pelascia, dove lo Jonio e l’Adriatico si abbracciano. Il tutto sotto lo scudo dei Templari e la protezione di San Martino, il cui culto nel Salento è particolarmente sentito soprattutto con la maturazione del vino novello: “San Martino, ogni mosto diventa vino”.

Giuseppe Rotunno

Sulla strada di Jack Kerouac. Viaggio nel delirio della vita

in Cultura/Storie d'Inchiostro
La strada entra nella casa- U.Boccioni- 1911

Febbre, frenesia, gioventù bruciata, droga, alcol, promiscuità sessuale, follia, vagabondaggio, queste sono solo alcune delle cose che potrete trovare Sulla strada di Jack Kerouac, uno dei libri più rappresentativi della beat generation. La storia del giovane scrittore Sal Paradiso, che povero in canna decide di viaggiare per il vasto territorio americano da Est a Ovest, da Nord a Sud, in autostop o noleggiando auto con altre anime disperate, è la storia del giovane che abita in ognuno di noi, che si affaccia alla vita a tutta birra (è proprio il caso di dirlo) con un salto nel vuoto,  un viaggio senza mezzi sicuri o programmi ,alla scoperta del suo posto nel mondo. Il viaggio come metafora della nostra vita: come nella nostra esistenza durante il viaggio si fanno incontri, si dicono addii, ci si ritrova, si cerca di dare un senso. Cruciale è la conoscenza per il nostro Sal di Dean Moriarty, un avanzo di riformatorio, con un padre vagabondo ed alcolizzato, cinque anni più giovane, ma che diventa leader del gruppo, il “capo”. Folle come pochi, tre volte sposato e due volte divorziato, con tre figli con due donne diverse, Dean è uno spericolato guidatore ( Dean era di nuovo felice. Tutto quello che gli ci voleva era un volante tra le mani e quattro ruote su strada), ladro di auto, sperimentatore di droghe, in cerca del suo vecchio vagabondo per tutta l’America. Un’anima in pena, irrequieta, egoista che troverà solo in Sal l’amico fedele nonostante lo scorrere del tempo, con il quale condividere il viaggio verso l’estremo sud, in Messico, verso una realtà così diversa sia climaticamente che umanamente, “la vena essenziale della primitivita’ fondamentale”. Pagine forse troppo trasgressive per i moralisti e i conservatori degli anni 50’ e di oggi, ma che sono il campione dei tessuti più giovani colpiti dall’infezione sociale di non avere un punto di riferimento stabile ( sia Dean che Sal sono senza padre). La lettura è scorrevole, fluida, una prosa spontanea come Kerouac ama definirla, anche se a tratti un po’ ripetitiva nei soggetti, negli ambienti, nel delirio febbricitante di queste giovani anime, sempre a caccia di sesso, droga, be-bop, mambo e sax. Esperienze di vita raccontate con un tocco di poesia, sugli sfondi cangianti della vasta America, gettate ai bordi della strada, come rifiuti sporchi, dimenticati da un  Dio un pò distratto, ma che vi invito a raccogliere, perché dietro nascondono una storia, uno slancio di vita estremo e coraggioso, come quello di un fiore che cresce nell’asfalto.

Non abbiate quindi paura di far salire sull’auto delle vostre letture Sal e i suoi amici vagabondi. Allieteranno il vostro viaggio e arricchiranno, anche se poverissimi, il vostro bagaglio culturale! Buona lettura!

Jack Kerouac, mito evergreen della cultura giovanile, è stato il padre della Beat Generation, che fu una rivoluzione culturale, oltre che linguistica e letteraria.Nato nel 1922  a Lowell, nel Massachusetts, da una famiglia franco-canadese cattolica, intraprese presto una vita da vagabondo, entrando in contatto con culture e personaggi diversi. Tra questi il poeta Allen Ginsberg con cui diede vita a un nuovo movimento culturale, la “Beat Generation”, che influenzò i movimenti studenteschi degli anni Sessanta e artisti simbolo dei giovani, come Bob Dylan.I viaggi in automobile, attraverso gli USA, in compagnia dell’amico Neal Cassady ispirarono il romanzo Sulla strada (“On the road”, 1957), vero manifesto della generazione “beat” e di uno stile di vita che incarna i sogni di libertà dei giovani di ogni tempo. Autore di una ventina di romanzi, tra cui “I sotterranei”, “Dottor Sax” e “Big Sur” del 1962, Kerouac morì a St. Petersburg nell’ottobre del 1969, distrutto dall’alcolismo.

Pochi capelli donna: la tricopigmentazione

in La Grande Bellezza

Gli uomini non sono i soli a soffrire di calvizie; anche le donne, infatti, possono perdere i capelli a causa di vari eventi durante la loro vita come, ad esempio, lo stress, la depressione, interventi di chirurgia, il parto e una serie di malattie come l’alopecia.

La micropigmentazione del cuoio capelluto per le donne è un servizio in rapida crescita offerto da alcune cliniche specializzate in interventi per la ricrescita dei capelli.

Tuttavia, sebbene la micropigmentazionesia sostanzialmente attuata nello stesso modo indipendentemente dal sesso del paziente, è comunque importante sottolineare come esistano delle evidenti differenze tra le problematiche tricologiche di un uomo e quelle di una donna, problematiche che vanno inevitabilmente ad influire anche sul tipo di micropigmentazione applicata.

Gianluca Garsia ci spiega la tricopigmentazione nel seguente video

https://www.calvizielatina.it/tricopigmentazione-capelli-lunghi-densita-rasati/

La differenza chiave nella micropigmentazione tra uomo e donna

Quando un uomo riceve un trattamento di micropigmentazione, lo scopo è quello di replicare i singoli follicoli piliferi rasati. Tuttavia, quando viene trattata una donna, l’obiettivo principale è ridurre il contrasto tra i capelli ancora esistenti e il cuoio capelluto “nudo”.

Si tratta di una differenza importante, perché cambia totalmente l’approccio dei tecnici.

Quando un uomo perde i suoi capelli naturali, generalmente diventa calvo in uno schema fisso che include la recessione della sua attaccatura frontale e il diradamento della corona, seguito dal graduale inizio della calvizie totale.

Quando una donna perde i capelli, di solito sperimenta un diradamento diffuso; ciò significa che perde i capelli in modo abbastanza uniforme su tutto il cuoio capelluto, ma è improbabile che diventi completamente calva e la sua attaccatura dei capelli frontale rimarrà quasi certamente intatta. Ciò consente di utilizzare la micropigmentazione del cuoio capelluto in modo molto efficace.

 

Micropigmentazione femminile : è necessario radersi?

La risposta secca a questa domanda è : no. Rasarsi completamente i capelli rappresenterebbe un episodio traumatico nella vita della maggior parte delle donne, quindi i presupposti per effettuare un trattamento di micropigmentazione solitamente non prevedono la rasatura completa del cuoio capelluto

Come funziona la micropigmentazione nelle donne

Il tecnico lavora attraverso il cuoio capelluto dividendo ripetutamente i capelli in molteplici sezioni, applicando il pigmento sul cuoio capelluto.

Sebben non sia particolarmente indispensabile avere una cura massima del dettaglio, è fondamentale assicurarsi che il tecnico utilizzi un pigmento che non cambierà colore una volta terminato il procedimento.

Le cliniche specializzate in questo tipo di trattamenti generalmente non incorrono in questo tipo di problemi. Il risultato finale è effettivamente un cuoio capelluto sfumato, dove diventa davvero difficile notare la differenza di colore tra i capelli e il cuoio capelluto trattato.

 

Tutte le donne possono fare un trattamento di micropigmentazione?

Purtroppo, non è possibile effettuare la micropigmentazione per tutte le donne. Questa procedura, infatti, funziona significativamente meglio su brune e rosse scure ma non è generalmente raccomandata per le donne bionde.

 

L’alopecia femminile può essere trattata con la micropigmentazione?

L’alopecia femminile che si manifesta come un diradamento generalizzato dei capelli, può essere mimetizzata mediante micropigmentazione del cuoio capelluto.

L’alopecia areata (perdita di capelli a chiazze) o l’alopecia totalis (perdita di capelli totale) deve essere valutata caso per caso per determinare l’idoneità e il livello di camuffamento possibile.

Coloro che lamentano una consistente perdita di capelli in seguito ad una fase post partum o alla presenza di alopecia aerata o totalis, possono serenamente affidarsi ai professionisti della micropigmentazione per migliorare la loro condizione estetica e recuperare la fiducia in se stesse.

Il fatto che in rete vengano pubblicate poche foto di donne che hanno subito un trattamento di micropigmentazione, non significa che tale pratica non sia molto diffusa anche tra il sesso femminile ma solo che, tendenzialmente, le donne sono più restie a mostrare certi tipi di interventi.

A Roma: spopola Il trucco permanente per rendere perfetto il viso

in La Grande Bellezza

Rendere perfetto il viso è possibile grazie al trucco semipermanente, ma come funziona? Ecco tutto quello che c’è da sapere su questo trattamento estetico che permette di essere sempre belle e impeccabili senza fatica.

Una tendenza sempre in crescita

Il trucco semipermanente è un trattamento estetico lanciato negli anni Novanta che nel corso del tempo si è evoluto e perfezionato. I risultati ad oggi sono eccellenti e sono garantiti al cento per cento, è indolore e non è invasivo.

L’esito finale è del tutto naturale e permette di svegliarsi senza dover pensare a truccarsi, e di andare a letto senza dover togliere il make up.

I vantaggi di un trucco già pronto sul viso, che lo rende aggraziato e armonioso, sono notevoli: poter andare al lavoro anche quando è tardi, praticare attività fisica senza che il make up si sciolga, essere sempre a posto in ogni occasione senza bisogno di ritocchi sono solo solo alcuni dei privilegi che offre il trucco permanente.

Trucco permanente per occhi, labbra e sopracciglia

Cosa si può fare con il trucco permanente sul viso per renderlo perfetto? Per cominciare, è necessario dire che tutto il viso può essere trattato con questa tecnica, occhi, labbra e sopracciglia per primi, ma anche le guance e le palpebre possono essere trattate con fard e ombretto.

Per avere occhi ben delineati si può fare la linea dell’eyeliner, oppure una linea classica sottile all’attaccatura delle ciglia o ancora si può fare l’effetto occhio da gatta. L’obiettivo è comunque sempre quello di rendere lo sguardo più intenso e completarlo poi con un mascara per renderlo più seducente.

Il trucco permanente Roma di Toni Belfatto è uno dei pochi centri in Italia ad avere tutti i  trattamenti di trucco permanente.

Anche le sopracciglia sono un elemento importante per migliorare la bellezza del viso. Con il trucco permanente possono essere perfezionate e rese più armoniche, e anche chi non ha peli può farli riprodurre grazie alle tecniche all’avanguardia come il microblading.

E per completare il viso non può mancare il trucco alle labbra, per averle bellissime e sensuali. Se sono sottili possono essere volumizzate, ma anche se vi sono irregolarità nel contorno è possibile rifarlo e correggere le asimmetrie. Utilizzando i toni giusti gli effetti sono straordinari e il risultato è assolutamente naturale.

In genere il trucco viso con il trattamento permanente viene eseguito usando tonalità tenui, che danno un aspetto curato e naturale ma senza creare eccessi.

Se poi si desidera un trucco più forte e audace si può anche applicare sopra il make up e calcare la mano.

Quanto dura il trucco permanente viso

Anche se si chiama permanente, il trucco permanente in realtà non dura per sempre, ma comunque abbastanza a lungo da far stare spensierati per molto tempo.

I pigmenti utilizzati sono bioriassorbili e vengono espulsi dall’organismo con il passare del tempo, non sono nocivi e per introdurli bisogna utilizzare uno strumento dotato di aghi sottilissimi.

I pigmenti vengono inseriti nella parte superficiale dell’epidermide, non in profondità. Per far durare gli effetti del trucco permanente più a lungo si può ricorrere ad un ritocco ogni tanto per rimarcarli.

 

 

Il male oscuro di Giuseppe Berto. Istruzioni per “cardare” la mente

in Cultura/Storie d'Inchiostro
Edvard Munch-Melancolia-1894-1896

Conoscete il significato del verbo “cardare”? Il dizionario ci viene in aiuto: “districare fibre tessili, rendendole parallele ed eliminandone al tempo stesso le impurità”. Questo verbo, che ci porta alla mente ricordi di un passato non troppo remoto quando le nostre nonne lavavano i materassi e la lana in essi contenuta, ha uno stretto nesso con il libro Il male oscuro. Ora vi spiego il perché.  Per approcciarvi alla sua lettura dovrete immaginare al posto di una delle nostre nonnine un pò curve un trentottenne forte e robusto, reduce dalla guerra in Africa del Nord e in Abissinia, intento a questa operazione domestica per tutte le pagine di questo libro, non con la lana, ma con la sua mente. Sulla stregua di  Svevo e di Gadda,  lo scrittore e sceneggiatore veneto  Giuseppe Berto, infatti, districa i fili della sua mente tra Es, io e Super Io, grazie all’aiuto dello psichiatra freudiano il vecchietto, e li stende al sole, li rende pubblici così che gli “acari” in essi contenuti, i traumi che hanno contaminato la sua anima possano scomparire. Affetto da un disagio psichico definito scientificamente nevrosi d’angoscia, ma conosciuto in modo profano dall’autore come ” male oscuro”, termine coniato da Gadda nel suo “La cognizione del dolore”, Berto appare come un giunco piegato da una sofferenza senza causa apparente, senza nome, esplosa dopo la morte paterna. Un male oscuro che parte come calore dalle cinque vertebre lombari e si propaga al cervelletto, e  fa percepire il pavimento mobile, il  dolore al colon, gli impedisce di lavorare e lo colma di  paure. Percorrendo il corso di un fiume di parole non interrotte dalla punteggiatura, attraverso l’ uso del linguaggio parlato e in esclamazioni colorite, in flussi di coscienza nei quali non è l’inconscio ad urlare, ma la mente più fredda possibile, intenta ad analizzare  le origini del suo blocco emotivo e creativo, Berto fa luce sulla sua primissima infanzia, sul rapporto conflittuale con il padre autoritario, con la madre e le sorelle, sulla sua sessualità. Al suo fianco sempre la moglie, la ragazzetta, che nonostante i litigi, lo sostiene fino al termine della cura, fornendoci un bellissimo esempio di chi ama e soffre in silenzio per il disagio psichico del proprio caro. Per Berto scrivere è un modo per fare igiene nella mente, per descrivere il percorso psicanalitico intrapreso e non sempre condiviso, parlare con se stesso, senza omettere niente. Capolavoro non solo per gli addetti del mestiere psicoterapeutico, Il male oscuro è un’ opera dalla grande valenza umana.

A fine lettura vi sembrerà di dire addio ad un amico ironico e un pò logorroico che vi ha parlato del suo difficile mestiere di vivere; il suo commiato vi getterà tra le braccia del triste senso di impotenza di non poter/saper lenire la sua solitudine, da lui stesso ricercata  in un paesino in cima allo sperone calabrese, Capo Vaticano, ove Berto trovò riparo da tutti e da tutto per scrivere indisturbato al e del  suo male oscuro. Buona lettura e buone pulizie di primavera letterarie e mentali!

PS: Se siete allergici alla polvere o agli acari e al disagio psichico si prega di desistere dalla lettura.

Giuseppe Berto (1914-1978) nacque a Mogliano Veneto e visse tra Roma e Capo Vaticano.Ha partecipato alla seconda guerra mondiale sul fronte africano , il cui diario-testimonianza è Guerra in camicia nera (1955) ed è poi stato prigioniero di guerra in un campo statunitense maturando un distacco dal fascismo. Laureato in Lettere, lasciò l’insegnamento per dedicarsi alla scrittura. Le sue opere sono state tradotte in numerosi Paesi, dalla Cina alla Russia, dal Brasile alla Svezia. Tra queste ricordiamo il romanzo d’esordio Il cielo è rosso (1947), il grande successo Il male oscuro (1964) e la raccolta Tutti i racconti.

 

Depilato o peloso? Guida per gli indecisi

in La Grande Bellezza

Meglio un uomo depilato o peloso? Se volessimo porre la domanda riferendoci solamente ad una questione di pura estetica la risposta dividerebbe il web. Se invece ti stai chiedendo quale sia la miglior scelta tra depilato o peloso perché vuoi informarti meglio per una tua necessità personale questa guida fa al caso tuo. In ogni caso, prima di procedere, dai un’occhiata su www.depilazioneuomo.it

Perché depilarsi?

Perché non farlo, invece? Insomma la depilazione è una questione piuttosto personale e dipende da tanti fattori, tra cui il tipo di pelle, lo stile di vita e la soglia di sopportazione del dolore. Inoltre la scelta dovrebbe tenere conto anche del bilancio finanziario dato che i metodi di depilazione sono tanti e hanno costi molti differenti. La prima cosa importante da sapere è che la depilazione non è solamente una questione estetica, anzi, tutto il contrario! Difatti un uomo può scegliere di depilarsi per soffrire meno il caldo e per risolvere problemi di eccessiva sudorazione che si presentano puntuali come un orologio svizzero sotto forma di vistose macchie di sudore su petto e ascelle, magari durante una importante riunione di lavoro o durante un appuntamento. Inoltre per gli sportivi la depilazione è una necessità perché il pelo può influire sulle prestazioni. Pensa ai nuotatori, ai ciclisti, o ai performer di body building…tutte queste discipline richiedono necessariamente un corpo depilato per una questione tecnica e non estetica.

Come depilarsi?

Come per le donne la depilazione maschile offre tutta una serie di possibilità. Puoi optare per il rasoio, per la ceretta, per il laser o per la luce pulsata. Ci sono poi le cere arabe, la depilazione a filo, quella wax ecc… I metodi sono tantissimi e per scegliere bisogna fare i conti con il proprio budget e con il tipo di pelle su cui si va ad intervenire. Il rasoio è comodo perché si trasporta ovunque e consente in una passata di rimuovere i peli superflui. Tuttavia la lama taglia a filo il pelo che, entro 24 ore comincerà a ricrescere più forte di prima. Questa scelta è comoda e pratica ma sconsigliata a chi non ha tanto tempo da dedicare alla depilazione quasi giornaliera. Poi c’è la ceretta che, sebbene provochi il fastidio dello strappo è un metodo a cui ci si abitua presto e che assicura una rimozione dei peli in eccesso in maniera sicura e veloce e una durata mensile niente male. Per chi cerca metodi più definitivi ovviamente non resta altro che affidarsi alla potenza della luce pulsata, un metodo che tramite un fascio luminoso indebolisce il bulbo e i cui effetti si vedono dopo qualche trattamento. Perché è comodo? Perché non è doloroso e assicura una miglior resa nel tempo. Per questo metodo, tuttavia, dovrai affidarti al consiglio professionale di un esperto che valuterà la tua cute e ti proporrà il miglior piano per te.

“Oltre il cancello con scatti InSuperAbili”

in Cultura

Un’agenda digitale per passare dal Piano Educativo Individualizzato a un Progetto Di Vita

Un’agenda digitale che accompagna lo studente diversabile nei diversi momenti della vita e lo educa a una maggiore autonomia. E’ il centro dell’innovativa azione scolastica presentata ieri dalla Dirigente Scolastica dell’I.I.S. Fermi di Policoro, alla presenza delle famiglie dei ragazzi coinvolti e del dottor Salvatore Gentile (Dirigente Psicologo dell’ASM e responsabile dell’Unità Multidisciplinare dell’Handicap) in collaborazione con l’Ente comunale, l’Associazione ANFASS , l’associazione ‘Viviamo insieme ODV’.

L’iniziativa è intitolata significativamente “Oltre il cancello”, da intendersi come il cancello scolastico, la cui fisicità è abbattuta da un’attività che parte dalla scuola ma tende a prolungarsi oltre le sue mura.

Nel concreto si tratta di un’applicazione informatica con cui lo studente impara ad annotare esperienze e conoscenze di vita acquisite di giorno in giorno, anche attraverso la “cattura” di immagini fotografiche con lo smartphone: un “album” di vita che ricalca le più diffuse “App note” utilizzate in prospettiva educativa e di accompagnamento alla crescita.

La condivisione digitale rappresenta il mezzo che unisce tutti i soggetti coinvolti nel suo “progetto di vita”, ovvero famiglia, associazioni, amici, accompagnati dalla scuola come centro propulsore e organizzatore. Tutti visionano simultaneamente ciò che il/la ragazzo/a fa, ciò che impara e apprezza, e possono così interagire con i suoi appuntamenti essendone sempre informati. Lungi dal divenire un’eccessiva sovrapposizione di impegni, diventa un momento di responsabilizzazione: l’agenda, infatti, diventa così una sorta di “chiamata alla responsabilità” e agli impegni personali che non possono essere saltati.

“Un ragazzo con disabilità – si legge nel progetto – non è e non può essere considerato un eterno bambino. Deve sperimentare cosa significa fare in piena autonomia, assumendosi degli incarichi e delle responsabilità. Deve poter consolidare la propria identità e orientarla ad una fase matura da adulto”.

Il percorso presentato ieri rappresenta una delle tante iniziative promosse dal Fermi per gli studenti diversabili, per i quali si sta operando sempre più con un lavoro di equipe che coinvolge ed entusiasma i ragazzi in iniziative di accoglienza e condivisione.

“Il nostro obiettivo – dichiara la Dirigente Tarantino – è sperimentare forme di apprendimento attraverso le quali poter allargare il Piano Educativo Individualizzato e farle confluire in un Progetto Di Vita che tenga conto dei diversi livelli d’azione: didattico, psicologico e relazionale. La scuola, operando efficacemente nel contesto ambientale, produrrà senz’altro nuove lenti attraverso cui guardare e orientare i ragazzi in diverse direzioni di sviluppo per un’armonica crescita di nuovi adulti ”.

Matera 2019, presentati i risultati dell’indagine sulla percezione della Capitale Europea della Cultura

in Cultura

Secondo l’indagine “Rispetto a come era Matera prima della candidatura a Capitale europea della cultura” il 96,8 percento ha risposto che oggi è più famosa e il 92,8 percento più internazionale. Ma per l’80 percento degli intervistati è anche più caotica.

Sono stati presentati oggi, a Matera, nella sala conferenze della Camera di commercio della Basilicata, i risultati di una indagine condotta da Datacontact e voluta dalla Fondazione Matera Basilicata 2019 per comprendere “Il vissuto del 2019 e l’eredità della Capitale europea della cultura”. L’incontro è stato condotto dalla giornalista della redazione cultura del TG3, Luciana Parisi.
Il monitoraggio si articola in cinque capitoli: Domande introduttive (target residenti), eventi e Passaporto Matera 2019 (target residenti e turisti), soddisfazione programma e location (target residenti e turisti), aspettative per il futuro (target residenti), vissuto e opinioni dei turisti (target turisti).
A presentare i risultati è stata Rossella Tosto, vicepresidente di Datacontact. Due le modalità di interviste, effettuate dal 14 dicembre 2019 al 9 gennaio 2020: una modalità face to face con interviste ai residenti e turisti in visita a Matera e l’altra con domande effettuate alle persone iscritte alla newsletter di Matera 2019. Sono state 4609 le interviste effettuate così distribuite: 2866 a residenti (1700 face to face e 1166 interviste online); 1743 a turisti (845 face to face e 898 online).
Secondo l’indagine “Rispetto a come era Matera prima della candidatura a Capitale europea della cultura” il 96,8 percento ha risposto che oggi è più famosa e il 92,8 percento più internazionale. Ma per l’80 percento degli intervistati è anche più caotica.
“Tanti i cittadini che, dopo l’esperienza di Matera 2019 si sentono cambiati. L’84,8 percento ha affermato di essere orgoglioso per il percorso che la città ha compiuto, il 66,8 percento ha detto di essere disponibile ad impegnarsi per rendere la città migliore anche facendo volontariato e quasi il 62 percento ha espresso la volontà di mettersi in gioco in prima persona rispetto a progetti culturali. Mentre l’82,5 percento ha risposto che è più aperto nei confronti di chi è diverso e di chi ha capacità diverse”.
Un dato molto importante riguarda una delle principali sfide di Matera 2019, quello dell’allargamento del pubblico e di portare la cultura nelle mani di tutti.
Secondo l’83,5 percento degli intervistati agli eventi di Matera 2019 ha partecipato un tipo di pubblico che in precedenza non frequentava questo genere di iniziative come teatro, danza e opera.
In particolare, rispetto a prima del 2019, circa un intervistato su due ha affermato di aver partecipato alle mostre più di prima, mentre una persona su tre è andata a teatro più di prima.
“Quasi il 70 percento degli intervistati ha affermato che grazie al Passaporto per Matera 2019 è stato stimolato a partecipare a un maggior numero di eventi rispetto a quello che avrebbe fatto senza Passaporto. E sempre secondo il 70 percento degli intervistati il Passaporto ha facilitato l’allargamento del numero degli spettatori agli eventi culturali in generale”.
Positivi anche i commenti relativi al programma culturale. Infatti, il 70,4 percento degli intervistati ha affermato di essere soddisfatto della manifestazione Matera 2019 esprimendo gradimento soprattutto per la varietà e la ricchezza del programma (66,3 percento), per l’originalità dei contenuti prodotti (63,8 percento) e per i contenitori culturali (72 percento).
Non mancano le criticità emerse e segnalate dai cittadini come il sistema di prenotazione agli eventi (53,1 percento), il sistema dei parcheggi (47,9 percento), la gestione dei flussi turistici (35,8 percento) e la richiesta di spazi di dimensione maggiore (28,7 percento). In ogni caso, secondo il 75,2 percento degli intervistati Matera ha saputo sfruttare al meglio questa opportunità per promuovere e valorizzare la sua immagine.
Particolarmente interessanti, infine, i dati relativi alle opinioni dei turisti sulla città e alle aspettative per il futuro dei cittadini materani.
Solo l’8 percento dei turisti intervistati ha detto che la visita alla città di Matera è stato al di sotto delle aspettative, mentre per il 36 percento è stata superiore alle aspettative e il 55,8 percento in linea con le aspettative.
La maggior parte dei turisti intervistati ha saputo di Matera Capitale europea della cultura dai media tradizionali, tv e stampa (59 percento), e molto ha inciso nella scelta di visita il titolo di Capitale europea della cultura (68,1 percento).
Infine, ma altrettanto importante, è il sentimento che Matera 2019 ha seminato fra i cittadini. “L’anno di Matera 2019 che sensazione le lascia?”. In prevalenza felicità perché è stato un anno eccezionale (36,8 percento), tristezza perché è già finito e vorrei che continuasse (31,7 percento).
Interventi:
Michele Somma, Presidente della Camera di Commercio della Basilicata: “L’ordinario per Matera non basta più. La città ha dimostrato di saperci fare. Ormai non si può tornare indietro, e tutti noi abbiamo una responsabilità sul futuro”.
Carmelo Petraglia, professore associato di economia politica dell’Università degli Studi della Basilicata: “Dall’indagine risulta una percezione positiva dell’evento, ma emergono anche delle forti aspettative sul post 2019. Esistono diversi segnali di incremento della domanda di fruizione di servizi culturali da parte dei residenti. Questo chiama in causa le politiche, che devono contribuire a rafforzare strutturalmente l’offerta di servizi culturali e su questi basare l’idea di sviluppo che sia inclusiva e che riesca a creare in loco altre professionalità connesse all’attività culturale”.
Rossella Tarantino, manager sviluppo e relazioni della Fondazione Matera Basilicata 2019: “I dati sono positivi in generale e in particolare su alcuni aspetti che possono essere forieri per gli anni a venire, come la percezione di come il Passaporto per Matera 2019 abbia accresciuto l’accesso alla cultura di chi generalmente non la frequenta. Questo è un riconoscimento di come si è cercato di lavorare sull’abbattimento delle disuguaglianze nell’accesso alla cultura, che è un indicatore importante per le Capitali europee della cultura ma anche un criterio di selezione per il titolo di Capitale italiana della cultura. Interessante è anche l’aspettativa su quello che si vuole si lasci per il futuro, ovvero che Matera si attesti come luogo in cui fare cultura, anche da un punto di vista economico. Questo in estrema analogia con il Piano per il Sud, in cui tra l’altro, si riconosce a Matera questo tipo di ruolo, come esempio per le città non solo del Sud ma di tutta Italia”.
Valentina Montalto, analista di politiche pubbliche per Joint Research centre della Commissione Europea, in collegamento da Parigi, si è soffermata su tre aspetti fondamentali per le nuove strategie di politiche culturali europee, a cominciare dalla partecipazione dei cittadini: “Da questo monitoraggio emerge chiaramente la capacità del progetto di coinvolgere i cittadini in piena coerenza con le nuove strategie europee che mettono al primo posto proprio la co-creazione. Un altro aspetto centrale è il tema del cultural divide e dalla ricerca emerge che a Matera c’è stato un grande allargamento di pubblico. Caratteristica importante è infine la “fame” di cultura, a cui le prossime politiche nazioni ed europee dovranno dare una risposta”.
Salvatore Adduce, Presidente Fondazione Matera Basilicata 2019: “I risultati emersi dall’indagine sono estremamente utili poiché ci danno sia indicazioni per apportare delle correzioni in corso d’opera, ma fungono anche da sprone rispetto al lavoro intrapreso, a partire dalle cose più interessanti evidenziate da cittadini e turisti. La vera sfida inizia oggi”.

Lunedì 17 febbraio, Matera è capitale del cinema per le scuole del territorio

in Cultura

 

Presso il Cinema “G. Guerrieri” della città dei Sassi sarà presentato  “Basilicata Ghost to Ghost” progetto vincitore del bando “Cinema per le Scuole” Misura Visioni Fuori Luogo del Miur/Mibac gestito e capitanato dal I.I.S. “E. Duni – C. Levi” di Matera con la rete scolastica composta dal Liceo Classico “Q. O. Flacco, di Potenza, Liceo Statale “ W. Gropius” di Potenza e Liceo “G. Fortunato” di Pisticci e gestito dal team di professionisti del Consorzio Concreto / Cineparco TILT, ente appaltatore.

 

400 ragazzi delle scuole di riferimento assisteranno alla proiezione di 4 opere filmiche da loro realizzate e frutto di un lungo percorso di alfabetizzazione, di trasferimento di competenze cinematografiche sia sul piano della scrittura creativa, della produzione che dell’edizione audiovisiva. Il percorso ha garantito ai ragazzi la possibilità di raccontare il loro contesto territoriale, il loro sistema di relazione e la loro capacità di affrontare le sfide del presente e del loro futuro. Il Cinema come strumento di racconto, di ricerca, di analisi ed elaborazione per le nuove generazioni.

Gli allievi delle scuole coinvolte hanno frequentato una residenza artistica presso il CineParco TILT nel mese di giugno 2019 per sviluppare con i professionisti i soggetti e le sceneggiature ed eseguire poi  il piano di lavorazione su tutto il territorio regionale per circa 100 gg sia in contesti scolastici che extra.

I ragazzi hanno preso parte a tutte le fasi della filiera creativa del prodotto filmico, rispondendo al bi-sogno di raccontarsi e di raccontare ciò che li circonda, di svolgere un’attività significativa, di conoscere il proprio ambiente, di costruire e produrre qualcosa completamente in autonomia, attraverso Road Movies che parlino di loro, che parlino della comunità Lucana e che rifletta i cambiamenti nei sentimenti e nelle condizioni di vita di questa piccola regione del sud Italia: speranza, desiderio di riscatto, resilienza, tranquillità.

Il Cinema diventa “Forza” se è conosciuto per le sue capacità  linguistiche, di divulgazione di arte, di cronaca e di visioni. Il Cinema va anche “insegnato” come disciplina, da qui l’intento del Miur / Mibac di far rientrare la settima arte come materia da programma ministeriale nelle scuole d’Italia.

Le attività sono state gestite dall’ente appaltatore Consorzio Concreto / Cineparco TILT che ha messo in campo un team altamente qualificato tra cui Daniele Luchetti e Giuseppe Brigante per la scrittura creativa, Vincenzo D’Onofrio per la supervisione alla regia, Rocco Calandriello e Claudia D’Anna come produttori cinematografici.

 

La presentazione dei lavori si svolgerà lunedì p.v. dalle ore 9:30 alle 13:30 e sarà accompagnata da docenti, operatori e critici cinematografici tra cui Paride Leporace.

Un percorso che testimonia il dinamismo dei Licei regionali e dei loro dirigenti, in primis i Licei Classico e Artistico  dell’I.I.S.“E. Duni – C. Levi” di Matera con la sua dirigente prof.ssa Patrizia di Franco e i docenti di riferimento Maristella Saponaro e Irene Sandri assieme ai colleghi del “ Gropius” di Potenza, dirigente prof. Paolo Malinconico e i docenti Ludovica Lo Giudice e Dino Santoro, del Classico “Q.O. Flacco” dirigente Silvana Gracco e la docente Rocchina Ferrara  del Classico “G. Fortunato” di Pisticci, dirigente Franco di Tursi con i docenti Lucia La Candia e Marilena Calvini.

 

Dopo l’anteprima materana i lavori saranno protagonisti di altri  festival nazionali e internazionali tra cui il Giffoni FIlm Festival, Sottodiciotto e il Lucania FIlm Festival.

 

 

 

Sillabario N. 2 di Goffredo Parise. A scuola di emozioni

in Cultura/Storie d'Inchiostro

Maestro con allievo – Giovanni Costantini (1872-194)

Come coriandoli colorati a Carnevale, questi racconti di Goffredo Parise vi cadranno addosso con leggerezza, vivacità, quasi senza accorgervene. Vi sentirete accarezzare il volto da queste emozioni, messe in ordine alfabetico dalla lettera” f “alla “s”( Sillabario N.1 raccoglie i racconti dalla “a” alla “f”), e che l’autore cerca di catturare con la sua rete d’inchiostro, come se fossero farfalle di straordinaria bellezza, da catalogare, conservare, condividere con i lettori. Esperimento letterario ben riuscito, Premio strega 1982 e Premio Selezione Campiello, Sillabario n.2 cerca di colmare le nostre lacune sentimentali, di porre fine al nostro analfabetismo emotivo: attraverso storie di personaggi semplici, comuni, per lo più borghesi o con l’esperienza del fascismo sulle spalle, sullo sfondo soprattutto di città come Roma e Venezia, Parise ci regala schegge di vita vissuta, piccoli frantumi di esperienza umana semplice, autentica, quadri d’autore , non falsi. Sillabario N.2  apre un piccolo spiraglio di luce nella stanza buia dell’esistenza umana, e  cerca di spiegarci attraverso il vivere dei suoi personaggi emozioni universalmente provate, come la paura, la solitudine, il fascino, la genitorialità, la guerra. Con tutta la pragmaticita’ di un uomo del dopoguerra italiano, l’autore converte la poesia in prosa per renderla masticabile ai più, per farla scendere dal suo piedistallo di alloro e mescolarla alla vita di tutti i giorni, magari in una campagna fitta di nebbia all’alba del Nord Italia ( ricordo della sua infanzia vicentina). E nel suo esser maestro dell’intangibile sentimento, con umiltà riconosce l’impossibilità di comandare, governare, creare ex novo le emozioni, regalandoci un altro grande insegnamento di vita.

“La poesia va e viene, vive e muore quando vuole lei, non quando vogliamo noi e non ha discendenti. Mi dispiace ma è così. Un po’ come la vita, soprattutto come l’amore”, dirà nelle sue avvertenze al lettore. Buona lettura, e buona lezione di emozioni!

Goffredo Parise è stato uno scrittore e giornalista italiano. Comincia a scrivere collaborando con giornali come L’Alto Adige, L’Arena, il Corriere della Sera. Nel 1950 appare il suo primo romanzo, Il ragazzo morto e le comete, pubblicato dall’amico Neri Pozza ma stroncato dalla critica. Nel 1953 è la volta de La grande vacanza accompagnato questa volta da una lusinghiera recensione di Eugenio Montale sul Corriere della Sera.È Leo Longanesi ad incoraggiarlo a continuare a scrivere: arriveranno Il prete bello (1954); Il Fidanzamento (1956); Amore e Fervore (1959). La bravura del Parise giornalista emerge da alcuni reportage di viaggio, come Cara Cina (1966), Due o tre cose sul Vietnam (1967) e il libro dedicato al Giappone L’eleganza è frigida (1982). Tra gli altri scritti, tra romanzi, saggi, racconti e poesie, ricordiamo, postumi, L’odore del sangue e I Movimenti remoti, opera sperimentale del ‘48 in versi e prosa andata misteriosamente persa per 50 anni e pubblicata per i tipi di Fandango nel 2007.
L’intera opera di Parise è raccolta nei Meridiani, prestigiosa collana Mondadori.

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