Amati enigmi di Clotilde Marghieri. Il rebus del Sé decifrato dagli altri
Si può parlare della “fine” il primo giorno di un nuovo anno e guardare al passato, quando tutti guardano speranzosi al futuro? La scrittrice napoletana Clotilde Marghieri, ormai anziana, ci dimostra che ciò è possibile, intraprendendo uno scambio epistolare, breve ma denso di riflessioni, con il suo amico quarantaduenne Jacques. Clotilde sfoglia le pagine del suo diario e respira il profumo dei suoi anni passati in sua compagnia.
Ci troviamo di fronte ad un “diario del diario”; un flusso di coscienza che collega i vari tempi della vita, con l’impetuosità di un fiume che si apre verso il mare, immenso come il mistero delle nostre esistenze. Per mezzo della penna di Clotilde Marghieri diamo uno sguardo meditativo ai “sassolini scomodi” che portiamo tutti nelle scarpe: tutti inciamperemo con la vecchiaia, la malattia, la morte, lo scorrere inesorabile del tempo. La lettura di queste pagine è la porta d’ingresso per entrare nella dimensione di un’altra età,( quella degli anziani), alla quale forse apparteremo o apparteniamo. Un’ età alla quale dare la giusta dignità, mai come oggi, in cui spesso è bistrattata.

Per l’esattezza , Amati enigmi è una porta di cristallo per la sua delicatezza, raffinatezza ( tante sono le citazioni, l’uso del francese, la condivisione di incontri con intellettuali come Corrado Alvaro e Rocco Scotellaro), e la sua trasparenza, che permette vivaci riflessi e giochi di luce tra passato, presente e futuro. Inoltre, attraverso questa lente di cristallo abbiamo l’opportunità di “vedere gli anziani” della nostra vita con uno sguardo diverso.
Nel dialogo con se stessa e con il lettore, la scrittrice condanna anche la vita mondana, le pseudo-amicizie e descrive il divario tra la vita di città versus la vita bucolica. Amati enigmi è un libro senza trama, un po’ come è la nostra vita; è uno spaccato di vita in cui emergono le venature delle nostre radici e l’esser a sua volta genitori, e lo sforzo di “risolversi” e del conoscersi attraverso gli altri. Siamo un enigma di più facile soluzione per chi ci ama, che da noi stessi; questo sembra bisbigliarci Clotilde sulla soglia eterna del Tempo. Buona lettura!
Clotilde Marghieri
(Napoli, 17 gennaio 1897 – Roma, 5 ottobre 1981), cugina del poeta Carlo Betocchi, ha collaborato con Il Mattino, Il Mondo, il Corriere della Sera, La Nazione e Il Gazzettino, ma ha esordito nella letteratura piuttosto tardi, nel 1960.Nel 1974 ha vinto il Premio Viareggio con Amati enigmi, preceduto nel 1963 dal Premio Sebeto per Le educande di Poggio Gherardo, e dal Premio Villa San Giovanni ricevuto nel 1970 per Il segno sul braccio. Dopo la morte della scrittrice, avvenuta nel 1981 all’età di 84 anni è stato pubblicato il suo carteggio con Bernard Berenson.

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Lucia Gallo, già docente di materie letterarie nella scuola secondaria di primo grado, è esperta in metodologia e didattica. Ha pubblicato vari saggi per i quali ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti, tra cui Scuola Progetto (Spaggiari 2007), Indicazioni per il curricolo. Che fare? (Spaggiari 2008), Le Nuove Indicazioni nazionali (Spaggiari 2013). Per la casa editrice Simone ha pubblicato Lezioni di Italiano, storia e geografia per la prova orale del concorso a cattedra (2016) e curato il Manuale delle Metodologie e tecnologie didattiche (2024). È autrice di “Ora di lettura”, “Antologia di Italiano per la scuola secondaria di primo grado” (Bulgarini 2011), di “Moda e mode” (Model Edizioni 2016) e del romanzo “Ora come allora” (Edigrafema 2019).




influenzato dal padre, un medico amante della caccia e pesca. Durante la Prima guerra mondiale, si arruola come volontario e viene ferito sul fronte italiano. Negli anni ’20 e ’30,lavora come corrispondente di guerra in Europa, vivendo a Parigi e partecipando alla guerra civile spagnola. Queste esperienze sul fronte ispirano le sue opere letterarie, che lo portano al successo internazionale e a vincere il Premio Nobel per la Letteratura nel 1954. Si suiciderà a causa della depressione del 1961.



Massimo Curci è un ingegnere elettronico, nato nel 1965 in un luogo non specificato della Murgia. Con ironia e con uno sguardo che incita all’autoriflessione, ci parla nel suo libro di una “pentola” dal materiale prezioso, che borbotta per farsi sentire, rischia di bruciarsi e bruciare chi si avvicina. Una pentola d’oro che nessuno ha il coraggio di scoperchiare, spegnere o di abbassarne la fiamma: la scuola.
