Domenica, 26 Maggio 2024

Benni, un invito alla lettura

Nonostante la malinconia mi abbia spesso regalato attimi di frizzante lucidità, nonostante sia sempre stato lo stato d’animo ottimale per scrivere, oggi la blu influenza di Saturno semplicemente mi debilita e mi scava dentro un’insanabile sensazione di vuoto cosmico. Avrei voluto recensire un romanzo o parlare di un tema che mi sta particolarmente a cuore, o ancora dedicarmi ad un racconto in bilico tra satira e fantascienza. Le idee, insomma, davvero non mancano.

Eppure la pagina è rimasta bianca fino a qualche riga fa, quando ho compreso che - forse per l’eccessiva dose di sciroppo per la tosse, forse per la tristezza di una giornata fredda e tetra - è la forza a mancare e non certo l’ingegno. Oh, non tanto la mia forza, quanto la forza delle Parole.

“Bisogna assomigliare alle parole che si dicono. Forse non parola per parola, ma insomma ci siamo capiti”.

Circa cinque minuti fa, appollaiata alla finestra della cucina. Il mio sguardo, immobile, fisso in un punto imprecisato. Ero ferma lì, ad osservare il nulla più totale dato che era già buio pesto, quando d’un tratto mi sono chiesta io stessa che cosa stessi aspettando per mettermi a scrivere. “Le parole. Ho tanto da dire, ma mi mancano le parole”.
“Bé, allora leggi. Più leggi, più impari, più parole potrai usare”.
“Non è questo il punto!” – mi rispondevo in questo surreale dialogo a due voci fra me e Me – “Ultimamente mi chiedo spesso se ho letto troppo o… se ho letto troppo poco! Perché, vedi, è che… non so, prova ad usare una metafora che mai nessuno abbia adoperato prima di te”.
Il cervello si è allora tuffato in un mare di ricordi. (Ops, questa, poi, sicuramente è stata già sentita). Facciamo allora che il cervello è come un libro, un “Dizionario delle Nuove Metafore”, di cui ho iniziato a sfogliare con voracità le pagine. Tabula rasa, nulla, vuoto totale. Bianco latte su ogni foglio fittizio che passavo in rassegna.
“Va bene, 1 a 0 per te. E quindi come risolviamo la questione? Non scriverai né leggerai mai più solo perché alle spalle hai, ad occhio e croce, tremila anni di tradizione letteraria e tutto ti sembra già scritto o già letto?!”.
“Non dico questo, non sono mica così drastica. Ma quando si ama la Letteratura in tutte le sue forme, non si può fare a meno di riflettere sulle parole. Le parole sono importanti! E lo sono anche i suoni e le metafore e le virgole al posto giusto! Ogni cosa si può dire in infiniti modi e, insomma, ci sarà qualcuno che riesce a parlare delle cose di sempre come fosse la prima volta che vengono viste e raccontate…”
“In questo caso, ho l’idea che fa per te: prendi un libro di Benni”.
Adoro i miei monologhi interiori. È come lavorare in biblioteca o in libreria: un sogno per una mangia-libri del mio stampo.
Benni è un filosofo. L’ho scoperto tra le righe di “Elianto”. «Gli uomini sono soggetti alla Legge delle Tre Lancette. Coloro a cui manca la lancetta dei secondi non sanno mai godere un singolo attimo: essi pensano esclusivamente a ciò che è stato prima e a ciò che verrà dopo, non accorgendosi delle piccole gioie che li circondano. Ad alcuni manca invece la lancetta dei minuti: sono coloro che corrono all'impazzata, gareggiando contro gli attimi; gli stessi che poi di colpo si fermano, delusi di non aver trovato nulla, e lasciano che le ore scorrano una più inutile dell'altra. Ad un terzo gruppo manca invece la lancetta delle ore: essi vivono, si agitano, pianificando appuntamenti e progetti, non sapendo se è notte o giorno, mattina o sera, se sono felici o disperati;guardando la loro vita vedono solo un rotolare di anni pesanti e inarrestabili. L'uomo giusto ha tutte le lancette, più la suoneria quando è ora di svegliarsi...». Ed è appunto ad Elianto che devo la mia devozione alla teoria del Bonus Vitale. Ma leggete l’intero romanzo, è inutile che io stia qui a raccontarlo a spizzichi e bocconi. Ne vale la pena. Del resto Benni è un suonatore di parole, un cantastorie: ogni volta che apri un suo libro sembra che sia lui stesso a leggerlo. Ed è un architetto. Lui costruisce, mette in piedi in storie e soprattutto mondi. Tipo “Stranalandia”, la terra sperduta raccontata nel diario di bordo di Achilles Kunbertus e Stephen Lupus. E ci riesce con una maestria senza pari perché, come un archeologo, riporta alla luce parole e cose nascoste e dimenticate. Il tutto con un sarcasmo e un’ironia talmente sottili da tagliarti in due.
Il più delle volte, però, indossa i panni dell’inventore e non solo di racconti, di vite, di balle stratosferiche e barzellette, ma anche di sport, ricette, utensili, attrezzi, stramberie varie e soprattutto di nomi e parole. Mi viene in mente “Menedaunàl”, un cocktail che deve il suo nome a una sorta di rituale che compie chiunque lo beva. “Dopo averne degustato le qualità, infatti, vien subito voglia di chiedere: “Me ne dà un al… Ma nessuno ha mai finito la frase, si schianta a terra prima”(Baol). E poi ci sono le Virtual, le fantomatiche ed innocue sigarette a base di aria della mamma di “Margherita Dolcevita”: pur avendo smesso di fumare da tempo,“A tavola deve esserci sempre un portacenere perché lei possa metterci la cenere immaginaria e se le diciamo mamma smettila, non fumare a tavola, lei si scusa e fa finta di spegnerla.” 
Ma soprattutto Benni è un visionario, o forse un profeta. Ripenso a “Terra!” e all’ictaluro: pesce gatto di un quintale e dai baffi truci. Animale del futuro, l’ictaluro è frutto della combinazione tra capacità di adattamento delle specie animali e mutazione genetica dovuta alla radioattività di cui la terra del XXIII secolo sarà ammantata grazie a sei guerre mondiali. Dopo il congelamento dei fiumi del XXII secolo, gli ictaluri abbandonano il loro elemento naturale e si adattano a vivere sulla terra. La loro andatura a colpi di coda li rende goffi ma il loro morso è terribile. Per questo motivo saranno usati come animali da guardia.

Benni è un artista poliedrico. Non c’è tema, non c’è emozione, parola che non abbia sviscerato. Libri, romanzi, poesie, racconti brevi, testi teatrali. C’è solo l’imbarazzo della scelta. E c’è davvero poco da aggiungere. Solo che Benni è una sorpresa. Sempre.

Sara Calculli

Read 1444 times Last modified on Giovedì, 07 Luglio 2016 09:22
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