Domenica, 05 Febbraio 2023

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L'INTERVISTA. Tommaso Longobardi: " Ecco perché ho bruciato la mia tesi di laurea".

Domenica, 15 Marzo 2015 10:00 Written by

Tommaso Longobardi, romano, classe 1991, laurea in scienze e tecniche psicologiche, master in gestione e sviluppo delle risorse umane. Precario.

Tommaso è l’emblema di una generazione, quella dei giovani italiani che, nonostante prestigiosi titoli accademici alla mano, stentano a trovare lavoro o a ritagliarsi un posto nella società.

 

Il giorno della sua laurea, il giovane, compie un gesto simbolico: brucia la sua tesi e lascia che alcuni amici lo filmino con una telecamera. Il risultato è un video di poco più di tre minuti, divenuto virale sul web e durante il quale Tommaso, dopo aver lasciato che il risultato di tre anni di duro lavoro andasse in fumo, esterna il suo sdegno nei confronti della classe dirigente italiana e di tutta quella politica ormai troppo distante dal paese reale.

La gatta rapita: il nuovo E-book di Bonifacio Vincenzi

Martedì, 10 Marzo 2015 10:55 Written by

“Terribile! Terribile! È successa una cosa terribile!“ […] “Cos’è successo, Elena?” domandò il dottore sempre più preoccupato“ […] “Zoira! Hanno rapito la nostra gatta! disse la donna che non riusciva a trattenere le lacrime“. Con questo climax di pathos e tensione per l’improvviso quanto strano rapimento della gatta dei coniugi Castellani prende il via il nuovo libro dello scrittore calabrese Bonifacio Vincenzi: La gatta rapita.

"Quando arrivò la ferrovia…"

Venerdì, 06 Marzo 2015 11:24 Written by

Treno a vaporePotrei scrivere a lungo su quella vecchia rotaia di ferro tanto acclamata dai progressisti dell’epoca che guardavano a lei, bella e sfuggente, come la panacea contro tutti i mali del meridione. A quell’epoca la nostra terra era insalubre, le pianure malariche, i paesi arroccati come tante fortezze inespugnabili. Eravamo fratelli e figli della comune madre lucana, ma non ci conoscevamo, non c’incontravamo. La terra era brulla, le zolle aspre, le colture poche, eppure erano le nostre uniche fonti di sopravvivenza. Non conoscevamo il turismo, non conoscevamo neppure il viandante ed eravamo stranieri della nostra città.

#dilloinitaliano 'piuttosto che' l'estinzione

Domenica, 22 Febbraio 2015 01:06 Written by

Ci voleva una petizione, l’ennesima. Dopo quelle per ricordarci che le balene ed il pappagallo del Burundi dal becco multicolor non devono estinguersi, è arrivata – puntuale come solo la Tares - anche quella per salvare la lingua italiana. Ad ospitarla, la piattaforma “Change.org”, ancora ignota a Grillo, non comparendo al suo interno proposte di ritorno al sesterzio. In compenso c’è tutto un altro mondo, fatto di campagne per salvare il maiale dalla sagra di San Severo o gli animali domestici da Equitalia.

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Quel che è sicuro è che peggio di così non…

Memorie di una mantide religiosa

Sabato, 14 Febbraio 2015 07:39 Written by

Magari le margherite non le piacevano, così gli strappa testa e genitali e lo fa fuori. Succede su qualche ramo sperduto di una foresta non meglio precisata in Indonesia. E la Lorena Bobbit in questione con gli umani c'entra esattamente quanto la Carfagna con Montecitorio. 

Non è bello #veryBello, ma è bello ciò che piace (a Franceschini)

Martedì, 27 Gennaio 2015 17:12 Written by

Quel che è sicuro è che peggio di così non si potesse fare nulla e che anche il personaggio meno creativo della Terra, avrebbe sicuramente raggiunto risultati meno deplorevoli. Da una buona spremuta di meningi  -che sarà durata più o meno quanto ci mette la terra intorno al sole (e corrisposta in termini economici quanto l’ospitata del fantasma di Garibaldi da Giletti) - ci si sarebbe aspettato , come minimo, un Franceschini in 3d che salutasse (con stretta di mano) ogni internauta, con tanto di corona fiori e Caipiroska ghiacciata in mano.

…E ne “Le ore”, tutta la sua vita

Domenica, 25 Gennaio 2015 15:57 Written by

È il 28 marzo 1941, un giorno che ha rivissuto in me altre venti vite, e solo quindici per intero. Su 15 ne ho piante 14; su 20 ne ho piante 19. Poi l’hard disk si è fulminato definitivamente chiudendo il rubinetto una volta per tutte. Chiudere gli occhi dopo i primi tre minuti di film è un po’ come posticipare in eterno il trillo della sveglia mattutina: aspetti sotto il piumone che bussi alle palpebre il momento giusto per l’ultimo bacio con Morfeo e gettarti tra le braccia di una nuova giornata; attendi invano, perché quel momento è sempre troppo lontano dall’essere l’attimo perfetto e alla fine a buttarti fuori dalle lenzuola è solo uno squallido ed impellente senso del dovere. E così per cinque volte ho sigillato le pupille su quella prima scena, finché l’urgenza mi ha stretta senza scampo nella sua morsa prepotente. Fatti coraggio, apri gli occhi.

De vulgari hypocrisia

Sabato, 24 Gennaio 2015 10:15 Written by

«Dunque, a te la scelta: pillola bianca e tutto resta com’è, pillola gialla e tutto cambia».

«Tutto? Non avevi detto che la pillola gialla avrebbe ripulito il mondo dall’ipocrisia?»

«Quando l’ipocrisia sarà distrutta definitivamente, nulla resterà intatto del mondo che conosci. L’ipocrisia è il sistema socio-politico-economico nel quale viviamo incastrati. E se il sistema collassa, tutto cambia. Pillola gialla – sì, come la luce, come l’alba! – vuol dire mondo nuovo, mondo reale davvero; vuol dire basta bugie, basta false cortesie; vuol dire…»