Giovedì, 20 Gennaio 2022

Mancata interruzione indennità ex consiglieri regionali: la pronuncia della Corte dei Conti

Con la sentenza n. 65 del 2011 la Corte dei Conti – sezione giurisdizionale di Basilicata – ha affrontato la questione della corresponsione di indennità economiche a favore di ex consiglieri regionali che avevano optato per la carica di Parlamentare, ritenendo sussistente la responsabilità amministrativa in capo ai componenti dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale della Basilicata e del direttore generale, per aver omesso di adottare le misure dirette ad interrompere l’erogazione di trattamenti economici connessi all’esercizio della funzione di consigliere regionale.

In particolare, è accaduto che a seguito di specifica denuncia di danno erariale da parte di un cittadino veniva rilevato che quattro Consiglieri regionali, pur essendo stati eletti al Senato della Repubblica all’esito delle consultazioni del 13 e 14 aprile 2008, avevano percepito durante il periodo aprile/giugno 2008 sia le indennità dovute ai Consiglieri regionali e sia quelle spettanti ai membri del Parlamento Nazionale. Sebbene i Consiglieri in questione eletti al Senato avessero comunicato, il successivo 9 maggio, all’Ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale della Basilicata la formale “opzione” per la titolarità della carica di Senatore della Repubblica, l’indennità di Consigliere regionale risultava ad essi essere stata erogata sino al perfezionamento della procedura di surroga dei medesimi, intervenuto il successivo 24 giugno 2008.

Per tali ragioni la competente procura regionale aveva convenuto in giudizio i componenti dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale, che è l’organo preposto alla gestione delle risorse finanziarie, per sentirli condannare al risarcimento dei danni causati all’ente per non aver impedito la corresponsione delle relative indennità agli interessati, nonostante questi avessero comunicato di aver optato per il seggio parlamentare. I convenuti, invece, avevano eccepito, in via preliminare, la carenza di giurisdizione nella materia in esame, ai sensi dell’art. 122, co. 4, della Costituzione. Nel merito avevano sostenuto la mancanza di colpa grave, potendosi procedere alla dichiarazione di decadenza dei consiglieri solo dopo specifico procedimento di competenza dell’assemblea elettiva. Inoltre, avevano rilevato la mancanza di danno sulla scorta del fatto che le indennità contestate sarebbero state comunque corrisposte ad altri consiglieri subentranti.

Secondo la Corte, tali indennità, ammontanti complessivamente ad €.106.140,79, costituiscono un danno per le finanze regionali, in quanto, intervenuta la proclamazione della elezione al Senato della Repubblica, non è ammessa la corresponsione ai medesimi di emolumenti connessi all’esercizio della funzione di consigliere regionale.

L’assunto accusatorio trova riscontro nell’art. 122, secondo comma, della Costituzione, che vieta qualsiasi possibilità di sia pur minima coesistenza in capo alla stessa persona di due funzioni legislative, quale quella di Parlamentare e Consigliere regionale. Di tal chè, non potendo coesistere dette funzioni, le relative indennità economiche  non sono sovrapponibili.
Disattendendo le eccezioni preliminari sollevate dai convenuti, la Corte ha condannato i componenti dell’ufficio di presidenza del consiglio regionale a risarcire l’intero suddetto esborso, costituendo un’ingiustificata diminuzione del patrimonio regionale.
Nel caso di specie, la Corte ha ritenuto sussistente il tratto dell’indebito oggettivo, ai sensi dell’art. 2033 c.c., in quanto le somme erogate ai quattro Consiglieri che hanno optato per il seggio senatoriale costituiscono una ingiustificata elargizione di risorse pubbliche, disposta in favore di chi non era titolare di alcun diritto a riceverle, essendo agli stessi preclusa la possibilità di svolgere la funzione legislativa in  relazione alla quale quella indennità risultava essere stata conferita. Sebbene da parte di alcuni difensori vi siano state richieste di integrazione del contraddittorio nei confronti degli effettivi percettori delle indennità consiliari, la Corte ha ritenuto costoro non convenibili in giudizio di responsabilità amministrativa, non ravvisandosi una loro colpa grave. Tuttavia, il non aver impedito l’accredito sui rispettivi conti correnti di somme di danaro non dovute crea un problema di etica pubblica, che non può ritenersi risolto con la manifestata intenzione di devolvere le relative somme in beneficenza, essendo queste state percepite senza titolo.

Conclusivamente, si sarebbe potuto evitare la pronuncia censoria della Corte, solo se i percettori delle indennità avessero provveduto alla restituzione delle somme prima dell’emissione della citazione.

Avv. Gaetano Danilo Lista

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