Mercoledì, 06 Luglio 2022

In mostra fino al 23 febbraio la natura di Gaetano Dimatteo

Una natura vitale e al contempo malinconica, conosciuta ma mai uguale a se stessa, si adagia nuovamente sulle tele toccate da Gaetano Dimatteo, che della mostra inaugurata sabato sera nella sua abitazione privata in via Siris a Nova Siri, ha fatto l’ennesima occasione di incontro tra estimatori non solo di un’espressione artistica unica ma anche della testimonianza quotidiana di una vita dedicata alla resa delle più profonde emozioni attraverso le arti figurative.

“Torno a parlare dell’arte di Gaetano Dimatteo”: questo il titolo che introduce i visitatori all’esposizione che rimarrà aperta fino al prossimo 23 febbraio e coordinata da Ilie Padurariu, ripreso dalle prime righe di una lettera inviata dall’amica giornalista Antonella Amendola al Maestro Dimatteo, da lei definito “demiurgo di inflorescenze che scaturiscono direttamente dalle pulsioni del profondo”, per quella capacità di dare sfogo agli stati emotivi che si agitano in tale anima sensibile per riprodursi sulla tela e divenire attestazione di realtà universale, professione di fragilità e forze umane, rassegna senza tempo della gamma dei sentimenti comuni che sono infiniti come le tonalità dei colori offerti dallo spettacolo della natura.

A celebrare quello che già dai primi istanti di apertura al pubblico si è dimostrato essere l’ennesimo successo di Gaetano Dimatteo, il giornalista Gianluca Bruno e Maria Livia Veneziano, avvocato novasirese e amica dell’artista che nel suo intervento lo ha definito, emozionandosi profondamente, “un intellettuale a tutto tondo con una sensibilità fuori dal comune e una genialità che va al di là dell’essere artista”, che intrattiene “un rapporto di ironia con la malattia” – il Parkinson, da cui Dimatteo ha scoperto di essere affetto da circa sette anni – “che non è dolente neanche nella sua manifestazione artistica” e poi, ancora, un “antinaturalista”, poiché quell’esplosione di colori vissuta e regalata al pubblico attraverso i  pennelli non nasce da un’osservazione esterna, bensì  da un’ispirazione intima e personale che sgorga e zampilla incessantemente al riparo dal mondo esterno, nella riservata realtà che da anni accoglie il maestro nella quiete delle mura domestiche.

“Gaetano non ha mai taciuto”, ha poi detto Raffaele Dinardo, ex Presidente della Regione Basilicata intervenuto alla presentazione, aggiungendo che non è cosa da poco “riuscire a generare emozioni” così come fa Dimatteo “in un tempo in cui sembra che i sentimenti si siano ridotti, in cui ci si chiude in se stessi ed è facile essere censori”; mentre Mario Trufelli, scrittore e giornalista, lo definisce poeticamente un artista che “si è scoperto un giardiniere con la passione per le cose belle e si è ritrovato in un campo di fiori” dopo aver attraversato percorsi che lo hanno portato da “La Processione” ai “Fiori”, da ”La mia Bohème” alle dissacranti “Puttane”.

Una figurazione nuova, sorprendente, ipnotizzante è quella esposta oggi nella galleria “Primo Piano” di casa Dimatteo, in cui la trama delle tele è impregnata di nuance cariche di emotività, nel vortice del richiamo a percezioni sensoriali che abbattono i confini perimetrali delle stanze in cui le opere sono raccolte, quasi imprigionate, e spalancano in prospettiva gli orizzonti dell’osservatore, che nella sua mente, crogiuolo di intime e inespresse sensazioni, in un istante, si ritrova ad assaporare l’infinito racchiuso nel petalo di un fiore.

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