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Cultura

Biennale Lucana a Potenza, in mostra anche le opere di artisti del Metapontino

in Cultura

Sarà aperta fino al 16 Novembre la prima edizione della Biennale Lucana di Potenza nel Museo provinciale cittadino. I curatori della mostra sono  Raimondo Andreolo e dal Prof. Claps, che hanno selezionato le opere di artisti provenienti da vari paesi e nazioni. In tutto sono 80 gli artisti aderenti e tra gli artisti lucani presenti anche Donata Imperio e Angelina Lapadula, rispettivamente di Scanzano Jonico e Policoro, che hanno all’attivo diverse partecipazioni a mostre collettive e personali sia nella propria regione che in giro per l’Italia. La mostra è stata inaugurata il 5  settembre 2019 e sarà visitabile fino al 16 novembre 2019.

Bilancio positivo per la mostra 1/16 Origin

in Cultura

Si è conclusa ieri la mostra “1/16 Origin” allestita nella splendida cornice della Chiesa Santa Maria de Armenis, nata nell’ambito del progetto Formula Cinema di Matera Capitale Europea della Cultura 2019, co-prodotta da Fondazione Matera Basilicata 2019 e Allelammie, co-finanziata da Lucana Film Commission, in partnership con Museo Nazionale del Cinema di Torino, CineParco TILT, Euronet, Mediterraneo cinematografica e I.I.S. “E. Duni – C. Levi” di Matera.

L’esposizione di opere interattive e ispirate alle macchine del pre-cinema che nel corso dei secoli hanno condotto all’invenzione del cinematografo, ha ottenuto un importante riscontro di critica e di pubblico facendo registrare in un mese oltre 1.000 presenze con soli 5 giorni di apertura settimanali.

Una mostra che ha emozionato, colpito e incantato i visitatori di tutte le età, bambini e ragazzi delle scuole di ogni ordine e grado lucane e da diverse regioni italiane che hanno partecipato alle visite guidate e ai laboratori tematici dedicati, insegnanti, famiglie, turisti. Un percorso cine narrativo che ha permesso loro di vivere un’esperienza totalizzante attraverso la riscoperta dello sguardo, dello stupore nell’osservare le macchine della meraviglia realizzate da artigiani locali con all’interno le opere di artisti internazionali (Antonio Andrisani, Anna Budanova, Aurore Èmaille, Domenico Dell’Osso, Silvio Giordano, Olga Poliektova, Tatiana Poliektova, Rosita Uricchio) che traggono ispirazione dal backstage, dagli aneddoti del film “Marghe e sua madre”, primo lungometraggio girato in Europa (ambientato in Italia tra la Basilicata e la Calabria) del regista iraniano Mohsen Makhmalbaf, frutto di un lavoro etico, creativo, di ricerca e di condivisione durato oltre 450 giorni.

 

1/16 Origin non poteva che concludersi con un momento di alto spessore artistico e culturale, nonché di intrattenimento e condivisione dedicato alla meraviglia generata dall’immagine, organizzato nella serata di domenica 10 novembre.

Le due live performance “Taxi per ogni dove” e “1/16 reloaded” hanno condotto il pubblico presente in un viaggio epocale partito con la rivisitazione del mito della caverna di Platone, considerata una delle prime forme di pre cinema, curata dall’artista Maria D’Anna, e che ha attraversato, grazie all’utilizzo della computer grafica 3d con le tecnologie della motion capture della società di produzioni cinematografiche Effenove srl, le diverse fasi e periodi che hanno portato alla nascita nel 1895 della settima arte: il cinema. Un excursus interattivo che ha consentito ai presenti di riflettere sul valore e sull’eredità lasciata dal pre-cinema, e che ha regalato momenti di forte emozione, suggellando il successo raccolto in queste settimane.

Una fine che ha il sapore di un inizio.  La mostra 1/16 Origin sviluppa il tema del dossier di Matera Capitale Europea della Cultura 2019 “Riflessioni e Connessioni”, partendo proprio dal film partecipato “Marghe e sua madre” di Mohsen Makhmalbaf che sta varcando i confini italiani facendo tappa tra le più importanti rassegne cinematografiche del mondo (Canada, Asia, India, Cina) e che sarà proiettato dal 18 al 20 novembre p.v presso il Cinema Piccolo di Matera.

Tre giornate di proiezioni serali (18.00 – 20:30 e 21:00- 23:30) aperte al pubblico precedute da incontri tenuti dal regista Mohsen Makhmalbaf, e moderati da giornalisti e critici del Sindacato Nazionale dei Critici Cinematografici Italiani, per un approfondimento e analisi delle scelte politiche, stilistiche ed etiche del film.

Per l’ingresso sarà necessario il Passaporto per Matera 2019 e la prenotazione, disponibile su MateraEvents.

“Ospita un artista”, a Rotondella iniziativa di comunità

in Cultura

La neonata Associazione Culturale Le Vorie ha presentato, Domenica 10 Novembre,  a Rotondella il Progetto di Comunità di Matera 2019 “Rotondella e la sua gente- People and landscapes” . Ospita un artista, ideato dalla stessa Associazione Le Vorie con Fondazione Matera-Basilicata 2019. Il gruppo fondatore de Le Vorie, già operativo sul territorio, ma ufficialmente costituitosi lo scorso 20 Ottobre, ha partecipato al bando promosso dalla Fondazione Matera-Basilicata 2019, risultando tra i 5 selezionati nell’ultima chiamata pubblica. Un progetto ambizioso, che si fonda sulla naturale predisposizione dei cittadini rotondellesi all’ospitalità. Si attiverà dal prossimo 11 Novembre una open call for artists, tramite bando presente sul sito web del Comune di Rotondella, e saranno selezionati 3/5 artisti (performer, videomaker, pittori, scultori, compositori, fotografi, street artist) che vivranno per circa una settimana presso le famiglie. La giuria verrà resa nota nelle prossime settimane e la selezione degli artisti si basa su tre criteri fondamentali:

  • disponibilità a svolgere workshop formativi inclusivi
  • l’opera deve essere compiuta nel breve periodo dell’ospitalità e, ove possibile, “partecipata”
  • l’opera realizzata rimane di proprietà intellettuale dell’artista, ma resterà a disposizione della cittadina di Rotondella

L’obiettivo è di generare sia un percorso di trasformazione del contesto ambientale, in quanto le opere saranno fruibili in maniera permanente, che un processo di familiarità con il linguaggio dell’arte contemporanea. Completamente aderente ai principi richiesti dalla Fondazione, poiché esprime i valori della condivisione, attraverso l’ospitalità, e del dono, poichè gli artisti offrono la propria creatività e il proprio ingegno, di apertura, in quanto ci sarà collaborazione tra l’intera comunità e gli artisti. Ma anche i principi di frugalità e di generosità, visto che la comunità condividerà il proprio tempo e lo spazio mentre gli artisti offrono il proprio ingegno e la propria creatività. Fondamentale sarà la collaborazione con le Associazioni Basilicata Adventure, Rotondella Greeters, Rainbow Dance e Fidas Rotondella per la riuscita del progetto. La partnership con il Comune di Rotondella consente l’impiego di spazi pubblici chiusi e/o aperti per svolgere le attività sia durante il periodo di ospitalità che per le esposizioni successive. L’evento finale è la “Festa di Comunità” che si svolgerà a Gennaio al termine del periodo di ospitalità.

“Colora la tua immagine”, il nuovo spot firmato Officine Creative (VIDEO)

in Cultura

Il nuovo video spot di Officine Creative è online, il team di creativi che opera in Basilicata, nel Metapontino, ha scelto come claim della nuova produzione video:  “Colora la tua immagine”. Un invito rivolto alle aziende a comunicare il valore del lavoro che svolgono.

Testimonial dello spot è Valentina Boccarelli, giovane di Scanzano Jonico già Miss Sorriso Basilicata nell’ambito del concorso Miss Italia, edizione 2018.

Officine Creative offre alle aziende servizi che vanno dalla realizzazione di siti web, alla creazione di contenuti grafici, fotografici e video. Lo stesso team ha inoltre progettato e curato i contenuti di “APPolicoro”, la prima app della cittadina jonica che offre informazioni agli utenti sulle principali attrazioni presenti in città oltre a notizie inerenti eventi e iniziative commerciali.

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La gestione del Parco Letterario “F. Lomonaco” affidata all’associazione OIKOS

in Cultura

A seguito di una regolare procedura di selezione, dopo un avviso di manifestazione di interesse, il comune di Montalbano Jonico ha affidato all’Associazione di volontariato sociale ONLUS la gestione e le attività di programmazione del Parco Letterario “Francesco Lomonaco”. Presidente dell’organismo culturale sarà Vincenzo Maida.
Il 14 luglio scorso è stata firmata una convenzione istitutiva del Parco tra la società Paesaggio Culturale, titolare dal marchio dei Parchi letterari in Italia, rappresentata da Stanislao De Marsanich, la provincia di Matera rappresentata dal presidente Piero Marrese e il comune di Montalbano Jonico rappresentato dall’assessore alla cultura Ines Nesi.
Il Parco Letterario “F. Lomonaco” è il quarto della provincia di Matera dopo quelli di Isabella Morra a Valsinni, Carlo Levi ad Aliano e Albino Pierro a Tursi.
Dopo la firma della convenzione nel suggestivo scenario del giardino delle mura normanne nel centro storico di Montalbano Jonico venne rappresentato il testo teatrale FRANCESCO LOMONACO – ULTIMO SCRITTO, ideato e scritto dallo stesso Vincenzo Maida, giornalista-drammaturgo autore di numerosi testi teatrali, con l’interpretazione e l’adattamento teatrale di Emilio Andrisani dell’HermesTeatroLaboratorio e del gruppo del teatro montalbanese.
L’autore ha ricostruito drammatizzandoli gli ultimi momenti di vita dell’uomo di pensiero montalbanese che a soli 38 anni si tolse la vita a Pavia.
Francesco Lomonaco, il cui busto nel 1913 venne collocato sul Pincio a Roma tra i trecento italiani illustri precursori dell’Unità d’Italia, soprannominato il Plutarco Italiano, era nato il 22 novembre del 1772 e aveva vissuto a Montalbano fino ai 18 anni, quando era andato a Napoli a studiare giurisprudenza prima e medicina dopo.
Intellettuale dalla solida cultura, amico di Eleonora de Pimentel Fonseca, di Vincenzo Cuoco e di tanti altri intellettuali partenopei, prese parte al movimento rivoluzionario che portò alla nascita della repubblica napoletana del 1799. Scampato per caso al capestro borbonico, il suo cognome venne trascritto Lamanica, esule prima a Marsiglia, poi in Svizzera, quindi a Milano, Lomonaco morì suicida a soli 38 anni a Pavia il primo settembre del 1810.
Amico di Vincenzo Monti e medico di Ugo Foscolo e del fratello di costui, anche lui morto suicida, Alessandro Manzoni lo considerò un suo maestro e gli dedicò un sonetto giovanile.
Lomonaco scrisse tra l’altro: Rapporto al cittadino Carnot, Analisi della sensibilità e delle sue leggi e delle sue diverse modificazioni considerate relativamente alla morale ed alla politica, Vite degli eccellenti italiani, Vite dei famosi capitani d’Italia, Discorsi letterari e filosofici. Francesco Lomonaco entrò in dialettico confronto con i grandi della cultura nazionale, assolvendo al notevole compito di portare a conoscenza degli intellettuali del Nord lo storicismo di Giambattista Vico e tutti i fertili stimoli della cultura napoletana. Sarebbe perciò diventato importante nella vita e nell’opera di Foscolo e Manzoni. Senza di lui, e senza il suo vichismo, difficilmente Foscolo sarebbe passato dall’Ortis ai Sepolcri e difficilmente il giovane Manzoni avrebbe superato l’antistoricismo illuministico, si sarebbe aperto allo studio della storia e avrebbe scoperto una Provvidenza sottesa agli eventi umani. Il Manzoni di tutto ciò, in una intervista rilasciata nel 1866 ma pubblicata sul “Corriere della sera” dieci anni dopo, il 12-13 ottobre 1876, gli avrebbe dato ampio riconoscimento e ampio merito.
Nei giorni scorsi un cartello contenente il sonetto del Manzoni dedicato all’illustre montalbanese è stato collocato davanti alla sua casa natìa.

JOKER MOOD: QUEST’ANNO AD HALLOWEEN INDOSSA UN SORRISO.

in Cultura/La Grande Bellezza

Sembrerebbe che quest’anno Halloween sia iniziato prima del tempo, tra challenge e strani eventi verificatisi nelle nostre cittadine. Sì, perché, non è passato molto da quando insolite riproduzioni della Samara di The Ring, sono state avvistate per le strade con tutta la loro potenza granguignolesca. 

Ma una delle feste più suggestive dell’anno è finalmente ormai giunta.

Già da tempo abbiamo detto addio ai vecchi costumi tradizionali come Dracula, lo zombie o la sposa fantasma, soppiantati da nuovi personaggi cinematografici. Non ci stupiremo affatto, dunque, se a dominare le scene quest’anno sarà lui: il travestimento da Joker. 

Dopo l’uscita nelle sale cinematografiche del capolavoro diretto da Todd Phillips, basato sull’omonimo personaggio dei fumetti DC Comics, interpretato magistralmente da Joaquin Phoenix, e vincitore de il Leone d’oro al miglior film, siamo sempre più convinti che non ci sia nulla di più agghiacciante di una bella risata. 

Nonostante nell’immaginario comune Halloween sia una festa anglosassone, l’ usanza del travestirsi risale al medioevo e si rifà alla pratica dell’elemosina, quando la gente poteva andare porta a porta la notte di Ognisanti e ricevere cibo in cambio di preghiere. Come spesso si legge nei racconti o si può notare nelle trasposizioni cinematografiche, questa misteriosa tradizione è legata alla famosa leggenda dell’irlandese Jack O’Lantern , un fabbro astuto ed ubriacone che scacciato sia dal paradiso che dall’inferno , una volta l’anno vaga senza tregua alla ricerca di un rifugio, accompagnato da una lanterna  a forma di zucca. 

Ecco, perché, è consigliabile lasciarne una dinanzi le proprie dimore, per segnalare all’ infelice anima che la vostra casa è off limits.

Ad ogni modo, le ossessioni in voga, qualunque esse siano, si dimostrano dispendiose ma non quest’anno. Se nella vostra lista dei desideri c’è un costume da Joker, sappiate che avrete bisogno di 4 semplici prodotti, cheap ma di grande impatto visivo. 

Vi basterà un ombretto nero, del cerone bianco, una bomboletta a spray verde per le vostre chiome e un comune rossetto rosso per contornare quell’inconfondibile sorriso.

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Siete pronti a trasformarvi nel nemico numero uno dell’uomo pipistrello?

CURIOSITÀ DALLA STORIA

Il personaggio di Joker, nato dalla collaborazione di Bob Kane, Bill Finger e Jerry Robinson, che ha esordito nel 1940 nel primo numero della serie a fumetti Batman, venne ispirato da un romanzo di Victor Hugo, L’uomo che ride (L’Homme qui rit),  pubblicato nell’aprile 1869.

Personaggio principale è Gwynplaine che, sfregiato da bambino, riesce a diventare un clown famoso, grazie alla sua smorfia artificiale, preservando così la propria sopravvivenza in un’Inghilterra oppressa dall’opulenza e il parassitismo della nobiltà fortemente in contrasto con la povertà in cui versava il popolo inglese.

 

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Geologi di Basilicata: la percezione del Rischio deve iniziare nella scuola

in Cultura

Dopo il successo nel 2018 con la partecipazione di 637 scuole italiane, si è appena conclusa la III^ edizione della giornata dedicata all’informazione ed alla prevenzione nelle scuole primarie e secondarie, rivolta agli studenti e denominata“La Terra vista da un professionista: a scuola con il Geologo”, organizzata dal CNG e dagli Ordini Regionali dei Geologi, in collaborazione con il Dipartimento Nazionale della Protezione Civile che a partire da quest’anno ha condiviso l’inserimento dell’iniziativa nella“Settimana Nazionale della Protezione Civile”.

“La Terra vista da un professionista: a scuola con il Geologo” è dedicata alla diffusione della cultura geologica, all’informazione su quelli che sono i rischi naturali e alla conoscenza delle attività di protezione civile nelle scuole, che rappresentano gli elementi fondamentali e necessari per la salvaguardia del territorio e dell’ambiente, con la finalità di trasmettere ai giovani cittadini più consapevolezza sui georischi e sui corretti comportamenti da adottare in caso di emergenza.

L’obiettivo è stato quello di sensibilizzare le nuove generazioni verso le attività ed il ruolo del geologo, la diffusione della cultura geologica quale elemento necessario per la salvaguardia del territorio e dell’ambiente, la divulgazione tecnica e scientifica per acquisire una maggiore consapevolezza dei rischi naturali, l’informazione sui corretti comportamenti per una popolazione consapevole e resiliente  – afferma Gerardo Colangelo, Presidente dell’Ordine dei Geologi di Basilicata.

Con le Scienze della Terra si va alla scoperta dei meccanismi che regolano l’evoluzione del pianeta, la cui conoscenza permette la piena comprensione tanto delle forme del paesaggio quanto degli eventi calamitosi che lo interessano trattandosi di un percorso interattivo attraverso principi, metodi e obiettivi dello studio di un sistema in evoluzione, dalla conoscenza del rischio alla prevenzione.

Tanti i geologi-docenti delle scuole primarie e secondarie nonché i colleghi non docenti che svolgono unicamente l’attività di liberi professionisti che si sono resi disponibili recandosi negli istituti scolastici per divulgare le informazioni sulle specificità e sulle particolarità geologiche che caratterizzano i territori in cui viviamo e sulla mitigazione dei rischi ad essi connessi.

I geologi sono entrati nelle scuole della Regione Basilicata per dare delle importanti indicazioni ed informazioni ai ragazzi sui corretti comportamenti da adottare in caso di terremoto, di eventi franosi, alluvioni, ecc. L’edizione di quest’anno ha avuto un maggiore successo rispetto a quella del 2018 in quanto hanno aderito all’iniziativa oltre 750 scuole per cui si sono incontrati all’incirca 120 mila ragazzi di tutte le regioni italiane trattandosi in buona sostanza di una vera rivoluzione ed innovazione nell’approccio al problema della convivenza con i rischi naturali e con le sempre crescenti emergenze ambientali – afferma Franco Arbia, Coordinatore della Commissione Protezione Civile dell’Ordine dei Geologi di Basilicata.

In Basilicata, la giornata divulgativa scientifica “A Scuola con il Geologo” ha visto i geologi iscritti all’Ordine Regionale di Basilicata svolgere un ruolo sociale di informazione sensibilizzazione verso i rischi e le pericolosità geologiche che caratterizzano buona parte del territorio lucano. In particolare sono state interessate le seguenti scuole primarie e secondarie della Provincia di Potenza e Matera: Istituto Comprensivo “J. Stella”/G. Pascoli Muro Lucano, G. Deledda Pescopagano, Gasparrini Castelgrande, Ic Ex Circolo Didattico Rionero In Vulture, I.C. Federico II S. Lagopesole-Avigliano, Sant’angelo-Avigliano, Filiano, Ic Giovanni XXIII Barile, IC Domenico Savio Potenza, Isis Carlo Levi Sant’Arcangelo, Liceo Scientifico Marsico Nuovo, IC Castronuovo Sant’arcangelo, IC Pascoli Matera, Liceo Scientifico Galileo Galilei Potenza, IC Pietragalla-Acerenza Pietragalla, Liceo Scientifico Irsina, Istituto Comprensivo E.Fermi Matera, Istituto Comprensivo Torraca Bonaventura Potenza, Liceo Scientifico Carlo Levi Tricarico, Istituto Comprensivo Ten Davia Salandra, Scuola Media Mons. A. Caselle Rapolla, Istituto Comprensivo Semeria Matera, Istituto Comprensivo R. Montano Stigliano, Istituto Comprensivo G. Racioppi Moliterno, IC Pietragalla-Acerenza Acerenza, Istituto Comprensivo 16 Agosto 1860 Corleto.

E’ stata l’ennesima l’occasione – conclude Colangelo, per discutere e riflettere insieme su quanto bisogna fare quotidianamente per la valorizzazione e per la massa in sicurezza del territorio e dei cittadini. Il terremoto del 23 novembre 1980, la frana di Senise o per citare le più recenti quelle di Pomarico e Stigliano, le esondazioni del Metapontino e l’erosione costiera solo alcuni esempi della fragilità del nostro territorio dove solo la combinazione tra interventi strutturali/non strutturali e i giusti comportamenti da tenere in caso di emergenza permetterà a tutti noi di aumentare la percezione del rischio puntando sulle giovani generazioni affinché il tema complesso della prevenzione diventi cultura.

Jeans: le origini dei pantaloni più amati di sempre

in La Grande Bellezza

Al giorno d’oggi tutti hanno almeno un paio di jeans nel guardaroba: dato il grande assortimento di modelli adatti ai gusti più disparati, è davvero impossibile non trovarne un paio che fa al caso proprio. Dagli skinny ai cosiddetti “boyfriend”, passando per quelli più ricercati come i jeans larghi, che hanno visto una rinascita proprio quest’anno, questi pantaloni hanno invaso le vetrine dei negozi e le passerelle di tutto il mondo, adattandosi ai look di ogni tipo.

Le origini del nome

Da dove proviene il nome “jeans”? Secondo alcuni, le origini sarebbero italiane: “blue jeans”deriverebbe infatti dall’espressione “bleu de Gênes”, che tradotto dal francese vuol dire“blu di Genova”.  Secondo altri, invece, le origini di questo amatissimo tipo di pantaloni sarebbero francesi: a dimostrarlo sarebbe la dicitura “denim”, proveniente dall’espressione “de Nîmes”; la città di Nîmes era infatti nota per dei pantaloni usati dai lavoratori per la loro resistenza, che erano color indaco.

Dalle vele dei mercanti al brevetto

Per quanto possa sembrare strano a noi che li abbiamo sempre conosciuti come capi d’abbigliamento, un tempo la stoffa dei jeans non veniva indossata ma serviva per realizzare dei teloni utilizzati coprire i carri e le vele delle imbarcazioni. In seguito proprio la grande resistenza di questa stoffa fu sfruttata per creare degli abiti da lavoro per i minatori e gli scaricatori di porto e, successivamente, per l’esercito statunitense. I jeans che indossiamo ancora oggi hanno delle caratteristiche che sono rimaste uguali dalla fine dell’Ottocento: i piccoli bottoncini di rame che troviamo sui jeans, ad esempio, sono stati aggiunti sul denim da Jacob W. Davis, un sarto lettone che viveva a Reno (Nevada) che collaborava con il più noto Levi Strauss (1829-1902), un mercante originario di Buttenheim (Germania) ed emigrato a New York con la famiglia che diventò il principale produttore di questi celebri pantaloni, dopo averne ottenuto il brevetto nel 1873.

L’ingresso nel mondo del fashion

Il grande successo che decretò l’ingresso ufficiale dei jeans nel mondo della moda venne diversi anni dopo, precisamente nel periodo successivo alla seconda guerra mondiale. In questo periodo, infatti, i jeans statunitensi spopolarono in Europa per merito dei grandi divi del cinema e del rock‘n’roll dell’epoca come James Dean, Marlon Brando ed Elvis Presley, che erano delle vere icone per i giovani.I jeans divennero quindi un simbolo di ribellione e protesta nel corso degli anni Sessanta, per poi diventare nel corso degli anni un capo versatile e che si adattava quindi ad occasioni diverse, persino eleganti.

 

 

Il bello di chiamarsi Jojo.

in Cultura/Una finestra sul Mondo

Chiariamoci subito: quello di cui parlerò in questo articolo non ha niente a che vedere col giochino stupido che facevamo da bambini facendo srotolare e riarrotolare un disco intorno ad una cordicella: quello era lo yoyo o comunque lo chiamavate voi.

Jojo, invece, è una moda, una mania, per alcuni una verità rivelata.

Dietro queste due sillabe facili facili, infatti, c’è niente po’ po’ di meno che una vera industria fatta da una sola persona.

Mai e poi mai, il 19 maggio del 2003, Tom e Jessalynn Siwa avrebbero pensato che quello scricciolo biondo che tenevano amorevolmente tra le loro braccia di neogenitori sarebbe diventata, prima dei sedici anni, una star idolatrata da milioni di ragazzini e ragazzine in America e nel mondo: per loro, quella neonata pacioccona e dormiente, era semplicemente Joelle Joanie Siwa, loro figlia.

Jojo, invece, seguendo le orme della madre, istruttrice di danza professionista, è diventata una provetta ballerina, ha imparato a cantare e recitare e si è subito lanciata nel dorato mondo della televisione diventando la piccola star della televisione americana in una trasmissione intitolata ‘Dance Moms’.

Da lì, la carriera è stata tutta in discesa: altre apparizioni in tv, la produzione di dischi e soprattutto un’attività ‘social’ da far paura persino a Chiara Ferragni. La sua canzone più amata ‘Boomerang’ che parla di lotta al bullismo (soprattutto’cyber’) è stata cliccata la bellezza di 450.000.000 di volte. Se la piccola Jojo avesse guadagnato anche solo un centesimo di dollaro a click, sarebbe diventata già miliardaria.

Ma Jojo non è solo una brava ballerina e cantante: sa anche gestire benissimo la sua immagine di teenager tipica americana tutta colori sgargianti, fiocchi, punti-luce e trucco glitterato.

Per farla breve, tra gadgets e linee di giocattoli e di complementi d’abbigliamento che portano il suo nome, il mondo del business americano si sta divertendo parecchio.

Non tutti, ovviamente, pendono dalle santi-pubblicizzate labbra della giovane cittadina del Nebraska: anche alla stupidaggine televisiva c’è un limite. Ma Jojo va come un treno e, per adesso, nulla sembra poterla fermare.

Se, però, Jojo Siwa ha un minimo di sale in zucca, dovrebbe, andando su Internet, studiare molto bene cosa è successo a tante precoci star come lei dalla Hollywood degli anni Trenta ai giorni nostri: forse così capirebbe che continuare gli studi, farsi una cultura e capire il mondo nei prossimi anni potrebbe rivelarsi per lei fondamentale quando, a trent’anni, non potrà più vestirsi come la controfigura di un cartone animato giapponese, ma dovrà affrontare una cosetta piuttosto complicata come la vita vera.

Auguri Jojo!

Carnival Row: tra Jack lo Squartatore e le Cronache di Narnia, ma con uno sguardo ai successi del Trono di Spade.

in Cultura/Una finestra sul Mondo

Se le ambientazioni vittoriane vi fanno impazzire; se le vie fumose delle città inglesi della seconda metà dell’Ottocento sono lo sfondo dei vostri sogni e dei vostri incubi; se gli slums industriali ed i cocchieri in livrea anglosassoni sono la vostra fissazione, allora la nuova serie di Amazon, Carnival Row, disponibile in italiano dal novembre 2019, farà per voi. Ve lo garantisco.

E tuttavia, se doveste amare l’irreale, etereo mondo delle fate, degli gnomi, degli elfi, dei giganti, dei mostri e di tutte quelle strane creature né umane né ferine né divine che popolano tante fiabe e tanti racconti per i bambini e i ragazzi, signori miei, Carnival Row avrà pane per i vostri denti. E’ sicuro.

No, non mi sono confuso: non preoccupatevi!

E’ che Carnival Row, nuova serie di Amazon Prime Video, contiene proprio tutti e due gli elementi che ricordavo prima: un’affascinante ambientazione vittoriana, seppur ambientata in una fantastica città detta Burgue, ed una trama e personaggi che potrebbero essere stati creati da Clive Staple Lewis, autore delle Cronache di Narnia.

E si: infatti, alla storia criminale legata all’ispettore Rycroft Philostrate, che cerca di fare il suo lavoro in una realtà cittadina sempre più brutale e incomprensibile, si affianca la storia di una particolarissima Fae (un essere fatato, con tanto di ali che fuoriescono dal cappottino) chiamata Vignette Stonemoss, che, pur seguendo col cuore una storia d’amore impossibile, si trova malgré soi invischiata in un brutto giro dal quale sarebbe meglio che uscisse quanto prima.

Per pungolarvi, voglio solo sottolineare che l’ispettore è interpretato da Orlando Bloom e la Fata da Cara Delevigne: e già questo, solo per curiosità, dovrebbe essere un elemento di paurosa attrattività della serie.

Ancora più magnetiche, tuttavia, sono le ambientazioni e la sontuosità delle scenografie, degli effetti speciali, dei costumi, persino delle comparse per le quali non si è badato a spese.

I più coraggiosi e curiosi lo hanno seguito direttamente in lingua inglese da fine agosto: per tutti gli altri, dal 22 novembre, credo che nascerà un nuovo ‘cult’, tipo ‘Trono di Spade’, legato a questa serie che, se non perfetta e un po’ troppo ‘politically correct’, si mostra interessante sotto tanti punti di vista.

Buona visione a tutti, allora.

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