Sabato, 13 Luglio 2024

Centotre anni: 'Non sono il corpo, sono la mente'

Ha festeggiato  i suoi centotre anni con discrezione, alla stessa maniera con la quale ha sempre condotto la sua vita; Rita Levi Montalcini, premio Nobel per la medicina nel 1986, si è limitata a brindare, nel salotto della sua abitazione romana, con alcuni dei suoi più stretti collaboratori, lo strabiliante traguardo. Nessuna festa in grande stile;

eppure, questa donna dal temperamento adamantino porta sulle sue spalle il peso di oltre un secolo di storia vissuta intensamente tra scienza e impegno sociale. Elogio dell’imperfezione, edito Garzanti nel 1999 è un sunto di quella che è stata la vita di una delle scienziate italiane più note e stimate al mondo.  In duecentonovantanove pagine, Rita  Levi  Montalcini riesci a catapultarci in quella che era la realtà italiana a ridosso tra  i due conflitti mondiali. Le speranze e ambizioni di una ragazza, che seppur nata da una famiglia dell’alta borghesia torinese, ha dovuto faticare per guadagnarsi un ruolo di prestigio nella società. Inizialmente non destinata alla medicina; le convenzioni stabilivano che la licenza liceale, per una donna, era cosa ben al di sopra di quanto non le fosse necessario.

Nonostante le remore paterne riuscì a realizzare quello che era il suo obbiettivo, e dietro la guida del professor Levi, cattedratico presso l’università di Torino, diede il via a quelle ricerche che la portarono nel 1952 alla scoperta del NGF( fattore di crescita delle cellule nervose).  Fece la spola tra gli Stati Uniti, dove si trasferì per sfuggire alle persecuzioni razziali attuate da Benito Mussolini, e l’Italia da lei sempre definita la sua unica patria. E proprio da questo attaccamento viscerale per il bel Paese che scaturisce  il suo interesse per le tematiche politiche e soprattutto sociali.  La campagna contro le mine antiuomo, la fondazione di Green Cross International, sono solo alcune delle battaglie nelle quali il premio Nobel ha messo tutta se stessa, impegnandosi nella costante ricerca di una politica che si occupi per prima cosa degli esseri umani.

Non solo notizie e aneddoti di carattere scientifico ci vengono forniti dalla Montalcini, in questo magistrale autobiografia; definendosi imperfetta, affronta un’ironica autoanalisi, cercando di dare un senso a quelle contraddizioni insite in sé. Il rapporto con la gemella Paola, nota pittrice, viene affrontato nelle sue molteplici sfaccettature, senza censura, cercando solo di mettere in risalto il suo lato umano. La banalità della perfezione, la porta ad elogiare ciò che non lo è; perché solo dalla mancanza di prevedibilità si ha la possibilità di sperimentare,creare. Il desiderio di non sposarsi, viene analizzato più dalla donna che dalla scienziata, asserendo che, nonostante un fidanzamento durato alcuni anni, capì subito che il matrimonio non era la sua strada. Si pone dilemmi socratici  per quanto riguarda la fede: « Per la religione invece mi ero trovata in imbarazzo la prima volta che mi era stata rivolta la domanda, perché sull'argomento avevo idee vaghe. Ero ebrea, israelita o che diavolo altro? »; in queste parole, sintesi di un aggrovigliata matassa di pensieri riassunti con scaltra maestria Montalcini ci porta a comprendere, con un pizzico di ironia, che per lei la questione religiosa è totalmente marginale; su altro preferisce focalizzare la sua attenzione, a partire dal ruolo dei giovani nella società.

Complicata e misteriosa, proprio come il cervello, l’organo da lei amato e studiato, questa intraprendente centotreenne, seppur alle prese con acciacchi e malanni tipici ai pochi che possono vantarsi  di aver raggiunto la sua età, non accenna a smettere di studiare; formando con dedizione quella generazione che si prefigge di seguire le sue orme, auspica in un futuro migliore, non solo dal punto di vista fisico. E, a tutti i profeti che da tempo la danno ormai per spacciata, sicuramente direbbe ciò che Giovanni Battista Borea d’Olmo, senatore del Regno, morto a centocinque anni, pronunciò il giorno del suo centesimo compleanno: “Il corpo faccia quello che vuole; io non sono il corpo: sono la mente”.

Valentina Nesi

 

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