Sabato, 13 Luglio 2024

Stephan Crane, alla ricerca della notizia 'prima della morte'

Maestro del naturalismo americano, letterato per vocazione, giornalista per scelta; Stephan Crane è stata una delle personalità più controverse della letteratura statunitense. Anticonformista e irrequieto, viaggiatore dalla salute cagionevole, reporter nella guerra ispano-americana e in quella greco turca; preveggente. Sì, perché questo scrittore dalla vita così turbolenta, predisse che la morte, per lui,

sarebbe sopraggiunta troppo presto. “ Non ho tempo”, ripeteva a quanti gli domandassero il perché del suo incessante peregrinare, molto spesso senza una meta ben precisa, alla ricerca solo della “notizia”. Cominciò a scrivere a quattro anni, quattordicesimo e ultimo figlio di un pastore protestante; il padre, nei suoi diari annotò la prima domanda postagli da Stephen: riguardava la forma delle lettere. Brillante ma non avvezzo agli studi, decise che il college non era la sua strada. Prese a girovagare per il Paese, scrivendo di cronaca così come di guerra; obbiettività quasi scientifica dello sguardo e polemicità del punto di vista erano le sue armi.

Accettò la realtà industriale del presente senza riserve; non guardandosi mai indietro. Vide la religione come l’ultima testimonianza di quella che è “la grande beffa del destino umano”. Le domande che si poneva erano le stesse di tutti gli esseri umani; ma non proprie dei grandi eroi, bensì di coloro che faticavano ad arrivare a fine giornata a causa della “stanchezza di vivere”. Grazie alla sagace ironia adottata persino nei reportage dal fronte, Crane lascia  cogliere al lettore dei minuzie sociali peculiari. Lo stacco da una dimensione all’altra diviene così chiarificatrice. Dichiarando apertamente la sua fede nel naturalismo, ritenne il contesto sociale l’ unico vero responsabile di un destino. L’omocromia linguistica ha caratterizzato le sue opere; come sostiene l’americanista Vito Amoruso  è proprio attraverso i modi espressivi che Crane realizza “un rapporto con l’America del presente, fatto di sdoppiamento e di adesione”.

Morì a ventinove anni; non si seppe mai con esattezza di cosa; trascorse gli ultimi anni della sua vita con Cora Howorth, gestrice di una casa di piacere e zenit in un’esistenza caratterizzata da continui mutamenti. Lui che fu testimone oculare di due tra i più sanguinosi conflitti della storia americana, che vide affondare la nave sulla quale viaggiava, vivendo per diversi giorni su di una scialuppa alla deriva nell’oceano, che fu al centro di uno scandalo per aver testimoniato a favore di una presunta prostituta, se ne andò in sordina, lasciando a memoria di sé, due capolavori della letteratura americana moderna: Maggie: ragazza di strada(1893), considerato il manifesto del naturalismo d’oltre oceano e Il segno rosso del coraggio(1895) satira sul presunto eroismo dei militari impegnati al fronte; tema quanto mai attuale.

Valentina Nesi

Read 1375 times Last modified on Mercoledì, 06 Luglio 2016 13:19
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