Lunedì, 06 Dicembre 2021

Zuccherificio di Policoro, orrida bellezza...

"Le fabbriche, vuote di operai piene di produzione sono già musei dell'età industriale”. Luciano Gallino

E' il periodo in cui, dopo la crisi del Classicismo, si punta sull'innovazione tecnologica e sull'uso del ferro come materiale per l'edilizia. Inizia così, negli anni della Rivoluzione Industriale, l'Architettura del ferro. L'opera emblematica dalla quale non si può prescindere, in quanto determina una svolta progettuale decisiva, è il Crystal Palace di Joseph Paxton, edificato per l'esposizione Universale di Londra nel 1851 e distrutto da un violento incendio in una sola notte nel 1936. Sono anche gli anni delle costruzioni di ponti, canali, ferrovie, serre, magazzini, mercati e in particolare fabbriche. Il resto lo conosciamo...

Nel 1976, a più di 150 anni di distanza, lo studio Piano&Rogers con la progettazione e realizzazione del Beauburg nel centro di Parigi prosegue il cammino intrapreso dal Crystal Palace a Londra. Inizia così l'High-Tech, tendenza dominante degli ultimi decenni che utilizza le tecniche più evolute dell'acciaio e del vetro.

E' anche attraverso la conoscenza di questa evoluzione storico-architettonica che possiamo comprendere il valore delle costruzioni industriali realizzate nell'ultimo secolo. Infatti la loro analisi non può prescindere dalla storia. Le fabbriche sono espressione di modernità, pertanto anche se dismesse e degradate conservano un valore storico, rappresentano la memoria industriale. La loro imponente e monumentale presenza, entrata anche nell'immaginario collettivo, testimonia un periodo di sviluppo e di crescita. Sono opere “culturalmente qualificate”, non meno importanti di altre costruzioni edilizie. L'espressione “archeologia industriale” è usata per la prima volta nel 1955, lo stesso anno in cui entra in funzione la fabbrica di Policoro, lo Zuccherificio. Il fascino della sua “orrida bellezza”, imponenza e monumentalità è sotto gli occhi di tutti, forse lo è meno il suo valore. Il corpo principale che si sviluppa su un fronte di circa novanta metri, oltre a “dominare” l'area immediatamente circostante, crea un frequente dialogo visivo con diversi luoghi della città. Infatti, nonostante sia posizionato fuori dal centro urbano, è visibile in lontananza sia dal Palazzo Baronale che dalla Chiesa Madre, e non solo. Come se la “memoria storica” e la “memoria industriale”, della nostra città, dialogassero tra di loro. La struttura portante in acciaio del corpo principale riporta le sigle di storiche aziende siderurgiche italiane, una delle quali fondata nel 1886 (sono gli anni della costruzione della Torre Eiffel). Muri fatiscenti, vetrate in frantumi, capriate da cui colano umido e pioggia, tubature corrose dalla ruggine, spazi impraticabili, macchinari abbandonati sono le caratteristiche comuni delle costruzioni industriali dismesse che, tra l'altro, siamo anche abituati a vedere come ambientazioni nelle scene finali dei film d'azione. Ma questa è solo fiction. Nella realtà, le fabbriche dismesse sono già musei della memoria industriale in attesa paziente del loro destino.

Forse occorre maggiore sensibilità per l'archeologia industriale e per il patrimonio storico-industriale. La quantità di progetti e proposte dimostra che il problema è sentito anche se molti sono i progetti definiti sulla carta e mai realizzati.

Giancarlo Manolio – Architetto

“Il miracolo del nostro tempo, caro amico, sono per me le macchine e gli edifici per essere costruiti, chiamate factory. Una simile scatola può essere alta fino a otto e anche nove piani, ha fino a quaranta finestre in lunghezza e almeno quattro in profondità. (...) Le colonne sono di metallo e le travi che vi poggiano pure. (...) (Le fabbriche) fanno un meraviglioso effetto da lontano, soprattutto di notte, quando migliaia di finestre si illuminano con la luce a gas”. Lettera di Christian Peter Beuth a Karl Friedrich Schinkel nel 1823.

Per saperne di più.
- Recupero dell'ex Zuccherificio Eridania a Parma, Renzo Piano Building Workshop

Fonti:
Lineamenti di storia dell'architettura contemporanea,  A.Muntoni
Casabella 1997/1998.

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