Sabato, 20 Luglio 2024

Santoriello sul caso Viggiano: 'L'homo querelandi e il conflitto di interesse'

È un caso di dibattito serio l’utilizzo della querela da parte del dott. Viggiano, Direttore del Dipartimento Ambiente della Regione Basilicata, nei confronti di due giornalisti attivi nel territorio regionale. Ho apprezzato profondamente gli interventi mezzo stampa di diversi liberi cittadini che in merito hanno espresso solo parole di supporto verso la stampa.

È nata in me una riflessione circa i rapporti tra poteri che interessano questa terra, ove non dobbiamo dimenticare essere proprio la Regione Basilicata il primo editore. Premesso che la stampa, da quarto potere, ha delle responsabilità, a volte non ben delineate, tra le cui pieghe si annida episodicamente dell’altro oltre al semplice diritto all’informazione, ma non è il caso in questione. È altresì vero che la burocratizzazione della vita amministrativa di ogni cittadino ha spostato troppo potere dal ceto dei rappresentati eletti a quello dei colletti bianchi, dei burocrati del palazzo, della casta camerale che, nominata dalla politica, riesce in alcuni casi a scavalcare i limiti d’azione e di vita della stessa. L’ex-Assessore Mazzocco ha giustamente detto giorni fa che il conflitto d’interesse del dg Viggiano andava palesato prima dell’accettazione dell’incarico dirigenziale regionale. Un fatto gravissimo, offuscato dal consociativismo della Giunta De Filippo, che non si è espressa sull’accaduto con la stessa omertà con cui De Filippo non ha mai risposto alle problematiche evidenziate dalla relazione della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul ciclo dei rifiuti in Basilicata. Purtroppo dall’altro lato non vi è stata alcuna risposta né oggettiva né circostanziata, perché il dg Viggiano non ha né numeri né risultati da pubblicizzare. Adesso è ufficiale: esiste in Basilicata una nuova specie di ominide “l’ homo querelandi”. Tale specie è ormai diffusa, basti vedere la querela di qualche mese fa che il consigliere Gianni Rosa si è preso dal Rettore dell’UNIBAS perché si è permesso di mettere in discussione il funzionamento interno dell’ateneo lucano. Per questo dico che la querela di Viggiano è giusta, perché coerente con la sua natura. L’esempio dato dal Direttore Viggiano va nella direzione della darwiniana difesa della specie, la quale prevede che un organismo (dirigente) può sopravvivere non se si evolve ma se mezzo querela cerca di far involvere l’ambiente a lui circostante ammazzando il diritto all’informazione. L’homo querelandi scende dall’albero solo per difendere la sua immagine o quella familiare, mai per parlare dei suoi “mancati” risultati dirigenziali. La sobrietà con cui Amato ha trattato il familismo energetico di Viggiano (paese) mi impone una riflessione: a cosa servono dei dirigenti che falliscono il loro mandato? Può un dirigente in palese conflitto d’interesse preservare l’ambiente di una regione afflitta dalle eco-mafie? Sì, parliamo tranquillamente di fallimento perché sotto la dirigenza del dott. Viggiano: la raccolta differenziata in Basilicata è ferma al 16,3%, la mafia e l’imprenditoria ad essa legata gestisce buona parte del sistema rifiuti ed il Dipartimento Ambiente unitamente al suo assessorato invece di velocizzare la stesura del Piano Rifiuti cosa fa? Allarga le discariche ed i bilanci di alcune imprese in barba al giudizio della Commissione Parlamentare d’Inchiesta che ci ha definito una terra di nessuno, refrattaria ad ogni forma di controllo: parole che in una regione normale avrebbero scatenato un putiferio e la caduta di qualche testa. In Basilicata negli ultimi tre anni è esplosa la percentuale di rifiuti speciali stoccati e trattati all’interno del suolo regionale, incluse le discariche abusive ( Bollettino Ispra ). Il Noe e diverse Procure, regionali e non, hanno in essere decine di procedimenti giudiziari verso le discariche e le imprese lucane operanti in Regione così come i dati ambientali raccolti su suoli ed acque lucane non sono mai provenienti dal settore pubblico regionale ma sempre dal privato o da bollettini ministeriali. La moria d’api è aumentata negli ultimi anni del 30%; - il Dipartimento Ambiente non ha mai effettuato negli ultimi anni un monitoraggio né delle campagne fitosanitarie né della presenza eventuale di OGM in agricoltura; - gli scarti delle estrazioni petrolifere sono diventati il nuovo best-seller del giornalismo d’inchiesta; - non abbiamo una mappa aggiornata dei siti regionali inquinati; - non sappiamo come viene estratto il petrolio in Basilicata, perché ignota è la composizione chimica delle miscele iniettate nel suolo così come l’effetto a medio e lungo termine del fracking; - il livello di operatività della rete di depuratori idrici è aggiornato al 2006; - gli esiti delle tomografie sismiche effettuate nelle zone estrattive sono secretati; - lo stato di salute dei fiumi lucani è tabù. Ma il nucleo valutativo della Regione Basilicata è una comparsa? Può un dirigente regionale in palese conflitto d’interesse per l’impegno imprenditoriale della moglie garantire un obiettivo espletamento delle sue funzioni? Ma il partito-regione ha fatto un’analisi del voto o scelgono ancora l’autoassoluzione ignari dei forconi all’orizzonte? Il consociativismo dei colletti bianchi, ed uso questo termine per non trovarmi un avvocato, è la metastasi di troppi gangli della pubblica amministrazione. Una dinamica che purtroppo noi lucani non sempre denunciamo, perché irretiti da un potere burocratico ancor più sfuggente di quello politico. Tra la fine degli anni ’50 ed i primi anni ’60, i lucani che si batterono per l’utilizzo in loco del metano ritrovato in Val Basento ebbero risultati che noi oggi non siamo stati in grado di ottenere per la Val d’Agri o per quella del Sauro: all’epoca ebbero l’industrializzazione della Val Basento oggi abbiamo l’inquinamento e la carta idrocarburi, ergo chi dovrei querelare per danno patrimoniale ed ambientale?

Giorgio Santoriello

Read 1681 times Last modified on Giovedì, 07 Luglio 2016 09:22
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