Mercoledì, 29 Maggio 2024

ECONOMIA

ECONOMIA (1583)

Latest News

Fragolicoltura, i produttori lanciano l'allarme: "Su impiego cloropicrina urge ok dal Ministero della Sanità"

Lunedì, 16 Luglio 2018 12:56 Written by

Impiego in deroga del principio attivo "cloropicrina"-  necessario in fase di pre trapianto, e al momento non sostituibile con altro - come è stato fino ad ora e come avviene negli altri Paesi europei produttori di fragole: è quanto chiedono anche i produttori del Metapontino, area della Basilicata in cui si concentra la maggior produzione di fragole, in particolare la Candonga Fragola Top Quality®. La Basilicata, tra le altre cose, ha da tempo consolidato il suo primato nazionale nella produzione di fragole. Se dovesse permanere lo stallo attuale, il rischio - come rimarcato da Francesco Nicodemo - è quello di avere la paralisi del settore per tutto il 2018 - 2019 con enorme danno alle economie, e allo stesso tempo assistere all'invasione di fragole provenienti dalla Spagna che finiranno sulle tavole dei consumatori italiani.

A segnalare la situazione e a intervenire in queste ore sono stati Francesco Nicodemo, imprenditore agricolo e coordinatore del Comitato nazionale Prodotto "Fragola" istituito presso il Ministero delle Politiche Agricole, Carmela Suriano, Ceo del Club Candonga, consorzio di valorizzazione proprietario del marchio Candonga Fragola Top Quality®. A livello istituzionale, l'assessore regionale Luca Braia, ha annunciato iniziative presso il Ministro per la Salute, 
e un Odg sul tema nella prossima Commissione Politiche Agricole. 

Di seguito gli interventi:

Nicodemo: “ Nel 2018/19 sulle tavole italiane rischiamo di avere solo fragole spagnole”

La fragolicoltura italiana rischia il tracollo se il Ministero della Salute non concederà, senza ulteriori indugi, nei prossimi giorni la deroga per gli usi eccezionali consentiti della Cloropicrina


ROMA. “Il comparto fragola italiano a rischio tracollo: auspichiamo che a stretto giro l’attuale Esecutivo con i competenti ministeri possa chiudere la questione ereditata dalla precedente compagine governativa”, a lanciare l'allarme è il coordinatore del Comitato di Prodotto Fragola istituito presso il Ministero delle Politiche Agricole, Francesco Nicodemo.
Che ha poi spiegato: “Fra qualche mese sulle tavole degli italiani rischiamo di avere solo fragole spagnole. La fragolicoltura italiana - dopo gli altissimi livelli di specializzazione raggiunti negli ultimi decenni - rischia il collasso se il Ministero della Salute non concederà, senza ulteriori indugi, nei prossimi giorni, la deroga per gli usi eccezionali consentiti della Cloropicrina, principio attivo essenziale per assicurare i livelli produttivi necessari per poter lealmente competere con gli altri Paesi europei produttori di fragole che hanno invece già dato il via libera, come ogni anno, all'impiego della stessa. Al momento, inoltre, non esiste una molecola alternativa che possa sostituire la cloropicrina”.
Nicodemo ha poi ha sottolineato il valore del settore: “Oltre 4000 mila gli ettari coltivati da Nord a Sud del Paese - con la maggior produzione concentrata nel Meridione, infatti Basilicata e Campania, sono rispettivamente il primo e il secondo produttore - sono invece stimabili in più di 30mila le risorse lavorative impiegate”.
Nicodemo ha concluso: “Altri Paesi europei, fra questi la Spagna, hanno ottenuto il via libera interno all'impiego del suddetto principio attivo, quindi potranno continuare a produrre assicurando quantitativi tali che permetterà loro il controllo totale dei prezzi con irreversibile pregiudizio per i fragolicoltori italiani e dei consumatori, veri soggetti lesi da questa situazione e così indotti a rinunciare alle fragole Made in Italy”.

Rischio paralisi per la produzione di Candonga Fragola Top Quality se dal Ministero della Salute non arrivasse l'Ok all'uso in deroga della cloropicrina

METAPONTINO. “Non c'è altro tempo da perdere e occorre agire immediatamente per scongiurare il crollo della fragolicoltura. Se dovesse perdurare questa situazione tutti gli sforzi fatti in questi anni dai produttori del Club Candonga, titolare del marchio Candonga Fragola Top Quality®, sarebbero vanificati”, così Carmela Suriano, CEO del Consorzio di tutela del Club Candonga, ha commentato l'allarme lanciato da Francesco Nicodemo, coordinatore del Comitato nazionale di Prodotto Fragola.
Suriano ha spiegato: “Come già accaduto in altri Paesi europei produttori di fragole, fra questi la Spagna che è il maggior competitor italiano, è necessario che il Ministero della Salute conceda la deroga per gli usi eccezionali consentiti della Cloropicrina, principio attivo essenziale per continuare a produrre ed essere competitivi”.

Carmela Suriano ha aggiunto: “La mancata concessione, ad oggi, lascia ben pochi margini per la futura campagna, il rischio reale è vedere il mercato italiano invaso da fragole provenienti da coltivazioni di Paesi in cui l'uso in deroga è stato già concesso. Inutile dire che ciò mortificherebbe decenni di storia produttiva e successi raggiunti dai fragolicoltori italiani e della Basilicata che ricordiamo è il maggior produttore di fragole, nello specifico Candonga Fragola Top Quality®, coltura simbolo dei progressi fatti e degli altissimi livelli di specializzazione raggiunti”.

Infine, Carmela Suriano ha aggiunto: “Attendiamo azioni importanti che possano sbloccare l'attuale situazione e riequilibrare così il regime concorrenziale che allo stato attuale – vista la mancata concessione in deroga - è macroscopicamente alterato e potrebbe determinare sconvolgimenti economici irreversibili soprattutto per quei territori che hanno avviato il riscatto economico e sociale proprio grazie a colture dal valore eccezionale ed esclusivo come è stato e dovrà continuare ad essere per Candonga Fragola Top Quality”.

IL COMUNICATO DELL'ASSESSORE REGIONALE ALL'AGRICOLTURA, LUCA BRAIA

“Sostegno assoluto al comparto fragola e ai suoi operatori. Consegneremo, per i tramite del Presidente pro-tempore della Giunta regionale Favia Franconi che martedì incontrerà il Ministro per la salute, una nota della Regione Basilicata. Presenteremo, inoltre, richiesta di approvare un Odg sul tema nella prossima Commissione Politiche Agricole prevista per il 24 luglio, da far veicolare ai Ministeri Ambiente e Salute per sottolineare la necessità di autorizzare il principio attivo utile a mantenere sostenibili e competitive sul mercato le fragole italiane.”

Lo comunica l’assessore alle Politiche agricole e forestali, Luca Braia.

"L’allarme sul rischio tracollo - prosegue Braia - lanciato da Francesco Nicodemo coordinatore del Comitato di Prodotto Fragola istituito presso il Ministero delle Politiche Agricole a causa della preponderanza di fragole spagnole sul mercato è alto, dal momento che i paesi europei hanno già dato il via libera all’utilizzo della Cloropicrina, principio attivo essenziale per assicurare i livelli produttivi, utilizzato in diverse regioni, tra cui la nostra, per proteggere i terreni dai parassiti.

La questione non può farci rimanere inermi. La grande specializzazione che il comparto in Italia e in Basilicata, prima regione produttrice, ha visto in questi ultimi anni, vede il comparto in crescita. Sono 4000 mila gli ettari coltivati a fragola in Italia, concentrati soprattutto al sud, con la nostra Basilicata che ne conta oltre 1000 con 15 mila addetti impiegati e che ha visto oltre 60 milioni di euro investiti, una produzione stimata di 40 mila tonnellate al 2017 e che nel complesso oggi cuba 100 milioni di euro di fatturato totale.

I produttori sono, purtroppo, ancora in attesa che Ministero della Salute conceda, e si spera nell’immediato, la deroga per gli usi eccezionali consentiti della Cloropicrina, non essendoci al momento altre alternative. Nel corso degli ultimi 5 anni l’Italia ha sempre autorizzato tali impieghi per le colture della fragola ma che riguardano anche il pomodoro e le insalate.

Senza via libera, non saremo in grado di produrre gli stessi quantitativi di un prodotto riconosciuto come eccellenza e richiesto dai consumatori che oggi ci consentono di controllare anche il prezzo della fragola sul mercato, ledendo nel complesso all’intero comparto fragole Made in Italy.

Il comparto agricolo regionale e nazionale - sottolinea l’assessore Luca Braia - ha necessità di utilizzare la sostanza attiva Cloropicrina per le produzioni ad alto reddito e per poter continuare a competere alla pari con l'agricoltura di altri Paesi europei, tra cui la Spagna, che ne hanno già autorizzato l’impiego. La mancata autorizzazione dal parte del Ministero della Salute, per la campagna 2018/2019, provocherebbe danni molto consistenti alla PLV agricola nazionale e al lavoro di migliaia di operatori che nel comparto fragola operano. La concorrenza con la Spagna – conclude Braia - diventerebbe realmente insostenibile. E l’agricoltura italiana questo non se lo può permettere, su produzioni caratterizzate e, nel nostro caso, anche identitarie del comparto ortofrutticolo regionale”.

150 aziende innovano con T3 Innovation

Martedì, 10 Luglio 2018 16:11 Written by

A poco meno di un anno di attività, T3 Innovation raggiunge un importante traguardo: sono 150 le imprese lucane che hanno deciso di beneficiare dei servizi di consulenza strategica e gestionale della struttura, per innovare e digitalizzare il proprio contesto produttivo. A conferma che la Basilicata ha tutte le potenzialità per diventare un territorio più competitivo, adottando il paradigma dell’Impresa 4.0.

Potenza, 9 luglio 2018 - La Regione Basilicata è la prima amministrazione ad essersi dotata di una struttura di innovazione e trasferimento tecnologico, T3 Innovation, per attuare la Strategia di Specializzazione Intelligente (S3), un complesso di azioni e interventi finalizzati a rendere le dinamiche di ricerca e innovazione fruibili su tutto il territorio, per generare valore socio-economico e maggiore competitività. Oggi, T3 Innovation, fortemente voluta dalla Regione Basilicata, a meno di un anno dall’avvio della sua operatività (settembre 2017), grazie alle competenze specialistiche del suo team e a un costante contatto con il tessuto produttivo locale, ha già raggiunto un importante risultato: sono 150 le aziende che hanno avviato un percorso di innovazione, beneficiando dei servizi di consulenza strategica e gestionale offerti dalla struttura.
Un risultato reso possibile anche dalle politiche strategiche regionali e dal supporto del raggruppamento di imprese che coordina le attività di T3 Innovation: la multinazionale PwC, Noovle - premium partner di Google, Reti - agenzia di comunicazione e I3P - incubatore del Politecnico di Torino.
"T3 Innovation - ha detto Roberto Cifarelli, assessore alle Politiche di sviluppo della Regione Basilicata - rappresenta una grande opportunità per l’interno territorio e che tutti dovrebbero cogliere. Gli imprenditori lucani possono avvalersi gratuitamente della consulenza specialistica di un team di esperti che sono in grado di individuare la migliore soluzione per rendere la propria azienda più competitiva, adottando le dinamiche, ormai imprescindibili, dell’industria 4.0. In poco meno di un anno - conclude Cifarelli - l’innovazione è entrata in 150 aziende e sono certo che questo numero continuerà a crescere”.
Le 150 aziende, distribuite tra provincia di Matera e Potenza, appartengono alle 5 Aree di Specializzazione individuate dalla S3 regionale: il 15% si colloca nell’Aerospazio, stessa percentuale per l’Automotive, il 21% nella Bioeconomia e nell’Energia, il 28% nell’Industria culturale e creativa. Le esigenze di innovazione rilevate fanno principalmente riferimento alla valorizzazione degli scarti di produzione, anche nel rispetto del modello dell’economia circolare; aumento della durabilità (shelf-life) dei prodotti alimentari, sviluppo di nuovi prodotti, puntando sia soluzioni che implementino le più moderne tecnologie - dall’Internet delle cose (Iot) all’intelligenza artificiale -, sia sostenibili e non impattanti sull’ambiente. Ma anche creazione di prototipi digitali che diano valore economico alla mole di dati generati dai processi produttivi.
A fronte di tali esigenze, T3 Innovation ha offerto supporto nella definizione di progetti di sviluppo sperimentale e di valorizzazione tecnologica, anche attraverso la verifica di soluzioni per la tutela della proprietà intellettuale. E creato sinergie con partner scientifici che, con le loro attività di ricerca, possono fornire soluzioni all’avanguardia, ma anche con player internazionali per favorire percorsi di internazionalizzazione.

 

L’Energy Bootcamp di Polform e il progetto “Poliuretano on the road”

Sabato, 07 Luglio 2018 18:02 Written by

Riutilizzare gli scarti di produzione del mobile imbottito, in ottica green. Questa la challenge lanciata, all’interno dei T3 Innovation Bootcamp, organizzati da T3 Innovation, nell’area di specializzazione Energia della S3, da Emanuele Cifarelli, titolare della Polform srl.

Il BootCamp si è aperto con un’introduzione dell’imprenditore che ha presentato la propria azienda e dato ulteriori dettagli sulla sfida. “La Polfom – ha detto Emanuele Cifarelli – è un’azienda che lavora nel settore del mobile imbottito, specializzata in imbottiture per salotti. É sempre stata propensa all’innovazione e, in fase di start up, nel giro di tre anni, ha investito circa 1,5 milioni di lire in macchinari e 3 miliardi di lire in investimenti strutturali. É costantemente alla ricerca di nuovi investimenti e apporti migliorativi per contribuire alla qualità sia del prodotto finito che dell’ambiente di lavoro. Al momento, ciò che rappresenta un pain point per l’impresa è la consistente mole di sfridi derivanti dai tagli del poliuretano espanso, utilizzato per le imbottiture dei salotti. Trovare una soluzione alternativa per valorizzare tale prodotto di scarto, peraltro molto voluminoso e rivenduto a costo ridottissimo ad altre aziende, è l’obiettivo per cui si è accettato di partecipare a questo evento. L’aspettativa è riuscire a trasformare uno scarto in una fonte di guadagno, individuando business alternativi”.

I partecipanti, laureati o laureandi in discipline scientifiche dell’Università degli Studi della Basilicata, divisi in due gruppi, hanno studiato e lavorato in maniera intensiva, per circa 7 ore, per individuare soluzioni appropriate a rispondere alla sfida lanciata. Per stimolarli, l’imprenditore ha aggiunto: “In azienda siamo presi sempre dal lavoro quotidiano, per cui non si ha mai tempo per riflettere sul proprio operato o su come migliorarsi. É importante avere uno stimolo esterno. Tutte le imprese vengono da un periodo di recessione durante il quale si è cercato di sopravvivere senza fare investimenti per circa 10 anni, il che porta le aziende verso l’obsolescenza. Quello che voi farete oggi è un lavoro bellissimo perché, lavorando insieme, avete modo di raccogliere gli spunti che vi verranno dati dagli altri componenti del gruppo per unirli alle vostre idee e per risolvere problematiche reali”.

Al termine dei lavori, i ragazzi hanno presentato le proprie proposte progettuali, giudicate entrambe “valide ed estremamente concrete” da Emanuele Cifarelli. A vincere la sfida è stato il progetto “Poliuretano on the road”, che prevede il riutilizzo del poliuretano espanso, opportunamente triturato, come carica inerte all’interno dei conglomerati bituminosi e altri compositi.

In chiusura dei lavori l’imprenditore, soddisfatto, ha invitato i componenti dei gruppi a continuare a lavorare all’idea progettuale, definendo anche una prima ipotesi dei costi, dicendosi interessato ad investire nell’iniziativa.

 

 

Rides, dalla passione per il surf alla creazione di una startup innovativa

Martedì, 03 Luglio 2018 09:38 Written by

Impegno, competenza e determinazione. Sicuramente sono queste le caratteristiche che rispecchiano il team di Rides, un innovativo sistema di propulsione che permette di praticare il surfing, anche in assenza di vento. È stato uno dei progetti finalisti dell’edizione 2017 di Start Cup Basilicata e, per conoscere più da vicino questa idea e le evoluzioni che ci sono state fino ad oggi, abbiamo intervistato il Ceo, Riccardo De Santis.

Come è nata l’idea?
“É partita da una passione personale, per il surf, e si è trasformata in volontà di trovare risposta a un’esigenza molto sentita dai surfisti di tutto il mondo, ovvero surfare in assenza di onde e vento, in zone soggette a condizioni meteorologiche stagionali”.

E poi cosa è successo a quell’idea?
“Ha iniziato ad assumere un carattere imprenditoriale ma avevo bisogno di essere supportato per andare nella direzione giusta e sviluppare un business plan sostenibile. Ho deciso di mettermi in gioco e l’anno scorso ho partecipato a Start Cup Basilicata, entrando così in contatto con i consulenti di T3 Innovation che mi hanno offerto consigli utili per strutturare la mia idea a trasformarla in un progetto d’impresa. In un certo senso l’idea è stata “stressata”, al fine di comprendere i punti di forza e di debolezza della futura impresa, tramite l’utilizzo del Business Model Canvas con cui sono state indagate alcune aree. Per esempio: relazioni con i clienti e con i partner, attività e strategie aziendali da avviare. Ed è così che mi sono ritrovato tra i 10 finalisti di Start Cup Basilicata”.

Cos’è successo fino ad oggi?
“A settembre ho incontrato gli Innovation Advisor di T3 Innovation per affinare ulteriormente il business model e partecipare al bando Resto al Sud. Il team si è ampliato e siamo attualmente in tre. Ho costituito, attraverso la procedura online sul portale di Registro Imprese, la startup innovativa Rides srl, usufruendo di una serie di agevolazioni sia economiche che burocratiche. Inoltre, grazie alla ricerca di anteriorità brevettuale svolta da T3 Innovation, è stato avviato un iter di brevettazione per proteggere l’attività inventiva, frutto di anni di studio e tanto sacrificio”.

La testimonianza di Riccardo conferma che le idee innovative possono trasformarsi in nuove imprese, se supportate dalle competenze specialistiche di strutture come T3 Innovation; e che il lavoro di squadra è fondamentale per la definizione del modello di business.

Fonte T3 Basilicata

 

Popular News

In contemporanea con i dati del Rapporto Svimez che segnano…
Le eccellenze ambientali e artistiche di città e territori italiani,…
Un osservatorio sul lavoro, composto da giovani giornalisti, per monitorare,…
La Sezione Turismo di Confindustria Basilicata ha partecipato con una…

Beneficenza: le donne donano più degli uomini, la causa più sostenuta è l’aiuto per l’infanzia

Lunedì, 02 Luglio 2018 22:17 Written by

In Italia i cittadini si dimostrano particolarmente attenti alle necessità delle persone più sfortunate: il valore complessivo delle donazioni effettuate supera quello di altri Paesi europei ed extraeuropei. Il totale delle donazioni individuali rappresenta infatti lo 0,05% della ricchezza nazionale. È un fattore molto importante, che aiuta a comprendere il coinvolgimento dei donatori italiani in pratiche virtuose come la beneficenza. Inoltre, stando ai dati riportati dagli studi di settore, in Italia le donne donano più degli uomini.

Donne e no profit: due dati da approfondire

Nella nostra Penisola il valore delle donazioni verso il no profit corrisponde allo 0,05% della ricchezza del Paese. Pur trattandosi di percentuali lontane da realtà come gli Stati Uniti, dove le donazioni arrivano allo 0,3% della ricchezza nazionale, le famiglie italiane si dimostrano comunque particolarmente generose. In appoggio a questo dato arriva anche il totale annuo di donazioni che vengono fatte in Italia al non profit: secondo le rilevazioni di Vita si parla infatti di circa 12 miliardi di euro devoluti ogni anno. Il 61% dei donatori preferisce fare beneficenza sfruttando i canali digitali e il 54% dona regolarmente a cadenza mensile. Di particolare interesse è anche il coinvolgimento delle donne nell’ambito delle donazioni: nel nostro Paese sono le donne a donare di più, secondo quanto comunicato dal Global Trends Giving Report. Nello specifico, il sondaggio ha analizzato oltre 4.000 donatori in 94 paesi e ha evidenziato come il 73% delle donazioni provenga da donne, la maggior parte delle quali ha un’età superiore ai 37 anni.

Qual è la causa più sostenuta e com’è meglio donare?

Il 13% degli italiani effettua donazioni in beneficenza per sostenere cause legate all’infanzia portate avanti da enti internazionali ma anche nazionali. Nel nostro Paese non mancano infatti le occasioni per fare donazioni a quelle onlus che se ne occupano: un esempio è la Lega del Filo d’Oro, che sostiene i bambini sordociechi e le loro famiglie. Internet rappresenta il canale preferito dai donatori italiani: solo il 14% dei benefattori utilizza ancora la posta come sistema per le donazioni. Tale dato è importante e da incoraggiare, in quanto permette una tracciabilità seria e affidabile, al contrario di quanto accade per le donazioni in denaro contante. Inoltre, la maggior parte dei donatori risalta il ruolo fondamentale dei social network, in termini di informazione e aggiornamento sulle organizzazioni da loro sostenute.

Beneficenza e agevolazioni fiscali: le detrazioni 2018

Lo Stato va sempre più incontro alle persone che decidono di dedicarsi alla beneficenza, approvando recentemente per il 2018 un tasso di detrazione al 30% per le cifre donate alle onlus. È un intervento che viene inquadrato all’interno della Riforma del Terzo Settore che prevede detrazioni sia per le persone fisiche sia per le aziende. Tale provvedimento prevede anche una detrazione superiore per i donatori che scelgono di sostenere le OdV (Organizzazioni di Volontariato): in tal caso, infatti, la percentuale detraibile arriva al 35%.

 

 

Oltre 5 milioni di italiani all’estero: la meta preferita è il Regno Unito

Venerdì, 29 Giugno 2018 13:33 Written by

Il flusso degli italiani che decidono di trasferirsi all’estero è in rapida crescita: dal 2006 ad oggi, infatti, il numero di italiani all’estero risulta essere quasi raddoppiato, passando dai 3 milioni di expat agli oltre 5 milioni di questa prima metà del 2018. Si tratta di un flusso costante ulteriormente alimentato dalla crisi economica, che ha portato a un 23,3% in più rispetto a due anni fa. Sono soprattutto i giovani a scegliere di andare via dall’Italia e il Regno Unito rappresenta la meta preferita in assoluto.

Quanti sono precisamente gli italiani all’estero?

Gli italiani all’estero sono al momento 5.114.469, secondo quanto riportato dall’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (AIRE). Il 40% degli expat, ovvero 2 su 5, appartiene alla fascia d’età che va dai 18 ai 34 anni; la percentuale scende al 25% se si considerano invece la fascia d’età che va dai 35 ai 49 anni, mentre il 9,7% degli expat è rappresentato dagli over 50. Gli expat compresi fra i 25 e i 39 anni posseggono un diploma di scuola superiore, con una leggera prevalenza di uomini rispetto alle donne, rispettivamente al 28,2% e 27,6%. La regione maggiormente soggetta alle partenze è la Lombardia, con 23mila expat, seguita dalla Sicilia e dal Veneto, a pari merito con 11.500 expat circa. Subito dopo troviamo il Lazio e il Piemonte, con 11.100 e poco più di 9.000 expat.

Le mete preferite dagli italiani: il Regno Unito supera la Germania

C’era un tempo in cui la Germania rappresentava la meta prediletta dagli italiani: questione di vicinanza geografica e di facile accesso al mercato del lavoro. Oggi, però, la nazione tedesca è stata surclassata dal Regno Unito: secondo le rilevazioni, infatti, al momento questa destinazione ospita un totale di 24.771 residenti italiani ufficialmente iscritti all’AIRE. Cosa serve per trasferirsi nel Regno Unito? Nonostante la Brexit non è ancora necessario né il visto, né il passaporto: sarà sufficiente essere in possesso della propria carta d’identità, facendo attenzione alla validità e alla sua integrità per non avere problemi ai controlli, e della tessera sanitaria europea. Per quanto riguarda le competenze linguistiche, è consigliabile partire con un livello di conoscenza dell’inglese almeno medio: una base linguistica forte è un vantaggio importante per arrivare a posizioni professionali più affermate. Le fasi di passaggio, si sa, sono quelle più ostiche: per semplificare e rendere più veloci le varie procedure di transizione può essere utile ricorrere a siti che offrono servizi di traslochi dall’Italia all’Inghilterra come Blissmoving, per esempio. Infine, per quanto riguarda l’alloggio, il consiglio è di evitare di versare soldi prima di arrivare sul posto, in quanto sono molto diffuse le truffe destinate a chi cerca case in affitto.

Lavorare nel Regno Unito

Come detto, non servono visti o permessi particolari per circolare nel Regno Unito e lo stesso accade per il lavoro. Stando ai dati EURES, il Regno Unito possiede uno dei mercati economici attualmente più in salute. Quali sono i settori che garantiscono le migliori retribuzioni? Le professioni legate all’energetico e al minerario, insieme a quelle del settore ingegneristico e infermieristico. Alla lista dei mestieri più richiesti si aggiungono sviluppatori web, medici, insegnanti, economisti, fisici, radiologi, saldatori e chef.

 

I risultati dei T3 Innovation BootCamp e di un’intensa giornata di lavoro

Venerdì, 29 Giugno 2018 13:23 Written by

Significativi i risultati emersi dalle sessioni di dibattito tra il mondo della ricerca lucana e il Comitato scientifico, costituito da T3 Innovation per facilitare la condivisione e contaminazione di conoscenze, utili a integrare o ampliare le traiettorie della Strategia di Specializzazione Intelligente (S3) della Regione Basilicata

I risultati dei T3 Innovation BootCamp e di un’intensa giornata di lavoro

Venerdì, 29 Giugno 2018 13:23 Written by

Significativi i risultati emersi dalle sessioni di dibattito tra il mondo della ricerca lucana e il Comitato scientifico, costituito da T3 Innovation per facilitare la condivisione e contaminazione di conoscenze, utili a integrare o ampliare le traiettorie della Strategia di Specializzazione Intelligente (S3) della Regione Basilicata