Sabato, 13 Luglio 2024

''La collera'', il romanzo dell'Italia del Nord e del Sud

L’ultimo libro di Andrea Di Consoli, “La collera”, edito da Rizzoli, - e presentato domenica 21 ottobre alle ore 18.30 nella biblioteca "Massimo Rinaldi" a Policoro, alla presenza dello stesso autore - è una storia viva, dove Pasquale, il protagonista, non esce del tutto di scena terminato il volume perché la sua rabbia sopravvive nel lettore. Il suo orgoglio che durante la vita sembra il suo nemico principale si trasforma invece in coscienza man mano che gli avvenimenti si susseguono, ed è grazie ad essa che conserva la sua umanità ( molto introversa) in un mondo che silenziosamente cade nella peggiore delle morti:

l’oblio vivente. Pasquale Benassia nasce povero, nella vera miseria, quella che non ti permette di sognare, in un paese dove i ritmi della vita sono sanciti dalla morte. È l’antropologia meridionalista di De Martino, è il familismo amorale di Banfield, l’affacciarsi del materialismo capitalistico nella civiltà contadina: masse di indigenti che seguono non la via dei sogni e degli ideali ma del denaro, la Torino del Lingotto. Pasquale vive un tormento interno che gli fa schifare la sua terra natia, percepita come un buco nero che nega all’uomo i suoi diritti fondamentali. Ecco che il protagonista abbraccia il fascismo, coniandone una forma personale, estrema e compulsiva, un fascismo assoluto e reazionario che diventa la sua valvola di sfogo per reagire ad un mondo che lo disgusta, che discrimina, divide e non premia gli onesti, come suo padre: un pastore calabrese che pare aver subito la vita come un involucro al vento privo di anima, svuotato dalla fatica del lavoro ma che prima di morire insegna al figlio come vivere al meglio.

È un racconto di vita attuale che attraversa la crisi d’identità italiana, di una nazione che non ha ancora un' educazione ed uno spirito nazionale unico e solido, dove la questione meridionale è perenne, la criminalità simbiotica, i giovani cresciuti in un benessere economico ma non culturale. Pasquale Benassia ragiona, anche se povero ed emarginato, vuole acculturarsi e lo fa seguendo l’istinto non un programma scolastico, e s’incazza quando sente sulla sua pelle la divisione in classi. Quando ha un sogno o un ideale la vita glielo sconfessa, e lui per bisogno deve sempre cedere alle circostanze che si chiamino FIAT o mafia. “La collera” è tremendamente empatica, leggendo diventi ansiogeno quanto Pasquale, un personaggio talmente impetuoso da non trovare pace neanche alla fine dell’avventura perché nell’animo del lettore rimane un sentimento complesso fatto di rabbia ed impotenza.

L’aria narrativa è verista, riprende il “sessocentrismo” represso della civiltà contadina, ha toni maschilisti marcati e disegna una donna che nel bene ( Magda ) e nel peccato ( Simona ) sconvolgono la vita di Pasquale, aprendogli un barlume ora di sfrenato piacere ora di profonda beatitudine. “La collera” rispolvera sentimenti di anti-italianità, rafforzatisi negli ultimi anni, che polarizzano l’Italia con da un lato quella del nord, pseudo-calvinista, fredda ma seria anteposta ad un sud ospitale ma ipocrita, che come avrebbe detto Pasquale Benassia, pare sempre più mischiato col nulla.

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