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Presentazione del libro “Il peso del peccato” di Pasquale Rimoli presso il Mo.Jo Museum a Montalbano Jonico l’ 11 dicembre ore 18.30

in Cultura

Giovedì 11 dicembre il Mo.Jo Museum, sito a Montalbano Jonico in via Aporti presso Palazzo Rondinelli, ospiterà alle ore 18.30  il giovane scrittore Pasquale Rimoli e il suo nuovo libro “Il peso del peccato”(ed. La Ruota 2023). Presenzieranno all’evento il sindaco di Montalbano Jonico Giuseppe Di Sanzo,  la dirigente scolastica dell’Istituto Comprensivo Scanzano Jonico-Montalbano Jonico  Ines Anna Irene Nesi e Porzia Lombardi per la cooperativa sociale “L’arcobaleno”. L’autore dialogherà con Margherita Rasulo e Martino Iannibelli.

L’opera, ambientata nella Scozia a metà’400, nella fantastica contea di Argyll, già martoriata dalle continue lotte intestine tra clan, ha come fulcro l’arrivo inaspettato di una sconosciuta ragazza dai capelli rossi e gli occhi di ghiaccio, Emlyn, che funge da “elemento disturbante”.  La straniera porta con sé i venti freddi dell’autunno, e il verificarsi di un evento raccapricciante, la decapitazione di tre cavalli. La contea di Argyll è scossa allora dal grido “alla strega, alla strega dai capelli rossi”. A salvare la giovane Emlyn interviene un’altra donna:  Lady Tegwen, la protettrice del villaggio, l’affida a sua volta ad un’altra figura femminile, Lady Morwenna Douglas.

Come nelle sue opere precedenti, Pasquale Rimoli mette in scena la sempiterna lotta tra il Bene e il Male, in un’atmosfera fantastica e in un tempo remoto, ma ricostruito con una dovizia di particolari storici da esser quasi tangibile. Calarsi nel mistero e nella magia delle sue pagine fa andare in apnea il lettore, ed allo stesso tempo lo porta a riflettere sul lato ombra dell’essere umano, sull’importanza della “sorellanza” tra donne  e sul peso del pregiudizio sociale sulla vita del singolo. Temi sempre attuali che rendono “Il peso del peccato”, nonostante il senso d’irrealtà che può ispirare, sicuramente non una lettura banale, ma densa di significato storico e morale

 

Pasquale Rimoli è nato a Policoro nel 1990, è un filologo classico, attualmente docente di Lettere nella scuola

secondaria di primo grado. Da sempre amante della lettura e della scrittura, è ideatore del blog Se le poesie potessero parlare e, tra il 2017 e il 2021, ha pubblicato la trilogia I demoni di Urbino con La Ruota Edizioni.

Nel 2021 un suo racconto è stato premiato al Premio Torre Crawford e pubblicato nell’antologia Innamorarsi di un fantasma (Oakmond Publishing). Ha pubblicato, per Bertoni Editore, dei componimenti poetici nell’Agenda Poetica 2023 e ne I luoghi della memoria. Antologia poetica e un racconto per bambini in Storie di luce (Fides Edizioni, 2023). Nel 2024, ha pubblicato due racconti per il volume Agorà. Ombre e storia nelle piazze di Matera (La Valle del Tempo Edizioni). Il peso del peccato ha ricevuto il premio speciale della giuria al Premio Letterario Nazionale Streghe Vampiri & Co. 2023 (Giovane Holden Edizioni) per la sezione “Romanzi inediti”.

 

“Oltre i confini”, il 14 dicembre alle ore 18.00 la Pinacoteca Comunale di Bernalda accoglierà le opere dell’artista Mario Marconato

in Cultura

Presso la Pinacoteca Comunale Castello Medievale di Bernalda il 14 dicembre alle ore 18.00 è previsto un momento di condivisione artistica con la donazione, da parte della moglie Lina Carbone, delle opere dell’artista poliedrico di origini venete Mario Marconato. Lucano di adozione, l’artista è scomparso prematuramente nel 1994.

L’evento avverrà alla presenza dell sindaco di Bernalda, la dottoressa Francesca Matarazzo, del sindaco di Pisticci, il dottor Domenico Albano, del Consigliere Regionale di Basilicata, il dottor Domenico R. Tataranno , del Vice Presidente del Consiglio Regionale di Basilicata, il dottor Angelo Chiorazzo, e della Direttrice SPACC Bernalda Metaponto, dottoressa Katya Madio.

Interverranno per  ricordare l’artista,  sotto la  moderazione della dottoressa Silvana Laviola,  il professore di storia e filosofia (nonché scrittore, saggista e regista teatrale) Filippo Gazzaneo e il dottor Rino Cardone, critico d’arte, giornalista, già caposervizio TGR Rai.

Attraverso la sua produzione creativa in tutti i campi artistici (dalla scrittura, alla pittura, all’incisione, alla ceramica, alla poesia) e la sua vita personale, Mario Marconato  ha dimostrato come l’arte possa fungere da ariete per abbattere i muri dello spazio,  “andare oltre i confini” ed unire le persone dal Nord a Sud della nostra penisola: di origini padovane ( Camposampiero ,12/05/1941) dal 1977 trova nella Basilicata la sua seconda patria e musa ispiratrice per la sua prolifera e multiforme arte. Con l’evento del 14 dicembre la sua arte abbatterà i muri dell’oblio ed  andrà anche “oltre i confini” del tempo e della morte, grazie al ricordo e  al dono, da parte di sua moglie, delle sue opere.

Assiduo frequentatore del circolo culturale  padovano “Il pozzetto” ( ove ha modo di conoscere intellettuali ed artisti della levatura di Aldo Palazzeschi, Ezra Pound,  Mario Rigori Stern  e Renato Guttuso, per citarne alcuni) , a  soli diciassette anni pubblica la prima raccolta di poesie “Dieci poesie d’amore(1957)”. Del 1964 è il romanzo “Vivere con i diavoli”, in cui racconta l’ esperienza precocissima vissuta sulla propria pelle presso la struttura psichiatrica della città. Nel 1970 fonda il Circolo Culturale “Camposampiero” , la Galleria d’Arte “Il Girasole” e l’omonima casa editrice per la diffusione della grafica d’arte. Tra le raccolte di poesie si ricordano “Per ricomporre  il pudore(1974)”, e “Dopo Freud”(1974). Nel 1977 si trasferisce in Basilicata con base prima nella tranquilla Nova Siri e poi nella solitaria Rabatana di Tursi, dove la sua arte poetica e grafica subisce una profonda trasformazione. In quegli anni incontra e si lega di amicizia fraterna con il poeta Dario Bellezza.

Dall’esperienza di vita lucana nascono la raccolta di poesie “Nel sole mozzafiato”(1979, stampate nella stamperia “Il Torchio” di Thiene), illustrate da acqueforti di numerosi artisti; la cartella di sei litografie per sei poeti “Dalla Terracalancolucanailsole” (pubblicata da PellicanoLibri nel 1981) e l’antologia della sua ricerca poetica e grafica lucana dal titolo “Vivere l’ignoto Lucano (1977-1985) del 1988, che vede il contributo di Raffaele Nigro per la prefazione. Nel 1987 fonda la casa editrice “EH edizione Heracle”, e pubblica con essa nel 1992 il primo catalogo generale degli artisti in Basilicata “Segno, Colore, Forma”, importante strumento per la conoscenza e la divulgazione dell’arte lucana. Notevoli e numerosi sono stati infatti i suoi sforzi per promuovere gli artisti lucani, sfociati ad esempio nell’organizzazione della mostra nel 1991 presso il Museo Nazionale di Metaponto “Presenze Reali della Pittura in Basilicata”, costituita da 14 serigrafie di vari artisti, tra i quali Luigi Guerricchio, con il quale ha avuto un continuo confronto artistico e umano. Scompare nel 1994 a Marconia il 3 aprile, in un giorno di primavera.

“Petrosinella “dei Fabula Lucana. Una solitudo fiabesca e musicata come tappa pisticcese del Festival Viator

in Cultura

Ieri 30 novembre 2025, nell’atmosfera mistica e misteriosa dell’Abbazia Madonna del Casale di Pisticci, il gruppo musicale Fabula Lucana (composto dalla voce di  Milena Orlandi,   Salvo Nigro per buzuki, tamburo e flauti,  Massimo Bianco e Lorenzo Melchiorre per chitarre) ha messo in scena la fiaba in musica “Petrosinella” tratta da “Lo cunto de li cunti” di Giambattista Basile, scrittore seicentesco che per primo ha dato dignità letteraria alle favole popolari europee. Lo spettacolo ha fatto parte del Festival “Viator. Menti, cuori e corpi sulle Vie Francigene del Sud. Ed.2025” ed è stato realizzato in collaborazione con il Comune di Pisticci, l’Abbazia Madonna del Casale e l’Associazione Le Matine.

Il Festival Viator, che quest’anno festeggia la sua undicesima edizione, coniuga l’arte all’esperienza del cammino interiore ed esteriore. Nato nel 2015 da un’idea del musico-viandante Giovannangelo De Gennaro e del fondatore dei Radiodervish Michele Lobaccaro, il festival si propone come obiettivo il far rivivere l’esperienza del cammino lungo le antiche vie medievali di Puglia, Basilicata, Molise e Lombardia, nell’ottica di un approccio più lento alla vita, in cui ben si incastona un arte del passato, quella medievale, capace di regalare magia e autenticità al nostro presente.

Tema  del festival di quest’anno è la solitudine (solitudo per i latini), e chi meglio della protagonista della fiaba barocca Petrosinella (antesignana di Raperonzolo), rinchiusa da un’orca nel federiciano Castello di Lagopesole (forse), può darcene testimonianza? La fiaba fa parte della raccolta di cinquanta racconti di tradizione orale “Il cunto de li cunti” ad opera del letterato napoletano Giambattista Basile, che prestò servizio nella Terra di Basilicata fino al 1632 presso il Duca di Acerenza Galeazzo Pinelli. La raccolta, scritta  in lingua napoletana ( una vera rivoluzione per l’epoca), nacque come opera destinata al passatempo o “trattenemiento” dei cortigiani nel momento rituale del dopo-pranzo. Piccola chicca per gli amanti del cinema: da questa raccolta nel 2015 Matteo Garrone ha tratto il film  Tale of tales, in cui tre storie si alternano tra loro.

Petrosinella, illustrazione di Warwick Goble

Ieri, grazie al lavoro del musicista siciliano Salvo Nigro che ha musicato con canzoni e brani originali l’opera del Basile, sembrava di esser stati catapultati presso una corte medievale e di poter partecipare come ogni cortigiano del tempo con pathos e commenti alla storia della povera Petrosinella, aspettando con il cuore trepidante  il finale della sua storia. Il racconto è stato arricchito dall’uso di  strumenti quali chitarra, bouzouki , flauti e tamburi, per ricreare l’atmosfera della corte medievale.

Lo spettacolo, della  durata di circa un’ora, vede l’alternarsi di recitazione e di canzone, della lingua italiana quanto dell’originale napoletano, richiedendo allo spettatore sempre più partecipazione ed attenzione. La noia con Petrosinella dei Fabula Lucana è bandita, rendendo lo spettacolo avvincente per i grandi quanto per i ragazzi e i bambini. Piccolo appunto da fare ai curatori dell’evento: se lo scopo era quello di raccontare una solitudine, questo non si è raggiunto. Perché grazie ai Fabula Lucana e la loro Petrosinella la solitudine è stata abbattuta a suon di tamburi e flauti, unendo i presenti nell’ascolto del racconto. Insieme, i musicisti quanto gli spettatori, ognuno con il proprio vissuto e la propria fantasia, hanno dipinto la storia di Petrosinella, liberandola dalla prigionia del tempo e della propria solitudine.

 Petrosinella è stata un’occasione per riscoprire con gli altri le nostre autentiche radici e la nostra capacità immaginativa tra luci, musiche e parole. Peccato per gli assenti!

 

Malattie invisibili: l’intervista a Eleonora che è andata oltre “la stomia”

in Quattro Chiacchiere

IL REEL

Eleonora si è misurata con una malattia terribile, cattiva, spietata: la rettocolite ulcerosa.
È una di quelle patologie identificate spesso con la sigla M.I.C.I. (malattie infiammatorie croniche dell’intestino), della stessa categoria della malattia di Crohn.

Eleonora ha subito due interventi pesantissimi, ora vive grazie a una stomia permanente, un’apertura sull’addome a cui segue il “sacchetto” di raccolta, anch’esso posto sulla pancia.

L’intervento chirurgico per mettere una stomia è necessario quando a causa di alcune malattie si è obbligati a togliere organi come il colon o il retto e assicurare quindi le normali funzioni digestive dell’organismo.

Il sacchetto di Eleonora è permanente, non è stato facile accogliere la notizia. Eleonora ha affrontato due interventi molto complessi e delicati, ha sofferto tanto.
Ha lasciato nelle sale operatorie le cause del suo malessere e si è risvegliata col “sacchetto”: ha recuperato la sua voglia di vivere, il suo entusiamo, la sua bellezza.

“Ago e filo: cucire speranza e vite”

in Quattro Chiacchiere

“Ago e filo: cucire speranza e vite”

 

REEL: KIMBERLITE IL PROGETTO DI VERONICA SCARDILLO

A Matera, Veronica Scardillo unisce sartoria e creatività per restituire dignità a chi ha conosciuto l’errore, la detenzione e ha voglia  di “riqualificarsi”.

Con il Progetto Kimberlite guida ex detenuti, persone in recupero da dipendenze, dopo periodi di ricovero, e donne vittime di violenza, costrette a rifugiarsi in centri specifici per essere messe al sicuro.
Ogni capo cucito diventa strumento di rigenerazione sociale: qui l’artigianato è rinascita, resilienza e nuove possibilità di vita. Nel laboratorio si ricuce, su misura, la riqualificazione di chi ha voglia di riscatto e ci mette a sua volta impegno per ottenerlo.

Quattro chiacchiere con Raffaella Puce: dalla Corea del Sud al sogno america a New York con Seul nel cuore

in Quattro Chiacchiere

Quattro Chiacchiere con Raffaella Puce, originaria di Scanzano Jonico, innamorata della Corea del Sud, ora a New York per un tirocinio all’Istituto Italiano della Cultura di New York. Negli Stati Uniti, Raffaella ha incontrato il ministro Tajani e altre personalità. Sogna di fare la professoressa di coreano all’Università. “Non arrendersi mai e puntare sempre in alto. Perseverare è la chiave, ci vogliono molti sacrifici. Non bisogna lasciarsi influenzare da ciò che vogliono gli atri. Andare avanti anche se gli altri remano contro”. Con queste motivazioni Raffaella, partita da da Scanzano Jonico, ora vive il sogno americano, con il cuore rivolto a Seul. Contattata, ha raccontato la sua esperienza con la bellissima leggerezza dei 24 anni e la grande consapevolezza di chi ha sete, voglia e curiosità di conoscere, conoscere, conoscere..

 

Sedici borse di studio agli studenti meritevoli a Corleto Perticara

in Cultura

TotalEnergies EP Italia premia il merito: consegnate 16 borse di studio agli studenti meritevoli dell’Istituto tecnico tecnologico di Corleto Perticara.
I contributi potranno essere utilizzati per l’acquisto di libri o di strumenti informatici, per la partecipazione a stage formativi o per il rimborso delle spese sostenute nel primo anno universitario.

Corleto Perticara, 23 ottobre 2025 – TotalEnergies EP Italia ha assegnato 16 borse di studio agli studenti del territorio che si sono distinti per impegno e merito nell’anno scolastico 2024-2025. La cerimonia di consegna si è tenuta a Corleto Perticara, nell’aula polifunzionale dell’Istituto tecnico tecnologico, nel corso di un incontro che si è svolto in un clima di partecipazione, aperto a genitori, docenti e alunni. Giunta alla quinta edizione, l’iniziativa conferma l’impegno della Compagnia nel promuovere la formazione e la valorizzazione dei giovani talenti lucani.

Le borse di studio potranno essere utilizzate per l’acquisto di libri o dispositivi informatici o per esperienze di studio all’estero. In particolare, gli studenti del quinto anno avranno la possibilità di svolgere uno stage di sei mesi negli uffici TotalEnergies di Guardia Perticara oppure ricevere un rimborso delle spese universitarie sostenute nel primo anno di studi.
Le borse di studio rientrano nell’ambito delle iniziative di responsabilità sociale promosse sul territorio da TotalEnergies EP Italia insieme ai partners della JV Tempa Rossa, Mitsui E&P Italia B e Shell Italia E&P.

Alla cerimonia di consegna delle borse di studio hanno preso parte, tra gli altri, il Direttore Affari istituzionali, Relazioni Esterne & CSR di TotalEnergies EP Italia, Stefano Scisciolo, il sindaco di Corleto Perticara, Mario Montano e le dirigenti scolastiche Lucia Lombardi e Michela Antonia Napolitano rispettivamente degli istituti “Carlo Levi” e “Castronuovo” di Sant’Arcangelo.

L’iniziativa mira a valorizzare il merito e sostenere la crescita professionale degli studenti, con particolare riguardo ai futuri periti chimici, figure centrali nello sviluppo industriale e tecnologico della Basilicata. “Le borse di studio rappresentano un riconoscimento importante: non si tratta solo di un premio per l’impegno scolastico, ma anche uno stimolo per costruire un futuro di studio, lavoro e innovazione”, ha espresso Stefano Scisciolo. “Vogliamo stimolare i giovani – ha aggiunto – a credere nelle proprie capacità, offrendo loro strumenti concreti per costruire un percorso di crescita solido e qualificato”.

Il peso della farfalla di Erri De Luca. Un battito d’ali è il patto eterno tra due re

in Cultura/Storie d'Inchiostro
Se siete rimasti affascinati dal libro di Hemingway ” Il Vecchio e il mare “ non potete farvi sfuggire la sua versione sulla terraferma che ci regala Erri De Luca in “Il peso della farfalla”: al posto del vecchio pescatore e di un mastodontico marlin troverete come protagonisti il “re dei camosci”, capobranco di splendida bellezza e intelligenza, ed un bracconiere che vive eremita sulla montagna, il quale è conosciuto anche egli nel paese come ” il re dei camosci ” per le sue abilità di cacciatore. Stesso soprannome, quindi, per due personalità straordinarie, una umana, l’ altra animale che vivono nell’attesa del loro incontro/scontro finale: il camoscio per vendicarsi della morte della madre per opera dell’ uomo; il bracconiere per appropriarsi finalmente delle corna e del pelo dell’ esemplare più bello. In queste pagine, Erri De Luca con il suo essere ” uomo di montagna”, di poche parole, riesce a trovare quelle giuste per fare apprezzare al lettore la bellezza della natura. Più che un racconto “Il peso della farfalla” è un inno al creato.  E’ un canto che innalza lo spirito del lettore verso qualcosa di divino (simbolizzato dalla montagna), ed in questo lo scrittore napoletano è sicuramente aiutato dall’uso che fa della parola, del “verbo”, dai suoi studi sulla Bibbia .

Agli animali che pascolano in queste pagine si attribuiscono sentimenti umani, come il rancore, la gelosia, ma allo stesso tempo se ne fa trasparire la” bellezza d’animo delle leggi non scritte”, superiore persino a quella degli uomini: se c’è un vincitore in questa storia è il camoscio che non si piega alla sua sete di vendetta e segue il corso naturale degli eventi.

“Il cacciatore tedesco” di Gustave Coubert-(1859)-Musée des Beaux-Arts de Lons-le-Saunier
Il finale di questo libro  vede come l’ incontro tra due destini solitari sia occasione per l’uomo di incontrare nell’animale tanto cacciato la sua parte istintuale e pura. Quando si uccide questa parte inevitabilmente si muore con essa; ed è quello che succede al nostro bracconiere, che grazie al peso di una farfalla bianca, sarà consegnato insieme al re dei camosci al silenzio della montagna nevosa in un abbraccio eterno. La farfalla come suggello magico della connessione, spesso dimenticata, che esiste tra l’uomo la natura.
Bellissimo anche il racconto “Visita ad un albero” che correda questa edizione. L’ autore ci porta con sé nella sua visita ad un cirmolo sospeso in cima e ci fa provare con lui l’ esperienza del fulmine in vetta, con grande poesia.Buona lettura!
 

Erri De Luca è uno scrittore, poeta, giornalista nato a Napoli nel 1950. Dopo aver militato nella sinistra extraparlamentare, ha svolto mestieri manuali tra cui muratore e autista, e ha partecipato a missioni umanitarie all’estero. Ha esordito nella narrativa nel 1989 con Non ora, non qui e ha continuato a pubblicare opere di narrativa, teatro e poesia, traducendo anche testi biblici. Appassionato alpinista, la montagna e la giustizia sociale sono temi ricorrenti nella sua vita e nella sua prolifica opera letteraria, tradotta in oltre trenta lingue.

Lettera al padre di Franz Kafka. Scavando le proprie radici

in Cultura/Storie d'Inchiostro
Pablo Picasso, Paternità, 1971

Lettera al padre di Franz Kafka è un condensato di emozioni e riflessioni molto cupe, quasi indigeste; ” una salsa concentrata” dal sapore molto forte. Indirizzata al padre Hermann ( pubblicata postuma ma mai pervenuta), è il tentativo di un figlio di studiare le proprie radici, il rapporto odi et amo con la figura di un padre-padrone, ingombrante (“..era sufficiente a schiacciarmi la tua sola immagine fisica.”), a tratti aggressivo e demolitivo. Una figura purtroppo molto comune e di cui Kafka riesce a mettere a nudo e a svelare le gravi conseguenze che può avere nello sviluppo del bambino (“…inoltre le delusioni patite dal bambino non erano delusioni qualsiasi, ma colpivano in profondità giacché provenivano da te, l’autorità suprema.”) e dell’ adulto poi.

L’ operazione psichica che fa lo scrittore boemo è di “sradicamento”: cerca di guardare dentro il terreno natale e di scavarvi dentro al fine di tirare fuori la propria radice, studiarla, capirla per comprendere il perché l’albero (se stesso) non riesce a “maturare”, a mettere su una famiglia propria. È un’ operazione molto sudata che spinge Kafka, quanto il lettore, a sporcarsi le mani, a spezzarsi le unghie e a guardare nell’ombra buia del sottosuolo.  E’ un’operazione dal grande costo emotivo, perché studiare così da vicino le proprie radici, cercare colpe o innocenze, richiede un grande dispendio di energia e di tempo e lo “sradicarsi”comporta per forza di cose un  farsi del male. Tuttavia, in questo tentativo di sviscerare se stesso e la sua storia familiare, Kafka non è solo: la sua “zappa “per sradicarsi è la scrittura, ed è tramite questo strumento che riesce a trovare un senso alla vita, e a regalare all’umanità opere letterarie geniali.

Lettera al padre è una lettera di grande dolore, in cui pervadono sentimenti di vergogna, senso di colpa e in cui l’ autore si presenta come ” un impostore” della propria vita, inetto e schiacciato dalla figura paterna. Per il tentativo di dialogo con il padre e l’analisi profonda di sé l’opera costituisce un ottimo materiale di tipo psicanalitico ed un bellissimo esempio di scrittura terapeutica. Buona lettura!

Franz Kafka (3 luglio 1883 – 3 giugno 1924) è stato uno  scrittore boemo di lingua tedesca, considerato una figura centrale della letteratura del XX secolo e un precursore del surrealismo e del realismo magico, noto per le sue opere che esplorano temi di alienazione, angoscia esistenziale e burocrazia complessa. La sua carriera professionale fu segnata dal lavoro come impiegato assicurativo, una professione che detestava, mentre la sua salute fu minata dalla tubercolosi. Pubblicò poche opere durante la sua vita, come La metamorfosi, ma i suoi romanzi incompiuti, tra cui Il processo  e Il castello, furono pubblicati postumi per volontà del suo amico Max Brod, che ignorò le sue disposizioni testamentarie. 

 

Tyll, il Re, il cuoco e il buffone di Daniel Kehlmann. Un buffone come prezzemolo di un romanzo-minestrone

in Cultura/Storie d'Inchiostro
Ritratto del buffone Gonella di Jean Fouquet (1447-1450)-dipinto su tavola

Resterà per sempre un mistero come Daniel Kehlmann riesca a farci oltrepassare varchi spazio -temporali e a catapultarci in epoche lontane da noi, come la Germania del Seicento. È come se spostasse un mattone del Tempo e ci chiedesse con lui di spiare, attraverso quella crepa nel muro dei secondi, la vita dei suoi personaggi, figli di un momento storico in cui si credeva nei draghi, nei quadrati magici, nei demoni, e la peste e la miseria dilagavano indisturbate, proprio come le streghe, alle quali si dava la caccia perché ritenute responsabili di tali calamità.

Ritratto del buffone Gonella di J. Fouquet (1447-1450), dipinto su tavola

In questa caccia alle fattucchiere cade purtroppo il padre del protagonista, il povero mugnaio Claus Ulenspiegel e la vita del piccolo Tyll, che sempre si sentirà colpevole della sua morte, prenderà il volo su una fune come equilibrista verso avventure fantastiche, in una serie di volteggi, di incontri inaspettati( come quello con il re in esilio Federico e sua moglie Liz), sullo sfondo della guerra atroce dei Trent’anni. È proprio come sulla sua fune Tyll dovrà fare appello a tutta la sua astuzia, la sua forza d’animo, la sua irriverenza, per non cadere vittima degli eventi, nella dura lotta per l’esistenza.

Un libro che è come un minestrone in cui c’è tutto: il romanzo storico, la tragedia e la commedia, ma anche pagine d’amore e di riflessione, e tanta magia. Non so se amate il minestrone come pietanza, ma “Tyll, il re, il cuoco e il buffone” è dalla prima all’ultima pagina una coccola all’anima, per la filosofia zen che emerge ad ogni parola, confortante come un piatto caldo una sera d’inverno.

Come in ogni minestrone che si rispetti ecco esserci il prezzemolo, il nostro buffone Tyll, che sembra sparire tra le pagine e lasciare spazio alle storie degli altri personaggi, come la piccola Martha, il dottor Kircher, il re e la regina d’Inverno, il conte von Wolfenstein, quei poveri diavoli di Korff e Matthias, per poi riapparire sempre in un gioco di prestigio in cui lui è sempre l’ anello della fune che collega le storie degli altri, di anonimi personaggi quanto dei Grandi della Storia. Tyll quell’irriverente giullare di corte, orfano di padre ma figlio del mondo, che sembra stare in equilibrio sulla sua fune, e prendersi gioco di tutto e di tutti , della guerra e della fame, dell’amore come della morte, è l’erba cattiva che non muore mai, nelle pagine di questo libro come nell’immaginario collettivo tedesco.

Daniel Kehlmann è uno scrittore tedesco di grande successo, nato a Monaco nel 1975, che vive a Vienna e New York ed è noto per il suo stile narrativo complesso e la sua attualizzazione di temi filosofici. Si è laureato a Vienna in filosofia e ha ottenuto fama internazionale con il suo romanzo “La misura del mondo”, pubblicato nel 2006.

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