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Cultura - page 18

Centotrentun’anni da una leggenda nera: 31 agosto 1888-31 agosto 2019.

in Cultura/Una finestra sul Mondo
Una ricostruzione di una delle strade di Whitechapel a Londra alla fine dell'Ottocento.

Non era mai stata una fortunata Mary Ann Nichols, che però gli amici e i clienti chiamavano affettuosamente Polly.

Figlia di un fabbro, sposa a sedici anni, madre di cinque figli, finì presto per consolare le proprie pene nei fumi dell’alcool, lo svago a poco prezzo delle classi proletarie dell’Occidente industrializzato durante tutta la seconda metà del XIX secolo.

Più volte allontanatasi dal marito, probabilmente fedifrago e violento, la povera Mary Ann cominciò lentamente, dal 1881, la sempre più veloce discesa agli inferi dell’abiezione umana entrando e uscendo di galera, lavorando per brevi periodi come cameriera per famiglie non ricche e continuando a rubare ed ubriacarsi, che erano le uniche due cose che le riuscivano bene.

Piuttosto male in arnese, con l’ultima risorsa rimasta nella storia a molte donne povere e sfortunate, Mary Ann, presa una camera in affitto con altre sue colleghe, iniziò a prostituirsi nel quartiere meno chic di Londra, Whitechapel, in quell’East End di clangori ferrosi, fuliggine, grigiore e smog tipici di un insediamento operaio di una città industriale moderna.

Eppure, quel quartiere, cinque secoli prima, era un posto ameno e tranquillo e aveva preso il nome da una piccola cappella di campagna (allora l’East End ‘era’ una campagna) intitolata a Santa Maria Matfellon ed era questa la ragione per cui si era chiamato ‘Whitechapel’ cioè il quartiere della Cappella Bianca.

Quartiere sempre un po’ bohemién, abitato da esuli come Marx e Mazzini, artisti squattrinati, bari, attori in cerca di contratto e fortuna e varia altra umanità alla deriva, era anche, però, la sentina di Londra, il luogo in cui il peccato, declinato in tutti i modi possibili e immaginabili, era a portata di mano e a buon mercato.

In quel quartiere, da qualche anno, Mary Ann si concedeva a gente di passaggio per mezza sterlina, un quarto di sterlina o anche meno: a volte bastavano due buoni boccali di birra e mezz’ora d’amore era assicurata.

La notte tra il 30 e il 31 agosto 1888, una notte fredda, piovosa e schifosa, che non sembrava affatto estiva, Mary Ann, Polly, non avrebbe mai pensato di entrare nella storia: anche perché le era già difficile entrare nelle locande del quartiere o nella stanzetta della sua pensione perché non poteva mai pagare i suoi conti.

Pensava di fare soldi, di fare solo un po’ di soldi, bere e tornare a casa a dormire qualche ora prima di vagare ancora come un fantasma per le strade in cerca di clienti. Pensava questo la povera Polly. Ma le andò male.

Le si avvicinò un cliente (o forse lei cercò, ubriaca, di abbordarlo: non lo sapremo mai): era un tipo elegante, vestito con tanto di mantello lungo e scuro, cilindro e mani guantate. Pensava che magari ad uno così si sarebbe potuta chiedere addirittura una sterlina, invece che pochi pennies.

Si sbagliava, la povera Polly.

Quell’uomo elegante e silenzioso, prima che lei potesse accorgersene, tirò fuori un lungo, luccicante coltello ed iniziò a colpire con freddezza e precisione: e per Polly, Mary Ann Nichols Walker all’anagrafe di Londra, fu il buio per sempre.

Alle prime luci del 31 agosto 1888 due carrettieri si fermarono vicino al suo cadavere: non era propriamente cadavere perché il corpo era ancora caldo e i due uomini giurarono che respirasse ancora quando le si erano avvicinati (anche loro, forse, a quell’ora, avevano già messo in corpo diversi bicchieri di buon rum per poter dire una tale stupidaggine). Ma era un povero corpo di prostituta adagiato in un lago di sangue. Arrivarono presto il primo poliziotto e poi il medico che ne constatò la morte, confermando che l’assalto era avvenuto pochissimo tempo prima.

Mary Ann Nichols, Polly, voleva solo guadagnare disonestamente qualche soldo e farsi una bella bevuta per dimenticare il suo passato e il suo presente: voleva soltanto tornare a casa prima dell’alba per farsi qualche ora di sonno.

Non avrebbe mai pensato di diventare la prima vittima di Jack lo Squartatore.

Poveretta.

Dalla canzone d’autore alla reggae music, il Metaponto Beach Festival chiude con successo la XV edizione

in Cultura

Breve ma intensa, la due giorni del Metaponto Beach Festival 2019 si è conclusa lunedì 19 agosto con il tradizionale melting pot di dialetti del Sud Italia che aleggia sul castello Torremare di Metaponto nella serata dedicata alla Meridional Reggae Reunion, dopo aver ospitato, domenica 18 agosto, una tappa de “Il Club Tenco ascolta”, con un ospite speciale prima in platea e poi sul palco, Brunori Sas.

Il cantautore calabrese ha partecipato alla serata inaugurale del festival durante la quale si sono esibiti la cantautrice pugliese ALEA e i lucani Antonio Langone e Piermichele e i Tecnici del suono, selezionati dal Club Tenco per la tappa lucana del format che gira l’Italia alla ricerca di artisti emergenti.

Brunori ha seguito le performance dal terrazzo dell’antica fortificazione di Torremare, prima di concedersi al pubblico del Metaponto Beach Festival in un’intervista-concerto  diretta dal giornalista e critico musicale de Il Fatto Quotidiano, Paolo Talanca. Dopo aver ricordato di esser stato ospite della comunità bernaldese esattamente dieci anni fa, quando ha avuto inizio la sua carriera musicale, il cantautore ha raccontato brevemente il suo percorso artistico, a partire dalle “canzoni da falò” dei primi album per arrivare al disco “A casa tutto bene” – Targa Tenco 2017 – dove, per la prima volta, ha rappresentato l’attualità in modo diretto: “In quel periodo non mi andava di usare l’ironia per raccontare la realtà – ha spiegato – perché l’ironia a volte diventa un’alibi. Volevo dire le cose in modo più diretto, anche a rischio di essere retorico e di mostrare le mie fragilità”.

Prima di lasciare spazio alle sue canzoni, a partire dalla mitica “Guardia ’82”, è stato proiettato il video della canzone “We are one”, brano nel quale i Krikka Reggae cantano con i profughi degli Sprar lucani gestiti da Arci Basilicata per dire stop al razzismo, a cui ha preso parte lo stesso Brunori, insieme ad altri artisti famosi come Paola Turci, Fiorella Mannoia, Claudio Bisio, Rocco Papaleo e Paolo Kessisosglu. I proventi del video, distribuito e prodotto da Mediterraneo Cinematografica, saranno devoluti alla Mediterranea Saving Human, ong che si occupa del salvataggio di migranti.

Messaggi di pace e speranza sono stati lanciati dal palco del XV Metaponto Beach Festival anche nella seconda e ultima serata, in cui la musica in levare ha dettato il ritmo dei numerosi cambi palco necessari a dare voce ai circa venti reggae singer ospiti della Meridional Reggae Reunion. I pugliesi Mama Marjas, La Marina, Fido Guido, Moddi, Papa buju, Masta G, Rankin Lele, Papa Leu e Papa Ricky, insieme ai campani Enrico Reddog Ausiello, Francesco Boom Buzz Ausiello, Tonico Settanta, Morfuco Piervito Grisù e Uru Mangas Giuann, ai calabresi Killacat e Dj Lugi aka Boogie Lou, e al siciliano Tupie hanno animato la lunga staffetta musicale che ha avuto come ospite d’eccezione il deejay e cantante giamaicano Jah Mason.

Il programma del Metaponto Beach Festival ha pensato anche ai più piccoli, che ogni pomeriggio, già a partire da sabato 17 agosto, hanno partecipato ai laboratori gratuiti di circo, per ragazzi e bambini, a cura di Circo LaboratorioNomade, che si sono svolti sul lungomare di Metaponto.

“Un ringraziamento speciale va al pubblico, numeroso, che anche quest’anno ha preso parte alle serate del Metaponto Beach Festival, tanto diverse in quanto a genere musicale, ma così uguali in termini di sforzi organizzativi e di soddisfazioni. Senza di loro – ha dichiarato Manuel Tataranno, presidente dell’associazione Krikka – non potremmo rinnovare ogni anno l’appuntamento con il festival, soprattutto considerando che la Regione Basilicata, purtroppo, ha tagliato diversi fondi destinati alle manifestazioni culturali come la nostra”.

Il Metaponto Beach Festival è organizzato dalle associazioni Krikka di Bernalda e Multietnica di Potenza, con il sostegno di Comune di Bernalda e Regione Basilicata.

 

La malattia del nostro tempo sono le fake news

in Cultura

Dalla politica all’economia, tutti i campi della nostra società sono soggetti alle notizie inventate. Cosa sono, come nascono e soprattutto perché.

 

Per molti sono il male del nostro tempo, per altri sono una ragione di vita. Altri ancora ci hanno costruito sopra il loro impero, che sia economico, sportivo, politico, sociale, poco importa. Stiamo parlando delle fake news, delle notizie inventate a tavolino che in un paio di click diventano virali in rete. Entrando nella vita di tutti noi, anche di chi a quelle fake news non ha mai creduto.

Come? Con le scelte che vengono prese soprattutto nei palazzi della politica. Un ambito in cui le notizie false stanno avendo un ruolo sempre più importante. Lo hanno dimostrato in primo luogo le elezioni presidenziali negli Stati Uniti, dove è stato certificato e approvato un inserimento della Russia nella propaganda pro Donald Trump. Una manovra resa possibile proprio da internet, dai social network e dalle notizie inventate. La ricetta era semplice: creare articoli falsi contro la gestione di Barack Obama, mettere in circolazione pezzi faziosi e studiati ad arte contro Hillary Clinton, renderli virali su Twitter e Facebook attraverso la creazione di profili falsi. Ecco che il gioco è fatto.

Se ci pensate bene è quello che è successo in Italia con tantissimi argomenti. Primo fra tutti quello del terremoto, sul quale erano state messe in circolazioni notizie relative all’abbassamento, studiato dal Governo, della magnitudo, in maniera tale da non dover dare nessun privilegio e nessun aiuto ai cittadini colpiti dalla calamità. Niente di più falso, ovviamente. Ma fake news girano anche sul numero degli immigrati, sui loro reati, sui figli e parenti dei politici, persino sul mondo del gioco d’azzardo. E proprio alcune fake news sono servite per promuovere il Decreto Dignità: la pubblicità di scommesse e vincite a premi ha corrotto l’80% dei giovani. Una statistica ovviamente inventata, come quella di cui si serve Matteo Salvini per parlare di rom, zingari e stranieri irregolari nelle nostre città.

Per farsi un’idea di quanto vasto sia il fenomeno delle fake news in Italia, può essere un esercizio utile frequentare il sito bufale.net, un portale in cui le notizie vengono filtrate, monitorate, studiate e soprattutto accertate. Aprendo la loro home page ci si trova davanti la notizia relativa al “Virus Zanzare che fa esplodere il cervello”, ma se ne trovano di tutti i colori: dalla villa di Roberto Giachetti accatastata come casa popolare alla scorta inglese di Donald Trump disposta a forma di pene, passando per bambini malati di cancro e nonne sfrattate di casa.

Ma perché si creano queste storie? Lo storico Marc Bloch diceva che “una falsa notizia è solo apparentemente fortuita, o meglio, tutto ciò che vi è di fortuito è l’incidente iniziale che fa scattare l’immaginazione; ma questo procedimento ha luogo solo perché le immaginazioni sono già preparate e in silenzioso fermento”.

E’ positivo il bilancio dell’edizione 2019 con Verdone, Argento, Armenti e i film da tutto il mondo

in Cultura

Il Lucania Film Festival ha decretato i film vincitori della ventesima edizione nella serata delle premiazioni dell’11 agosto in una cerimonia presieduta da Dario Argento.
La Giuria Internazionale formata da Matteo Pianezzi, Sara Lorusso e Anna Budanova ha votato la pellicola cipriota Sunrise in Kimmeria del regista Simon Farmakas come miglior film in concorso. La storia narra gli incredibili avvenimenti generati dall’incauta scelta di un agricoltore di liberare un oggetto volante atterrato a Cipro. A Pantareno (Germania), invece, il premio come miglior documentario. Diretta da Ettore Camerlenghi ed Alexis Fitakas, l’opera narra di un viaggio metaforico e reale lungo il Reno.
Fra i cortometraggi, autentico marchio di fabbrica del Lff, premi sono stati assegnati a Inanimate, animazione italo – inglese per la regia di Lucia Bulgheroni; La Strada Vecchia (Italia) per la regia di Damiano Giacomelli e Nieoczekiwane (Polonia) di Mateusz Bulawa. La sezione Spazio Italia è stata vinta da The Rebel’s Escape di Eugenio Morina.
Numerosi i premi assegnati dalla Giuria POP che, tra l’altro, ha individuato in Here my village, opera iraniana di Abas Aram, il miglior film in concorso.
I cinque giorni di lavori del Lff 2019 sono stati come sempre densi di appuntamenti e spunti di riflessione rappresentando una irripetibile opportunità per uno scambio culturale di ampio respiro, operazione permessa innanzitutto dai film provenienti da tutto il mondo assieme ai cineasti che li hanno iscritti al più longevo Festival indipendente di Basilicata.
Funzionale all’arricchimento culturale del pubblico è stata la presenza degli ospiti. Fra masterclass più tecniche e lectio magistralis i nomi forti del Lff hanno dato il tipo di contributo che l’evento vuole ottenere, ben oltre le semplici passerelle.
In questo senso Carlo Verdone, oltre a narrare episodi e percorsi della sua lunga e famosa carriera, ha spiegato come e quando una storia può diventare film ed attraverso quali intuizioni l’autore può comprendere quale sia il momento giusto per produrre un’opera o gestire al meglio una pausa creativa. Da Verdone anche una confidenza che rende uno spaccato dei tempi moderni: “Oggi ci metto il triplo del tempo a scrivere una commedia, forse perché c’è davvero poco da ridere. E’ un periodo molto difficile. Certo, poi, nell’autore si fa spazio un’altra riflessione che induce a tentare nuovamente di portare un po’ di leggerezza fra la gente. E così torniamo a cercare di diventare antidepressivi privi di effetti collaterali”.
Quasi come una sorta di reazione ideale a questa lettura del presente è arrivata dal direttore artistico del Lff Rocco Calandriello durante le cerimonia di premiazione alla presenza di Dario Argento: “Grazie – ha detto Calandriello riferendosi al regista – per la paura che ci hai donato perché rappresenta uno stimolo. Il Festival, per cinque giorni all’anno, si ritrova al centro del mondo e la paura della sfida si trasforma in bellezza. In un altro senso percepiamo la paura come allarme sociale e, su un altro livello, l’abbiamo provata quando abbiamo temuto di non poter realizzare in questi luoghi il nostro progetto di vita. Proprio quella paura ci ha aiutati a generare il percorso che ci ha portati a compiere 20 anni, assieme anche ad ospiti come Dario Argento che diventano nostri compagni di viaggio e non elementi glamour”.
Il maestro dell’horror italiano, nel corso della sua lezione, ha spiegato che “non può esserci thriller senza psicologia, senza un confronto con la propria parte oscura”, ed ha individuato nel Lff un “elemento in grado di valorizzare una regione come la Basilicata che è bellissima e che merita maggiore frequentazione ed attenzione”.
Un messaggio positivo, che proprio in tempi così duri può aiutare ad indicare nuove strade di realizzazione è giunto al Lff dall’urban explorer Piero Armenti, che da una pagina facebook di oltre un milione di iscritti – Il Mio viaggio a New York – ha creato un’agenzia che vende pacchetti turistici nella Grande Mela a partire dalla narrazione della città attraverso alcuni semplici video realizzati con uno smartphone. Per Armenti i social sono stati strumento di una affermazione professionale difficile da generare al di fuori di una piattaforma come facebook. La sua ricetta del successo passa da tre step: individuare una passione, valorizzarla sui social e trovare il modo di trasformarla in business. Da Armenti anche un invito ad “usare i social in chiave positiva ed utile, invece che come piattaforma in cui scaricare i problemi e riversare odio”. Un tema quantomai attuale di cui il Festival, sempre più proiettato ad intercettare anche linguaggi e problematiche distanti dal mondo del cinema, ha voluto farsi carico tracciando già una nuova dimensione culturale che  può essere universo da esplorare nei prossimi 20 anni di vita.

Tutti i film premiati al Lucania Film Festival 2019.

I verdetti della Giuria Internazionale:

Corti Animazione

Miglior Film: Inanimate (Italia – UK) di Lucia Bulgheroni
Miglior tecnica di animazione: Mercurio (Italia) di Michele Bernardi
Menzione speciale Listen papa! (Russia – Francia – Germania) di Tatiana e Olga Poliektova

Corti Fiction

Miglior Film: La strada vecchia  (Italia) di Damiano Giacomelli
Miglior attrice Michael Blank in Milk
Miglior attore Ljubisa Gruicic in The royal blue
Miglior soggetto: 2nd class (Svezia) di Jim Olsson
Miglior regia a Katarzyna Gondek per Deer Boy
Menzione speciale a Senza Titolo (Brasile – Portogallo) di Maira Flores e  Luciano Scherer

Corti Documentari

Miglior film: Nieoczekiwane (Polonia) di Mateusz Bulawa
Miglior soggetto: Ancora Lucciole (Spagna) di Maria Elorza
Menzione speciale: Los viejos heraldos (Cuba) di Luis Alejandro Yero
Miglior regia: Soufisme (Tunisia) di Younes Ben Hajria

Lunghi Fiction

Miglior film:  Sunrise in Kimmeria (Cipro) di Simon Farmakas
Menzione special e: Here my village (Iran) di Abas Aram

Lunghi documentari

Miglior film: Pantareno (Germania) di Ettore Camerlenghi ed Alexis Fitakas
Menzione special e: Nar (Algeria) di Meriem Achour Bouakkaz

Spazio Italia

Miglior film: The rebel’s escape di Eugenio Morina

I verdetti della Giuria POP:

Lunghi fiction

Miglior film : Here my village di Abas Aram
Miglior sceneggiatura: Dhuusar di Saha Soumi e Mondal Snehashish
Miglior interprete : Saha Soumi in Dhuusar

Lunghi documentari

Miglior film : Nar di Merien Achour-Bouakkaz
Premio per tema trattato : Dumpster Divers di Laura Lazzarin, Kerstin Palme  e Martin Kleinmichel
Menzione speciale: “The way back” di Maxime Yennes e Dimitri Petrovic

Spazio Italia

 

Miglior film: “Sulla fabbrica” di Domenico Martoccia e Francesco La Cava
Menzione speciale: “The rebel’s escape” di Eugenio Morina

Corti Fiction

Miglior film e miglior sceneggiatura: “La strada vecchia” di Damiano Giacomelli
Miglior interprete: Fabrizio Falco in “La strada vecchia”

Corti Documentari

Miglior film: Soufisme di Younes Ben Hajria

Premio per tema trattato: “I racconti del Palavesuvio” di Luca Ciriello
Menzione speciale: “Los viejos heraldos” di Luis Alejandro Yero

Corti Animazione

Miglior film: “Mercurio” di Michele Bernardi
Miglior tecnica: “ Inanimate” di Lucia Bulgheroni
Menzione speciale: “ Neobicna Kupka Gospodina Otmara” di Niko Radas

 

 

Carlo Verdone è il primo ospite d’eccezione del Lucania Film Festival

in Cultura

E’ il giorno di Carlo Verdone al Lucania Film Festival 2019. L’attore e regista romano, domani 8 agosto, terrà una masterclass sul cinema nella Sala Interna del cineparco Tilt di Marconia di Pisticci a partire dalle 17.30. L’appuntamento ha già fatto registrare il tutto esaurito. Nel corso dell’intervento Verdone darà il suo contributo di esperienza in una interazione con il pubblico finalizzata a conoscere la vision del cinema da parte di un maestro della commedia italiana. Come nasce un successo? Cosa c’è dietro la messa in opera di un film? Quali sono i segreti ed i consigli da poter svelare ad un pubblico di appasionati e, in parte, anche di addetti ai lavori?
Dopo aver momentaneamente salutato i luoghi del Festival per un tour informale su alcune location suggestive del territorio, Carlo Verdone tornerà in serata con un doppio appuntamento. Alle 21.00 nella piazza Scola, infatti, sarà proiettato il suo film Bianco, rosso e Verdone. Poi, dalle 23.00, nella lectio magistralis, Verdone incontrerà il grande pubblico del Festival per raccontare i suoi personaggi e le storie che hanno caratterizzato la sua lunga carriera. L’evento è ad ingresso libero e sarà moderato dalla giornalista di Repubblica e sceneggiatrice Antonella Gaeta.
“Se non fosse stato per una piccola sala da quaranta posti, che proiettava dalla fine degli anni Sessanta film sperimentali o underground, insieme a retrospettive di grandi registi, probabilmente la mia passione per il cinema non sarebbe mai nata”. La confessione di Verdone segue in un certo senso i passi del Lucania Film Festival che oggi deve il festeggiamento dei suoi 20 anni di vita all’intraprendente iniziativa di un gruppo di giovani che scommissero sulle proiezioni dei cortometraggi in una piccola città della Basilicata. Se non fosse stato per loro, oggi la Lucania non avrebbe il più longevo evento di promozione della settima arte, capace negli anni di veicolare le mille sfumature ed i più svariati contenuti del cinema del mondo e portare in questa terra numerosi ospiti d’eccezione e centinaia tra cineasti, musicisti ed artisti dai cinque Continenti.
Nella Sala più grande del Lff, in un appuntamento più informale, Verdone racconterà dell’incontro con Sergio Leone, decisivo per la sua carriera, e di quello con Alberto Sordi, con il quale ha lavorato ed al quale ha dedicato un documentario. E poi gli aneddoti connessi a film come “Borotalco” (1982), “Io e mia sorella” (1987), “Compagni di scuola” (1988), “Stasera a casa di Alice” (1990), “Maledetto il giorno che ti ho incontrato” (1992), “Al lupo al lupo” (1992), “Perdiamoci di vista” (1993), “Viaggi di nozze” (1995), “L’amore è eterno finché dura” (2004), “Manuale d’amore” (2005), “Grande grosso e Verdone” (2008), “Io loro e Lara” (2010), “L’abbiamo fatta grossa” (2016), “Benedetta follia” (2018).
Nel secondo giorno di lavori continuerà la programmazione dei film in concorso, proiettati nelle diverse location del Cineparco Tilt. Il music stage by Mirko concluderà la serata nel Moon Garden a partire dalla mezzanotte.

Al via “Cinemadamare scuole”

in Cultura

Diventa sempre più intenso e proficuo il rapporto tra Cinemadamare(giunto alla 17esima edizione) e tutti gli Istituti Scolastici, di ogni ordine e grado della Basilicata. Da martedi 6 agosto, infatti, prende il via la terza edizione di “Cinemadamare Scuole”: un concorso nel concorso, che Cinemadamare organizza dal 2017, con il “placet” dell’ Ufficio Regionale Scolastico. Si tratta di una grande opportunità che il Campus Itinerante, nato a Nova Siri nel 2003 e espanso in altre 15 regioni italiane, offre ai lavori che gli studenti lucani svolgono durante l’anno scolastico, al fine di appropriarsi di principi e tecniche del cinema e dell’audiovisivo. In questo modo, i migliori lavori scolastici lucani dell’anno 2018- 2019 hanno a disposizione il grande schermo di Cdm, ed una grande platea per valutare il livello di apprendimento raggiunto dagli allievi, con i lavori coordinati dai loro docenti. Ecco tutte le scuole che hanno superato le selezioni preliminari, e che propongono i loro film durante la settimana di “Cinemadamare Nova Siri”: l’Istituto Comprensivo “Torraca Bonaventura” di Potenza, con l’opera “Tg Ragazzi Anticaporalato”; il Liceo “G. Peano” di Marsiconovo, con il film “The Secret Garden”, il Liceo Artistico “Federico II di Svevia” di Melfi, con il corto “Tutti giù per terra”; la Scuola Primaria I. C. “Irsina”di Irsina, con il lavoro “il Genio della Pietra”. Per la sera dell’11 agosto, in occasione dell’ultima proiezione di Cinemadamare a Nova Siri, sarà reso noto il vincitore, tra i film appena elencati. “L’apprezzamento dell’Ufficio Regionale Scolastico, che ha fatto propria l’iniziativa di Cinemadamare, conferma il nostro impegno prioritario per la formazione”, spiega il direttore di Cdm, Franco Rina, che aggiunge: “aprire la nostra platea ai lavori delle scuole lucane è assolutamente in linea con il format della nostra kermesse: individuare e allevare giovani talenti per il cinema e per la televisione, ma iniziando proprio dai banchi di scuola”.

 

Per “quel paese” un debutto da record e questa sera lo spettacolo torna in scena

in Cultura

600 presenze per la Prima della IX edizione

ma a Colobraro il sogno continua ogni martedì e venerdì fino al 30 agosto

 

La fama di quel paese non si smentisce mai. La IX edizione dell’evento demoantropologico sul “Magico e fantastico” debutta facendo il pieno di presenze. Sono stati seicento i visitatori arrivati a Colobraro, per la prima: un record. Segno che la magia di quel paese continua a esercitare il suo fascino senza avvertire flessioni.  “Merito di una organizzazione ormai collaudata – commenta soddisfatto il sindaco Andrea Bernardo- siamo felicissimi del riscontro che l’evento continua a riscuotere. Per noi si tratta di una riconferma che ci gratifica di tutti gli sforzi  compiuti da una squadra che si avvale del contributo di centinaia di persone” .

Per chi ancora non lo avesse fatto e ha voglia di verificare di persona che  Colobraro non porta male, il prossimo appuntamento con “Il sogno di una notte a quel paese” è per martedì 6 agosto e venerdì 9, con uno spettacolo ogni ora dalle 18 alle 22.

Diretto magistralmente dal regista Giuseppe Ranoia , un “plotone” ben addestrato di figuranti  (tutti attori non professionisti del posto, fatta eccezione per  i briganti Emanuele Asprella e Vincenzo Forcillo) è pronto a condurre turisti e curiosi  tra storie di masciare, fattucchiere, affascini, monachicchi. Non prima, però, di essersi muniti di “cingiok”, l’indispensabile amuleto portafortuna, e fatto tappa al Palazzo delle Esposizioni, dove è possibile visitare la mostra fotografica “Con gli occhi della Memoria” di Franco Pinna, il fotografo che accompagnò De Martino nei suoi viaggi in Lucania, insieme alla mostra su “La Civiltà contadina” e “La casa contadina”. E a fine viaggio tutti a tavola. Il percorso, infatti, si conclude con una sagra a base di piatti tipici e il mercatino dell’artigianato locale

Il percorso teatrale itinerante, intanto, si presenta ancora una volta rinnovato. Storia e narrazione fantastica, come sempre, si intrecciano con tocco leggero e coinvolgente.

Fanno la loro apparizione nel “Sogno”  Concetta Capretto e Rocco Tortiera, due novelli Romeo e Giulietta in salsa lucana. L’amore contrastato tra i due giovani avrà risvolti comici dagli esiti esilaranti e inaspettati.  I briganti Ninco e Nanco, questa volta, sono al servizio dei padroni prontamente riciclati  al servizio dei nuovi potenti dell’Italia post unitaria, riproponendo in chiave umoristica il conflitto tra coppole e cappelli. E ancora, per rendere omaggio a Matera capitale europea della Cultura 2019, si attinge a piene mani al mito di Europa e al potente valore simbolico di sguardo rivolto a ovest, direzione di libertà e futuro secondo gli antichi fondatori di città, in cui la falce della luna è un ponte ideale tra sud e nord. A vegliare su tutti questi personaggi, come sempre il santo protettore San Carpanazzo.

 

Al via a Sant’Angelo Le Fratte l’ottava edizione di “Corti in Cantina”. Premio alla carriera al regista Ruggero Deodato.

in Cultura

La VIII edizione della rassegna cinematografica di cortometraggi lucani “Corti in Cantina – 2019″ si svolgerà come consuetudine nella suggestiva cornice di Sant’Angelo Le Fratte (PZ) il 4 agosto, in Piazza dei Martiri, a partire dalle ore 21,00.

La rassegna, organizzata dall’associazione culturale Basiliciak in collaborazione con l’Amministrazione comunale di Sant’Angelo Le Fratte, la società di produzione Mediterraneo Cinematografica e con il patrocinio della Lucana Film commission, vede come protagonista il cortometraggio con il suo linguaggio breve e il cinema lucano nelle sue varie sfumature.

L’iniziativa, sotto la Direzione Artistica del regista Giuseppe Marco Albano, nasce, infatti, per valorizzare, promuovere e premiare i talenti lucani che si sono distinti nel mondo del cinema: registi, attori, produttori, sceneggiatori e operatori del cinema. I premi sono assegnati da una giuria di qualità composta da esperti del settore cinematografico.

«Per me è un onore essere per l’ottavo anno consecutivo – dichiara Giuseppe Marco Albano – il direttore artistico di questa bellissima rassegna, che punta i riflettori sui tanti talenti lucani presenti nel panorama cinematografico italiano. Ringrazio il sindaco Michele Laurino e l’Amministrazione comunale di Sant’Angelo Le Fratte per l’ospitalità e gli organizzatori per il lavoro profuso in questi mesi per l’organizzazione della manifestazione».

Durante la serata verrà assegnato anche il premio speciale alla carriera, che in questa edizione andrà a Ruggero Deodato, potentino di nascita, regista e sceneggiatore, inizialmente di commedie e polizieschi all’italiana (poliziotteschi), e in seguito di pellicole horror, in particolare di genere cannibal, divenendo noto per il contenuto estremo dei suoi film, che gli hanno portato numerosi problemi con la censura e gli hanno procurato il soprannome di Monsieur Cannibal.

«Siamo felicissimi e onorati – continua il direttore artistico Albano – di premiare e ospitare uno dei maestri assoluti del genere horror italiano, un regista che con le sue pellicole ha conquistato il pubblico di tutto il mondo, finendo per influenzare il lavoro di registi come Oliver Stone, Quentin Tarantino e Eli Roth. Spero che il suo esempio possa influenzare positivamente i tanti giovani lucani impegnati nel mondo del cinema».La serata sarà presentata dai giornalisti Sergio Ragone e Margherita Sarli.

LA VIDEO INTERVISTA. Progetto musicale De André – 12 Agosto, Scanzano Jonico

in Cultura

Programma :
Palazzo Baronale Scanzano Jonico
Dal 7 al 12 Agosto
Se non sono gigli…
Mostra di pittura dell’artista
Pasquale Gesualdi
12 Agosto 2019 ore 18.30
Corte Palazzo Baronale, Scanzano Jonico

Conferenza dal titolo:
“De Andrè storie, emozioni e parole”
Interverranno:
Raffaele Pinto, Filippo Scilleri,
Armando Lostaglio, Graziana Di Biase, Pasquale Gesualdi, Giovanni Andreulli, Natale Federico,
Filomena Pinca.
Mary Rita Tracanna
evento gratuito
12 agosto ore 21.30
Piazza Don Luigi Sturzo Scanzano Jonico
“ProgettoMusicaleDeandrè”in concerto
Tour il viaggio, Filippo Scilleri canta Faber
evento con ingresso gratuito.
Nel corso dell’evento sarà ufficializzata l’intitolazione a Fabrizio De Andrè, dell’ICS di Scanzano
Jonico con un messaggio della Signora Dori Ghezzi/De Andrè.

L’intervista a cura di Raffaele Pinto

Un ‘assassino’ estremamente delicato. Storia di Marlon James.

in Cultura/Una finestra sul Mondo
Marlon James

Immaginate di essere nato in Jamaica, di essere un tipico nerd, di avere come prevalente e forse unica passione quella per la lettura (e quindi di vivere più in un mondo di fiction che in un mondo reale), di non fare e non essere interessato agli sport, di amare la buona musica (tipo quella degli Eurythmics o dei Pet Shop Boys), di venerare Bob Marley come persona prima che come musicista e infine di essere gay e non poterlo dire a nessuno: avete immaginato tutto questo?

Bene: è quello che è successo a Marlon James che, a dirlo così potrebbe essere uno dei tanti gangsta-rap della migliore tradizione e che, invece, è il vincitore di premi come il Man Booker Prize 2015, il National Book Critics Cicle Awards, dell’Anisfield-Wolf Book Award e del Minnesota Book Award: che sarebbe come dire, per un regista italiano, aver vinto il Nastro d’Argento, il David di Donatello o il Taormina Film Festival.

Autore di libri di grande successo, tradotti in molte lingue, come Le donne della notte, Il diavolo e John Crow e soprattutto Breve storia di sette omicidi, Marlon James è riuscito a fondere in una sapiente lega la sua ottima formazione scolastica, l’origine medio-borghese, le sue radici jamaicane, la sua attuale esistenza americana, le tante esperienze lavorative e la capacità di cogliere personaggi e slangs nelle opere che lo hanno reso uno scrittore vincente sempre pronto a scalare classifiche e aspirare a premi.

Ma non è per questo che vi ho parlato di questo scrittore capace di parlare di omicidi come mia nonna sarebbe stata capace di parlare dei suoi ricami, con la stessa pacata levità, con la stessa grazia antica ed ora sconosciuta di cui alcuni esseri straordinari sono in possesso: no.

La storia di Marlon James è una storia di speranza.

Pur convinto di poter, addirittura di ‘dover’ fare lo scrittore, il simpatico James per settantotto volte (78!) ha inviato i propri manoscritti alle più disparate case editrici americane, vedendoseli sempre bocciare, rifiutare, restituire.

Era arrivato alla determinazione che, dopo un così ragguardevole numero di rifiuti, si poteva anche concepire la fine di una carriera neanche iniziata: ed ha iniziato a fare il pubblicitario, il grafic designer ed altre amene attività mini-pagate.

Ad un suo professore di scrittura creativa che gli chiedeva racconti, faceva finta di non averne e di non essere capace di scriverne: finché un amico non fece pervenire, a sua insaputa, uno dei suoi migliori racconti sulla posta elettronica del suo insegnante di scrittura che, nel giro di pochi giorni, fu capace di trovargli un editore e quindi un pubblico.

No: la storia di Marlon James non è una storia di successo. E’ prima di tutto una storia di speranza ed è con questo spirito che la condivido con voi.

Fatene tesoro.

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