Giovedì, 27 Gennaio 2022

Che fa la destra?

Che fa la Destra in Basilicata? Come si prepara per le elezioni regionali? Che riverbero ha quello che sta accadendo a livello nazionale con l’annuncio della rinascita a settembre di Forza Italia ed il tentativo ripartire da Fiuggi con next-AN? Se il PD non implode, cosa allo stato improbabile, e la guerra occulta tra ex-democristiani ed ex-comunisti continua solo a rimanere sullo sfondo, il centro-sinistra in Basilicata vincerà ancora una volta, sia pure al ribasso.

A parte le aree più dinamiche, il metapontino e il vulture melfese, nel resto della regione il controllo del consenso ha subito poche variazioni, come dimostrano le ultime le elezioni amministrative, l’apparato regionale e sub-regionale non è variato e il centro-destra non ha messo in campo nessuna seria strategia per realizzare l’alternanza, limitandosi a puntare sulla conservazione di un posto al sole per i soliti noti.

La vicenda dei rimborsi ai consiglieri regionali ha poi dato la sensazione all’opinione pubblica che l’opposizione non è diversa dalla maggioranza.
Ma è della Destra che vogliamo parlare. Dopo essere stata ridotta da “protagonista a comparsa”, come scrivemmo alla vigilia delle ultime elezioni politiche, tranne un’improbabile ma sempre possibile resipiscenza, l’attende un destino ancora peggiore alle prossime elezioni regionali. Divisa, lacerata, confusa, senza un progetto politico, lontana dall’hinc et nunc dei problemi della gente, tra fratelli e parenti coltelli rischia di inabissarsi definitivamente nel nulla che si é costruita con le sue stesse mani.

Eppure c’è stato un tempo in cui un’ampia parte di lucani le affidò il compito di rappresentare la voglia di cambiamento. Con “tangentopoli” e la fine dell’arco costituzionale, archiviato in tutta fretta il MSI a molti non parve vero di essere finalmente legittimati ad entrare nel gioco politico che conta e nelle stanze dei bottoni. Alle politiche del ’94 AN ottenne tre parlamentari, l’anno dopo ben quattro consiglieri regionali e successivamente conquistò le amministrazioni comunali di importanti municipi.

I consiglieri regionali incominciarono quasi subito a litigare tra di loro, mentre chi aveva ruoli di responsabilità politica regionale anziché lavorare per costruire, godeva delle divisioni che potevano aprirgli la possibilità di entrare ad occupare uno scranno che contava. Quel successo fu un fuoco di paglia. Non vi fu la capacità di consolidarlo e di accrescerlo, il personale non fu all’altezza e alcuni eletti gestìrono il loro ruolo peggio dei peggiori politici della I repubblica. Con il successo elettorale iniziò anzi una lotta interna senza fine. L’elenco dei fatti o meglio dei misfatti, sarebbe lungo ed incontenibile nello spazio di questa riflessione.

Alle elezioni politiche del ’96 Alemanno sistemò al proporzionale un suo uomo esterno alla nostra regione e l’unico evento degno di nota del suo mandato fu una vicenda boccaccesca in quel di Potenza, ma gli altri oltre a fare i peones a Roma non è che abbiamo concluso di più. Ora a livello nazionale gli orfani della Destra stanno tentando di resuscitarla, ma ci sono due problemi: la mancanza di un leader a livello nazionale e l’assenza di un serio progetto di alternativa che includa tutte le anime e allarghi l’orizzonte ad altri soggetti, emancipandosi definitivamente dal berlusconismo.

A livello regionale, nella consapevolezza che il PDL, tra poco Forza Italia, da noi non ha né la convinzione, né gli uomini, né la determinazione per proporsi come alternativa, La Destra dovrebbe avere la passione, la forza, un progetto per agire senza compromessi, mettendo insieme non solo i fratelli, ma anche i cugini, gli zii, i nipoti, tutto il variegato mondo che nella sua tradizione si riconosce, superando i personalismi, facendo tesoro degli errori del passato, creando l’entusiasmo per una battaglia difficile ma che merita di essere combattuta, mettendosi l’elmetto, in senso figurativo ovviamente, lanciando la sfida ad un fallimentare potere catto-comunista ventennale, dialogando con chi si riconosce in questo obiettivo e proponendosi all’elettorato in modo chiaro, soprattutto alla larga fascia del non-voto. Può anche perdere ma con coerenza e onore e creerebbe le basi del futuro: “tutto il resto, facendo eco alla nota canzone di Califano, è noia”.

Vincenzo Maida
Centro Studi Jonico DRUS

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