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Cultura - page 2

Beto o Beth? Il dilemma del Partito Democratico Americano per le presidenziali del 2020.

in Una finestra sul Mondo
Il giovane deputato O'Rourke, in corsa per la nomination democratica alle presidenziali del 2020.

Si fa presto a dare Trump già per spacciato. Significa essere osservatori o critici disattenti pensare che le tante gaffes, i tanti scivoloni comunicativi, politici, organizzativi dell’attuale presidente degli Stati Uniti possano davvero aver fatto crollare il solido zoccolo di consenso col quale ‘The Donald’ ha umiliato la Clinton nel 2016. Sarebbe un grave errore dare i Democratici vincitori certi delle prossime presidenziali del 2020.

Trump è riuscito a intercettare, e detiene ancora in grossa parte, un consenso che definire trasversale è poco: un miliardario fanatico e per molti aspetti politically not correct come lui, ha dragato milioni di voti in tutti gli stati e gli strati e, benché in odio all’establishment di Capitol Hill e alla stampa americana, ancora oggi riuscirebbe ad attrarre il proletariato e sottoproletariato urbano e rurale di mezza America, pescando, con altrettanta nonchalance, tra i simpatizzanti del suprematismo bianco così come tra gli evangelici, tra le minoranze etniche e la piccola borghesia wasp delusa dalle politiche della crisi, tra i disillusi democratici e tra i critici repubblicani.

Premesso questo, tanti, troppi candidati democratici cercheranno di ottenere la nomination per sfidare Trump e sottrargli la soddisfazione di un secondo mandato.

Torna alla carica Sanders, per molti più adatto a una bella, comoda, lussuosa casa di riposo che ad una presidential run; si presentano un paio di governatori ed ex-governatori anche di stati importanti (da Hickenlooper, ex-governatore del Colorado a Jay Inslee, attuale governatore dello stato di Washington), tanti senatori (Klobuchar, Booker, Gillibrand), un sindaco (Castro) ed una influencer di Twitter (Marianne Williamson).

Massimo rispetto e un sincero ‘in bocca al lupo’ a tutti loro: quindici minuti di notorietà, come è noto, non si negano a nessuno.

Ma, mettendo un po’ di distanza e di distacco dalle vicende americane, viste le cose del partito democratico statunitense qui dall’Italia, personalmente suggerirei di seguire con molta attenzione la corsa alla nomination di due personaggi che, fra la folla dei pretendenti, mi pare che abbiano quell’aplomb, quel curriculum, quella capacità comunicativa che un buon candidato presidente dovrebbe avere a priori.

Mi riferisco a Beto O’Rourke e a Elizabeth Warren.

Beto (che in realtà si chiama Robert Francis) ha un che di kennediano, nell’aspetto e nel curriculum: se eletto, arriverebbe alla Casa Bianca a soli quarantotto anni (è del 1972), espressione di una generazione che chiede giustamente di poter rappresentare partiti e Paesi un po’ in tutto il mondo. Di origine gallese-irlandese, è cattolico, ma ha studiato in una delle migliori università wasp, la Columbia, dove si è laureato in Letteratura Inglese. Consigliere comunale ad El Paso, quindi pronto a cercare e trovare il consenso dei tanti ‘latinos’ che abitano negli USA, è stato deputato al Congresso dal 2012 al 2018. Sconfitto da Ted Cruz per un seggio al Senato, è uno dei più brillanti sconfitti nella corsa ad un seggio senatoriale. Ha ufficializzato la sua candidatura il 14 marzo 2019.

Beth (Elizabeth) Warren, senatrice di lungo corso, donna del 1949 fieramente nonna, con due figli e due matrimoni alle spalle, presidente della commissione obamiana sulla supervisione delle attività economiche del Senato, è stato nominata da Time tra le 100 persone più influenti del mondo.

Sandersiana, prima di essere clintoniana, la Warren, docente di diritto commerciale ad Harvard, ha grinta(appartiene a famiglia della piccola borghesia combattente americana, quella sospesa tra ‘salvazione e dannazione’), fegato, competenze e determinazione: ha ufficializzato la sua candidatura per il partito democratico il 9 febbraio 2019.

Mi sbaglierò, ed è possibile che nessuno dei due poi corra effettivamente per la Casa Bianca: ma fino a quel momento, fino alla fatidica nomination, io li terrei d’occhio e con un certo interesse.

Vedremo.

Un portachiavi per bere: breve storia di TESTDROP PRO© .

in Una finestra sul Mondo

Dopo esserci divertiti a inquinare tutto l’inquinabile, persino l’etere e le nostre coscienze, come esseri umani ci siamo accorti che forse, e da un pezzo, avevamo superato qualunque limite della decenza e della razionalità.

Gli inquinatori, infatti, si sono resi conto che avevano quasi segato il ramo su cui erano seduti e si sono fermati inorriditi: qualche altro colpo ben assestato e la vivibilità di questo nostro pianeta azzurro e infelice si sarebbe andata a far benedire per sempre.

Nell’Occidente sviluppato questa paura, questa tensione ormai palpabile fra gli elementi naturali, spesso gravemente compromessi, e gli uomini ha portato ad una coscienza, ad una vigilanza ecologica che evita, quasi sempre, tragedie e drammi: ma ci sono parti del mondo in cui dei problemi del terreno, delle acque superficiali e di falda e dell’aria ci si interessa poco o nulla, credendo che non ci sia niente di cui preoccuparsi.

Sapendo questo, e con una capacità di visione non solo imprenditoriale davvero eccezionale, la società israeliana Lishtot (che in ebraico vuol dire ‘bere’) ha inventato un piccolo dispositivo che definire geniale è poco.

Si tratta del TESTDROP PRO© che, grazie alle proprietà dei campi elettrici, riesce a dire, in pochi secondi, se l’acqua di una fonte, di un lago, di un fiume sia potabile o no.

Gli inquinanti più diffusi, biologici e chimici, infatti cambiano le proprietà del campo elettrico dell’acqua e questo apparecchio israeliano, della grandezza di una chiave elettronica di una nostra automobile o poco più, dà risultati affidabili in tempo reale e a costi accessibili.

Per tanti paesi al mondo in cui si crede di poter bere da qualunque fonte senza problemi, andando però incontro a rischi spaventosi, è un’invenzione più che utile e necessaria: è qualcosa d’indispensabile che, magari, per altre ragioni, dovrebbe diffondersi anche in Occidente dove spesso le certezze che avevamo stanno evaporando come gocce d’acqua nel deserto.

Amore di Isabel Allende. Una carrellata di emozioni selezionate dalla nota scrittrice cilena

in Cultura/Storie d'Inchiostro
Giulio Aristide Sartorio, La sirena, 1893, Olio su tela applicata su tavola, 71 x 142 cm, Torino, GAM

Tutte le frecce scoccate dall’arco di Cupido durante una vita intera sono raccolte e offerte al lettore dall’autrice di “La casa degli spiriti”. Frammenti di uno specchio che compongono il riflesso del dio Amore sono selezionati dall’ autrice all’ interno delle sue opere più o meno famose: le schegge ritrovate si riferiscono alla perdita del candore infantile, al primo amore, alla gelosia, all’amore scanzonato e all’amore maturo. Ogni pietra miliare che segna la tappa sentimentale e sessuale è decorata da un breve commento introduttivo della stessa autrice in merito  alle scelte artistiche e alle sue personali esperienze d’ intimità senza tabù e omissioni. Da donna caliente del Sud del mondo l’ Allende non può nascondere i particolari più piccanti e osé del rapporto a due, senza scadere nella volgarità, e dipingendo sempre la carnalità  con un’immagine poetica e trascendentale. Isabel Allende si racconta contestualizzando la sua evoluzione di donna e di amante ai vari periodi storici vissuti in prima persona come la rivoluzione sessuale degli anni ’70 e l’affermazione del femminismo. Una lettura forse un po’ priva di brio perché le scene sembrano ripetersi ma dal gusto delicato, spensierato, frizzante. Le lettrici  nelle sue parole e fantasie potranno riconoscersi. Ai lettori sarà concesso per una volta di scrutare  attraverso l’occhio di una donna il mondo dell’eros e dell’amore.

Isabel Allende nasce nel 1942 a Lima, in Perù, ma a soli tre anni si trasferisce in Cile, dove rimarrà fino al 1973. Proprio in Cile, a soli 17 anni, comincia la sua carriera come giornalista.Nel 1962 si sposa con Miguel Frias dal quale avrà due figli, Paula e Nicolas. Il 1973 è un anno fatale per il Cile: a seguito del golpe militare guidato dal generale Augusto Pinochet, l’allora attuale Presidente cileno, Salvador Allende, zio di Isabel, viene assassinato e comincia un lungo e terribile periodo di repressione. Isabel è costretta all’esilio con il marito e i due figli in Venezuela, dove vi rimane per ben 13 anni. Sono anni difficili e il rapporto con il marito si deteriora fino al divorzio nel 1986.  Nel 1983 esordisce con la sua opera più apprezzata “La casa degli spiriti” con forti richiami autobiografici e dal quale sarà tratto l’omonimo film. Tra gli altri romanzi noti “La città delle bestie” “D’amore e ombra”, “L’isola sotto il mare”.Molto toccante è Paula, scritto in ricordo della figlia Paula, morta a soli 28 anni di una malattia rara. Nel 2010 ha ricevuto il Premio Nazionale Cileno per la Letteratura. Allende è oggi cittadina americana e vive in California con il secondo marito William Gordon.

 

Non è romantico? La nuova rom-com di Netflix.

in Una finestra sul Mondo
La simpatica Rebel Wilson, protagonista di 'Isn't it romantic'

Per i cultori della piattaforma più ‘cool’ della televisione italiana di oggi e soprattutto per coloro che non si fanno fermare dall’ostacolo dell’inglese (perché la passione per il cinema lo rende bello ed interessante tutto, anche quello in cinese mandarino), consiglio di godersi una simpatica commedia sceneggiata dalle brillanti penne di Erin Cardillo, Dana Fox, Katie Silberman e Paula Pell: si tratta di ‘Isn’t it romantic’.

Senza rivelarvi tutta la trama, vi dico che si tratta dell’avventura esistenziale di una ragazza ambiziosa e sfortunata, delusa dal lavoro e dalla vita e disillusa sulle capacità curative dell’amore che, dopo un incidente in metropolitana, si trova immersa in una realtà in cui lei è protagonista (involontaria e riottosa) di una sciropposa commedia romantica.

Ci sono tutti gli elementi classici: il brutto anatroccolo che si scopre bello e affascinante e desiderabile, il bel ragazzone americano tutto addominali che impazzisce d’amore per la sconosciuta Bridget Jones della situazione, l’amico gay, l’amica bellissima, ma per una volta lontana dai riflettori e via discorrendo tra le classiche situazioni a scelta tra ‘Pretty woman’, ‘Arthur’, ‘Il matrimonio del mio miglior amico’, ‘Prima o poi mi sposo’, etc.

A fare da sfondo, da palcoscenico di un’ulteriore commedia supermelensa c’è la sempre rutilante ed affascinante e magnetica New York, che da sola basterebbe a reggere la trama e l’intreccio di qualsiasi film.

A dirigere la protagonista, la bionda e pacioccona Rebel Wilson, c’è il regista Strauss-Schulson (quello, di ‘The final girls’, un horror geniale e poco psyco-gotico, che qualche anno fa ha avuto un certo successo) che ha, come nelle migliori tradizioni, individuato in Liam Hemsworth il belloccio della situazione, tutta passione e carinerie nel classico stile romantico americano.

Inutile dire che il film è stato fatto uscire in America a San Valentino di quest’anno.

Tutto calcolato. Buona visione.

A Montecarlo bandiera arancione per il comune di Valsinni

in Cultura

Valsinni- Montercarlo- Montecarlo si tinge di arancione. Protagonisti di un importante evento nel principato, 54 Paesi Bandiera Arancione, fra questi i comuni lucani di Valsinni, Aliano e Guardia Perticara. Valsinni, Bandiera Arancione fin dal 2002, deve questo riconoscimento e marchio di qualità turistico ambientale a un suggestivo centro storico medioevale e alla capacità organizzativa del paese di accogliere i visitatori che ogni anno si riversano sempre più numerosi tra le viuzze del borgo antico. Lo scorso 15 febbraio l’associazione Paesi Bandiera Arancione, guidata da Fulvio Gazzola, sindaco di Dolceacqua, in collaborazione con la Fondazione Alberto II di Monaco, il Comune del Principato, l’Ambasciata d’Italia e il Touring Club italiano ha organizzato un convegno dal titolo “Pratiche innovative per un turismo sostenibile”, durante il quale sono stati affrontati temi delicati quali il riciclo dei rifiuti, la mobilità elettrica e dove si è discusso ampiamente di iniziative a favore della salvaguardia del mare. Moderatore, il noto attore Ezio Greggio. A rappresentare Valsinni, il sindaco Gaetano Celano che non nasconde l’emozione mentre ci racconta di questo evento. “Sono partito dal mio paese con grande entusiasmo sapendo che un tale incontro con personalità europee e i sindaci dei paesi Bandiera Arancione sarebbe stato un momento di integrazione e soprattutto di promozione del territorio” dichiara Celano. “ Ho lavorato tanto in questi cinque anni del mio mandato e nei precedenti 10 anni in veste di vicesindaco di Valsinni per promuovere la cultura e il paese noto per aver dato i natali a Isabella Morra, poetessa del ‘500 che oggi occupa un posto preminente nel panorama della letteratura italiana.Con la collaborazione del Touring Club e dell’associazione Bandiera Arancioneabbiamo sempre organizzato molti ed importanti eventi anche nel nostro piccolo comune, eventi che hanno riscosso un interesse notevole di pubblico e di critica. “Chi visita Valsinni” continua il primo cittadino“rimane incantato per i suoi vicoli suggestivi e per la storia che palpita in questi luoghi nonché dal castello medioevale che si erge imponente sulla roccia. Questo ho raccontato di Valsinni a Montecarlo con l’invito a tutti di visitare il mio paese per vivere un viaggio nella poesia e nel sogno”. Tra i progetti dell’amministrazione comunale, ci racconta ancora il sindaco, importanza preminente assume il progetto di recupero del centro storico. Queste, dunque, sono le iniziative importanti da promuovere perché l’Italia, composta da tanti piccoli paesi e tante realtà diverse per storia e cultura, ha ancora molto da raccontare. Dare voce a ogni singolo paese, significa recuperare una parte importante della nostra storia.

VEGANO NON SIGNIFICA INSAPORE. L’invenzione della Beyond Meat e i suoi possibili sviluppi.

in Una finestra sul Mondo
Una salsiccia vegana nel suo bel panino.

Due cose temo di più al mondo: la cretinaggine e l’ignoranza. Se poi si manifestano nelle stesse persone e contemporaneamente, il livello di pericolo, per me, sale alle stelle.

Della cretinaggine parleremo in qualche altro articolo: oggi, invece, voglio parlare dell’ignoranza.

Tra le ignoranze più diffuse in questi tempi c’è sicuramente quella alimentare: si mangia senza sapere cosa dovrebbe davvero far parte di un’alimentazione sana, ci si improvvisa pericolosamente tutti dietologi ed esperti di scienze dell’alimentazione, si trinciano giudizi su questi o su quelli senza un minimo di raziocinio.

Orbene: fatta la tara di tutti gli estremismi e gli integralismi, anche alimentari e salutistici, del mondo vegano si ha ancora un’idea che, nel migliore dei casi, potrei definire confusa.

In questa nebbia conoscitiva, il mito più diffuso sulla scelta vegana è quello che i cibi di quella cultura alimentare siano tutti più o meno insapori: ma questo non era e, oggi ancor di più, non è vero.

A dimostrazione che si può mangiare vegano, e quindi sano, ma anche saporito ha contribuito, negli ultimi anni, una grossa azienda americana fondata  una decina di anni fa da Ethan Brown: dalla ricerca di questa azienda e dalla sua voglia di costruire un nuovo paradigma alimentare vegano hanno contribuito prima il Beyond Burger, ora la Beyond Sausage.

Il primo prodotto era (ed è ancora con grande successo) un hamburger completamente vegano dal sapore, dal profumo e dalla consistenza quasi indistinguibili da un hamburger di bovino classico; il secondo prodotto ha raggiunto i confini della realtà vegana, poiché altro non è che una salsiccia che con la carne di suino non ha il minimo contatto.

Saporitissima, dall’aspetto e dal profumo tipico delle salsicce ‘alla tedesca’ o ‘all’italiana’ (ce ne sono tre versioni per tutti i gusti), la Beyond Sausage ha 16 grammi di proteine, niente soia o glutine, niente ogm e tanto sapore.

Tra gli altri benefici, indiretti, queste salsicce (ed i precedenti hamburger) hanno un impatto minimo sull’ambiente consumando il 99% di acqua in meno rispetto alle salsicce normali, il 93% di terra in meno, il 90% di gas-serra in meno ed il 46% di energia in meno. E questo perché, alle loro spalle, non c’è la filiera dell’allevamento che ha avuto un impatto non indifferente sul consumo di risorse di questa grande nave spaziale chiamata Terra.

Io non sono vegano, e me ne dolgo: ma sono felice che ora chiunque possa fare la scelta salutista dell’alimentazione vegana senza rinunciare a nessuno di quei legittimi piaceri del palato che, insieme a quelli della vista (si mangia anche con gli occhi), rendono la tavola ancora uno dei luoghi migliori dove si possa trascorrere la vita.

La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin di Enrico Ianniello. Il terremoto dell’Irpinia “fischiato” da un bambino

in Cultura/Storie d'Inchiostro

Tonino Guerra, n. 107, affresco, cm50x40, 2005

La tragica storia del terremoto dell’Irpinia del 80’ è raccontata attraverso gli occhi  e i “fischi” di un bambino di dieci anni, residente a Mattinella. Isidoro Raggiola, questo è il suo nome, è figlio di una coppia innamoratissima e non convenzionale: suo padre è Quirino, un sindacalista comunista strabico e poeta  e sua madre si chiama Stella e fa la pasta in casa per tutto il paese. Isidoro non è un bambino come tutti gli altri: ha il dono particolare di saper fischiare come gli uccelli e questo gli permette di diventare amico di un merlo indiano, Alì. Il bambino parla un linguaggio primitivo, pieno di vita, possibile strumento rivoluzionario nella lotta dei poveri contro i ricchi. Grazie alla sua ironia e al suo dono, Isidoro diventa celebre per tutta l’Irpinia e tutti lo acclamano. In quest’atmosfera di magica spensieratezza, la vita “vera” viene a bussare con forza alla porta di Isidoro prima con le crisi epilettiche di Marella, la sua innamorata, e poi con le scosse sismiche che demoliranno per sempre la vita del piccolo fischiatore. Ma il destino è ancora pieno di sorprese strabilianti per questo bambino prodigio che conoscerà, diventando gli occhi per il cieco cinquantenne Enzo, la bellezza di Napoli e la solitudine della vita di un uomo dalla sensibilità troppo acuta. Un libro goliardico, dove potersi far cullare dalla dolcezza della semplicità e della saggezza popolare. In questa sua prima produzione letteraria, Enrico Ianniello, noto attore, ha superato brillantemente la prova, mettendo nero su carta un pizzico della sua arte d’interprete delle anime altrui. Trattando temi profondi con una filosofia tutta mediterranea, alla Totò, l’autore ci commuove in un modo salutare, senza rattristarci. Non sempre capita a bordo delle nostre vite di lettori di avere un dito che ci indica all’orizzonte una possibile terra migliore, più genuina e giusta: la vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin è quel dito magico. Anche se la scelta di un linguaggio scritto dialettale può costituire una barriera per chi non è del Sud-Italia, il libro di Enrico Ianniello parla dritto al cuore di tutti gli abitanti dello stivale , con messaggi universali  di una saggezza quasi “illuminante”e, della quale abbiamo oggi tutti  così bisogno.

Enrico Ianniello (Caserta, 1970) è un attore, regista e traduttore. Ha lavorato a lungo nella compagnia di Toni Servillo. Dal catalano ha tradotto le opere di Pau Miró, Jordi Galceran, Sergi Belbel. Al cinema ha lavorato con Nanni Moretti, in televisione è il commissario Nappi della serie “Un passo dal cielo”. La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin (Feltrinelli, 2015), il suo primo romanzo, ha vinto il Premio Campiello Opera Prima 2015 e diversi altri premi, tra cui Il premio John Fante Opera prima 2015, il Premio Cuneo 2015 e il premio Selezione Bancarella 2015. Per Feltrinelli ha pubblicato anche, nella collana digitale Zoom Flash, Appocundría (2016) e il romanzo La Compagnia delle Illusioni (2019).

CheCoss’èl’Amor?

in Cultura
Credits: "Amori sfigati", di Chiara Rapaccini

Irruente, irrazionale, folle, cieco o sconfinato. Imprevisto o sciagura; alchimia o sventura. Muoverà il sole e sarà “apostrofo”, va bene, ma alla fine, l’amore, che cos’è? L’abbiamo chiesto ad un pittore, cuoco, scrittore; ad una poetessa e a un professore. A tutti, tranne che … al “vento”.

E questa? questa è l’ennesima ‘indagine sui sentimenti’; multisensoriale, però. Mettetevi comodi: li avete, 5 minuti?

VISTA – Pino Oliva mi risponde così: con un acrilico su tela, 120x100cm, “I migliori giorni a venire”. “Privarsi delle emozioni, anche le più piccole, è un peccato feroce”. L’amore secondo Pino Oliva, pittore.

Pino Oliva, “I migliori giorni a venire”

GUSTO E OLFATTO – Cucinare per amore? “Fatto!”, parola di chef stellato, Federico Valicenti. Cibosofo. Che ai mortali dispensava ambrosia (e relativa ricetta), mentre Prometeo gli donava ‘fuochi’. L’amore, si diceva: e se fosse un piatto? “Pasta maritata: fusillo e orecchietta si “maritano”, intrecciandosi in goduriosa unione nel bollente “caldaro” d’acqua. Scolata, la pasta, viene accarezzata e avvolta dai tentacoli dei moscardini, condita dell’ardore rosso del pomodoro, per sfociare in un piccante amplesso fortificato dal peperoncino”. Le dosi? “Non ecceda né manchi; non sia al sangue né ben cotto, né crudo ma nemmeno scotto”.

E questo è tutto tranne che una ricetta.

L’amore? “Un buon piatto di peperoni cruschi: miracoloso, generoso, divertente, dolce e deciso insieme”. Di cibo ho chiesto a Mara Sabia, docente e poetessa che mi ha regalato anche un bigliettino “da parabrezza”: uno di quelli che devi ‘dimenticare’ su un’auto… “a caso”.

UDITO – In principio fu apostrofo (rosa). Se fosse mero segno d’interpunzione, l’amore? Chiedo a chi d’Italiano vive, Trifone Gargano (Università di Stettino): “I due punti, espressione di disponibilità totale ed incondizionata”. E… un punto esclamativo, no? “Beh, il punto chiude, l’amore è apertura”.

TATTO – Roberto Moliterni (scrittore), mi occorre un biglietto da lasciare sul parabrezza a caso, mi dai una mano? Mi risponde con un disegno, girando però la domanda al suo portiere, a (e di) Roma: “L’amore è una sciagura: ti rende ottuso, sordo e cieco e quando te ne accorgi è tardi”.

SINTOMATOLOGIA: come ci si accorge di essere innamorati? “Basta portare due al cinema per vedere se si stanno innamorando: se non riescono a stare zitti durante il film e se, quando i protagonisti sullo schermo si baciano, si baciano anche loro, il danno è fatto” (Roberto Moliterni).

E poi… poi c’è Giuliano, cinque anni e mezzo, altrimenti detto – in famiglia – “il principino”: “Cucciolo (la mamma rivolgendosi a lui), cosa vuol dire essere innamorati? Pausa. Sguardo austero e stizzito: “Mamma… ma che domanda è”?!

Vinicio Capossela – Che cosse’ l’amor


Sopravvivere a San Valentino – Le dieci regole d’oro di Ovidio

in Cultura

In principio fu Carrie Bradshaw, storica protagonista della serie cult Sex And the City, la quale, esasperata dalla rottura con Mr. Big (un soggetto della tipologia “oggi ci sono, domani no … per intenderci!”) decide di creare le “Regole del lasciarsi”.

Ma siamo sicuri che questo fu davvero “il principio”?

Sembra di no. Andando indietro nel tempo e abbandonando Manhattan, ci ritroviamo in un’altra città affollata: l’antica Roma dove fiumi di Cosmopolitan lasciano il posto a coppe di mulsum. Qui vive un tale Publio Ovidio Nasone. Proprio lui! Quell’Ovidio che insegna l’Ars amatoria è autore di un altro poema didascalico denominato Remedia amoris. Come si dice “l’Amore è una cosa meravigliosa” ma che succede quando Cupido sbaglia clamorosamente mira? Si soffre e bisogna dimenticare.

Ed è qui che corre in aiuto Ovidio: “Imparate da me a guarire, come da me imparaste ad amare”.

Il poeta dunque stila una vera e propria serie di consigli pratici, una specie di “pronto soccorso sentimentale”, che indica cosa fare e cosa non fare per superare la delusione. Saranno utili anche a noi che (ahimè!) viviamo le relazioni al tempo dei social? Proviamo ad analizzarne qualcuno!

  1. “Bada di fuggire l’ozio (…): se scacci l’ozio, non ha più forza l’arco di Cupido”. Quindi la prima cosa da fare è… FARE!
  2. “Questa dei filtri è un’arte vecchia..”. Nessun Elisir d’Amore da comprare, caro Mannarino!
  3. “Poniti davanti agli occhi tutti i torti che ne hai ricevuti..”. Se dicessi: spunte blu, ultimo accesso, like come se piovesse? Bene, ci siamo capiti!
  4. “Ogni amore viene vinto dal nuovo, che gli succede”. Non esiste solo lei/lui!
  5. “Non prefissarti la fine del tuo amore..ciò che non dichiarerai succederà”. I sentimenti non sono come uno yogurt a scadenza: prima o poi le cose si evolveranno da sole!
  6. “Ti nuocciono i luoghi solitari..la folla ti sarà d’aiuto”. Assolutamente vietato restare a casa in pigiama tutto il giorno con il telefono stretto a cantare “All by myself”. USCITE E INCONTRATE GENTE!
  7. “Se ami e non vuoi amare, fai in modo da evitare contagi …”. Cene tra coppie innamorate? No, grazie! Non è il momento!
  8. “Anche un altro era già guarito, ma poi l’ha perduto la vicinanza. Non riuscì a resistere all’incontro con la sua donna. L’antica ferita, non ben rimarginata, tornò ad aprirsi..”. Parole d’ordine: CANCELLARE, ARCHIVIARE, BLOCCARE!
  9. “Ora ti parlerò anche dei cibi, quelli da evitare e quelli da scegliere”. Pollice in su per l’erba ruta che acuisce la vista; pollice in giù per tutti quei cibi che “predispongono il nostro corpo a Venere”. E circa “il dono di Bacco”? ”Bando all’ebbrezza, oppure essa sia tale da toglierti ogni pensiero. In caso siate solamente un po’ brilli è SEVERAMENTE VIETATO L’USO DI WHATSAPP!!!
  10. “Sarai triste, se starai da solo … è più triste la notte delle ore del giorno: è allora che manca la schiera degli amici che ti allevino la pena..”. Ed è qui che Ovidio incontra Carrie con la sua “regola del lasciarsi” più importante di tutte: “Non conta chi ti ha spezzato il cuore o quanto ci vuole per guarire, non ce la farai mai senza le tue amiche!”.

Anna Colangelo

Soc. Coop. Hera

Sylvia Plath, la poetessa che viveva sull’orlo della perfezione

in Cultura/Storie d'Inchiostro

“Morire è un’arte / come qualunque altra cosa / io lo faccio in modo eccezionale”.

In questi versi tratti dalla poesia Lady Lazarus sono custoditi  la vita e la poetica della statunitense Sylvia Plath, due rami intrecciati e inseparabili di un albero che puntano verso il cielo infinito. Questo a significare che non si può parlare della Sylvia Plath poetessa, senza parlare prima di Sylvia, la ragazza che voleva esser Dio e arrivare sempre prima degli altri per bellezza e talento. Insieme a Anne Sexton, la Plath è nota per essere una delle maggiori esponenti della poesia confessionale, genere promosso da Robert Lowell negli Stati Uniti degli anni 50′-60′.  La materia prima di questo fare poesia è il  vissuto personale del poeta e i suoi traumi. La poesia diventa un contenitore nel quale gettare tutte le cattive emozioni, l’io maltrattato.  Nella sua poesia Sylvia Plath riversa  il suo esser figlia di  genitori tedeschi emigrati nel Nuovo mondo; il rapporto conflittuale con il fratellino appena nato, l’aver perso il padre a soli otto anni, l’esser continuo oggetto delle ansie da prestazione e delle manie di perfezione della madre. I versi di Sylvia parlano del dolore per la fine del suo matrimonio con il poeta laureato Ted Hughes (sul quale aleggiano accuse e sospetti di violenze domestiche), il genio che Sylvia aveva deciso di adorare e che, come suo padre, l’ha abbandonata per sempre. Freud diceva che “Chi è felice non scrive poesia”, e Sylvia Plath sembra aver tatuato sulla sua pelle questo assunto vivendolo ogni giorno della sua breve vita. A vent’anni si registra già il suo primo tentativo di suicidio in seguito a un forte stress dovuto alla sua prima esperienza lavorativa presso il giornale di moda Mademoiselle di New York; esperienza raccontata nella sua unica opera in prosa “La campana di vetro” e nella poesia Lady Lazarus. A trent’anni, con i resti di un matrimonio andato in pezzi, e due figli piccoli, Sylvia decide di dare al mondo prova di eccellere anche nel morire.  Il mattino dell’ 11 febbraio 1963 Sylvia cura tutti i particolari : lascia la colazione per i suoi due bambini sui rispettivi comodini, apre le finestre  e sigilla con il nastro adesivo le porte delle loro camere, lascia un biglietto per il suo medico e poi accende il forno a gas ponendo la  testa nel forno aperto. Il demone della negazione che abitava in lei ha vinto la sua battaglia finale.

 

Sylvia Plath con il marito-poeta Ted Hughes

Ariel è la raccolta uscita  postuma nel 1965 delle poesie della Plath. Leggerla è per il lettore un’esperienza sconvolgente. E’ come trovarsi rinchiusi in una cella insonorizzata con un matto ed essere l’unico testimone del suo delirio; è come restare intrappolati in fondo ad un pozzo tetro e cercare aiuto, acutizzando tutti i sensi, anche quelli che si crede di non possedere. Leggere i versi di questa giovane mente disperata significa parlare con gli oggetti, con gli eventi quotidiani, con l’esser donna, madre, moglie in una lingua viva ed elettrizzante, ma sepolta da anni di conformismo e aspettative sociali. Significa parlare tramite il senso della poesia. O come diceva Robert Lowell dei suoi versi, che “giocano alla roulette russa con sei pallottole nella pistola”, nella terra di confine tra la vita e la morte. Così  come è stato.

I  suoi versi continuano a vivere per lei e a squarciare il foglio bianco con l’urlo della sua anima ferita.

 Orlo è l’ultima poesia scritta prima del fatale gesto. Buona lettura.

Caspar David Friedrich: Donna alla finestra, cm. 44 x 37, Nationalgalerie, Berlino

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Orlo

La donna è a perfezione.

Il suo morto

Corpo ha il sorriso del compimento,

un’illusione di greca necessità

scorre lungo i drappeggi della sua toga,

i suoi nudi

piedi sembran dire:

abbiamo tanto camminato, è finita.

Si sono rannicchiati i morti infanti ciascuno

come un bianco serpente a una delle due piccole

tazze del latte, ora vuote.

Lei li ha riavvolti

Dentro il suo corpo come petali

di una rosa richiusa quando il giardino

s’intorpidisce e sanguinano odori

dalle dolci, profonde gole del fiore della notte.

Niente di cui rattristarsi ha la luna

che guarda dal suo cappuccio d’osso.

A certe cose è ormai abituata.

Crepitano, si tendono le sue macchie nere.

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