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Cultura - page 16

A un passo dalla vetta. Storia del sogno di Angela Ponce.

in Una finestra sul Mondo
La modella transgender Angela Ponce in una delle sue immagini più glamour.

Il prossimo 18 gennaio 2019, nella sua casa di Pilas, in Andalusia, un personaggio che sta conquistando sempre maggiore popolarità in Spagna e altrove festeggerà ventotto anni.

 

Con la stessa allegria, e magari anche un pizzico di orgoglio personale e professionale, la stessa persona, il 29 giugno 2019, festeggerà l’anniversario di un’importante vittoria: quella di Miss Spagna.

 

Sto parlando di Angela Ponce, una modella sulla quale i maggiori giornali di moda e di gossip del Vecchio Continente (e non solo) hanno scritto articoli su articoli sguazzando nel glamour di un mondo irreale e lontanissimo quale quello delle aspiranti Miss Universo.

 

Va bene, direte voi, e allora?

 

Non sarebbe la prima volta che sulla belloccia di turno (cantante, attrice, modella, contorsionista, tronista, equilibrista, amica di Amici, amica degli amici, donna di Uomini e Donne, donna tra le pie donne e gli uomini di buona volontà, incantatrice di serpenti e di anguille o miracolo vivente di intelligenza, santità, poeticità e venustà) si scatena l’attenzione morbosa della stampa. Siamo vecchi e ne abbiamo viste di tutti i colori.

 

Ma nel caso di Angela Ponce, la ragione di tanta attenzione ‘gossippara’ c’è tutta: e sì, perché Angela, un tempo, si chiamava Mario.

 

Il 18 gennaio 1991, infatti, a Pilas, nasceva Angel Mario Ponce Camacho che, però, sin da piccolissimo, si rese conto di essere una fanciulla intrappolata in un corpo maschile.

 

Ascoltata in televisione, a undici anni, la storia di un trans-gender, e compresa la propria condizione e il cammino che l’aspettava, a sedici anni, Angel Mario ha iniziato la terapia ormonale ed il percorso chirurgico estetico e funzionale ed alla fine, nel 2014, con l’operazione decisiva e più importante, ha riconquistato anche anatomicamente quella completezza che cercava dalla nascita.

 

Forte di questa nuova, più matura e solida sicurezza anche fisica, Angel, che aveva finalmente potuto cambiare anche il nome in Angela Maria Ponce Camacho, ha partecipato a Miss Spagna nell’estate del 2018 ed ha vinto a mani basse, diventando la prima Miss Spagna trans della storia della kermesse.

 

Con questo passaporto importante, e col favore degli scommettitori internazionali, ha partecipato anche a Miss Universo 2018, senza riuscire, però, a classificarsi tra le prime venti concorrenti.

 

Angela Ponce è arrivata ad un passo dalla vetta, ma è stata sconfitta: almeno all’apparenza.

 

Ma anche perdendo il massimo titolo a cui una modella possa mai aspirare, Angela Ponce ha conquistato, e non solo per sé, un premio ancora più importante: quello della parità. Con il riconoscimento della sua bellezza e della sua femminilità, sebbene nella dimensione trans-gender, Angel Ponce ha fatto fare al mondo LGBTQ un ulteriore passo avanti nell’integrazione e nel riconoscimento in una società ancora per molti aspetti ottusa.

 

E, naturalmente, nell’occasione, Buon 2019 a tutti voi!

Il giro del mondo nei dieci secondi prima dello scoccar di mezzanotte

in Cultura/Una finestra sul Mondo
Il giro del mondo nei dieci secondi prima dello scoccar di mezzanotte
Il giro del mondo nei dieci secondi prima dello scoccar di mezzanotte

Fra poche ore arriverà puntuale il nostro appuntamento con le bollicine per brindare al nuovo anno. Lo scoccare della mezzanotte è un momento magico, un punto di passaggio tra la dimensione del passato e quella del futuro, che tutti noi valichiamo con valigie colme di desideri e attese. Ci lasciamo alle spalle un anno ormai sfinito, per abbracciare altri 365 giorni appena nati. Per prepararci al meglio in questa competizione con il nostro avvenire tutti ricorriamo a riti propiziatori, appartenenti alla nostra identità culturale, gesti ripetitivi che ci infondono sicurezza e catturano positività, come indossare intimo rosso o le classiche scorpacciate di lenticchie e zampone per ottenere ricchezza.  Ma fuori dai confini del Bel Paese come si accoglie il nuovo anno? Vinciamo per un attimo la pigrizia e saliamo a bordo di questa virtuale mongolfiera per sorvolare il  mondo e vedere come questo si prepara a festeggiare il 2019.

Nella calda Spagna, alla mezzanotte per ottenere fortuna si mangiano dodici chicchi d’uva, uno per volta a ogni rintocco dell’orologio di Puerta del Sol di Madrid. L’evento è trasmesso in tutte le tv del Paese.

In Polonia, se siete in cerca dell’anima gemella la notte del 31 dicembre dovete indossare dell’intimo nuovo, non importa il colore, ma ricordatevi di non staccare l’etichetta.

In Portogallo, come legume portafortuna alle nostre lenticchie, preferiscono i piselli, da mangiare come zuppa. Inoltre, per tradizione, è di buon auspicio tenere sette chicchi di melograno o una foglia di alloro nel proprio portafogli.

I tedeschi hanno le idee un po’ confuse sul Capodanno. Lo festeggiano goliardicamente in maschera come se fosse Carnevale, bevendo litri di Feuerzangenbowle, la bevanda delle associazioni studentesche a base di vino, cannella, chiodi di garofano, buccia d’arancia e rum. Inoltre per sapere se l’anno nuovo porterà fortuna, sciolgono del piombo in un cucchiaino (vedi foto), poi lo versano dentro un contenitore di acqua fredda. A seconda della forma che assumerà se ne deduce il futuro. La tradizione vuole anche che nella notte del 31 dicembre vengano mangiati i krapfen. Tra i tanti, ce n’è uno farcito con la senape, destinato a chi avrà un anno fortunato (e uno stomaco in subbuglio).

Bleigießen- Tradizione tedesca per predire il futuro durante la notte di San Silvestro.

Anche in Cile le festività si confondono.  Il Capodanno cileno ha molto a che vedere con Halloween. Molto spazio viene dedicato ai defunti, visitando i cimiteri e con la possibilità di potervi  dormire all’interno durante l’ultima notte dell’anno.

Nella romantica Francia vige la regola del “Gui de l’An Neuf”: chi si bacia a mezzanotte sotto il vischio avrà prosperità  in futuro e le coppie che lo faranno saranno destinate a sposarsi nell’anno che verrà.

Se il bianco vi dona particolarmente, potreste decidervi a festeggiare la notte di San Silvestro in Brasile. Durante questa festa tutti indossano degli abiti bianchi, colore che ha il potere di attirare la felicità. Inoltre, rendono omaggio alla dea delle acque Lemanja gettando in mare dei fiori e delle zattere illuminate da candele in suo onore.

I turchi per la fine dell’anno non badano a spese e alla bolletta dell’acqua: a mezzanotte vengono aperti tutti i rubinetti in casa perché l’acqua che scorre è sinonimo di benedizione per le famiglie nell’anno nuovo.

In Perù viene realizzato una muñeco, una bambola simile a uno spaventapasseri che simboleggia l’anno vecchio, fatta di un materiale infiammabile, (talvolta viene anche imbottita di fuochi d’artificio), quindi incendiata a mezzanotte. In Messico per tutta la giornata si accende e si spegne il fuoco gettando tra le fiamme pietre o mestoli di legno.

Kadomatsu- decorazioni giapponesi in bambù e pino per il nuovo anno

In Giappone si festeggia dal 1 al 3 gennaio e si onorano gli spiriti degli antenati.  Il popolo del Sol Levante saluta il nuovo anno a mezzanotte con 108 rintocchi di campane (si ritiene, infatti, che questo sia il numero dei peccati che una persona commette in un anno e che in tal modo ci si purifichi). Si espongono decorazioni di rami di pino e bambù o con fili di paglia all’ingresso delle case.

In Sud Africa, il nuovo anno viene inaugurato il 2 gennaio con l’inizio del Carnevale. In questa data si commemora il “Giorno dell’emancipazione“, in cui furono liberati in Sud Africa 1830 schiavi.

In Russia si è soliti scrivere un desiderio su un foglio di carta, bruciarlo e gettarlo in un bicchiere di champagne che va bevuto prima che arrivi mezzanotte e un minuto. La tradizione vuole anche che, al dodicesimo rintocco, si apra la porta di casa per far entrare l’anno nuovo.

Dopo questa veloce carrellata di usanze provenienti dai posti più disparati del nostro pianeta, indipendentemente dal modo come saluterete il 2018, non resta che augurarvi buon anno.

 

 

Fra i 33 eroi italiani premiati da Mattarella, Antonio La Cava, il maestro del bibliomotocarro

in Cultura

C’è anche il maestro in pensione Antonio Lacava fra le 33 persone alle quali il presidente della Repubblica, Sergio Matterella, ha conferito l’onorificenza. “Porto i libri dove non si legge più”, è l’idea che ha mosso La Cava, infatti con il suo mezzo gira in lungo e in largo la Basilicata per distribuire gratuitamente i libri.
E’ stato nominato Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana

“Per l’impegno profuso, nel corso della sua vita, nella promozione del valore della cultura”.

Da quasi vent’anni La Cava, a bordo di uno speciale tre ruote-biblioteca ambulante, porta i libri ai bambini delle scuole elementari dei paesi più piccoli e isolati della Basilicata, dove spesso non ci sono biblioteche o librerie. Un’idea nata nel 1999 per richiamare l’attenzione sulla crescente disaffezione nei confronti del libro da parte, soprattutto, delle nuove generazioni.

Tutti i nomi:

Maria Tiziana Andriani, 56 anni (Roma)
Fabio Caramel, 26 anni (Marcon – VE), calciatore e donatore di midollo spinale;
Vincenzo Castelli, 63 anni (Roma), medico specializzato in Allergologia, lavora all’ospedale Vanini;
Vito Massimo Catania, 39 anni (Regalbuto – EN), atleta;
Aldo Chiavari, 76 anni (Tolentino – MC), presidente della Dafram Spa, che costruisce valvole a sfera flottante;
Maria Rosaria Coppola, 62 anni (Napoli), dipendente del centro di produzione Rai;
Roberto Luigi Giuseppe Crippa, 51 anni e Luisa Fricchione, 57 anni (Tione – TN)
Irma Dall’Armellina, 93 anni (Noventa Vicentina – VI);
Mustapha El Aoudi, 40 anni (Crotone);
Carmen Isabel Fernandez Reveles, 60 anni (Milano);
Ilaria Galbusera, 27 anni (Bergamo);
Germana Giacomelli, 71 anni (Craviana – MN);
Antonio La Cava, 73 anni (Matera)Antonio La Cava, 73 anni (Matera);
Roberta Leporati, 52 anni (Martina Franca – TA);
Nilo Mattugini, 65 anni e Simonetta Stefanini, 60 anni;
Claudio Madau, 37 anni (Oristano);
Iacopo Melio, 26 anni (Pisa);
Davide Monticolo, 45 anni (Trieste), ex cestista;
Roberto Morgantini, 71 anni (Bologna), lotta contro l’emarginazione sociale;
Riccardo Muci, 31 anni (Copertino – LE), agente Polstrada di Bologna
Marco Omizzolo, 43 anni (Sabaudia – LT), combatte il caporalato;
Marco Ranieri, 38 anni (Bari)
Roxana Roman, 34 anni (Roma)
Massimiliano Sechi, 32 anni (Sassari)
Rebecca Jean Spitzmiller, 62 anni (Roma), lotta contro il degrado urbano
Rosella Tonti, 51 anni (Norcia);
Igor Trocchia, 46 anni (Bergamo),ex calciatore;
Suor Elvira Tutolo, 69 anni (Termoli – CB);
Annalisa Ubertoni, 56 anni (Treia – MC);
Carlo Vettorato, 71 anni (Aosta);
Don Eugenio Renzo Zocca, 75 anni (Settimo di Pescantina – VR)

Il dono di Natale. Racconto breve di Grazia Deledda

in Cultura/Storie d'Inchiostro
Paul Gauguin: Notte di Natale (New York Small)
Marc Chagall. Natività. 1941.

Presi dalla frenesia degli acquisti e dagli impegni quotidiani, abbiamo poco tempo da dedicare a grandi letture. Ecco che ci viene in soccorso dalla realtà contadina sarda d’inizio secolo, a soddisfare la nostra passione di lettori, un breve racconto capace di farci respirare su carta la magia del Natale ormai alla porte. Un racconto su una realtà lontana dal consumismo odierno e dalla globalizzazione, più vicina alla vita dei nostri nonni, fatta di povertà e fondata su riti semplici e usanze inviolabili. E’ una vicenda che ha per protagonista un pastorello di undici anni, Felle, e la sua famiglia che, oltre alla nascita del Bambino Gesù,  festeggia il fidanzamento ufficiale della sorella con un ragazzo benestante. Tutto deve quindi esser impeccabile, dal porchetto alla torta, per onorare la presenza del promesso sposo e di suo nonno. Un piatto è riservato comunque secondo la credenza popolare al capofamiglia, recentemente scomparso, a ricordare le assenze che pesano durante le festività. Felle, tutto preso dalla festa e dal desiderio del cibo preparato per il cenone, di certo non immagina il miracolo che si sta compiendo tra le quattro mura più povere e meno fortunate dei suoi vicini di casa. E la storia del piccolo Felle non è che una rappresentazione di un giorno qualunque delle nostre vite: cristallizzati nel tempo dai nostri problemi e pensieri, dalle nostre formalità, dimentichiamo che la vita con il suo senso scorre senza limiti. Prepotentemente bussa alla nostra porta  l’esistenza che fa entrare nelle nostre piccole realtà quotidiane lo spiffero sfuggente e inafferrabile del suo significato. In uno stile semplice e introspettivo, Grazia Deledda con il suo dono di Natale ci sorprende con l’idea di un progetto più grande di noi, al quale nulla possiamo opporre.

Se volete catapultarvi in quest’atmosfera umile e calorosa, dal  sapore antico, potete leggere il racconto in versione integrale scaricandolo gratuitamente dalla piattaforma ebook -sharing LiberLiber al seguente link:

Il dono di Natale di Grazia Deledda

Questo è il regalo di Natale che la rubrica Storie d’Inchiostro fa ai lettori del Metapontino. Buona lettura e buon Natale.

Grazia Deledda nacque il 27 settembre 1871 a Nuoro, da una famiglia benestante, frequentò le scuole pubbliche fino alla quarta elementare. La formazione letteraria della scrittrice  fu soprattutto da autodidatta. A soli quindici anni pubblicò la sua prima novella. Quinta di sette fratelli, subì diverse tragedie familiari molto dolorose come l’alcolismo del fratello Santus e la morte improvvisa del padre, evento che lasciò in miseria la famiglia. Nel 1899 si trasferì a Roma dove sposò Palmiro Madesani, funzionario del Ministero delle Finanze, il quale in seguito divenne agente della moglie a tempo pieno. Unica scrittrice italiana ad aver ricevuto il premio Nobel per la letteratura nel 1926, la Deledda morì per un tumore al seno, dieci anni dopo, nel 1936.

 

Alle soglie dell’eternità. Il nuovo film su Van Gogh.

in Una finestra sul Mondo
Il grande Willem Dafoe, già protagonista dell'indimenticabile 'Platoon' di Oliver Stone.

1853-1890: potrebbero essere due date qualunque. Potrebbero riferirsi alla durata di un regno, di una lunga guerra, di una crisi economica.

 

O potrebbero essere, come sono, le date di nascita e di morte di qualcuno d’importante, un qualcuno che rispondeva al nome di Vincent Van Gogh.

 

Non v’è al mondo chi non abbia sentito nominare, anche solo per sbaglio, accidentalmente, almeno una volta il nome di Van Gogh: e chi abbia un minimo di studi alle spalle, magari sa anche che era un famoso pittore dell’Ottocento.

 

Gli appassionati e i cultori d’arte, invece, al nominare Van Gogh entrano in una dimensione mentale parallela in cui la grandezza, il genio pittorico, la sensibilità umana ed artistica del grande artista olandese si mescolano inestricabilmente alla sua vita complicata, difficile, piena di entusiasmi e dolori, piena d’amore e di sofferenza e conclusasi a soli trentasette anni con un colpo di pistola nello stomaco. Chi ama la pittura, al solo nome di Van Gogh entra dentro un grande, magico racconto. E’ così.

 

Su questo gigante della pittura impressionistica del XIX secolo uscirà i primi giorni di gennaio nelle sale cinematografiche un film intitolato ‘At Eternity’s gate’ che, tradotto, significa più o meno ‘alle soglie dell’eternità’.

 

Questo è un film da non perdere. Non si tratta, infatti, del solito biopic su notizie trite e ritrite copiate ed incollate da enciclopedie cartacee o multimediali. No.

 

Il regista, Julian Schnabel ha voluto rivelare, mescolando sapientemente verità storica e narrazione filmica, il coté più tenero, sognante, solare, fanciullesco di un pittore che, invece, nell’immaginario collettivo è ricordato come un genio un po’ pazzo che volle tagliarsi un orecchio in un momento di tristezza e si sparò nella pancia per finire i suoi giorni.

 

Splendido interprete del film è Willem Dafoe, che riesce, con il suo sguardo profondo ed inquieto a mostrare le sofferenze interiori del grande pittore nel periodo finale della sua vita.

 

Non voglio anticiparvi altro: il film va visto perché non soltanto è un’opera d’arte, ma anche e soprattutto perché ci aiuterà a preservare, insieme alle mostre, ai saggi, ai documentari, ai corsi monografici delle accademie e delle università una personalità, come quella di Van Gogh, che in soli trentasette anni di vita si è saputa guadagnare l’accesso all’eternità.

Jova Beach Party, per la tappa in programma a Policoro prevendite dal 21 dicembre

in Cultura

«Lasceremo le spiagge più pulite di come le abbiamo trovate, useremo tantissimo materiale di recupero, da qui nasce la collaborazione con il WWF».

Il Jova Beach Party 2019 farà tappa a Policoro il prossimo 13 Agosto. La prevendita dei biglietti inizierà domani (21 Dicembre 2018) e il costo del tagliando sarà di 59,80 euro.
Molteplici le notizie circolate nelle ultime settimane, quando dopo che si è diffusa l’indiscrezione circa la possibilità di avere l’artista in Basilicata, molte sono state le candidature avanzate dai territori. Alla fine l’accordo è stato raggiunto con Policoro che ospiterà l’iniziativa in località Torre Mozza.
«È la cosa più bella che abbia mai fatto: sarà più di un festival, più di un concerto, più di un semplice dj set. Sarà una giornata intera fatta di musica, ospiti, dj; ci sarò io con la consolle, con la mia band con cui duetterò e ogni data sarà diversa, con nuovi ospiti fino a notte fonda. Porterò tutto ciò che mi piace come fosse una gigantesca playlist, e solitamente ciò che mi piace ho notato che piace anche agli altri», ha dichiarato Lorenzo di recente parlando del tour.

Sarà realizzata una vera e propria città sulla spiaggia, «In cui ballare e sentirsi liberi, gli uni con gli altri», con l’accesso al mare, «ci si potrà godere tutti i concerti a bagnomaria, la cosa più bella del mondo». E, infine: «Lasceremo le spiagge più pulite di come le abbiamo trovate, useremo tantissimo materiale di recupero, da qui nasce la collaborazione con il WWF».

Rapsodie gitane di Blaise Cendrars. Quando il diverso diventa il braccio destro di uno scrittore.

in Cultura/Storie d'Inchiostro
Bivacco di Zingari di Van Gogh (1888, Parigi, Musée d’Orsay)

In queste pagine gli ultimi diventano organi, arti, del corpo di Cendrars. Si trasformano nel suo braccio destro, lo stesso che ha perso al fronte: quando essi soffrono, lui soffre con loro in una fusione indissolubile.  In guerra, sembra volerci dire Cendrars, la bocca del cannone, oltre a strumenti di morte, spara in aria anche il fiore dell’unione possibile tra gli sfortunati, i senza nome, i sofferenti, tra uno scrittore mutilato e i nomadi.

Rappresentativi sono i ritratti che l’autore fa dei suoi amici artisti, come il pittore Fernand Léger, che vuole dipingere i piccoli zingari o il sadico giornalista Gustave Le rouge, uomo disinteressato al denaro e legato in un modo malsano a una donna. Tutti personaggi che vivono al limite della normalità.Un ampio spazio è anche dedicato alla gitana ricca mecenate Paquita, sua grande amica. In modo spontaneo, senza artefatti se non quelli dettati dalla fantasia, l’autore ci fa uno schizzo veloce, senza rifiniture e divieti di logica, di quella che è stata la sua vita di uomo libero ma allo stesso tempo prigioniero (come gli sarà predetto dalla zingara Madre): la sua sete di libertà è, infatti, la sua maledizione perché lo condanna alla solitudine. Rapsodie gitane rappresenta una dolce evasione in un mondo parallelo fatto di libertà, magia, e arte senza le manette e le catene delle leggi morali socialmente riconosciute. Consigliato a chi non ha paura di “errare”in tutti i sensi.

Blaise Cendrars (pseudo mino di Frédéric Louis Sauser 1887-1961) condusse vita errabonda sin dall’infanzia, vivendo in Egitto, in Italia, in Germania, in Russia, in America, e viaggiando in tutti i continenti. Dopo alcune raccolte di versi pubblicò numerosi romanzi, spesso di carattere avventuroso ed esotico; fu anche sceneggiatore cinematografico e corrispondente di guerra. Inserito nei circoli di avanguardia del suo tempo, amico di Chagall e di Modigliani, ebbe con la sua opera una profonda influenza sui surrealisti.

 

La Regina dei Sussurri: il successo silenzioso e irresistibile di Pelagea.

in Una finestra sul Mondo
Pelagea Porfirovna, la superstar dell'ASMR.

Normalmente, in questi tempi di caciare e chiacchiericcio inutile, querulo e fastidioso in televisione ed in Rete, ad ogni ora del giorno e della notte, ci si dovrebbe aspettare che ogni exploit, ogni nuovo evento o personaggio sia legato sicuramente a qualche trasmissione un po’ coatta, a qualche rissa catodica di argomento calcistico o a qualche altro non proprio educativo momento di entertainment ‘de noantri’.

 

E invece no.

 

Questa volta vi parlerò di una Star (una vera Diva per coloro che seguono ed apprezzano la sua specialità) che, invece di puntare sulla sovraesposizione mediatica, sulla baruffa gallinacea da teleschermo, insomma, sulla villanìa rozza e cafona che viene elargita a piene mani in ogni trasmissione, ha scelto il silenzio, la quiete, i ritmi lenti oggi sconosciuti, la delicatezza, l’eleganza olimpica che solo una Venere rinata come lei poteva condividere con milioni e milioni di fans.

 

Parlo di Pelagea.

 

Questa giovane e brillante russa, che davvero si chiama Pelagea di nome e fa Porfirovna di cognome, che conosce almeno tre lingue e le parla con una naturalezza e dolcezza disarmante, si è lanciata, quasi per caso, in una nicchia della Rete che però, in poco tempo, ha conquistato milioni di estimatori dei due sessi e di tutte le età: è il mondo dell’ASMR.

 

ASMR è l’acronimo di autonomous sensory meridian response e, detto così, potrebbe sembrare una malattia inguaribile del sistema nervoso o giù di lì.

 

In realtà, dietro questa sigla, che esalta e accomuna milioni di fans al mondo, Pelagea e tante altre sue più o meno fortunate emule si esibiscono in video castissimi, incredibilmente normali, senza musiche di sottofondo o pubblicità invasive, in cui sussurrano ad immaginari interlocutori (cioè tutti quelli che guardano da casa off-line, cioé a giorni, settimane o mesi da quando il video é stato caricato) brevi e piacevoli frasi, simulando le più diverse situazioni reali o fantasiose.

 

Appare, ad esempio, una bellezza classica, dagli occhi profondissimi, ben vestita, curata in ogni aspetto e dalla voce vellutata e simula di essere la titolare di un salone di bellezza. Magari ti fa la barba o ti taglia i capelli, ti parla soavemente, ti guarda (in realtà sta guardando con la massima naturalezza la videocamera montata sul suo portatile o computer da tavolo, ma che differenza fa?), ti sorride e ti fa un sacco di complimenti: è un gioco di ruolo, ovviamente, in cui tu, che continui a stare seduto nel grigiore nebbioso di Milano, nel caos creativo e odoroso di Napoli, nella frenesia rutilante ed asfissiante di Roma immagini, per allontanarti da tutto quello, di essere seduto lì, su quella sedia di barbiere (o magari in quell’ufficio a parlare con l’avvenente segretaria o in quel negozio a flirtare con la commessa un po’ timida) nella segreta speranza che quel sussurro continuo, quei modi gentili e casti, quell’atmosfera ovattata ed un po’ irreale cancelli stanchezza, tristezza, noia ed insonnia incombente ed angosciante.

 

E’ un mondo magico di silenzi e sussurri, di parole pronunciate a fior di labbra e quasi come se le si volesse dire segretamente in un orecchio: ma milioni di persone ogni giorno, collegandosi dalle lontane Americhe o dalla misteriosa Asia, dalla vecchia Europa o dall’avventurosa Oceania, le cercano, le implorano e le ascoltano con la massima attenzione, perché per loro sono l’unica fonte di serenità, di tranquillità e di pace.

 

E di questa serenità, di questa tranquillità e di questa pace Pelagea è, senza alcun dubbio, la Profetessa più ascoltata, l’Oracolo più seguito e l’Imperatrice più venerata.

 

Lunga vita a Pelagea!

Classifica “Dissapore”, il primo posto al panettone lucano di Vincenzo Tiri

in Cultura
vincenzo tiri, il panettone dell'omonima pasticceria al primo posto nella classifica "Dissapore" 2018

Per la quarta volta di seguito, il primo posto è stato conquistato da Vincenzo Tiri e dalla sua Pasticceria Tiri 1957 ad Acerenza (in provincia di Potenza). A convincere la giuria sono state le farine macinate a pietra, l’uva passa australiana, la frutta candita in proprio nella vasca a cielo aperto, il burro francese (anzi, i burri), le uova di galline allevate allo stato brado, il miele di acacia e la vaniglia Bourbon e la segretissima lavorazione a tre impasti con 72 ore di lievitazione. La classifica 2018 dei migliori panettoni artigianali tradizionali d’Italia è stata stilata nei giorni scorsi da Dissapore

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