Giovedì, 18 Aprile 2024

Il curioso caso di Shizo Kanakuri

Le Olimpiadi di Londra si avvicinano. Le tensioni sul piano internazionale, scaturite dall'enorme portata della crisi finanziaria ed economica di questi anni, potrebbero spingere ad affrontare il tema della forza attuale dello sport nel favorire il modello della competizione pacifica e del rispetto delle regole nelle relazioni fra Paesi o altre amenità simili: probabilmente, a tale scopo, procederemmo ad incollare su questa pagina un testo estratto da un Bignami a caso utile per la prima prova dell'esame di maturità. Tuttavia, la storia dei Giochi è costellata di personaggi e situazioni talmente singolari che riteniamo di gran lunga più interessante soffermarci su queste ultime, ed in particolare su una.

Luglio 1912. Le Olimpiadi si tengono per la prima volta in Svezia, a Stoccolma. Le nazioni partecipanti sono ventotto, per un totale di 2407 iscritti. Per la prima volta partecipa un Paese asiatico: il Giappone, con una pattuglia costituita da ben due atleti. Uno di loro è il protagonista di questa storia.

Il suo nome è Shizo Kanakuri. E' un maratoneta, detentore del record mondiale della distanza, uno dei primi corridori giapponesi capace di imporsi a livello internazionale. In patria il suo nome è celebre, tanto che in occasione dei Giochi di Stoccolma viene addirittura organizzata dalla Scuola Normale Superiore di Tokyo (l'attuale Università di Tsukuba) una campagna di raccolta fondi per permettere al giovane Shizo di arrivare fino in Svezia e gareggiare. Studenti, laureati, professori, lo stesso preside si mobilitano e riescono a recuperare la ragguardevole somma di oltre 2000 yen dell'epoca - attualizzabili a circa 25 milioni di yen, qualcosa come più di 154mila euro. E' fatta: Kanakuri correrà la maratona di Stoccolma.

Shizo, osannato come un eroe di guerra dalla folla alla stazione, parte il 16 maggio in treno da Shinbashi per Tsuruga, da qui si imbarca per Vladivostok da cui prende la Transiberiana per Mosca: è un viaggio della speranza, di portata fantozziana, che si conclude dopo diciotto giorni, il 2 giugno, con l'arrivo in Svezia. Il giovane è carico, sente sulle spalle il peso della sfida di un intero Paese, ma ha dalla sua la consapevolezza dei propri mezzi.

Il 14 luglio è il giorno della gara. Il giapponese parte come favorito, insidiato dai sudafricani McArthur e Gitsham. La corsa si svolge in condizioni particolarmente difficili: il regolamento non prevede postazioni di ristoro per gli atleti, quindi niente acqua né zuccheri per tutta la durata della gara. Inoltre quel giorno a Stoccolma il caldo è eccezionale: ci sono trentadue gradi, il che in Scandinavia è quantomeno raro. Nonostante tutto Kanakuri si porta subito in testa, imponendo alla gara un ritmo proibitivo per la maggior parte degli atleti: solo MacArthur riesce a stargli dietro mentre gli altri arrancano, addirittura a metà gara il portoghese Francisco Lazaro si accascia a terra e muore poco dopo a causa della disidratazione.

Siamo vicini al trentesimo chilometro: fra Kanakuri e McArthur è testa a testa. Il sudafricano però sembra più fresco e all'improvviso piazza un allungo che risulterà decisivo. Kanakuri sembra mollare la presa e McArthur fa il vuoto, tagliando infine il traguardo per primo in poco più di due ore e trentasei minuti: l'oro olimpico è suo. I tifosi assiepati ai bordi del percorso si aspettano che giunga in seconda posizione il giapponese, ma al suo posto sul rettilineo finale appare Gitsham; dopo di lui, più staccato, lo statunitense Gaston Strobino e pian piano tutti gli altri superstiti.

Tutti tranne Shizo Kanakuri, il fuoriclasse giapponese. I giudici di gara lo attendono per diverse ore: sembra svanito nel nulla, nessuno sa dove si trovi né che fine abbia fatto. Arriva la sera e viene allertata la polizia, ma Shizo Kanakuri non salta fuori. Per giorni viene battuta a tappeto tutta la zona del percorso di gara: niente da fare. Dopo due settimane di ricerche senza esito e di inutili appelli alla popolazione le forze dell'ordine svedesi si arrendono ed abbandonano il caso: il giovane atleta giapponese ha fatto perdere le sue tracce durante la maratona olimpica e viene dichiarato ufficialmente scomparso.

Estate 1962. Sono passati cinquant'anni dalla maratona di Stoccolma e Shizo Kanakuri è ancora iscritto nel registro delle persone scomparse in Svezia. Un giornalista televisivo scopre la storia, si incuriosisce e tenta di far riaprire il caso, invano. Così decide di andare fino in fondo alla faccenda da solo: si reca all'ambasciata giapponese e riesce a mettersi in contatto con il comitato olimpico nazionale a Tokyo.

Dopo alcune settimane di indagini, la notizia viene confermata: Shizo Kanakuri è vivo ed è in Giappone. Vive a Tamana, nel sud del Paese, ed insegna geografia alla medie. Il giornalista svedese, d'accordo con il direttore del network televisivo per cui lavora, decide di partire alla volta del Sol Levante per scovare l'ormai ex-corridore e conoscere dalla sua bocca la verità sulla vicenda.

“E' stato circa al trentesimo chilometro” riporta Kanakuri ai microfoni della Tv svedese “Ero in difficoltà, McArthur correva e non riuscivo a tenere il suo passo. Ero stremato. Mi guardai attorno, finchè una signora che guardava la gara dal giardino di casa sua, ai bordi del percorso, attirò la mia attenzione e mi fece cenno di andare verso di lei. Aveva un bicchiere pieno in mano, me lo offrì, doveva essere succo di lampone. Ne bevvi cinque. Lei vide che ero a pezzi e mi indicò un divano sotto una veranda, al fresco. 'Mi fermo mezzo minuto' pensai e mi ci stesi sopra. Ho dormito dieci ore. Per la vergogna decisi di sparire nel nulla e tornai a casa con mezzi di fortuna”.

Estate 1967. In occasione del 55º anniversario dei Giochi Olimpici Shizo Kanakuri viene invitato a Stoccolma per concludere la sua maratona. Il settantaseienne accetta e riprende a correre da dove, mezzo secolo prima, si era addormentato per tagliare infine il traguardo fermando il cronometro sul tempo irripetibile di 54 anni, 8 mesi, 6 giorni, 5 ore, 32 minuti, 20 secondi e 3 decimi.

Forse è vero che non è mai troppo tardi.

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