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A Roma: spopola Il trucco permanente per rendere perfetto il viso

in La Grande Bellezza

Rendere perfetto il viso è possibile grazie al trucco semipermanente, ma come funziona? Ecco tutto quello che c’è da sapere su questo trattamento estetico che permette di essere sempre belle e impeccabili senza fatica.

Una tendenza sempre in crescita

Il trucco semipermanente è un trattamento estetico lanciato negli anni Novanta che nel corso del tempo si è evoluto e perfezionato. I risultati ad oggi sono eccellenti e sono garantiti al cento per cento, è indolore e non è invasivo.

L’esito finale è del tutto naturale e permette di svegliarsi senza dover pensare a truccarsi, e di andare a letto senza dover togliere il make up.

I vantaggi di un trucco già pronto sul viso, che lo rende aggraziato e armonioso, sono notevoli: poter andare al lavoro anche quando è tardi, praticare attività fisica senza che il make up si sciolga, essere sempre a posto in ogni occasione senza bisogno di ritocchi sono solo solo alcuni dei privilegi che offre il trucco permanente.

Trucco permanente per occhi, labbra e sopracciglia

Cosa si può fare con il trucco permanente sul viso per renderlo perfetto? Per cominciare, è necessario dire che tutto il viso può essere trattato con questa tecnica, occhi, labbra e sopracciglia per primi, ma anche le guance e le palpebre possono essere trattate con fard e ombretto.

Per avere occhi ben delineati si può fare la linea dell’eyeliner, oppure una linea classica sottile all’attaccatura delle ciglia o ancora si può fare l’effetto occhio da gatta. L’obiettivo è comunque sempre quello di rendere lo sguardo più intenso e completarlo poi con un mascara per renderlo più seducente.

Il trucco permanente Roma di Toni Belfatto è uno dei pochi centri in Italia ad avere tutti i  trattamenti di trucco permanente.

Anche le sopracciglia sono un elemento importante per migliorare la bellezza del viso. Con il trucco permanente possono essere perfezionate e rese più armoniche, e anche chi non ha peli può farli riprodurre grazie alle tecniche all’avanguardia come il microblading.

E per completare il viso non può mancare il trucco alle labbra, per averle bellissime e sensuali. Se sono sottili possono essere volumizzate, ma anche se vi sono irregolarità nel contorno è possibile rifarlo e correggere le asimmetrie. Utilizzando i toni giusti gli effetti sono straordinari e il risultato è assolutamente naturale.

In genere il trucco viso con il trattamento permanente viene eseguito usando tonalità tenui, che danno un aspetto curato e naturale ma senza creare eccessi.

Se poi si desidera un trucco più forte e audace si può anche applicare sopra il make up e calcare la mano.

Quanto dura il trucco permanente viso

Anche se si chiama permanente, il trucco permanente in realtà non dura per sempre, ma comunque abbastanza a lungo da far stare spensierati per molto tempo.

I pigmenti utilizzati sono bioriassorbili e vengono espulsi dall’organismo con il passare del tempo, non sono nocivi e per introdurli bisogna utilizzare uno strumento dotato di aghi sottilissimi.

I pigmenti vengono inseriti nella parte superficiale dell’epidermide, non in profondità. Per far durare gli effetti del trucco permanente più a lungo si può ricorrere ad un ritocco ogni tanto per rimarcarli.

 

 

Il male oscuro di Giuseppe Berto. Istruzioni per “cardare” la mente

in Cultura/Storie d'Inchiostro
Edvard Munch-Melancolia-1894-1896

Conoscete il significato del verbo “cardare”? Il dizionario ci viene in aiuto: “districare fibre tessili, rendendole parallele ed eliminandone al tempo stesso le impurità”. Questo verbo, che ci porta alla mente ricordi di un passato non troppo remoto quando le nostre nonne lavavano i materassi e la lana in essi contenuta, ha uno stretto nesso con il libro Il male oscuro. Ora vi spiego il perché.  Per approcciarvi alla sua lettura dovrete immaginare al posto di una delle nostre nonnine un pò curve un trentottenne forte e robusto, reduce dalla guerra in Africa del Nord e in Abissinia, intento a questa operazione domestica per tutte le pagine di questo libro, non con la lana, ma con la sua mente. Sulla stregua di  Svevo e di Gadda,  lo scrittore e sceneggiatore veneto  Giuseppe Berto, infatti, districa i fili della sua mente tra Es, io e Super Io, grazie all’aiuto dello psichiatra freudiano il vecchietto, e li stende al sole, li rende pubblici così che gli “acari” in essi contenuti, i traumi che hanno contaminato la sua anima possano scomparire. Affetto da un disagio psichico definito scientificamente nevrosi d’angoscia, ma conosciuto in modo profano dall’autore come ” male oscuro”, termine coniato da Gadda nel suo “La cognizione del dolore”, Berto appare come un giunco piegato da una sofferenza senza causa apparente, senza nome, esplosa dopo la morte paterna. Un male oscuro che parte come calore dalle cinque vertebre lombari e si propaga al cervelletto, e  fa percepire il pavimento mobile, il  dolore al colon, gli impedisce di lavorare e lo colma di  paure. Percorrendo il corso di un fiume di parole non interrotte dalla punteggiatura, attraverso l’ uso del linguaggio parlato e in esclamazioni colorite, in flussi di coscienza nei quali non è l’inconscio ad urlare, ma la mente più fredda possibile, intenta ad analizzare  le origini del suo blocco emotivo e creativo, Berto fa luce sulla sua primissima infanzia, sul rapporto conflittuale con il padre autoritario, con la madre e le sorelle, sulla sua sessualità. Al suo fianco sempre la moglie, la ragazzetta, che nonostante i litigi, lo sostiene fino al termine della cura, fornendoci un bellissimo esempio di chi ama e soffre in silenzio per il disagio psichico del proprio caro. Per Berto scrivere è un modo per fare igiene nella mente, per descrivere il percorso psicanalitico intrapreso e non sempre condiviso, parlare con se stesso, senza omettere niente. Capolavoro non solo per gli addetti del mestiere psicoterapeutico, Il male oscuro è un’ opera dalla grande valenza umana.

A fine lettura vi sembrerà di dire addio ad un amico ironico e un pò logorroico che vi ha parlato del suo difficile mestiere di vivere; il suo commiato vi getterà tra le braccia del triste senso di impotenza di non poter/saper lenire la sua solitudine, da lui stesso ricercata  in un paesino in cima allo sperone calabrese, Capo Vaticano, ove Berto trovò riparo da tutti e da tutto per scrivere indisturbato al e del  suo male oscuro. Buona lettura e buone pulizie di primavera letterarie e mentali!

PS: Se siete allergici alla polvere o agli acari e al disagio psichico si prega di desistere dalla lettura.

Giuseppe Berto (1914-1978) nacque a Mogliano Veneto e visse tra Roma e Capo Vaticano.Ha partecipato alla seconda guerra mondiale sul fronte africano , il cui diario-testimonianza è Guerra in camicia nera (1955) ed è poi stato prigioniero di guerra in un campo statunitense maturando un distacco dal fascismo. Laureato in Lettere, lasciò l’insegnamento per dedicarsi alla scrittura. Le sue opere sono state tradotte in numerosi Paesi, dalla Cina alla Russia, dal Brasile alla Svezia. Tra queste ricordiamo il romanzo d’esordio Il cielo è rosso (1947), il grande successo Il male oscuro (1964) e la raccolta Tutti i racconti.

 

Depilato o peloso? Guida per gli indecisi

in La Grande Bellezza

Meglio un uomo depilato o peloso? Se volessimo porre la domanda riferendoci solamente ad una questione di pura estetica la risposta dividerebbe il web. Se invece ti stai chiedendo quale sia la miglior scelta tra depilato o peloso perché vuoi informarti meglio per una tua necessità personale questa guida fa al caso tuo. In ogni caso, prima di procedere, dai un’occhiata su www.depilazioneuomo.it

Perché depilarsi?

Perché non farlo, invece? Insomma la depilazione è una questione piuttosto personale e dipende da tanti fattori, tra cui il tipo di pelle, lo stile di vita e la soglia di sopportazione del dolore. Inoltre la scelta dovrebbe tenere conto anche del bilancio finanziario dato che i metodi di depilazione sono tanti e hanno costi molti differenti. La prima cosa importante da sapere è che la depilazione non è solamente una questione estetica, anzi, tutto il contrario! Difatti un uomo può scegliere di depilarsi per soffrire meno il caldo e per risolvere problemi di eccessiva sudorazione che si presentano puntuali come un orologio svizzero sotto forma di vistose macchie di sudore su petto e ascelle, magari durante una importante riunione di lavoro o durante un appuntamento. Inoltre per gli sportivi la depilazione è una necessità perché il pelo può influire sulle prestazioni. Pensa ai nuotatori, ai ciclisti, o ai performer di body building…tutte queste discipline richiedono necessariamente un corpo depilato per una questione tecnica e non estetica.

Come depilarsi?

Come per le donne la depilazione maschile offre tutta una serie di possibilità. Puoi optare per il rasoio, per la ceretta, per il laser o per la luce pulsata. Ci sono poi le cere arabe, la depilazione a filo, quella wax ecc… I metodi sono tantissimi e per scegliere bisogna fare i conti con il proprio budget e con il tipo di pelle su cui si va ad intervenire. Il rasoio è comodo perché si trasporta ovunque e consente in una passata di rimuovere i peli superflui. Tuttavia la lama taglia a filo il pelo che, entro 24 ore comincerà a ricrescere più forte di prima. Questa scelta è comoda e pratica ma sconsigliata a chi non ha tanto tempo da dedicare alla depilazione quasi giornaliera. Poi c’è la ceretta che, sebbene provochi il fastidio dello strappo è un metodo a cui ci si abitua presto e che assicura una rimozione dei peli in eccesso in maniera sicura e veloce e una durata mensile niente male. Per chi cerca metodi più definitivi ovviamente non resta altro che affidarsi alla potenza della luce pulsata, un metodo che tramite un fascio luminoso indebolisce il bulbo e i cui effetti si vedono dopo qualche trattamento. Perché è comodo? Perché non è doloroso e assicura una miglior resa nel tempo. Per questo metodo, tuttavia, dovrai affidarti al consiglio professionale di un esperto che valuterà la tua cute e ti proporrà il miglior piano per te.

“Oltre il cancello con scatti InSuperAbili”

in Cultura

Un’agenda digitale per passare dal Piano Educativo Individualizzato a un Progetto Di Vita

Un’agenda digitale che accompagna lo studente diversabile nei diversi momenti della vita e lo educa a una maggiore autonomia. E’ il centro dell’innovativa azione scolastica presentata ieri dalla Dirigente Scolastica dell’I.I.S. Fermi di Policoro, alla presenza delle famiglie dei ragazzi coinvolti e del dottor Salvatore Gentile (Dirigente Psicologo dell’ASM e responsabile dell’Unità Multidisciplinare dell’Handicap) in collaborazione con l’Ente comunale, l’Associazione ANFASS , l’associazione ‘Viviamo insieme ODV’.

L’iniziativa è intitolata significativamente “Oltre il cancello”, da intendersi come il cancello scolastico, la cui fisicità è abbattuta da un’attività che parte dalla scuola ma tende a prolungarsi oltre le sue mura.

Nel concreto si tratta di un’applicazione informatica con cui lo studente impara ad annotare esperienze e conoscenze di vita acquisite di giorno in giorno, anche attraverso la “cattura” di immagini fotografiche con lo smartphone: un “album” di vita che ricalca le più diffuse “App note” utilizzate in prospettiva educativa e di accompagnamento alla crescita.

La condivisione digitale rappresenta il mezzo che unisce tutti i soggetti coinvolti nel suo “progetto di vita”, ovvero famiglia, associazioni, amici, accompagnati dalla scuola come centro propulsore e organizzatore. Tutti visionano simultaneamente ciò che il/la ragazzo/a fa, ciò che impara e apprezza, e possono così interagire con i suoi appuntamenti essendone sempre informati. Lungi dal divenire un’eccessiva sovrapposizione di impegni, diventa un momento di responsabilizzazione: l’agenda, infatti, diventa così una sorta di “chiamata alla responsabilità” e agli impegni personali che non possono essere saltati.

“Un ragazzo con disabilità – si legge nel progetto – non è e non può essere considerato un eterno bambino. Deve sperimentare cosa significa fare in piena autonomia, assumendosi degli incarichi e delle responsabilità. Deve poter consolidare la propria identità e orientarla ad una fase matura da adulto”.

Il percorso presentato ieri rappresenta una delle tante iniziative promosse dal Fermi per gli studenti diversabili, per i quali si sta operando sempre più con un lavoro di equipe che coinvolge ed entusiasma i ragazzi in iniziative di accoglienza e condivisione.

“Il nostro obiettivo – dichiara la Dirigente Tarantino – è sperimentare forme di apprendimento attraverso le quali poter allargare il Piano Educativo Individualizzato e farle confluire in un Progetto Di Vita che tenga conto dei diversi livelli d’azione: didattico, psicologico e relazionale. La scuola, operando efficacemente nel contesto ambientale, produrrà senz’altro nuove lenti attraverso cui guardare e orientare i ragazzi in diverse direzioni di sviluppo per un’armonica crescita di nuovi adulti ”.

Matera 2019, presentati i risultati dell’indagine sulla percezione della Capitale Europea della Cultura

in Cultura

Secondo l’indagine “Rispetto a come era Matera prima della candidatura a Capitale europea della cultura” il 96,8 percento ha risposto che oggi è più famosa e il 92,8 percento più internazionale. Ma per l’80 percento degli intervistati è anche più caotica.

Sono stati presentati oggi, a Matera, nella sala conferenze della Camera di commercio della Basilicata, i risultati di una indagine condotta da Datacontact e voluta dalla Fondazione Matera Basilicata 2019 per comprendere “Il vissuto del 2019 e l’eredità della Capitale europea della cultura”. L’incontro è stato condotto dalla giornalista della redazione cultura del TG3, Luciana Parisi.
Il monitoraggio si articola in cinque capitoli: Domande introduttive (target residenti), eventi e Passaporto Matera 2019 (target residenti e turisti), soddisfazione programma e location (target residenti e turisti), aspettative per il futuro (target residenti), vissuto e opinioni dei turisti (target turisti).
A presentare i risultati è stata Rossella Tosto, vicepresidente di Datacontact. Due le modalità di interviste, effettuate dal 14 dicembre 2019 al 9 gennaio 2020: una modalità face to face con interviste ai residenti e turisti in visita a Matera e l’altra con domande effettuate alle persone iscritte alla newsletter di Matera 2019. Sono state 4609 le interviste effettuate così distribuite: 2866 a residenti (1700 face to face e 1166 interviste online); 1743 a turisti (845 face to face e 898 online).
Secondo l’indagine “Rispetto a come era Matera prima della candidatura a Capitale europea della cultura” il 96,8 percento ha risposto che oggi è più famosa e il 92,8 percento più internazionale. Ma per l’80 percento degli intervistati è anche più caotica.
“Tanti i cittadini che, dopo l’esperienza di Matera 2019 si sentono cambiati. L’84,8 percento ha affermato di essere orgoglioso per il percorso che la città ha compiuto, il 66,8 percento ha detto di essere disponibile ad impegnarsi per rendere la città migliore anche facendo volontariato e quasi il 62 percento ha espresso la volontà di mettersi in gioco in prima persona rispetto a progetti culturali. Mentre l’82,5 percento ha risposto che è più aperto nei confronti di chi è diverso e di chi ha capacità diverse”.
Un dato molto importante riguarda una delle principali sfide di Matera 2019, quello dell’allargamento del pubblico e di portare la cultura nelle mani di tutti.
Secondo l’83,5 percento degli intervistati agli eventi di Matera 2019 ha partecipato un tipo di pubblico che in precedenza non frequentava questo genere di iniziative come teatro, danza e opera.
In particolare, rispetto a prima del 2019, circa un intervistato su due ha affermato di aver partecipato alle mostre più di prima, mentre una persona su tre è andata a teatro più di prima.
“Quasi il 70 percento degli intervistati ha affermato che grazie al Passaporto per Matera 2019 è stato stimolato a partecipare a un maggior numero di eventi rispetto a quello che avrebbe fatto senza Passaporto. E sempre secondo il 70 percento degli intervistati il Passaporto ha facilitato l’allargamento del numero degli spettatori agli eventi culturali in generale”.
Positivi anche i commenti relativi al programma culturale. Infatti, il 70,4 percento degli intervistati ha affermato di essere soddisfatto della manifestazione Matera 2019 esprimendo gradimento soprattutto per la varietà e la ricchezza del programma (66,3 percento), per l’originalità dei contenuti prodotti (63,8 percento) e per i contenitori culturali (72 percento).
Non mancano le criticità emerse e segnalate dai cittadini come il sistema di prenotazione agli eventi (53,1 percento), il sistema dei parcheggi (47,9 percento), la gestione dei flussi turistici (35,8 percento) e la richiesta di spazi di dimensione maggiore (28,7 percento). In ogni caso, secondo il 75,2 percento degli intervistati Matera ha saputo sfruttare al meglio questa opportunità per promuovere e valorizzare la sua immagine.
Particolarmente interessanti, infine, i dati relativi alle opinioni dei turisti sulla città e alle aspettative per il futuro dei cittadini materani.
Solo l’8 percento dei turisti intervistati ha detto che la visita alla città di Matera è stato al di sotto delle aspettative, mentre per il 36 percento è stata superiore alle aspettative e il 55,8 percento in linea con le aspettative.
La maggior parte dei turisti intervistati ha saputo di Matera Capitale europea della cultura dai media tradizionali, tv e stampa (59 percento), e molto ha inciso nella scelta di visita il titolo di Capitale europea della cultura (68,1 percento).
Infine, ma altrettanto importante, è il sentimento che Matera 2019 ha seminato fra i cittadini. “L’anno di Matera 2019 che sensazione le lascia?”. In prevalenza felicità perché è stato un anno eccezionale (36,8 percento), tristezza perché è già finito e vorrei che continuasse (31,7 percento).
Interventi:
Michele Somma, Presidente della Camera di Commercio della Basilicata: “L’ordinario per Matera non basta più. La città ha dimostrato di saperci fare. Ormai non si può tornare indietro, e tutti noi abbiamo una responsabilità sul futuro”.
Carmelo Petraglia, professore associato di economia politica dell’Università degli Studi della Basilicata: “Dall’indagine risulta una percezione positiva dell’evento, ma emergono anche delle forti aspettative sul post 2019. Esistono diversi segnali di incremento della domanda di fruizione di servizi culturali da parte dei residenti. Questo chiama in causa le politiche, che devono contribuire a rafforzare strutturalmente l’offerta di servizi culturali e su questi basare l’idea di sviluppo che sia inclusiva e che riesca a creare in loco altre professionalità connesse all’attività culturale”.
Rossella Tarantino, manager sviluppo e relazioni della Fondazione Matera Basilicata 2019: “I dati sono positivi in generale e in particolare su alcuni aspetti che possono essere forieri per gli anni a venire, come la percezione di come il Passaporto per Matera 2019 abbia accresciuto l’accesso alla cultura di chi generalmente non la frequenta. Questo è un riconoscimento di come si è cercato di lavorare sull’abbattimento delle disuguaglianze nell’accesso alla cultura, che è un indicatore importante per le Capitali europee della cultura ma anche un criterio di selezione per il titolo di Capitale italiana della cultura. Interessante è anche l’aspettativa su quello che si vuole si lasci per il futuro, ovvero che Matera si attesti come luogo in cui fare cultura, anche da un punto di vista economico. Questo in estrema analogia con il Piano per il Sud, in cui tra l’altro, si riconosce a Matera questo tipo di ruolo, come esempio per le città non solo del Sud ma di tutta Italia”.
Valentina Montalto, analista di politiche pubbliche per Joint Research centre della Commissione Europea, in collegamento da Parigi, si è soffermata su tre aspetti fondamentali per le nuove strategie di politiche culturali europee, a cominciare dalla partecipazione dei cittadini: “Da questo monitoraggio emerge chiaramente la capacità del progetto di coinvolgere i cittadini in piena coerenza con le nuove strategie europee che mettono al primo posto proprio la co-creazione. Un altro aspetto centrale è il tema del cultural divide e dalla ricerca emerge che a Matera c’è stato un grande allargamento di pubblico. Caratteristica importante è infine la “fame” di cultura, a cui le prossime politiche nazioni ed europee dovranno dare una risposta”.
Salvatore Adduce, Presidente Fondazione Matera Basilicata 2019: “I risultati emersi dall’indagine sono estremamente utili poiché ci danno sia indicazioni per apportare delle correzioni in corso d’opera, ma fungono anche da sprone rispetto al lavoro intrapreso, a partire dalle cose più interessanti evidenziate da cittadini e turisti. La vera sfida inizia oggi”.

Lunedì 17 febbraio, Matera è capitale del cinema per le scuole del territorio

in Cultura

 

Presso il Cinema “G. Guerrieri” della città dei Sassi sarà presentato  “Basilicata Ghost to Ghost” progetto vincitore del bando “Cinema per le Scuole” Misura Visioni Fuori Luogo del Miur/Mibac gestito e capitanato dal I.I.S. “E. Duni – C. Levi” di Matera con la rete scolastica composta dal Liceo Classico “Q. O. Flacco, di Potenza, Liceo Statale “ W. Gropius” di Potenza e Liceo “G. Fortunato” di Pisticci e gestito dal team di professionisti del Consorzio Concreto / Cineparco TILT, ente appaltatore.

 

400 ragazzi delle scuole di riferimento assisteranno alla proiezione di 4 opere filmiche da loro realizzate e frutto di un lungo percorso di alfabetizzazione, di trasferimento di competenze cinematografiche sia sul piano della scrittura creativa, della produzione che dell’edizione audiovisiva. Il percorso ha garantito ai ragazzi la possibilità di raccontare il loro contesto territoriale, il loro sistema di relazione e la loro capacità di affrontare le sfide del presente e del loro futuro. Il Cinema come strumento di racconto, di ricerca, di analisi ed elaborazione per le nuove generazioni.

Gli allievi delle scuole coinvolte hanno frequentato una residenza artistica presso il CineParco TILT nel mese di giugno 2019 per sviluppare con i professionisti i soggetti e le sceneggiature ed eseguire poi  il piano di lavorazione su tutto il territorio regionale per circa 100 gg sia in contesti scolastici che extra.

I ragazzi hanno preso parte a tutte le fasi della filiera creativa del prodotto filmico, rispondendo al bi-sogno di raccontarsi e di raccontare ciò che li circonda, di svolgere un’attività significativa, di conoscere il proprio ambiente, di costruire e produrre qualcosa completamente in autonomia, attraverso Road Movies che parlino di loro, che parlino della comunità Lucana e che rifletta i cambiamenti nei sentimenti e nelle condizioni di vita di questa piccola regione del sud Italia: speranza, desiderio di riscatto, resilienza, tranquillità.

Il Cinema diventa “Forza” se è conosciuto per le sue capacità  linguistiche, di divulgazione di arte, di cronaca e di visioni. Il Cinema va anche “insegnato” come disciplina, da qui l’intento del Miur / Mibac di far rientrare la settima arte come materia da programma ministeriale nelle scuole d’Italia.

Le attività sono state gestite dall’ente appaltatore Consorzio Concreto / Cineparco TILT che ha messo in campo un team altamente qualificato tra cui Daniele Luchetti e Giuseppe Brigante per la scrittura creativa, Vincenzo D’Onofrio per la supervisione alla regia, Rocco Calandriello e Claudia D’Anna come produttori cinematografici.

 

La presentazione dei lavori si svolgerà lunedì p.v. dalle ore 9:30 alle 13:30 e sarà accompagnata da docenti, operatori e critici cinematografici tra cui Paride Leporace.

Un percorso che testimonia il dinamismo dei Licei regionali e dei loro dirigenti, in primis i Licei Classico e Artistico  dell’I.I.S.“E. Duni – C. Levi” di Matera con la sua dirigente prof.ssa Patrizia di Franco e i docenti di riferimento Maristella Saponaro e Irene Sandri assieme ai colleghi del “ Gropius” di Potenza, dirigente prof. Paolo Malinconico e i docenti Ludovica Lo Giudice e Dino Santoro, del Classico “Q.O. Flacco” dirigente Silvana Gracco e la docente Rocchina Ferrara  del Classico “G. Fortunato” di Pisticci, dirigente Franco di Tursi con i docenti Lucia La Candia e Marilena Calvini.

 

Dopo l’anteprima materana i lavori saranno protagonisti di altri  festival nazionali e internazionali tra cui il Giffoni FIlm Festival, Sottodiciotto e il Lucania FIlm Festival.

 

 

 

Sillabario N. 2 di Goffredo Parise. A scuola di emozioni

in Cultura/Storie d'Inchiostro

Maestro con allievo – Giovanni Costantini (1872-194)

Come coriandoli colorati a Carnevale, questi racconti di Goffredo Parise vi cadranno addosso con leggerezza, vivacità, quasi senza accorgervene. Vi sentirete accarezzare il volto da queste emozioni, messe in ordine alfabetico dalla lettera” f “alla “s”( Sillabario N.1 raccoglie i racconti dalla “a” alla “f”), e che l’autore cerca di catturare con la sua rete d’inchiostro, come se fossero farfalle di straordinaria bellezza, da catalogare, conservare, condividere con i lettori. Esperimento letterario ben riuscito, Premio strega 1982 e Premio Selezione Campiello, Sillabario n.2 cerca di colmare le nostre lacune sentimentali, di porre fine al nostro analfabetismo emotivo: attraverso storie di personaggi semplici, comuni, per lo più borghesi o con l’esperienza del fascismo sulle spalle, sullo sfondo soprattutto di città come Roma e Venezia, Parise ci regala schegge di vita vissuta, piccoli frantumi di esperienza umana semplice, autentica, quadri d’autore , non falsi. Sillabario N.2  apre un piccolo spiraglio di luce nella stanza buia dell’esistenza umana, e  cerca di spiegarci attraverso il vivere dei suoi personaggi emozioni universalmente provate, come la paura, la solitudine, il fascino, la genitorialità, la guerra. Con tutta la pragmaticita’ di un uomo del dopoguerra italiano, l’autore converte la poesia in prosa per renderla masticabile ai più, per farla scendere dal suo piedistallo di alloro e mescolarla alla vita di tutti i giorni, magari in una campagna fitta di nebbia all’alba del Nord Italia ( ricordo della sua infanzia vicentina). E nel suo esser maestro dell’intangibile sentimento, con umiltà riconosce l’impossibilità di comandare, governare, creare ex novo le emozioni, regalandoci un altro grande insegnamento di vita.

“La poesia va e viene, vive e muore quando vuole lei, non quando vogliamo noi e non ha discendenti. Mi dispiace ma è così. Un po’ come la vita, soprattutto come l’amore”, dirà nelle sue avvertenze al lettore. Buona lettura, e buona lezione di emozioni!

Goffredo Parise è stato uno scrittore e giornalista italiano. Comincia a scrivere collaborando con giornali come L’Alto Adige, L’Arena, il Corriere della Sera. Nel 1950 appare il suo primo romanzo, Il ragazzo morto e le comete, pubblicato dall’amico Neri Pozza ma stroncato dalla critica. Nel 1953 è la volta de La grande vacanza accompagnato questa volta da una lusinghiera recensione di Eugenio Montale sul Corriere della Sera.È Leo Longanesi ad incoraggiarlo a continuare a scrivere: arriveranno Il prete bello (1954); Il Fidanzamento (1956); Amore e Fervore (1959). La bravura del Parise giornalista emerge da alcuni reportage di viaggio, come Cara Cina (1966), Due o tre cose sul Vietnam (1967) e il libro dedicato al Giappone L’eleganza è frigida (1982). Tra gli altri scritti, tra romanzi, saggi, racconti e poesie, ricordiamo, postumi, L’odore del sangue e I Movimenti remoti, opera sperimentale del ‘48 in versi e prosa andata misteriosamente persa per 50 anni e pubblicata per i tipi di Fandango nel 2007.
L’intera opera di Parise è raccolta nei Meridiani, prestigiosa collana Mondadori.

La ballata di Adam Henry di Ian McEwan. La vita dietro la scrivania di un giudice

in Cultura/Storie d'Inchiostro

Vincent van Gogh, La resurrezione di Lazzaro (da Rembrandt), 1889, Van Gogh Museum, Amsterdam

Da piccoli abbiamo sognato tutti di avere superpoteri, magari di essere un Dio, dai cui capricci dipendono le sorti del mondo. Essere un dio, o un suo sacerdote/essa ha anche i suoi contro. Può significare portare un peso atroce, avere il peso della felicità delle vite degli altri dipendente dalle proprie scelte. Ne sa qualcosa il giudice dell’Alta Corte d’Appello Fiona Maye, una cinquantanovenne, che per amore della giustizia e della legge ha sacrificato ( ” fiera con la toga indosso, Fiona seppe che apparteneva alla legge come certe donne del passato si erano votate spose di Cristo..”cit.)  la sua maternità ed anche la sua sessualità durante il matrimonio con Jack, elemento che mette in grave crisi la loro relazione. Donna in carriera, proprio come un Dio, il giudice dovrà gettare la moneta per fare testa- croce su questioni di vita o di morte, come la separazione di due gemelli siamesi, ed in piena crisi matrimoniale  s’ imbatterà in un ragazzo dal destino crudele, anche lui con la sua personale crisi,  quella adolescenziale. Adam Henry è un ragazzo prossimo alla maggiore età, intelligente, poeta, bello e purtroppo malato di leucemia. Adam ha bisogno di trasfusioni di sangue, ma, la sua religione di Testimone di Geova, ne vieta l’uso. Il giudice dovrà fare la scelta giusta per salvargli la vita e magari salvare anche se stessa ed il suo matrimonio. Riuscirà a gettare la sua corazza da vestale, ad uscire da schemi, regole, leggi, comandamenti e a vivere in modo autentico e spontaneo la propria vita, i propri sentimenti? Ian McEwan stende un velo drammatico in queste pagine e sembra volerci dire che anche Dio, o chi ne fa le sue veci manifestando il suo potere di giudicante, ha i suoi problemi, le sue contraddizioni e l’autore fa suo il noto motto del”calzolaio che va in giro con le scarpe rotte”: questa donna senza una famiglia, con una vita privata che va a rotoli, s’imbatte in altre situazioni critiche che deve giudicare e delle quali deve cambiarne il corso.Il giudice Maye non riesce a mettere in pratica l’amore e il buon senso che tanto professa nelle sue sentenze, dimostrando come questi sentimenti siano di pertinenza al mondo delle idee, ad un mondo superiore, non terreno. Con una prosa fluida, avvincente, ricca di riferimenti legali McEwan racconta una dramma, che lascia in bocca un po’ di amaro, ma non troppo. Come in un tribunale espone i fatti, ed i fatti, con il loro contorno di sentimenti, autoanalisi, parlano da soli. A voi lettori tocca giudicare. Buona lettura.

The Children Act- Il verdetto è un film del 2017 diretto da Richard Eyre e basato su questo romanzo.

Ian McEwan è nato a Aldershott nel 1948. Suo padre era militare di carriera, la famiglia si sposta seguendo gli spostamenti del padre. Vive a Singapore e poi a Tripoli. Dopo il collegio, nel Suffolk, passa un anno a Londra facendo lo spazzino. Studia letteratura inglese e francese alla Sussex University. Dal 1982 vive a Oxford, con 4 figli e la moglie. Ama condurre una vita tranquilla e metodica.Esordisce nel 1974 con un libro di racconti Primo amore, ultimi riti. Scrive poi: Fra le lenzuola ed altri racconti (1978), Il giardino di cemento (1978) suo primo romanzo che impose McEwan all’attenzione della cultura europea, Cortesie per gli ospiti (1981), Bambini nel tempo (1987), Cani neri (1993), L’inventore di sogni (1994), L’innocente (The innocent, 1989; esce in Italia con il titolo “Lettera a Berlin”) da cui è stato tratto un film diretto da John Schlesinger. Quest’ultimo romanzo appartiene al genere spionistico, un giallo d’azione con relativa storia d’amore.Sono seguiti: L’amore fatale (1997), Amsterdam (1998), Espiazione (2001).

Il carteggio Aspern di Henry James. Quando l’amore era una cosa seria

in Cultura/Storie d'Inchiostro

Jan Vermeer, Donna in azzurro che legge una lettera

Il carteggio Aspern, un racconto breve del 1888, ispirato ad un aneddoto riferito al poeta inglese Shelley e ad un suo adepto, sopravvive alle intemperie dei secoli  per raggiungerci e rimproverarci della mancanza di privacy, oggi dilagante, e della spettacolarizzazione delle relazioni d’amore ( vedi programmi tipo “Uomini e donne…).Ma entriamo ora più nel dettaglio.

Mettete il caso che potreste incontrare in carne ed ossa la Beatrice di Dante, o la Silvia di Leopardi, o ancora la Laura di Petrarca: non vi fiondereste sulle sue tracce, non sareste disposti a tutto pur di conoscerla? E se potreste magari leggere le lettere d’ amore che il vostro sommo poeta si è scambiato con la sua musa ispiratrice, non sareste forse capaci di travestimenti, di investire tutti i vostri capitali, di diventare anche ladri per impadronirvene? Ecco cosa succede al protagonista di questo racconto, firmato nella prosa misteriosa, intrigante di Henry James, ed  ambientato in un gioco di luci ed ombre nella decadente Venezia: critico di un poeta precocemente scomparso di oltreoceano, tale Jeffrey Aspern, si trasferisce nella città delle gondole per riuscire a conoscere  la ormai centenaria amata dal poeta, Juliana Bourdereau , della quale si sa quasi nulla, tranne che è una schiva ed astuta, procacciatrice di denaro, e che possiede il prezioso carteggio. Poesia e amore vanno da sempre a braccetto, e conoscere da un punto di vista letterario il vissuto privato del poeta è per il critico una questione di vita e di morte. Riuscirà nel suo intento? Lo scoprirete solo leggendo.

Il carteggio Aspern è uno specchio della nostra società attuale, sempre a caccia di svelare l’intimità emotiva dei suoi membri. Non importa se il fine è fuggire dalla propria vita noiosa, sognare attraverso le storie d’amore degli altri la propria, o il gesto più nobile , come il caso del nostro protagonista, di divulgare cultura: oggi ,come nel lontano 1888, ci piace scavare nella vita amorosa degli altri, inutile negarlo. E gli occhi della veneranda Juliana, coperti da una velletta verde, la sua ritrosia, la protezione con le unghie e con i denti che nutre verso i suoi ricordi d’amore , ci invitano ad un’analisi di coscienza sociale e sono di monito al nostro essere un pò voyeur .Buona lettura.

Henry James (1843-1916) nasce a New York in una famiglia benestante. Studia giurisprudenza presso la Harvard University, ma abbandona la carriera forense per assecondare la sua passione per la letteratura. Viaggia in Europa durante l’adolescenza, per poi tornarvi nel 1870, quando visitò per la prima volta l’Italia, dove ritornerà spesso in futuro, fino al 1874.Dopo una breve parentesi newyorkese nel 1875, capisce che la sua vita è nel Vecchio Continente. Morirà infatti a Londra il 28 febbraio 1916 .Henry James non si sposò mai e non assunse cariche nella vita pubblica o politica. Si dedicò quasi completamente alla sua arte, pubblicando una ventina di romanzi, oltre a racconti e saggi. Nelle sue opere affronta la condizione dell’artista, la rappresentazione della realtà, il confronto tra Europa e America, la psicologia dei personaggi e il loro rapporto con la società che ne condiziona le scelte. Traendo spunto dalla sua esperienza personale, i protagonisti delle sue opere sono spesso personaggi di origine americana che si stabiliscono e vivono in Europa. Tra le sue opere principali si ricordano: Ritratto di signora (1881), Il giro di vite (1897), Le ali della colomba (1902) e La coppa d’oro (1905).

La misura del mondo di Daniel Kehlmann. Non solo formule matematiche e dati cartografici

in Cultura/Storie d'Inchiostro

Carl Friderich Gauss

Ecco un libro con il quale è un piacere misurarsi (lo dice il titolo stesso) e che ci concede di  conoscere persone dal quoziente intellettivo piuttosto alto come il fisico  Carl Friederich  Gauss e  il geografo esploratore  Alexander von Humboldt. Fuori dai tanti odiati libri di scuola e svincolati da asettiche formule fisiche e dati sulle altezze dei monti,  i due scienziati sono alle prese con la missione di conoscere le leggi della natura e con la loro vita “disagiata” di bambino prodigio in un mondo che “va troppo lento”, come fu per Gauss,  o di martire per la scienza , come per  Humboldt, capace di calarsi nel cuore dei vulcani e  di legarsi durante una tempesta all’albero maestro per calcolare l’altezza delle onde (per tutti un pazzo o l’incarnazione del diavolo).

Alexander von Humnboldt

Due modi diversi di fare la conoscenza scientifica del mondo, una comodamente  a tavolino nel proprio studio  e l’altra per le  aree sperdute del mondo . Il loro giovane compatriota  Daniel Kehlmann, nato a Monaco nel 1975,  fa animare con la storia del loro incontro, avvenuto a Berlino nel 1828, le pagine del suo libro. Un ‘opera profumata di avventura e ilarità, e impregnata dallo spirito di uomini fuori dal “comune” che si interrogano su ciò che è comune e scontato della natura per il resto del mondo. Se vi siete qualche volta chiesti cosa si cela dietro ad una scoperta scientifica o dietro le quinte della vita di uomini straordinari , e se volete anche prendervi la vostra rivincita personale su Gauss e le sue formule, scoprendo dettagli scabrosi sulla sua vita familiare, La misura del mondo è la via ironica da battere. Buona lettura.

 

Daniel Kehlmann (Monaco 1975) scrittore di lingua tedesca. Trasferitosi con la famiglia a Vienna, ha esordito nel 1997 con Lo spettacolo di Beerholm (Beerholms Vorstellung, nt). Spesso i protagonisti di K. sono uomini che cercano la celebrità, come l’insignificakehlmannnte biografo protagonista di Io e Kaminski (Ich und Kaminski, 2003) o i personaggi reali di La misura del mondo (Die Vermessung der Welt, 2005), romanzo che ha ottenuto grande successo, o il padre e i tre figli al centro de I fratelli Friedland (2014), «conte philosophique» sulla vita inautentica. È uscito nel 2019 Tyll – Il re, il cuoco e il buffone (Feltrinelli).

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