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Cultura - page 2

Scanzano Jonico, iniziativa sociale: “alla caffetteria Glamour assorbenti gratis”

in Cultura

SCANZANO JONICO. “Non è giusto pagare per un qualcosa che è essenziale e necessario”, così Alessandro Gallicchio gestore e titolare della caffetteria Glamour di Scanzano Jonico ha commentato l’iniziativa a cui ha dato vita in questi giorni.

Lo spunto gliel’ha fornito l’esperienza inglese. Gallicchio ha raccontato: “Sull’onda di quanto sta accadendo in Inghilterra, dove gli assorbenti sono stati resi gratuiti per tutte le studentesse, la speranza è anche in Italia si facciano passi avanti in questa direzione. Noi la nostra parte pensiamo di averla fatta e continueremo. Anzi, ascoltiamo i feedback della nostra clientela e accettiamo suggerimenti”.

Infine, Alessandro Gallicchio ha commentato: “Questa iniziativa sociale punta a sensibilizzare e portare alla ribalta un tema importante come quello del costo degli assorbenti – e non solo – che in quanto prodotti di essenziale importanza non possono essere tassati come normalmente accade per un qualsiasi bene di consumo voluttuario e superfluo in molti casi”.

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La natura esposta di Erri De Luca. A suon di scalpello si fa il dialogo con Dio

in Cultura/Storie d'Inchiostro
Vento dal mare di A. Wyeth, 1947

Un umile tra gli umili, che ha rifiutato gli onori dei media e di diventare un valente artigiano, si trova a contatto diretto con il capo degli Umili, un Cristo crocifisso, che ritrae nel suo sacrificio il corpo di tanti commilitoni giovani morti in guerra, e di tanti uomini clandestini morti in mare. Così realistico da non nascondere nulla, nemmeno il suo membro, coperto in passato da un velo di marmo. L’incontro con la statua diventa una sfida non solo artistica ma anche emotiva per quest’uomo e per il lettore che seguendo i pensieri e le difficoltà affrontate si troverà quasi inconsciamente a lavorare al rapporto personale con Dio. Che si sia credenti, agnostici o atei, non ha importanza: il libro di Erri de Luca offre a tutti un punto di vista diverso, offre l’immagine di un Dio umano, munito di un membro come tutti, impuro come tutti gli uomini, che soffre fisicamente e moralmente. Quest’universalità si rispecchia anche nella collaborazione che lo scultore trova da parte di rappresentanti di diverse religioni nel tentativo di interpretare i messaggi che la statua porta con sé, nascosti e rivelati solo a chi tocca con mano il marmo e la sofferenza in esso custoditi. Il nostro artigiano chiede aiuto a un Rabbino, a un operaio musulmano, al prete: le grandi religioni insieme cooperano e s’inchinano al mistero rappresentato in una statua.

Oltre al fattore fede, Erri De Luca non ci fa mancare niente in questo libro che è condito con un pizzico di giallo e di tradimento, incarnato nella figura di una seduttrice. L’omaggio alla sua Napoli, descritta attraverso gli occhi dell’artigiano settentrionale, è immancabile.  La nudità esposta è un libro pieno di considerazioni per chi ha necessità di ritirarsi e parlare un po’ con se stesso, con le proprie debolezze, e proiettarsi in un dialogo con l’intangibile.

Erri De Luca ( 20 maggio 1950) è uno dei più importanti scrittori italiani viventi. Diciottenne, vive in prima persona la stagione del ’68 ed entra nel gruppo extraparlamentare Lotta Continua. Poi sceglie di esercitare diversi mestieri manuali in Africa, Francia, Italia: camionista, operaio, muratore. Studia da autodidatta l’ebraico e traduce alcuni libri della Bibbia. È opinionista de «il Manifesto».Tra i suoi libri, ricordiamo Non ora, non qui (1989), Montedidio (1999), Tu, mio (2002), Il contrario di uno (2003), I pesci chiudono gli occhi (2011) Storia di Irene (2013), tutti editi da Feltrinelli e Morso di luna nuova (Mondadori, 2006).
Tra gli ultimi libri pubblicati con Feltrinelli: La faccia delle nuvole (2016), La natura esposta (2016), Il giro dell’oca (2018) e Impossibile (2019).

Il nuovo terrorismo che angoscia l’America. L’avanzata del suprematismo bianco.

in Cultura/Una finestra sul Mondo

Tutti coloro che, l’11 settembre 2001 avevano più o meno dai vent’anni in su, molti dei quali oggi sono seri e posati padri (e madri) di famiglia (e alcuni addirittura già nonni), ricordano bene come, da quel momento, che ha rappresentato una tragedia planetaria e non solo statunitense, il focus di ogni attenzione dei servizi di sicurezza e dei network d’informazione mondiali sia diventato il fondamentalismo terroristico islamico.

Per anni, abbiamo vissuto nel sospetto dell’altro, del diverso da noi, soprattutto se questa diversità e quell’alterità erano connesse con l’appartenenza al grande e per molti misterioso mondo islamico.

Decine di inchieste ufficiali e non, giornalistiche, radiofoniche, televisive e sulla Rete ci hanno proposto letture più o meno paurose ed agghiaccianti del pericolo islamico: addirittura un presidente di non grande genio, ma di straordinaria fortuna politica e personale, come George Bush, ha potuto fare il bello e cattivo tempo per due mandati, proprio a causa di quel traumatico evento.

Poi c’è stato Obama, portatore inizialmente di grandi speranze, ma anche lui, alla fine, appiattito sulla retorica anti-islamica e fobico-terroristica che lo spinse, in una con la immarcescibile Clinton, a dare la caccia ed ammazzare nel suo rifugio Osama Bin Laden (lo stesso che, per anni, con la sua famiglia, aveva fatto affari ed aveva avuto eccellenti rapporti ben più che diplomatici con gli U.S.A.; ma questa è un’altra storia).

Obama si è fatto i suoi due bei mandati pieni (2008/2016), aprendo, con la sua politica fallimentare da molti punti di vista, la strada all’affermazione dell’improbabile Trump che, adesso, si prepara per la campagna di rielezione che si terrà nel prossimo anno a novembre.

Nel frattempo, in America e nel mondo, sono successe tante cose, cose che col terrorismo islamico e col mondo arabo non hanno proprio nulla a che vedere: eppure è morta della gente, sono morti uomini innocenti, ragazzi, bambini e i sopravvissuti, disperati, stanno combattendo con tante domande assillanti e tanti quesiti a cui pochissimi sembrano voler dare una risposta.

Quella che si sta profilando già da alcuni anni negli Stati Uniti, già sotto la presidenza Obama, è una nuova emergenza democratica: quella del terrorismo bianco.

Se prima le fattezze del terrorista disegnato nell’immaginario collettivo prendevano quelle del siriano, del libanese, del libico coi capelli e gli occhi neri, il colorito olivastro ed il linguaggio pieno di aspirazioni proprie delle terre dei minareti e dei muezzin, oggi il vero problema, il reale pericolo per gli americani (e per tanti europei che non si rendono conto di questa nuova emergenza) è che il ‘terrorista’ che prepara l’attentato, che piazza la bomba o che entra armato più di Rambo in un centro commerciale e fa una strage, ebbene, quest’uomo è spesso un W.A.S.P., un whithe anglo-saxon protestant, un bianco di un metro e ottanta, biondo e con gli occhi azzurri, dall’inglese fluente, sposato, con figli, devoto praticante di questa o quella chiesa cristiana più o meno di nicchia.

Già dieci anni fa, Cassandra inascoltata dal governo americano, Daryl Johnson, analista del DHS (Department of Homeland Security) aveva rivelato il pericolo che, nel suprematismo bianco, nell’estremismo di destra internazionale, nei rigurgiti neonazisti e nelle nostalgie a tre ‘K’ (Ku Klux Klan) si nascondesse la nuova bomba ad orologeria della società statunitense. Ora, quelle intuizioni che popolavano decine di report segretissimi, sono finite nel saggio ‘Hateland’ dello stesso autore.

Persino Christopher Wray, direttore del Federal Bureau of Investigation (FBI), nella sua audizione di fronte alla camera dei deputati U.S.A. dell’aprile 2019 ha affermato che la minaccia del suprematismo bianco è persistente e pervasiva.

La rivista specialistica Vice News va ancora oltre, parlando della possibilità che si sia creata o si stia creando una sorta di internazionale nazifascista transnazionale, proiettata ad una futura ‘guerra razziale’ che tenga insieme i tanti, troppi ‘cani sciolti’ dell’estremismo anarcoide di destra americano e non. Che poi le reti ideologiche nazifasciste sulle quali viaggiano i messaggi di odio e di violenza fossero trasversali da una parte all’altra dell’Atlantico ce lo aveva già detto anche il direttore di Moonshot CVE qualche tempo fa.

Alcuni analisti, addirittura, temono che, all’interno delle forze armate americane, esistano (e vengano ben sopportate) sacche di razzismo, di estremismo ideologico e politico bianco o di simpatia per le dottrine neonaziste: è di poco tempo fa l’arresto di un tenente della Guardia Costiera, cinquantenne, sposato e padre di due figli, arrestato con un vero arsenale in casa (cinque fucili, sei pistole, tre mitra di cui uno da campo e munizioni per farci una guerra) accusato di aver ideato l’omicidio politico di numerose personalità delle istituzioni e dell’informazione a stelle e strisce.

Prima il nemico lo si immaginava lontano, differente, incomprensibile nella lingua e nelle abitudini religiose, alimentari e di abbigliamento: ora il nemico è affianco a noi, forse, addirittura, dentro di noi.

E gli americani ne hanno paura.

Policoro, la città si prepara ad accogliere le tavole di Heraclea

in Cultura

Il comune di Policoro si prepara ad accogliere le tavole di Heraclea attraverso una serie di iniziative di carattere culturale.

La nostra giovane città si racconta in un percorso storico-culturale che ha radici profonde. Da Heraclea ai giorni nostri passando per la riforma agraria che ci ha visti ancora una volta protagonisti di primo piano. Il ritorno delle tavole di Heraclea, fortemente voluto da questa amministrazione di concerto con gli enti preposti, è di per sé un evento storico che pone il nostro territorio al centro di un processo di rivalutazione di tutti i momenti storici che hanno segnato in modo indelebile la crescita di questa comunità.

Valorizzando il patrimonio storico-archeologico, l’amministrazione propone un calendario di eventi che ci accompagneranno fino all’arrivo delle Tavole che tornano al Museo Nazionale della Siritide proprio nell’anno in cui ricade il cinquantesimo della apertura del Museo, fiore all’occhiello di questa comunità, e nel sessantesimo anniversario della municipalità.

Pertanto Vivi Heraclea, Megale Hellas, La Notte di Eraclea e altre iniziative accompagneranno e arricchiranno questo viaggio in programma che sarà reso noto nei prossimi giorni e che vedrà la comunità coinvolta in un progetto di recupero delle proprie origini e del proprio patrimonio storico-culturale.

Triste, solitario y final di Osvaldo Soriano. Il genio di Stanlio e Ollio, dalla pellicola alla carta

in Cultura/Storie d'Inchiostro

Parte dal finale questa storia. Un finale triste, solitario per dirla con le parole che lo  scrittore Raymond Chandler usa nel romanzo ” Il lungo addio”, e dalle  quali Soriano trova ispirazione per intitolare il suo libro : «Arrivederci, amigo. Non vi dico addio. Vi dissi addio quando significava qualcosa. Vi dissi addio quando ero triste, in un momento di solitudine e quando sembrava definitivo».

Stan Laurel  da acclamato comico si trova solo sul finire degli anni, malato, senza il suo compagno di scena, il ciccione Ollio. Stanlio vuole delle risposte sulla sua situazione di stella del cinema ormai spenta e le vuole da un investigatore privato, uno spirito solitario e povero come lui, Marlowe. Il cinico detective, che è un personaggio nato dalla penna dello scrittore Chandler è restio ,ma alla  fine prende a cuore il suo caso senza tuttavia risolverlo. Stanlio e la sua storia saranno il filo che condurrà il detective a  incontrare un giornalista  argentino appassionato alla vita del duo comico, il quale non è che lo stesso Soriano. L’autore entra in scena in coppia con Marlowe per celebrare e commemorare Stanlio e Ollio, come loro copia ben riuscita: Marlowe nella parte di uno scafato, poco ortodosso, disilluso uomo di mondo e Soriano in quella di ingenuo, un po’ tonto Sancho Panza alle dipendenze del detective. I due vivranno vicende assurde e rocambolesche, fino a rischiare la vita, immischiando in un delirio quasi etilico attori come Chaplin, Wayne, Jane Fonda. Il tutto resterà sospeso e interrotto come in una pellicola. Triste, solitario y final è un omaggio trasognato alla storia del duo comico di fama mondiale che non ha la presunzione di voler imitare la vita “vera”, i giorni vissuti da Stanlio e Ollio prima e dopo le riprese. Su quelle parti della storia regna il buio. La pellicola non è leggibile  o ha subito dei tagli, quindi desistete dalla lettura se cercate i dettagli storici del retroscena delle loro vite. Nonostante gli anni di ricerca Soriano ha trovato ben poco perché  sui libri non ci può esser traccia degli eventi realmente vissuti dagli uomini. Ai posteri resta solo l’esempio del genio, che sia quello di Chandler o dei due attori, il ricordo della creatività che si reincarna nel tempo sotto forma di una nuova storia fantastica, di un nuovo romanzo sperimentale. Proprio come questo.

Osvaldo Soriano (Mar del Plata 1943 – Buenos Aires 1997) è stato uno scrittore argentino. Giornalista sportivo per giornali quali «Primera plana» e «La Opinión», abbandonò l’Argentina dopo il golpe militare del 1976 per stabilirsi in Francia. In seguito al mutamento della situazione politica rientrò in patria verso la fine degli anni ’80. Si impose all’interesse del pubblico e della critica internazionale con il romanzo Triste, solitario y final (1973). Nei libri successivi Mai più pene né oblio (No habrá más penas ni olvido, 1979) e Quartieri di inverno (Cuarteles de invierno, 1981) prevale l’elaborazione di elementi della politica che, in una visione metaforizzata, ironica e paradossale, rinviano al contesto violento dell’Argentina di quegli anni. La resa del leone (A sus plantas rendido un león, 1988) ha sullo sfondo la guerra delle Malvinas; Un’ombra ben presto sarai (Una sombra ya pronto serás, 1990) è ambientato in un villaggio sperduto nella pampa; L’ora senz’ombra (La hora sin sombra, 1995) narra il vagabondaggio di uno scrittore alla ricerca di un suo «finale». Nel 1997 ha pubblicato Pirati, fantasmi e dinosauri (Piratas, fantasmas y dinosaurios); postumo è uscito Fútbol (1998).

 

Centotrentun’anni da una leggenda nera: 31 agosto 1888-31 agosto 2019.

in Cultura/Una finestra sul Mondo
Una ricostruzione di una delle strade di Whitechapel a Londra alla fine dell'Ottocento.

Non era mai stata una fortunata Mary Ann Nichols, che però gli amici e i clienti chiamavano affettuosamente Polly.

Figlia di un fabbro, sposa a sedici anni, madre di cinque figli, finì presto per consolare le proprie pene nei fumi dell’alcool, lo svago a poco prezzo delle classi proletarie dell’Occidente industrializzato durante tutta la seconda metà del XIX secolo.

Più volte allontanatasi dal marito, probabilmente fedifrago e violento, la povera Mary Ann cominciò lentamente, dal 1881, la sempre più veloce discesa agli inferi dell’abiezione umana entrando e uscendo di galera, lavorando per brevi periodi come cameriera per famiglie non ricche e continuando a rubare ed ubriacarsi, che erano le uniche due cose che le riuscivano bene.

Piuttosto male in arnese, con l’ultima risorsa rimasta nella storia a molte donne povere e sfortunate, Mary Ann, presa una camera in affitto con altre sue colleghe, iniziò a prostituirsi nel quartiere meno chic di Londra, Whitechapel, in quell’East End di clangori ferrosi, fuliggine, grigiore e smog tipici di un insediamento operaio di una città industriale moderna.

Eppure, quel quartiere, cinque secoli prima, era un posto ameno e tranquillo e aveva preso il nome da una piccola cappella di campagna (allora l’East End ‘era’ una campagna) intitolata a Santa Maria Matfellon ed era questa la ragione per cui si era chiamato ‘Whitechapel’ cioè il quartiere della Cappella Bianca.

Quartiere sempre un po’ bohemién, abitato da esuli come Marx e Mazzini, artisti squattrinati, bari, attori in cerca di contratto e fortuna e varia altra umanità alla deriva, era anche, però, la sentina di Londra, il luogo in cui il peccato, declinato in tutti i modi possibili e immaginabili, era a portata di mano e a buon mercato.

In quel quartiere, da qualche anno, Mary Ann si concedeva a gente di passaggio per mezza sterlina, un quarto di sterlina o anche meno: a volte bastavano due buoni boccali di birra e mezz’ora d’amore era assicurata.

La notte tra il 30 e il 31 agosto 1888, una notte fredda, piovosa e schifosa, che non sembrava affatto estiva, Mary Ann, Polly, non avrebbe mai pensato di entrare nella storia: anche perché le era già difficile entrare nelle locande del quartiere o nella stanzetta della sua pensione perché non poteva mai pagare i suoi conti.

Pensava di fare soldi, di fare solo un po’ di soldi, bere e tornare a casa a dormire qualche ora prima di vagare ancora come un fantasma per le strade in cerca di clienti. Pensava questo la povera Polly. Ma le andò male.

Le si avvicinò un cliente (o forse lei cercò, ubriaca, di abbordarlo: non lo sapremo mai): era un tipo elegante, vestito con tanto di mantello lungo e scuro, cilindro e mani guantate. Pensava che magari ad uno così si sarebbe potuta chiedere addirittura una sterlina, invece che pochi pennies.

Si sbagliava, la povera Polly.

Quell’uomo elegante e silenzioso, prima che lei potesse accorgersene, tirò fuori un lungo, luccicante coltello ed iniziò a colpire con freddezza e precisione: e per Polly, Mary Ann Nichols Walker all’anagrafe di Londra, fu il buio per sempre.

Alle prime luci del 31 agosto 1888 due carrettieri si fermarono vicino al suo cadavere: non era propriamente cadavere perché il corpo era ancora caldo e i due uomini giurarono che respirasse ancora quando le si erano avvicinati (anche loro, forse, a quell’ora, avevano già messo in corpo diversi bicchieri di buon rum per poter dire una tale stupidaggine). Ma era un povero corpo di prostituta adagiato in un lago di sangue. Arrivarono presto il primo poliziotto e poi il medico che ne constatò la morte, confermando che l’assalto era avvenuto pochissimo tempo prima.

Mary Ann Nichols, Polly, voleva solo guadagnare disonestamente qualche soldo e farsi una bella bevuta per dimenticare il suo passato e il suo presente: voleva soltanto tornare a casa prima dell’alba per farsi qualche ora di sonno.

Non avrebbe mai pensato di diventare la prima vittima di Jack lo Squartatore.

Poveretta.

Dalla canzone d’autore alla reggae music, il Metaponto Beach Festival chiude con successo la XV edizione

in Cultura

Breve ma intensa, la due giorni del Metaponto Beach Festival 2019 si è conclusa lunedì 19 agosto con il tradizionale melting pot di dialetti del Sud Italia che aleggia sul castello Torremare di Metaponto nella serata dedicata alla Meridional Reggae Reunion, dopo aver ospitato, domenica 18 agosto, una tappa de “Il Club Tenco ascolta”, con un ospite speciale prima in platea e poi sul palco, Brunori Sas.

Il cantautore calabrese ha partecipato alla serata inaugurale del festival durante la quale si sono esibiti la cantautrice pugliese ALEA e i lucani Antonio Langone e Piermichele e i Tecnici del suono, selezionati dal Club Tenco per la tappa lucana del format che gira l’Italia alla ricerca di artisti emergenti.

Brunori ha seguito le performance dal terrazzo dell’antica fortificazione di Torremare, prima di concedersi al pubblico del Metaponto Beach Festival in un’intervista-concerto  diretta dal giornalista e critico musicale de Il Fatto Quotidiano, Paolo Talanca. Dopo aver ricordato di esser stato ospite della comunità bernaldese esattamente dieci anni fa, quando ha avuto inizio la sua carriera musicale, il cantautore ha raccontato brevemente il suo percorso artistico, a partire dalle “canzoni da falò” dei primi album per arrivare al disco “A casa tutto bene” – Targa Tenco 2017 – dove, per la prima volta, ha rappresentato l’attualità in modo diretto: “In quel periodo non mi andava di usare l’ironia per raccontare la realtà – ha spiegato – perché l’ironia a volte diventa un’alibi. Volevo dire le cose in modo più diretto, anche a rischio di essere retorico e di mostrare le mie fragilità”.

Prima di lasciare spazio alle sue canzoni, a partire dalla mitica “Guardia ’82”, è stato proiettato il video della canzone “We are one”, brano nel quale i Krikka Reggae cantano con i profughi degli Sprar lucani gestiti da Arci Basilicata per dire stop al razzismo, a cui ha preso parte lo stesso Brunori, insieme ad altri artisti famosi come Paola Turci, Fiorella Mannoia, Claudio Bisio, Rocco Papaleo e Paolo Kessisosglu. I proventi del video, distribuito e prodotto da Mediterraneo Cinematografica, saranno devoluti alla Mediterranea Saving Human, ong che si occupa del salvataggio di migranti.

Messaggi di pace e speranza sono stati lanciati dal palco del XV Metaponto Beach Festival anche nella seconda e ultima serata, in cui la musica in levare ha dettato il ritmo dei numerosi cambi palco necessari a dare voce ai circa venti reggae singer ospiti della Meridional Reggae Reunion. I pugliesi Mama Marjas, La Marina, Fido Guido, Moddi, Papa buju, Masta G, Rankin Lele, Papa Leu e Papa Ricky, insieme ai campani Enrico Reddog Ausiello, Francesco Boom Buzz Ausiello, Tonico Settanta, Morfuco Piervito Grisù e Uru Mangas Giuann, ai calabresi Killacat e Dj Lugi aka Boogie Lou, e al siciliano Tupie hanno animato la lunga staffetta musicale che ha avuto come ospite d’eccezione il deejay e cantante giamaicano Jah Mason.

Il programma del Metaponto Beach Festival ha pensato anche ai più piccoli, che ogni pomeriggio, già a partire da sabato 17 agosto, hanno partecipato ai laboratori gratuiti di circo, per ragazzi e bambini, a cura di Circo LaboratorioNomade, che si sono svolti sul lungomare di Metaponto.

“Un ringraziamento speciale va al pubblico, numeroso, che anche quest’anno ha preso parte alle serate del Metaponto Beach Festival, tanto diverse in quanto a genere musicale, ma così uguali in termini di sforzi organizzativi e di soddisfazioni. Senza di loro – ha dichiarato Manuel Tataranno, presidente dell’associazione Krikka – non potremmo rinnovare ogni anno l’appuntamento con il festival, soprattutto considerando che la Regione Basilicata, purtroppo, ha tagliato diversi fondi destinati alle manifestazioni culturali come la nostra”.

Il Metaponto Beach Festival è organizzato dalle associazioni Krikka di Bernalda e Multietnica di Potenza, con il sostegno di Comune di Bernalda e Regione Basilicata.

 

La malattia del nostro tempo sono le fake news

in Cultura

Dalla politica all’economia, tutti i campi della nostra società sono soggetti alle notizie inventate. Cosa sono, come nascono e soprattutto perché.

 

Per molti sono il male del nostro tempo, per altri sono una ragione di vita. Altri ancora ci hanno costruito sopra il loro impero, che sia economico, sportivo, politico, sociale, poco importa. Stiamo parlando delle fake news, delle notizie inventate a tavolino che in un paio di click diventano virali in rete. Entrando nella vita di tutti noi, anche di chi a quelle fake news non ha mai creduto.

Come? Con le scelte che vengono prese soprattutto nei palazzi della politica. Un ambito in cui le notizie false stanno avendo un ruolo sempre più importante. Lo hanno dimostrato in primo luogo le elezioni presidenziali negli Stati Uniti, dove è stato certificato e approvato un inserimento della Russia nella propaganda pro Donald Trump. Una manovra resa possibile proprio da internet, dai social network e dalle notizie inventate. La ricetta era semplice: creare articoli falsi contro la gestione di Barack Obama, mettere in circolazione pezzi faziosi e studiati ad arte contro Hillary Clinton, renderli virali su Twitter e Facebook attraverso la creazione di profili falsi. Ecco che il gioco è fatto.

Se ci pensate bene è quello che è successo in Italia con tantissimi argomenti. Primo fra tutti quello del terremoto, sul quale erano state messe in circolazioni notizie relative all’abbassamento, studiato dal Governo, della magnitudo, in maniera tale da non dover dare nessun privilegio e nessun aiuto ai cittadini colpiti dalla calamità. Niente di più falso, ovviamente. Ma fake news girano anche sul numero degli immigrati, sui loro reati, sui figli e parenti dei politici, persino sul mondo del gioco d’azzardo. E proprio alcune fake news sono servite per promuovere il Decreto Dignità: la pubblicità di scommesse e vincite a premi ha corrotto l’80% dei giovani. Una statistica ovviamente inventata, come quella di cui si serve Matteo Salvini per parlare di rom, zingari e stranieri irregolari nelle nostre città.

Per farsi un’idea di quanto vasto sia il fenomeno delle fake news in Italia, può essere un esercizio utile frequentare il sito bufale.net, un portale in cui le notizie vengono filtrate, monitorate, studiate e soprattutto accertate. Aprendo la loro home page ci si trova davanti la notizia relativa al “Virus Zanzare che fa esplodere il cervello”, ma se ne trovano di tutti i colori: dalla villa di Roberto Giachetti accatastata come casa popolare alla scorta inglese di Donald Trump disposta a forma di pene, passando per bambini malati di cancro e nonne sfrattate di casa.

Ma perché si creano queste storie? Lo storico Marc Bloch diceva che “una falsa notizia è solo apparentemente fortuita, o meglio, tutto ciò che vi è di fortuito è l’incidente iniziale che fa scattare l’immaginazione; ma questo procedimento ha luogo solo perché le immaginazioni sono già preparate e in silenzioso fermento”.

E’ positivo il bilancio dell’edizione 2019 con Verdone, Argento, Armenti e i film da tutto il mondo

in Cultura

Il Lucania Film Festival ha decretato i film vincitori della ventesima edizione nella serata delle premiazioni dell’11 agosto in una cerimonia presieduta da Dario Argento.
La Giuria Internazionale formata da Matteo Pianezzi, Sara Lorusso e Anna Budanova ha votato la pellicola cipriota Sunrise in Kimmeria del regista Simon Farmakas come miglior film in concorso. La storia narra gli incredibili avvenimenti generati dall’incauta scelta di un agricoltore di liberare un oggetto volante atterrato a Cipro. A Pantareno (Germania), invece, il premio come miglior documentario. Diretta da Ettore Camerlenghi ed Alexis Fitakas, l’opera narra di un viaggio metaforico e reale lungo il Reno.
Fra i cortometraggi, autentico marchio di fabbrica del Lff, premi sono stati assegnati a Inanimate, animazione italo – inglese per la regia di Lucia Bulgheroni; La Strada Vecchia (Italia) per la regia di Damiano Giacomelli e Nieoczekiwane (Polonia) di Mateusz Bulawa. La sezione Spazio Italia è stata vinta da The Rebel’s Escape di Eugenio Morina.
Numerosi i premi assegnati dalla Giuria POP che, tra l’altro, ha individuato in Here my village, opera iraniana di Abas Aram, il miglior film in concorso.
I cinque giorni di lavori del Lff 2019 sono stati come sempre densi di appuntamenti e spunti di riflessione rappresentando una irripetibile opportunità per uno scambio culturale di ampio respiro, operazione permessa innanzitutto dai film provenienti da tutto il mondo assieme ai cineasti che li hanno iscritti al più longevo Festival indipendente di Basilicata.
Funzionale all’arricchimento culturale del pubblico è stata la presenza degli ospiti. Fra masterclass più tecniche e lectio magistralis i nomi forti del Lff hanno dato il tipo di contributo che l’evento vuole ottenere, ben oltre le semplici passerelle.
In questo senso Carlo Verdone, oltre a narrare episodi e percorsi della sua lunga e famosa carriera, ha spiegato come e quando una storia può diventare film ed attraverso quali intuizioni l’autore può comprendere quale sia il momento giusto per produrre un’opera o gestire al meglio una pausa creativa. Da Verdone anche una confidenza che rende uno spaccato dei tempi moderni: “Oggi ci metto il triplo del tempo a scrivere una commedia, forse perché c’è davvero poco da ridere. E’ un periodo molto difficile. Certo, poi, nell’autore si fa spazio un’altra riflessione che induce a tentare nuovamente di portare un po’ di leggerezza fra la gente. E così torniamo a cercare di diventare antidepressivi privi di effetti collaterali”.
Quasi come una sorta di reazione ideale a questa lettura del presente è arrivata dal direttore artistico del Lff Rocco Calandriello durante le cerimonia di premiazione alla presenza di Dario Argento: “Grazie – ha detto Calandriello riferendosi al regista – per la paura che ci hai donato perché rappresenta uno stimolo. Il Festival, per cinque giorni all’anno, si ritrova al centro del mondo e la paura della sfida si trasforma in bellezza. In un altro senso percepiamo la paura come allarme sociale e, su un altro livello, l’abbiamo provata quando abbiamo temuto di non poter realizzare in questi luoghi il nostro progetto di vita. Proprio quella paura ci ha aiutati a generare il percorso che ci ha portati a compiere 20 anni, assieme anche ad ospiti come Dario Argento che diventano nostri compagni di viaggio e non elementi glamour”.
Il maestro dell’horror italiano, nel corso della sua lezione, ha spiegato che “non può esserci thriller senza psicologia, senza un confronto con la propria parte oscura”, ed ha individuato nel Lff un “elemento in grado di valorizzare una regione come la Basilicata che è bellissima e che merita maggiore frequentazione ed attenzione”.
Un messaggio positivo, che proprio in tempi così duri può aiutare ad indicare nuove strade di realizzazione è giunto al Lff dall’urban explorer Piero Armenti, che da una pagina facebook di oltre un milione di iscritti – Il Mio viaggio a New York – ha creato un’agenzia che vende pacchetti turistici nella Grande Mela a partire dalla narrazione della città attraverso alcuni semplici video realizzati con uno smartphone. Per Armenti i social sono stati strumento di una affermazione professionale difficile da generare al di fuori di una piattaforma come facebook. La sua ricetta del successo passa da tre step: individuare una passione, valorizzarla sui social e trovare il modo di trasformarla in business. Da Armenti anche un invito ad “usare i social in chiave positiva ed utile, invece che come piattaforma in cui scaricare i problemi e riversare odio”. Un tema quantomai attuale di cui il Festival, sempre più proiettato ad intercettare anche linguaggi e problematiche distanti dal mondo del cinema, ha voluto farsi carico tracciando già una nuova dimensione culturale che  può essere universo da esplorare nei prossimi 20 anni di vita.

Tutti i film premiati al Lucania Film Festival 2019.

I verdetti della Giuria Internazionale:

Corti Animazione

Miglior Film: Inanimate (Italia – UK) di Lucia Bulgheroni
Miglior tecnica di animazione: Mercurio (Italia) di Michele Bernardi
Menzione speciale Listen papa! (Russia – Francia – Germania) di Tatiana e Olga Poliektova

Corti Fiction

Miglior Film: La strada vecchia  (Italia) di Damiano Giacomelli
Miglior attrice Michael Blank in Milk
Miglior attore Ljubisa Gruicic in The royal blue
Miglior soggetto: 2nd class (Svezia) di Jim Olsson
Miglior regia a Katarzyna Gondek per Deer Boy
Menzione speciale a Senza Titolo (Brasile – Portogallo) di Maira Flores e  Luciano Scherer

Corti Documentari

Miglior film: Nieoczekiwane (Polonia) di Mateusz Bulawa
Miglior soggetto: Ancora Lucciole (Spagna) di Maria Elorza
Menzione speciale: Los viejos heraldos (Cuba) di Luis Alejandro Yero
Miglior regia: Soufisme (Tunisia) di Younes Ben Hajria

Lunghi Fiction

Miglior film:  Sunrise in Kimmeria (Cipro) di Simon Farmakas
Menzione special e: Here my village (Iran) di Abas Aram

Lunghi documentari

Miglior film: Pantareno (Germania) di Ettore Camerlenghi ed Alexis Fitakas
Menzione special e: Nar (Algeria) di Meriem Achour Bouakkaz

Spazio Italia

Miglior film: The rebel’s escape di Eugenio Morina

I verdetti della Giuria POP:

Lunghi fiction

Miglior film : Here my village di Abas Aram
Miglior sceneggiatura: Dhuusar di Saha Soumi e Mondal Snehashish
Miglior interprete : Saha Soumi in Dhuusar

Lunghi documentari

Miglior film : Nar di Merien Achour-Bouakkaz
Premio per tema trattato : Dumpster Divers di Laura Lazzarin, Kerstin Palme  e Martin Kleinmichel
Menzione speciale: “The way back” di Maxime Yennes e Dimitri Petrovic

Spazio Italia

 

Miglior film: “Sulla fabbrica” di Domenico Martoccia e Francesco La Cava
Menzione speciale: “The rebel’s escape” di Eugenio Morina

Corti Fiction

Miglior film e miglior sceneggiatura: “La strada vecchia” di Damiano Giacomelli
Miglior interprete: Fabrizio Falco in “La strada vecchia”

Corti Documentari

Miglior film: Soufisme di Younes Ben Hajria

Premio per tema trattato: “I racconti del Palavesuvio” di Luca Ciriello
Menzione speciale: “Los viejos heraldos” di Luis Alejandro Yero

Corti Animazione

Miglior film: “Mercurio” di Michele Bernardi
Miglior tecnica: “ Inanimate” di Lucia Bulgheroni
Menzione speciale: “ Neobicna Kupka Gospodina Otmara” di Niko Radas

 

 

Carlo Verdone è il primo ospite d’eccezione del Lucania Film Festival

in Cultura

E’ il giorno di Carlo Verdone al Lucania Film Festival 2019. L’attore e regista romano, domani 8 agosto, terrà una masterclass sul cinema nella Sala Interna del cineparco Tilt di Marconia di Pisticci a partire dalle 17.30. L’appuntamento ha già fatto registrare il tutto esaurito. Nel corso dell’intervento Verdone darà il suo contributo di esperienza in una interazione con il pubblico finalizzata a conoscere la vision del cinema da parte di un maestro della commedia italiana. Come nasce un successo? Cosa c’è dietro la messa in opera di un film? Quali sono i segreti ed i consigli da poter svelare ad un pubblico di appasionati e, in parte, anche di addetti ai lavori?
Dopo aver momentaneamente salutato i luoghi del Festival per un tour informale su alcune location suggestive del territorio, Carlo Verdone tornerà in serata con un doppio appuntamento. Alle 21.00 nella piazza Scola, infatti, sarà proiettato il suo film Bianco, rosso e Verdone. Poi, dalle 23.00, nella lectio magistralis, Verdone incontrerà il grande pubblico del Festival per raccontare i suoi personaggi e le storie che hanno caratterizzato la sua lunga carriera. L’evento è ad ingresso libero e sarà moderato dalla giornalista di Repubblica e sceneggiatrice Antonella Gaeta.
“Se non fosse stato per una piccola sala da quaranta posti, che proiettava dalla fine degli anni Sessanta film sperimentali o underground, insieme a retrospettive di grandi registi, probabilmente la mia passione per il cinema non sarebbe mai nata”. La confessione di Verdone segue in un certo senso i passi del Lucania Film Festival che oggi deve il festeggiamento dei suoi 20 anni di vita all’intraprendente iniziativa di un gruppo di giovani che scommissero sulle proiezioni dei cortometraggi in una piccola città della Basilicata. Se non fosse stato per loro, oggi la Lucania non avrebbe il più longevo evento di promozione della settima arte, capace negli anni di veicolare le mille sfumature ed i più svariati contenuti del cinema del mondo e portare in questa terra numerosi ospiti d’eccezione e centinaia tra cineasti, musicisti ed artisti dai cinque Continenti.
Nella Sala più grande del Lff, in un appuntamento più informale, Verdone racconterà dell’incontro con Sergio Leone, decisivo per la sua carriera, e di quello con Alberto Sordi, con il quale ha lavorato ed al quale ha dedicato un documentario. E poi gli aneddoti connessi a film come “Borotalco” (1982), “Io e mia sorella” (1987), “Compagni di scuola” (1988), “Stasera a casa di Alice” (1990), “Maledetto il giorno che ti ho incontrato” (1992), “Al lupo al lupo” (1992), “Perdiamoci di vista” (1993), “Viaggi di nozze” (1995), “L’amore è eterno finché dura” (2004), “Manuale d’amore” (2005), “Grande grosso e Verdone” (2008), “Io loro e Lara” (2010), “L’abbiamo fatta grossa” (2016), “Benedetta follia” (2018).
Nel secondo giorno di lavori continuerà la programmazione dei film in concorso, proiettati nelle diverse location del Cineparco Tilt. Il music stage by Mirko concluderà la serata nel Moon Garden a partire dalla mezzanotte.

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