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Omelia del cardinale Piebattista Pizzaballa al Santuario di Anglona a Tursi

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Festa della Natività della Beata Vergine Maria,
Basilica Santuario di Maria Santissima Regina di Anglona

Carissimi fratelli e sorelle,

sono lieto di essere qui con voi, in questo antico Santuario di Maria Santissima Regina di Anglona, nel giorno in cui la Chiesa celebra la Natività della Beata Vergine Maria. Saluto con affetto il vostro Vescovo, Mons. Vincenzo Orofino, i Vescovi presenti, i sacerdoti, i religiosi e le religiose, l’ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, le autorità e tutti voi, fedeli di questa Chiesa di Tursi-Lagonegro.

La celebrazione odierna si inserisce anche nel cinquantesimo anniversario della nuova configurazione della vostra diocesi. È dunque una festa mariana, ma anche un momento importante della vostra storia ecclesiale. Ricordare una data non significa semplicemente guardare indietro.

Significa piuttosto riconoscere il cammino compiuto, ringraziare per ciò che il Signore ha operato e domandarsi quale sia oggi la chiamata rivolta a questa Chiesa.

La festa della Natività di Maria può aiutarci a entrare in questa domanda.

Della nascita di Maria i Vangeli non ci dicono nulla. Non conosciamo le circostanze precise, né le parole che accompagnarono quel momento. La tradizione cristiana colloca la sua nascita a Gerusalemme, nei pressi della piscina di Betzaetà, nel luogo dove oggi sorge la chiesa di Sant’Anna. Ma il Vangelo non indugia sui particolari. Maria entra nella storia in silenzio, senza attirare l’attenzione. Nasce come ogni bambina, dentro una famiglia, un popolo, una storia. Eppure, con la sua nascita, qualcosa di nuovo ha inizio. Ancora non si vede nulla. Non vi sono annunci pubblici né segni straordinari. Ma la storia della salvezza sta già compiendo un passo decisivo. La nascita di Maria è come la prima luce del mattino: non è ancora il giorno pieno, ma la notte non è più la stessa.

È importante fermarsi su questo modo di agire di Dio. Noi siamo spesso attratti da ciò che appare, da ciò che produce risultati immediati, da ciò che si impone. Dio, invece, comincia quasi sempre in maniera discreta. La sua opera cresce nel silenzio, nella disponibilità di persone che forse nessuno conosce, nella fedeltà quotidiana, nei gesti che non fanno notizia.

La salvezza del mondo comincia con la nascita di una bambina. Dio non entra nella storia con la forza, ma chiedendo accoglienza. Non occupa uno spazio, ma cerca un cuore libero. Non si impone, ma si affida alla risposta di una giovane donna.

Il Vangelo di oggi ci presenta la lunga genealogia di Gesù. A un primo ascolto può sembrare soltanto un elenco di nomi lontani. In realtà, quella genealogia contiene tutta la concretezza della storia umana. Vi troviamo uomini e donne molto diversi: persone giuste e persone segnate dal peccato; momenti di fedeltà e momenti di tradimento; promesse accolte e promesse dimenticate.

Vi sono anche vicende irregolari, ferite familiari, violenze e rotture. Gesù non viene in una storia ideale. Entra in questa storia reale, così com’è. Non si tiene a distanza dalle sue contraddizioni, ma le assume. Dio non aspetta che l’umanità sia pronta o perfetta per visitarla. Viene dentro le nostre situazioni confuse, dentro i nostri fallimenti, dentro ciò che noi stessi fatichiamo a comprendere.

Questo è già un annuncio di speranza. Non perché tutto finirà automaticamente bene, né perché i problemi si risolveranno da soli. La speranza cristiana non è un facile ottimismo. Essa nasce dalla certezza che nessuna storia è estranea a Dio e che nessuna ferita, se consegnata a Lui, è incapace di diventare luogo di salvezza.

Al termine della genealogia compare Maria: «Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo». Qui la genealogia cambia forma. Si interrompe la ripetizione: “generò… generò… generò”. Gesù nasce da Maria, ma la sua origine è in Dio. La storia degli uomini giunge fino a Maria e, in lei, si apre all’iniziativa dello Spirito.

Maria sta dunque al punto d’incontro tra l’attesa dell’umanità e la risposta di Dio. Porta con sé tutta la storia del suo popolo, ma nello stesso tempo si apre a qualcosa che quella storia da sola non avrebbe potuto produrre. In lei, l’attesa diventa accoglienza.

La grandezza di Maria non consiste nell’aver fatto opere straordinarie. Consiste nell’aver fatto spazio. Ha permesso che la Parola di Dio entrasse nella sua vita, la modificasse e la conducesse dove lei non aveva previsto. Non ha compreso tutto dall’inizio. Ha conosciuto domande, silenzi e dolore. Ma non ha lasciato che la paura chiudesse il suo cuore.

Anche Giuseppe, nel Vangelo, è posto davanti a una situazione che non comprende. Il suo progetto di vita sembra improvvisamente spezzato. E proprio lì riceve la parola dell’angelo: «Non temere». Non gli viene data una spiegazione di tutto. Gli viene chiesto di fidarsi, di accogliere Maria e di entrare in un disegno più grande di lui.

Maria e Giuseppe ci mostrano che la fede non elimina l’incertezza, ma permette di attraversarla. Credere non significa avere tutte le risposte. Significa non interrompere la relazione con Dio quando non comprendiamo più ciò che accade.

Questa parola raggiunge oggi anche la vostra Chiesa di Tursi-Lagonegro. Cinquant’anni sono un tempo sufficientemente lungo per riconoscere il bene ricevuto e costruito, ma sono anche soltanto una tappa. Una diocesi non vive semplicemente perché possiede una storia, delle strutture o delle tradizioni. Vive se continua ad ascoltare ciò che lo Spirito dice oggi.

Questo territorio ha conosciuto generazioni di fede semplice e tenace. La presenza di questo Santuario lo testimonia. Qui molte persone hanno portato a Maria gioie, fatiche, domande, malattie, speranze familiari. Questa memoria è preziosa, ma non può essere soltanto conservata. Deve diventare ancora vita, capacità di leggere il presente e di accompagnare le nuove generazioni.

Celebrare la nascita di Maria significa allora chiederci che cosa deve nascere oggi nelle nostre Chiese. Quali spazi dobbiamo aprire perché Dio possa ancora entrare nella vita delle persone? Quali paure dobbiamo superare? Quali abitudini dobbiamo lasciare? Quali relazioni dobbiamo ricostruire?

Vengo dalla Terra Santa, la terra nella quale Maria è nata, ha vissuto, ha ascoltato la Parola e ha dato alla luce Gesù. Maria non è legata soltanto alla memoria di luoghi santi. È parte della vita quotidiana della nostra Chiesa. La incontriamo nelle preghiere delle nostre comunità, nelle case delle famiglie, nei santuari e, soprattutto in questo tempo, nel pianto e nella speranza di tanti.

La terra di Maria è oggi profondamente ferita. Vi sono famiglie distrutte, persone private della casa, bambini che crescono conoscendo quasi soltanto la paura e la violenza. Vediamo quanto facilmente l’altro venga ridotto a una categoria, a un nemico, a qualcuno di cui non si riconoscono più il volto e il dolore. E quando si perde il volto dell’altro, diventa possibile dire e fare ciò che prima sembrava impensabile.

In questa situazione non abbiamo parole capaci di spiegare tutto. E dobbiamo guardarci dalle parole facili, anche da quelle religiose. Ma proprio lì comprendiamo meglio il significato della nascita di Maria. Essa ci dice che Dio non abbandona la storia, neppure quando la storia sembra contraddirlo. Dio continua a cercare persone disponibili, capaci di custodire la vita, di riconoscere il volto dell’altro, di non lasciare che l’odio determini ogni pensiero e ogni parola.

Anche oggi, in Terra Santa, vi sono piccoli segni che raramente vengono raccontati: persone che assistono i feriti senza domandare a quale popolo appartengano; comunità che condividono il poco che hanno; famiglie che, pur colpite, rifiutano di educare i figli all’odio; sacerdoti, religiosi e laici che rimangono accanto alla loro gente. Questi gesti non cambiano immediatamente il corso degli eventi, ma custodiscono l’umano. E custodire l’umano, oggi, è già preparare la strada alla pace.

Il legame tra la vostra Chiesa e la Terra Santa non consiste soltanto nell’affetto o nell’aiuto, pure necessario. È un legame ecclesiale. Apparteniamo all’unico Corpo di Cristo. Le ferite di una Chiesa riguardano tutte le Chiese; la fede e la testimonianza di una comunità sostengono anche le altre.

La mia presenza qui vuole essere anche un segno di questa comunione: la Chiesa di Gerusalemme viene a incontrare la Chiesa di Tursi-Lagonegro, e insieme ci poniamo sotto lo sguardo di Maria.

Abbiamo bisogno gli uni degli altri. Noi abbiamo bisogno della vostra preghiera, della vostra vicinanza e della vostra capacità di non dimenticarci quando l’attenzione del mondo si sposterà altrove. E voi potete ricevere dalla Terra Santa il richiamo all’essenziale: alla Parola fatta carne, alla fede vissuta dentro la storia, alla speranza che non fugge dalla croce.

La speranza cristiana, infatti, non consiste nel negare il male o nel minimizzare il dolore. Maria ai piedi della croce non ha chiuso gli occhi davanti alla morte del Figlio. È rimasta. La sua speranza ha preso la forma della presenza. Forse è ciò che viene chiesto anche a noi: rimanere accanto a chi soffre, non lasciare solo nessuno, non stancarci di costruire legami, non permettere che la violenza abbia spazio anche nel nostro linguaggio e nel nostro modo di giudicare.

In questa festa chiediamo dunque a Maria di accompagnare il cammino della vostra diocesi dopo questi cinquant’anni. La aiuti a essere una Chiesa capace di generare, non soltanto di conservare; una Chiesa radicata nel proprio territorio e, proprio per questo, aperta alla comunione universale; una Chiesa che sa stare accanto alle persone, soprattutto quando la vita diventa più difficile.

E affidiamo a lei la Terra Santa. Non le chiediamo di dispensarci dalle nostre responsabilità, ma di renderci capaci, come lei, di dire il nostro “sì” a Dio dentro la storia concreta che ci è stata affidata.

La nascita di Maria ci ricorda che Dio può iniziare qualcosa di nuovo anche quando noi ancora non lo vediamo. Questa certezza non ci consente di restare passivi. Ci chiede, al contrario, di diventare anche noi disponibili, perché attraverso la nostra vita la sua Parola possa ancora trovare casa e diventare carne.

Amen.

 

+ Pierbattista Pizzaballa

Tursi, 8 settembre 2026

 

Il cardinale Pizzaballa atteso a Tursi: l’8 settembre alle 18 celebrazione al Santuario di Anglona

Gioco d’azzardo in Italia: vincite record l’ultima da 5 milioni a Castelluccio Inferiore in Basilicata tendenze e costi sociali

in Attualità

Una vincita straordinaria da 5 milioni di euro ha riacceso i riflettori sul settore del gioco d’azzardo in Italia. Registrata a Castelluccio Inferiore, in provincia di Potenza, grazie a un 10 Doppio Oro, rappresenta il colpo più alto del 2026 e conferma la costante popolarità del 10eLotto, concorso che da inizio anno ha già distribuito oltre 2,7 miliardi di euro su tutto il territorio nazionale.

10eLotto e preferenze di gioco: il Sud Italia in cima alla classifica

I dati dell’Osservatorio Lottomatica confermano come il Sud Italia guidi la classifica dei volumi di gioco digitale con il 35,7% delle schedine totali, seguito da Nord Ovest, Centro e Nord Est. La platea dei giocatori resta a netta prevalenza maschile, pari al 74,5% degli utenti, raggiungendo picchi vicini all’81% nelle regioni centrali.

Spesa e perdite nel gioco d’azzardo: l’impatto economico segnalato dalla Cgil

Parallelamente ai grandi premi, l’ultima edizione del Libro Nero sull’Azzardo curata da Cgil, Federconsumatori e ISSCON evidenzia l’altra faccia della medaglia, con una spesa complessiva di 165,34 miliardi di euro e perdite nette per i cittadini pari a 21,88 miliardi. A spingere la crescita è soprattutto il settore online, dove si registrano oltre 100 miliardi di euro di raccolta con una concentrazione particolarmente elevata in diversi comuni e territori italiani.

Regolamentazione del settore: le richieste per tutelare i cittadini

Per arginare gli impatti sociali e sanitari del fenomeno, le associazioni promotrici del report sollecitano misure d’emergenza concrete. Tra le azioni prioritarie vengono indicate il ripristino del divieto assoluto di pubblicità, la piena trasparenza dei dati comunali sul gioco fisico, una tassazione mirata sugli extraprofitti delle società concessionarie e la stesura di un bilancio sociale pubblico.

Ludopatia in Italia: i dati molto preoccupanti

In Italia i giocatori problematici a rischio patologia sono circa 1,5 milioni, ma solo circa 20.000 risultano presi in carico dai SerD sanitari.

Il profilo vede una netta prevalenza maschile (oltre l’80% dei soggetti in cura).

La fascia d’età più colpita comprende gli adulti tra i 35 e i 64 anni, pur registrando un costante aumento tra i giovani (18-34 anni) per via del gioco online.

A livello geografico, Lombardia, Campania e Lazio registrano i volumi di spesa e l’afflusso di utenti più elevati.

La Basilicata altra regione dello “Stato perdente“

In Basilicata il disturbo da gioco d’azzardo mostra contorni ben definiti sia sul piano sanitario che su quello economico. Secondo il Rapporto Regionale sulle Dipendenze della Regione Basilicata, nel 2025 i SerD lucani hanno preso in carico 115 utenti affetti da patologia da gioco, registrando un incremento del 25% rispetto al 2019. Il profilo dei soggetti in cura evidenzia un’ampia prevalenza maschile con il 90,4% di uomini e un’età media complessiva di 44,4 anni. Sul fronte dei volumi finanziari, l’indagine condotta dalla CGIL nel Libro Nero sull’Azzardo attesta che la spesa complessiva nella regione ha raggiunto gli 1,6 miliardi di euro tra rete fisica e web, con la sola componente online che supera il miliardo di euro.

Fonti e Link:

Fonti principali:

  • Analisi e dati di settore dell’Osservatorio Lottomatica 10eLotto

  • Dati ed estratti del report “Lo Stato perdente” disponibili su Cgil.it.

Policoro riparte e si prepara a un fine settimana dedicato a giovani e famiglie con la “Notte di Heraclea”.

in Appuntamenti

Policoro riparte e si prepara a un fine settimana dedicato a giovani e famiglie con la “Notte di Heraclea”.

 

La città di Policoro è pronta a ripartire confermando che la stagione estiva non è finita, con due appuntamenti per giovani e famiglie nel prossimo fine settimana. Si inizia venerdì 11 settembre con il ritorno del mercato serale straordinario, dalle ore 18 alle 22 nel centro città. Poi sabato 12 settembre, sarà la volta della “Notte di Eraclea”, con il concerto del cantante Rkomi. L’Amministrazione comunale ha deciso di allungare l’evento conclusivo delle manifestazioni estive, dedicando la sera di venerdì alle famiglie, per incentivare la voglia di uscire con un’edizione straordinaria del mercato serale. Il sabato sera, invece, l’evento dedicato alle giovani generazioni con il concerto gratuito di Rkomi, al secolo Mirko Manuele Martorana, cantautore e rapper milanese con due partecipazioni di successo a Sanremo nel 2022 e nel 2024. «Sarà un’edizione particolare della Notte di Heraclea -commenta il sindaco Enrico Bianco- dopo i danni causati dal fenomeno atmosferico della settimana scorsa. Ci sembra giusto cogliere l’occasione dell’evento che tradizionalmente chiude l’estate policorese, rendendolo un’occasione per uscire e stare insieme due sere. Con il mercato straordinario estivo, dopo il successo della prima sperimentazione in agosto, e con i ragazzi per la serata musicale, che dopo Fabrizio Moro, Noemi, Daniele Silvestri e Clementino, vedrà il giovane Rkomi in un live gratuito. Due serate dedicate alla nostra comunità, sempre pronta a ripartire e andare avanti». L’appuntamento, dunque, è per venerdì 11 settembre con il mercato serale e sabato 12 dalle ore 21 in piazza Dante con Rkomi.

Policoro: deliberata la richiesta dello stato di emergenza e calamità dopo la tromba d’aria

in Attualità

“Danni ingenti arrecati dalla tromba d’aria che si è abbattuta il 2 settembre sulla città di Policoro”

La Giunta comunale, presieduta dal sindaco Enrico Bianco, ha deliberato stamane la richiesta di riconoscimento dello stato di emergenza e calamità naturale, per i danni arrecati dalla tromba d’aria che si è abbattuta ieri sulla città, il lido e le zone rurali di Policoro. L’istanza è rivolta al presidente del Consiglio dei ministri, al ministro dell’Interno e alla Regione Basilicata, ciascuno per le competenze istituzionali.  Il sindaco Bianco sta coordinando da ore le operazioni di ripristino della viabilità comunale e delle strutture pubbliche, che hanno subìto danni importanti. Da una prima ricognizione dei tecnici comunali, è emerso che in poco meno di venti minuti la tromba d’aria ha percorso la fascia urbana da via Salerno a piazza Eraclea, imboccando poi via Lido fino al lungomare. Nel suo percorso, raffiche fortissime di vento e pioggia hanno distrutto tutto ciò che incontravano sul loro percorso, terminando sui lidi centrali, letteralmente cancellati dalla furia della calamità. Nel centro cittadino sono stati sradicati alberi secolari ad alto fusto, pannelli fotovoltaici e pezzi di tetti delle abitazioni sono volati a centinaia di metri, tante le auto danneggiate dagli alberi, che hanno tranciato anche molte linee elettriche. Danni anche ad edifici scolastici e palestre. Alla stazione ferroviaria è stato strappato via il passaggio a livello e interrotta la linea elettrica per la caduta di altri alberi. Nelle campagne percorse dalla tromba d’aria, sono state cancellate tantissime serre, strappati i prodotti dalle piante e in molti casi addirittura le piante, con gravi danni anche alla viabilità. Si teme per i prodotti di prossima commercializzazione, ma anche per le colture invernali che andranno praticamente ripiantumate. Nella delibera si chiedono interventi straordinari, in misura adeguata, da parte dei ministeri competenti e della Regione Basilicata, “volti sia al ripristino immediato delle infrastrutture danneggiate, pubbliche e private, sia al risarcimento dei danni subiti dalle attività economiche, turistiche, agricole e produttive presenti nel territorio del Comune di Policoro, riservandosi ogni ulteriore adempimento utile allo scopo”. In mattinata il sindaco Bianco ha registrato la solidarietà di tanti colleghi e consiglieri regionali, ricevendo l’assessore all’Agricoltura, Carmine Cicala, con lo staff tecnico del dipartimento e le associazioni di categoria, per fare il punto sui danni e le eventuali vie di ristoro ad aziende e colture. Cicala ha riferito anche di un interessamento del ministro Lollobrigida alla situazione emergenziale di Policoro. In municipio anche l’assessore regionale alla Sanità, Cosimo Latronico, il consigliere regionale Piergiorgio Quarto e il presidente della Provincia, Francesco Mancini. A mezzogiorno, Bianco ha ricevuto il presidente della Regione, Vito Bardi, l’assessore alle Infrastrutture, Pasquale Pepe, e quello alle Attività produttive Franco Cupparo. Bardi si è impegnato a chiedere subito la dichiarazione dello stato di emergenza regionale e nazionale, garantendo una verifica rapida sul fondo regionale, per aiutare il Comune con le spese di somma urgenza. Nel frattempo il Consorzio di bonifica di Basilicata ha annunciato la sospensione dei tributi consortili per due mesi e la Regione applicherà un taglio del 50% sui canoni demaniali alle strutture balneari. Il sindaco ha accompagnato Bardi e gli assessori in un sopralluogo tra piazza Eraclea, dove sono stati sradicati alberi secolari, e la zona lido, dove tra gli altri è stato distrutto il lido della Guardia di finanza. “La città di Policoro non è abituata a lamentarsi, ma in questo momento abbiamo bisogno di aiuto. -ha detto Bianco- Questa calamità non è stata preceduta da un alert, pertanto ci ha colti completamento di sorpresa. Oggi mi preoccupano i tempi di ristoro dei danni in fase di accertamento per milioni di euro, tra patrimonio pubblico e privato turistico e agricolo. -rimarca Bianco- C’è un problema di spese che si stanno affrontando per la somma urgenza e necessiterebbero di un ristoro rapido. Ho memoria di altre emergenze, con aiuti finanziari promessi che sono arrivati dopo tre anni. Interi comparti sono in ginocchio -conclude il sindaco- la città è in difficoltà, quindi servono risposte immediate per far ripartire l’economia e le attività pubbliche e private. Ringrazio tutto l’apparato dei soccorsi, tra forze dell’ordine, protezione civile e vigili del fuoco, che sono venuti anche da Salerno per gli interventi più urgenti”.

P

Il cardinale Pizzaballa atteso a Tursi: l’8 settembre alle 18 celebrazione al Santuario di Anglona

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IL CARDINAL PIZZABALLA A TURSI-LAGONEGRO

PER I 50 ANNI DELLA NUOVA CONFIGURAZIONE DELLA DIOCESI

Martedì 8 Settembre alle ore 18.00 la solenne Celebrazione al Santuario di Anglona

Cinquant’anni di storia per dare avvio a un nuovo percorso nel segno della identità, della corresponsabilità e della missione. È il desiderio del Vescovo, Monsignor Vincenzo Orofino, che, insieme agli organismi diocesani di partecipazione alla vita ecclesiale, ha prospettato la Festa della Madonna di Anglona, patrona della Diocesi di Tursi-Lagonegro, come una grande occasione di rilancio dell’impegno pastorale, in diocesi, nelle zone, nelle parrocchie, con le associazioni e i movimenti, a servizio del Popolo di Dio e del territorio. Una terra genuina, feconda di vocazioni e prospera di doni celesti, che in maniera corale vuole rendere grazie a Dio per i benefici vissuti nei cinque decenni di storia dalla nuova configurazione (1976), con la guida dei vescovi: Vincenzo Franco (+2017), Gerardo Pierro (+2025), Rocco Talucci (che il 6 settembre 2026 compirà 90 anni), Francesco Nolé (+2022) e oggi di Vincenzo Orofino che la conduce dal 2016.

Martedì 8 settembre 2026, presso la Basilica Santuario “Maria SS. Regina di Anglona” in Tursi (MT) sarà presente sua beatitudine il Cardinal Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, per presiedere la Solenne Celebrazione dell’Eucaristia, che avrà inizio alle ore 18.00, concelebrata dai Vescovi lucani e dal Clero diocesano.

Alla Vergine Santa si intende affidare anche la speranza della pace nella Terra Santa, scelta da Dio Trinità perché, attraverso l’incarnazione di Gesù Cristo, manifestasse la sua gloria a ogni creatura. Occasione di grazia per leggere, nel segno della memoria, ciò che il Signore ha fatto insieme a quanti ne hanno mediato l’opera in questi anni, e per guardare avanti con fiducia, con la generosità di chi intende continuare a costruire la Chiesa perché risplenda Cristo, luce delle genti.

Nei giorni della Novena, in preparazione alla Festa, è particolarmente significativa la presenza dei Vescovi delle diocesi lucane e limitrofe che si stanno alternando a partire proprio dal 30 agosto scorso, insieme alle Comunità parrocchiali delle quattro zone pastorali della Diocesi di Tursi-Lagonegro, nel segno dell’appartenenza, della comune devozione alla Madre di Dio e, nella disponibilità a rendersi protagonisti del cammino che li attende, perché “in tutto sia glorificato il nome del Signore” (cfr. 2Ts 1,12).

Ancora. Sabato 5 settembre, dalle ore 10.30, è in programma la “Giornata della Fraternità e della Prossimità”, promossa da Caritas Diocesana, dall’UNITALSI e da alcune realtà cooperative che operano sul territorio: in programma la preghiera comunitaria e le testimonianze che saranno offerte nel corso della Celebrazione presieduta da S.E. Mons. Benoni Ambarus, presidente di Caritas Italiana e Arcivescovo di Matera-Irsina e Vescovo di Tricarico. Seguirà il pranzo di fraternità.

E poi l’incontro-testimonianza con il cardinal Pizzaballa indirizzato ai giovani, “sentinelle del mattino e speranza della comunità cristiana” (San Giovanni Paolo II), “viandanti della fede” (Benedetto XVI) e “costruttori di pace e di fraternità” (Leone XIV). Mercoledì 9 settembre 2026, alle ore 9.30, nel Santuario Diocesano “Beato Domenico Lentini” in Lauria superiore (PZ) ci si ritroverà per vivere questo momento anzitutto nel segno della gioia dell’ascolto e del dialogo con il Cardinal Pizzaballa, poi in cammino verso il Santuario dell’Assunta ove sarà allestita una mostra a cura di Gioventù Studentesca dal titolo “Profezie di Pace”.

Il Vescovo Orofino invita tutti i fedeli della Diocesi di Tursi-Lagonegro a unirsi nella lode a Dio e nella gioia di ritrovarsi di fronte all’effige della Beata Vergine Maria, tanto cara a tutto il popolo di questo territorio lucano, perché, nella luce della maternità della Madonna, possa riscoprire le radici della fede, della speranza e della carità, per vivere in maniera lieta e feconda l’appartenza alla Chiesa, sacramento di Cristo nel mondo. La testimonianza nasce dall’incontro con Gesù vivo, presente e all’opera anche nel nostro tempo. E mentre ai giovani ripete: “Voi siete l’oggi di Dio” (Papa Francesco), a tutti rivolge l’augurio perché si possa ripartire, con cuore rimotivato, nell’opera di evangelizzazione e di servizio a ogni uomo, con la Chiesa, nella Chiesa, senza timore ma con rinnovato coraggio evangelico.

Danza sportiva: trionfo internazionale per Scanzano Jonico al German Open Championship 2026

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La danza sportiva italiana celebra uno straordinario successo internazionale targato Basilicata. Sul prestigioso parquet della Liederhalle di Stoccarda, durante la trentottesima edizione del German Open Championship (GOC) 2026, la giovanissima Melissa Stigliano ha conquistato la medaglia d’oro nella categoria Juveniles 2 Solo Female.

Un’affermazione di primissimo piano giunta al termine di una gara intensa, nella quale l’atleta lucana ha prevalso su sessantaquattro avversarie provenienti da ogni angolo del globo. Il titolo tedesco incorona una stagione da incorniciare, che l’ha già vista conquistare l’argento ai Campionati Italiani Assoluti 2026, la vittoria nel torneo di Burgas e il secondo posto al Bulgarian Open di Sofia.

L’affermazione stoccardese premia sia la determinazione dell’atleta sia la qualità tecnica della King’s Dance Academy. Sotto la direzione del Maestro Alessandro Stigliano e di un corpo docenti qualificato, la scuola si conferma una realtà di riferimento capace di coniugare preparazione agonistica, principi educativi e inclusività.

Nel corso della trasferta in Germania, l’intera delegazione di Scanzano Jonico si è distinta in tabelloni estremamente competitivi: Rebecca Stigliano ha raggiunto la semifinale nella categoria Juveniles 2 piazzandosi nona, Chiara De Nittis è entrata nella top 17 Youth su centoquindici partecipanti, mentre Chiara Allegretti ha centrato la top 26 nella Junior 1 figurando positivamente anche nella Junior 2.

Modena City Ramblers a Rotondella: concerto gratuito il 17 Agosto in piazza della Repubblica

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Concerto dei Modena City Ramblers – Rotondella, 17 agosto h 22

Concerto gratuito organizzato da Associazione Attivamente Giovani in collaborazione con il Comune di Rotondella nell’ambito della XV edizione della manifestazione “Voci e Suoni dal Mediterraneo”

ROTONDELLA. L’Associazione Attivamente Giovani, in collaborazione con il Comune di Rotondella, annuncia il grande evento musicale previsto il 17 agosto, in Piazza della Repubblica: il concerto dei Modena City Ramblers, da sempre una delle band più rappresentative della scena folk-rock italiana.

L’iniziativa si inserisce nella XV edizione della manifestazione “Voci e Suoni dal Mediterraneo”, appuntamento culturale che ogni anno porta a Rotondella musica, arte e momenti di condivisione, contribuendo alla valorizzazione del territorio e alla partecipazione attiva della comunità locale e dei visitatori. L’arrivo dei Modena City Ramblers rappresenta uno degli eventi più attesi, grazie alla loro lunga storia artistica e al forte legame con la musica popolare, il racconto civile e la tradizione cantautorale italiana.

Per facilitare il raggiungimento del centro storico, sarà attivo il servizio navetta dedicato.

Orari del servizio:

•⁠  ⁠Prima navetta: ore 19:30 con partenza da Mortella, a ciclo continuo.

•⁠  ⁠Seconda navetta: unica corsa da Rotondella Due – Piazza Rinascimento alle ore 20:00.

•⁠  ⁠Termine del servizio: ore 22:00.

•⁠  ⁠Rientro: previsto al termine della serata.

“L’Associazione Attivamente Giovani rivolge un sentito ringraziamento a tutti gli sponsor che, con il loro contributo, hanno reso possibile la realizzazione dell’evento, insieme al fondamentale supporto del Comune di Rotondella. La collaborazione tra realtà locali, istituzioni e associazioni testimonia l’importanza di un impegno condiviso per la crescita culturale e sociale del territorio”.

Il concerto avrà inizio alle 22:00 e sarà gratuito.

L’Associazione Attivamente Giovani invita cittadini, famiglie e turisti a partecipare a una serata di musica, energia e condivisione nel cuore del centro storico di Rotondella.

Per informazioni:

Associazione Attivamente Giovani – Rotondella

Email: attivamente.giovani@libero.it

Telefono: +393923479986

 

Foto: Modena City Ramblers

A Rotondella la commedia in vernacolo con Lo Scordabolario

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“Lo Scordabolario” ad agosto rilancia con una commedia ancora più esilarante delle precedenti. Nella serata del 12 agosto 2026 l’associazione culturale “Lo Scordabolario del dialetto rotondellese” a Rotondella, in piazza Risorgimento, presenta una commedia comico-brillante in vernacolo rotondellese dal titolo: “Citt citt ca ‘malritt è pren” (espressione che si utilizza quando, una notizia riservata, vola invece velocemente di bocca in bocca e diventa virale in un battibaleno”. L’associazione culturale che ha come mission la ricerca, il recupero e la divulgazione della cultura, della storia e delle tradizioni rotondellesi, è alla sua quinta edizione in quanto a rappresentazioni teatrali, eventi che richiamano migliaia di persone dai comuni limitrofi appassionati del dialetto dei loro avi e delle commedie ricche di equivoci e di malintesi che destano allegria e spensieratezza riportando tutti verso ricordi piacevoli e care figure famigliari che non ci sono più.

Lo Scordabolario dal 27 dicembre 2024 ad oggi, oltre ad aver prodotto e rappresentato commedie ambientate negli anni 50 e 60, ha pubblicato due testi, il primo contiene tutti i detti e gli aforismi dialettali dal titolo “A ras u foch” (accanto al camino), il secondo, incentrato sulla cucina tradizionale rotondellese: “O t’ mangj’s st’ m’nestr o t’ jett’s pà f’nestr “ (o mangi ciò che trovi a tavola oppure ti arrangi”. Inoltre è in procinto di pubblicare il libro degli indovinelli rotondellesi, un altro mondo da riscoprire e da valorizzare. Ritornando alla commedia del 12 agosto che vedrà nuovamente piazza Risorgimento e la scalinata della chiesa di Sant’Antonio gremita e stracolma di gente, l’evento, per il tramite di 11 straordinari attori volontari, racconterà di una famiglia popolare degli anni 60 che sarà fortemente condizionata dalla vera o presunta gravidanza della figlia maggiore, con un finale a sorpresa che lascerà tutti a bocca aperta. La trama, in due atti, realizzata dal presidente dell’associazione, Pino Pastore, ed integrata dalla regista e scenografa insegnante Teresa Di Lorenzo, rimarrà sicuramente fra gli eventi più attesi e più apprezzati dell’agosto del metapontino.

Cosimo Bianco di Ferrovie Calabro Lucane entra nell’Alleanza dei Cuochi

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Venerdì festa in osteria con tre presidi dell’areale Jonio e Pollino per rafforzare il legame con il territorio e lo spirito Slow Food

Nel nome ha la nostalgia che richiama alla strada ferrata che collegava la Calabria con la Basilicata unendo la montagna e il mare. E su quell’asse che richiama alla territorialità oggi l’osteria Ferrovie Calabro – Lucane a Rocca Imperiale ripercorre quel viaggio unendo sapori dei due territori e andando alla ricerca di identità alimentari che raccontano storie di piccoli produttori, vignaioli impegnati nella valorizzazione della biodiversità viticola, presidi legati al movimento della chiocciola. Un legame identitario e strategico per raccontare una cucina autentica che oggi si arricchisce di un altro tassello: Cosimo Bianco, il cuoco che anima i fornelli dell’osteria rocchese, entra ufficialmente a far parte del progetto Alleanza dei cuochi Slow Food, un patto fra cuochi e piccoli produttori per promuovere i cibi buoni, giusti e puliti del territorio e per salvare la biodiversità.

CHI SONO I CUOCHI DELL’ALLEANZA

I cuochi dell’Alleanza scelgono di utilizzare, ogni giorno nelle loro cucine, prodotti di contadini, allevatori, casari, pescatori, viticoltori, artigiani che producono con passione e rispetto per la terra e per i loro animali secondo la filosofia del cibo buono, pulito e giusto. Nel menù di Ferrovie Calabro Lucane, dunque, Cosimo Bianco si impegna ad inserire prodotti locali, Presìdi Slow Food, i prodotti dell’Arca del Gusto, dei Mercati della Terra e delle comunità di Slow Food della Calabria e delle altre regioni.

Proprio per sancire questo ingresso nel progetto nazionale dell’Alleanza dei cuochi Cosimo Bianco e il suo socio Enzo Arcuri hanno scelto di consacrare l’adesione ai valori di Slow Food con una cena a base dei Presidi dell’areale di riferimento. Venerdì 24 luglio alle ore 20:00 l’osteria di Rocca Imperiale introdurrà all’assaggio dei sapori della tradizione con lo sguardo autentico e innovativo che si prefige, raccontando storie che legano i prodotti alla terra dalla quale provengono.

VALORIZZARE I PRESIDI A TAVOLA

Aperta nel 2024 in una suggestiva posizione ai piedi del borgo che accoglie il castello di Rocca Imperiale Ferrovie Calabro Lucane si è voluta segnalare da subito come spazio gastronomico dedicato al gusto con richiami alla memoria, partendo dalle ricette della tradizione arricchite da materie prime del territorio. Piatti contemporanei con matrice ispirata alla cucina popolare e contadina nel solco della tradizione calabro – lucana, e ovviamente i presidi alimentari di Slow Food e la stagionalità. Nella cena di Venerdì 24 luglio saranno il Biondo Tardivo di Trebisacce, il Moscato di Saracena e la Cipolla Bianca di Castrovillari (ovvero tre presidi Slow Food inseriti nella mappatura regionale calabrese) ad essere i protagonisti a tavola di una cena degustazione pensata per l’occasione.

L’IDENTITA’ TRA CUCINA E CANTINA

«Abbiamo una visione chiara di ciò che vogliamo essere e raccontare a tavola – affermano Cosimo Bianco e Enzo Arcuri – e ci piace l’idea di ripercorrere l’itinerario della strada ferrata che per anni ha costituito un asse strategico di riferimento, per poter entrare in sinergia con chi su quei territori ha scelto di rimanere e fare agricoltura di qualità. Ma soprattutto utilizzare le identità alimentari come chiave di racconto di questa straordinaria biodiversità culturale e alimentare che ci appartiene e che dobbiamo condividere, a tavola sicuramente, ma anche culturalmente per la sua potenza evocativa ed economica».

Ad arricchire la narrazione del territorio non solo piatti stagionali ma anche una cantina che Enzo Arcuri costruisce e rinnova sapientemente attraverso una variegata selezione di piccoli vignaioli attenti al rispetto della terra e alla custodia dei vitigni autoctoni calabro – lucani.

LA SODDISFAZIONE PER IL TRAGUARDO RAGGIUNTO

«L’ingresso nell’Alleanza dei cuochi Slow Food – ha aggiunto Cosimo Bianco – è per noi un nuovo punto di partenza. Per questo vorrei ringraziare, anche a nome di Enzo che condivide con me questo progetto e l’adesione a Slow Food, i responsabili nazionali e calabresi dell’Alleanza dei cuochi e tutti coloro che fin da subito hanno creduto in noi e nel lavoro che portiamo avanti da anni. Ferrovie Calabro Lucane vuole essere una grande famiglia e questo ingresso ci dà l’entusiasmo per continuare a fare sempre meglio il nostro lavoro».

5 buone pratiche che aiutano a mantenere la mente allenata dopo i 50 anni

in Attualità

Se è vero che l’età media si è allungata lo è anche che le connessioni neuronali iniziano il loro invecchiamento a partire dai 30 anni. La buona notizia è che questo processo non avviene in modo omogeneo e che, agendo sul nostro stile di vita, possiamo rallentare tale processo. Alcune pratiche, infatti, favoriscono la neuroplasticità del cervello, diventando cruciali soprattutto dopo i 50 anni. In questa fase investire sul proprio benessere mentale significa predisporre il terreno per una migliore qualità della vita che verrà.

Rompere la routine e imparare nuove cose

La tranquillità della routine può essere nemica del nostro cervello, perché lo spinge ad adagiarsi senza compiere alcuno sforzo. Il cambiamento introduce invece un impulso, che incentiva la realizzazione di nuovi schemi mentali. Ecco che intraprendere una passeggiata diversa dal solito per rientrare a casa o modificare la cronologia dei compiti quotidiani pone la mente nelle condizioni di riadattarsi alla novità e di attivarsi.

Sulla base dello stesso principio un’altra buona pratica riguarda l’immergersi in qualcosa di totalmente inedito. È auspicabile iniziare un nuovo hobby oppure seguire un corso per acquisire nuove competenze. Imparare nozioni o sviluppare altre capacità dà origine a nuove connessioni neuronali e la nostra mente ringrazia.

La mente si muove: dalla socialità al dual task

È comprovato che a qualsiasi età le relazioni sociali siano imprescindibili per la salute del cervello. Avere una vita sociale attiva ha effetti positivi sull’umore, ma si configura anche come un continuo stimolo per la mente, che è chiamata ad ascoltare, recepire e condividere. Anche nella semplice organizzazione di un incontro siamo chiamati alla verifica di diversi aspetti che ci inducono a compiere più attività simultaneamente.

Proprio il dual task, cioè la capacità del cervello di gestire un doppio compito, attiva aree cerebrali che rallentano l’invecchiamento. Può essere utile allora effettuare attività che richiedono l’attivazione del corpo e della mente, come ad esempio il ballo, lo yoga o la cucina.

Svagarsi potenziando l’ingegno

Si sa che per restare davvero giovani il vero segreto è non smettere di giocare, soprattutto se parte del divertimento è legato alla capacità di elaborare strategie e calcoli per mettere l’avversario ko. Ben vengano, dunque, tutti quei giochi come sudoku, puzzle e rompicapo che ci aiutano a mantenere alta la concentrazione e il rigore logico. In tal caso anche i classici giochi di carte, come scala 40, oggi disponibili anche in digitale, favoriscono la memoria a breve termine, poiché il giocatore è chiamato a ricordare le carte scartate e quelle raccolte dall’avversario.

Insomma, proprio recuperando quel desiderio di scoperta, che ha caratterizzato la nostra infanzia, e una buona dose di pazienza possiamo predisporre un futuro più roseo per il nostro cervello.

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