Mercoledì, 30 Novembre 2022

A Scanzano la prof Minicuci, storia di un popolo delle sue conquiste e del riscatto

Una comunità che si è guardata allo specchio, che ha fatto per una serata i conti con il passato. Un vissuto di conquiste ma anche di errori strategici grossolani, dalla prima pianificazione urbana affidata al caso (la presenza di stalle in riva al mare è eloquente, là dove avrebbero dovuto esserci piccoli insediamenti turistici gli amministratori dell’epoca, a tutti i livelli,  hanno dato il via libera alle “industrie” zootecniche, considerate dimensioni e i quantitativi di immissioni), l’apertura a soggetti (Tributi Italia, Cit) a cui sono state spalancate le porte della città e ai quali sono state affidate risorse importanti finite sui binari della devastazione. Ma anche il riscatto civile di un popolo, la riforma agraria e la rivolta anti scorie, una risposta determinata a quel gruppo  di potere politico  nazionale all’epoca diretto da Silvio Berlusconi,  e la filiera (di potere) periferica non meglio identificata  e forse in qualche modo complice, diretto o indiretto,  di una scelta politica impopolare.

Ed è proprio della Riforma e del riscatto del 2003 che la professoressa Maria Minicuci, docente di etnologia delle culture mediterranee all'università La sapienza di Roma, ha trattato “con la rigorosità del metodo scientifico”  nel suo libro “Politica e politiche – etnografia di un paese di riforma: Scanzano Jonico”. Sotto la lente sono finiti qualcosa come cinquanta anni, la ricerca è cominciata nel 1994, proseguita nel 1997 e fino al 2007, in mezzo c’è stata la rivolta pacifica del 2003. A raccontare la Riforma sono stati gli assegnatari “i veri protagonisti” del libro come ha più volte ribadito Maria  Minicuci martedì scorso nella corte del Palazzo baronale quando è stato presentato il suo lavoro alla presenza del sindaco Salvatore Iacobellis, l’assessore alla cultura, Angelo Lunati, Rosa Parisi, antropologa e ricercatrice alla facoltà di Lettere dell’Università di Foggia, e una folta platea. C’erano anche ex rappresentanti delle istituzioni, dal primo sindaco di Scanzano, Nicola Suriano, Mario Altieri, primo cittadino prima di Iacobellis, Filippo Mele, sindaco socialista di Scanzano e attualmente cronista de La Gazzetta del Mezzogiorno oltre che medico; presenti gli avvocati  Vincenzo Montagna e Vittorio Faraone, entrambi autori di interventi molto apprezzati,  c’erano alcuni consiglieri di minoranza del comune di Scanzano, Laura Scardillo e Raffaello Ripoli, oltre al presidente del consiglio comunale Antonio Ceruzzo, l’assessore Fulvio Tataranno.

L'introduzione dell’opera si apre con queste parole: “Il 13 novembre 2003, il governo decideva la realizzazione entro il 2008 di un unico sito nazionale per il deposito delle scorie nucleari, individuando nel territorio di Scanzano, nella zona di Terzo Cavone, coltivata ed abitata, il luogo ideale per il deposito da situarsi nelle miniere di sale lì presenti”. Poi nella quarta di copertina: “Le analisi compiute in quella mostravano ammirazione e stupore per il fatto che un paese di poco meno di settemila abitanti fosse stato capace di vincere una battaglia per la salvaguardia del proprio territorio. Lo stupore appare meno giustificato se si considera, quanto il libro cerca di fare, non solo l’evento ma la storia pregressa di un luogo investito da processi complessi, in cui sono confluite con la riforma migliaia di persone, provenienti da oltre cento paesi diversi di cinque regioni del Sud, che hanno realizzato con enormi sacrifici quella che viene definita, assieme ad altri paesi della fascia metapontina, la California del Sud”.

La Riforma è stato un qualcosa di “rivoluzionario” che ha stravolto altri precedenti storici, nel passato in seguito ai grandi mutamenti – si pensi alle rivoluzioni industriali – erano le campagne a spopolarsi mentre i centri delle città venivano presi d’assalto: nel Metapontino in quegli anni accadde per certi versi  il contrario. Poi il catastrofico decreto del 2003 e lo slancio, una sorta di istinto di conservazione della comunità che ha difeso quanto in passato fu conquistato con il sangue e il sudore: la terra.

Gianluca Pizzolla

Read 1549 times Last modified on Giovedì, 07 Luglio 2016 10:11
Rate this item
(0 votes)

About Author