Processo Schettino: rimessi in libertà il figlio Giuseppe, Cirelli e Capece

in Cronaca

IL RIESAME. Sono stati rimessi in libertà, con ordinanza emessa lo scorso 7 dicembre 2022 Tribunale del Riesame di Potenza, Giuseppe Schettino, che ha ottenuto la scarcerazione immediata e l’altro imputato, Giuseppe Capece.  “Revocate le misure obbligatorie poste a carico di Giuseppe Cirelli”, è quanto riportato nella nota diffusa dagli avvocati difensori Luca Cianferoni del Foro di Roma e Livia Lauria del Foro di Potenza, con la collaborazione dell’Avv. Mara Campagnolo del Foro di Roma. “Originariamente il Tribunale di Matera, alla fine dello scorso mese di giugno, verificata la decorrenza dei termini di misura cautelare, aveva nuovamente disposto la custodia cautelare per lo Schettino e per i coimputati Capece e Cirelli”, è scritto nella nota inviata dal collegio difensivo.

I difensori – come spiegato nella nota –  avevano proposto separati atti d’appello, “evidenziando l’abnormità tecnica di un provvedimento emanato ben due mesi dopo la proposizione dell’istanza, nel particolare caso della decorrenza dei termini di fase processuale, deciso in sostanza senza alcuna motivazione. Oggi (7 dicembre 2022, ndr)  il provvedimento del Tribunale della Libertà che, riconoscendo la bontà delle argomentazioni difensive, ha annullato quel provvedimento e rimesso in libertà gli imputati”.

Come riportato, infine, dal sito rainews Basilicata, sono liberi anche gli imputai Alessandro Catalano e Wilk Lukasz Marcin

LA VICENDA GIUDIZIARIA. La notizia di questi giorni si riferisce alle indagini e relativi provvedimenti che hanno portato ai filoni  denominati  “Ruska”, che vedeva come elemento di spicco il presunto boss Gerardo Schettino, e il “101 bis”, con protagonista il figlio Giuseppe. Nello scorso mese di giugno (2022) il collegio giudicante, presieduto da Giuseppe Disabato e dagli altri magistrati, Rosa Bia e Antonia Quartarella,  al termine della Camera di consiglio ha pronunciato condanne nei confronti di Gerardo Schettino  (25 anni e 6 mesi di reclusione, il pm ne aveva chiesti 28). Condanne anche per  Domenico Porcelli e Nicola Lo Franco, rispettivamente 26 anni e 6 mesi (la richiesta era di 26 anni) e 19 anni e 6 mesi (la richiesta era 22 anni). E ancora altre condanne per i presunti affiliati:  13 anni a Maurizio Poci, 19 anni a Piero Di Domenico (la richiesta era 15 anni); 16 anni a Michele Puce (la richiesta era 15),  16 anni a Mario Lopatriello (la richiesta era 15); 6 anni per Maria Montano.

LE CARTE DELL’INCHIESTA. Nelle carte dell’inchiesta è riportato che  “le imputazioni individuano il ruolo di promotore dell’associazione, al capo 1, in capo a Schettino Gerardo, che avrebbe organizzato e diretto nel tempo – secondo le ricostruzioni degli organi inquirenti –  dal 2011, un gruppo di persone connotato da caratteristiche analoghe a quelle dei gruppi della criminalità organizzata calabrese o campana, che, mediante l’impiego di armi e i collegamenti con altri gruppi, mirano ad asservire ai propri scopi interi territori, a condizionare l’operato della pubblica amministrazione ad imporre richieste estorsive nei confronti delle imprese commerciali, ad avvantaggiare imprenditori amici”.

Le ipotesi accusatorie, frutto di un’intensa e vasta attività di indagine,  sono al vaglio della magistratura e tutti gli atti saranno considerati definitivi quando si arriverà a provvedimenti passati in giudicato.

Foto archivio, non si riferisce al fatto descritto nell’articolo

 

Ultima modifica ore 22:54 del 10 Dicembre 2022