Autore

Luca Masiello

Luca Masiello ha pubblicato 3 articoli

Turismo Verde: Secondo la Cia a Capodanno giro di incassi superiore al milione di euro in Basilicata

in Economia

Agriturismi sold out, un giro di incassi di poco superiore al milione di euro per i 130 agriturismi lucani con un totale che può raggiungere sino a 15 mila coperti: è il bilancio del Capodanno tracciato da Turismo Verde, l’associazione agrituristica di Cia-Agricoltori Potenza-Matera.

L’incremento delle presenze rispetto al Capodanno dello scorso anno è tra il 5 e il 7%, mentre gli acquisti di prodotti alimentari in azienda, durante l’intero periodo delle festività, è schizzato tra il 10 e il 12%.

I listini del cenone e del pranzo del Primo dell’anno variano da 50 a 75 euro con il numero maggiore di aziende a 60 euro per il menù fisso delle feste composto da antipasti ( anche una decina), due primi (con pasta rigorosamente fatta in casa), la tradizionale grigliata di carne mista, contorni, frutta e dolce natalizio della casa. Protagoniste le agri-chef, le titolari delle aziende, ai fornelli per proporre i piatti delle feste della tradizione contadina. Per le nostre aziende agrituristiche – dirette al 50% da donne – resta ancora un limite la permanenza con le notti da trascorrere. Se la media nazionale è di 3 notti ad azienda da noi si dimezza sempre in media di 1,5 notte/azienda.

Da noi sono 180 le aziende che offrono ospitalità ricettiva per 2.300 posti letto in totale. Più del 50% le aziende collocate in montagna (110) seguite da quelle in collina (73) e pianura (32). Tra le attività più diffuse l’escursionismo (in 60 aziende), il trakking (in 47 aziende), l’equiturismo (43), i corsi di cucina e di attività agricole (37), con 49 Fattorie Didattiche. Oltre alla continua crescita del numero delle strutture agrituristiche, un altro aspetto che dà conto dell’importanza e del consolidamento di questo settore è sicuramente lo stretto “legame” tra queste aziende e i luoghi che li ospitano. La territorializzazione delle strutture agrituristiche, infatti, può essere letta sia come un aspetto del radicamento di queste aziende e sia in relazione alla diffusione dei Comuni agrituristici (Comuni con almeno un agriturismo). “Le nostre strutture – sottolinea in una nota Turismo Verde-Cia Potenza e Matera – contribuiscono, soprattutto nelle feste natalizie, in modo determinante al turismo di prossimità, con la riscoperta dei piccoli borghi e dei centri minori nelle nostre campagne”. Se la cucina a chilometro zero resta la qualità più apprezzata, a far scegliere l’agriturismo è la spinta verso un turismo più sostenibile che ha portato le strutture ad incrementare anche l’offerta di attività con servizi innovativi per sportivi, curiosi e ambientalisti. L’ospite rispecchia sempre di più il profilo di chi si vuole rilassare, alla riscoperta della natura e del territorio che lo circonda, a contatto diretto con i produttori per conoscere i segreti delle eccellenze locali e in questo senso l’aspetto culinario gioca sicuramente la sua parte.

Il turismo enogastronomico rappresenta dunque una leva strategica per valorizzare i prodotti tipici locali e contribuire allo sviluppo economico e occupazionale dei territori, legando la vacanza alla scoperta dell’eccellenza agroalimentare . Il successo dell’iniziativa Cia “La Spesa in campagna” – spiega il presidente di Cia Potenza Giambattista Lorusso – si spiega con la ricerca da parte dei cittadini di genuinità a costo contenuto. Per gli acquisti alimentari per il Cenone di San Silvestro e il Primo dell’anno a casa la spesa è cresciuta tra il 6 e l’8 per cento rispetto allo scorso anno, ma senza un aumento dei volumi acquistati. In Basilicata l’incremento dei prezzi è legato soprattutto ai rincari energetici, logistici e dei servizi, mentre il reddito reale delle famiglie continua a ridursi. Non è più accettabile che i costi e i rincari siano scaricati su famiglie e imprese agricole. Per risparmiare i prodotti tipici venduti direttamente in azienda, come olio extravergine, formaggi e salumi artigianali, ortaggi, mantengono prezzi stabili. «Quando gli stessi prodotti raddoppiano sugli scaffali, è chiaro che il valore non arriva a chi lavora nei campi», osserva Giuseppe Stasi presidente Cia Matera. Accanto alle criticità, emergono segnali positivi. Nella nostra regionale, secondo le prime stime del settore, oltre una famiglia su cinque ha acquistato almeno un prodotto natalizio tramite vendita diretta, mercati contadini o agriturismi. Inoltre, oltre il 60 per cento dei visitatori sceglie forme di turismo di prossimità, con soggiorni brevi, seconde case e borghi interni. «Ogni euro speso nelle aziende locali resta sul territorio», continua Lorusso, «sostiene lavoro regolare e contribuisce alla tenuta sociale delle aree interne. Difendere il reddito agricolo non è una battaglia di categoria, ma una scelta di interesse generale».

foto2 Luca Masiello

Fragola della Basilicata IGP. Pecchia: conquista collettiva

in Economia

Desidero esprimere, a nome del Comitato Fragola della Basilicata IGP, la più profonda gratitudine a tutti coloro che hanno reso possibile questo straordinario risultato: agricoltori, organizzazioni di produttori, istituzioni, tecnici, centri di ricerca e ricercatori, professionisti che hanno creduto nel valore della nostra fragola come simbolo di identità e di eccellenza.

Un ringraziamento particolare va all’ALSIA Basilicata e al CNRR ISPC di Potenza, per l’apporto scientifico e metodologico che ha arricchito il dossier con dati storici, agronomici e antropologici, restituendo forza e autenticità al legame tra prodotto e territorio.

E, ancora:  ringrazio la Direzione delle Politiche Agricole del Dipartimento Agricoltura regionale, l’Assessorato all’Agricoltura, l’Ufficio Agro-marketing regionale, l’Ufficio produzioni vegetali della Regione Basilica. Grazie,  inoltre,  alla dedizione e alla competenza tecnica profusa dall’Ordine dei dottori agronomi e dei dottori forestali della Provincia di Matera.

Quanto alle organizzazioni di produttori ricordiamo il contributo fattivo e lo spirito di aggregazione che hanno mosso, l’ OP Athena, l’OP Ancona, l’OP Agricola Felice, l’OP Asso Fruit Italia, l’OP Apofruit Italia, l’OP Frutthera Growers, l’OP Terre della Luce, l’OP Primo Sole, l’OP Agorà, l’OP A.m.a.l.a, l’ OP Tenute Zuccarella.

L’IGP è una conquista collettiva,  è la prova di quanto la Basilicata sappia fare squadra, unendo competenze e visione per costruire un percorso di crescita duraturo. [ è anche un metodo virtuoso – fatto di innovazione, sostenibilità e competitività – applicabile anche alle strategie di crescita e promozione che faranno grandi le altre eccellenze ortofrutticole regionali.

Come giustamente osservato dai ricercatori del CNRR ISPC: “per la prima volta in Italia una fragola, con 22 varietà coltivate, ottiene il riconoscimento a Indicazione Geografica Protetta. Un risultato che affonda le sue radici nella lunga storia agricola e culturale della regione: dalle prime testimonianze sui frutti del bosco nel IV secolo a.C. alle coltivazioni sperimentali del XIX secolo

per poi giungere alla produzione iniziale tra gli anni ’60 e ’70”, fino ai giorni nostri con i livelli produttivi qualitativi e quantitativi – 1200 ettari – che posizionano la Basilicata ai vertici della fragolicoltura italiana.

La “Fragola della Basilicata IGP” consolida il ruolo di ambasciatrice del Made in Basilicata nel più ampio contesto del Made in italy e del Made in Europe, concreta testimonianza di un’agricoltura che fa dell’aggregazione e delle sinergie istituzionali la cifra del suo successo; un’ortofrutta che è anche etica e sostenibile, e al contempo innovativa e profondamente radicata nella propria storia.

Pecchia ha poi spiegato: “A breve saranno diffuse le linee guida per l’utilizzo del marchio IGP, al fine di avviare la commercializzazione, un processo, quest’ultimo,  che deve essere autorizzato dal Ministero (Masaf).

È evidente che le linee guida sono uno strumento essenziale che richiederà responsabilità e coerenza da parte di tutti gli operatori, per garantire un uso corretto del marchio IGP e in linea con le finalità di tutela e valorizzazione proprie del riconoscimento europeo”.

[Foto di Luca Masiello]

 

Olio d’oliva Basilicata: “difficoltà produttive da carenza d’acqua”

in Economia

Olio in Basilicata, Colonna (Legacoop Agroalimentare): “Difficoltà produttive determinate dalla carenza d’acqua, servono politiche programmatiche”     
“Ancora una volta gli olivicoltori lucani sono costretti a scrutare il cielo e a sperare che, in queste settimane che precedono la raccolta, le condizioni climatiche possano cambiare per riportare in una media dignitosa la produzione”. Lo afferma Paolo Colonna, responsabile Legacoop Agroalimentare Basilicata, che lamenta una risposta tardiva a quello che oramai è un problema strutturale, non più emergenziale. “Il clima è cambiato e occorre costruire politiche agricole di stampo programmatico e non reattivo per affrontare la nuova situazione”.
“Si registra sì una netta ripresa nel previsionale per la prossima campagna olearia – afferma Colonna – con un 65% circa di recupero, ma il dato è rispetto al disastroso 2024, anno in cui la produzione olivicola lucana si era praticamente azzerata a causa della siccità”. “La carenza di acqua anche quest’anno – prosegue – condiziona nuovamente l’agricoltura lucana, soprattutto nelle aree interne dove le risorse idriche sono pressoché inesistenti. La produzione è dunque a macchia di leopardo. Chi ha avuto la possibilità di irrigare le piante è riuscito a intervenire in tutte le fasi della crescita fenologica del frutto e avrà un prodotto invece di altissima qualità, derivante da olive prive di attacchi di parassiti. Diversamente, come avviene nella maggior parte delle zone interne, si ritrova un frutto assai piccolo, senza polpa, che trasformato in queste condizioni restituirà un olio con un particolare senso di legno”.
Sono 27mila gli ettari dedicati all’olivicoltura in Basilicata e 23mila le aziende che detengono un uliveto. Il 95% opera in autoproduzione, solo il 5% si dedica alla produzione in maniera professionale con un valore del commercializzato che si aggira sui 60 milioni di euro. Si parla complessivamente di 30mila tonnellate di olive prodotte, che generano da 4 a 6mila tonnellate di olio lucano. Il valore sulle giornate lavorative impegnate e le prestazioni di servizio dei frantoi cumulano 120 milioni di euro.
“Ci auguriamo che, in queste settimane che precedono la raccolta, le condizioni climatiche possano cambiare – conclude il responsabile di Legacoop Agroalimentare Basilicata – per salvare il salvabile e portare avanti una campagna olearia nella media dal punto di vista quantitativo ed eccellente da quello qualitativo”.

[Foto di Luca Masiello]

 

 

Gli olivicoltori scrivono al ministro per chiedere azioni di contrasto contro gli speculatori

Torna su