Sabato, 13 Luglio 2024

Miriam Mafai: 'Fortissima e dolcissima'

- Era fortissima e dolcissima-; in questo ossimoro di Ezio Mauro si può cercare di riassumere la complessa figura di Miriam Mafai, editorialista di La Repubblica, ex parlamentare e donna di indiscussa tempra morale. Scomparsa il giorno di Pasqua e ricordata, durante l’orazione funebre in Campidoglio, come giornalista innamorata della politica, Mafai è stata anche scrittrice.  Diario Italiano 1976-2006,

edito Laterza è un esempio di quanto potessero esser profonde le riflessioni della scrittrice riguardo la società; decide di analizzare gran parte degli eventi che hanno interessato in quegli anni il nostro paese, dal punto di vista di un reporter; una veste che senza dubbio le confaceva.  Il cronista, come la scrittrice ha più volte fatto presente, osserva. Il suo protagonista analizza l’occupazione di una fabbrica, una manifestazione in difesa della legge 194 e carpendone i dettagli, descrive con arguzia e sagacia gli umori di quanti, intervistati, passano sotto il suo registratore; cerca di annotare le speranze di coloro che saranno, destinatari o vittime, delle scelte politiche.

Il giornalista ha il compito, appunto, di afferrare ciò che per molti e inafferrabile e di riportarlo sulla carta. Non ha la velleità di scrivere una cronaca o un trattato politico,  nè tantomeno affronto l’analisi di questi eventi come “ donna di partito”, ma, questo libro è una “semplice” collezione di istantanee, immagini di quanti sono stati protagonisti solo per un giorno degli avvenimenti che hanno caratterizzato un’epoca. Pagine di diario scritte alla maniera del reporter, nessuna arzigogolatura, fronzolo retorico o artificio letterario; solo punti e lettere bastano a rendere l’immagine veritiera di quello che è il vero protagonista della storia: il popolo.  Refrattaria ad ogni forma di conformismo, unica donna nel partito più misogino e maschilista( Rifondazione comunista), la vocazione politica, nella sua vita, si equivaleva a quella giornalistica. Tra le fondatrici di La Repubblica, la Mafai è andata via lasciando anche un’autobiografia incompiuta. Rito cattolico e cremazione;  eclettica persino nella morte, la giornalista è stata salutata, tra gli altri da Eugenio Scalfari, amico e collega e da Franco Marcoladi, il quale nella sua orazione funebre l’ha definita “donna di profonda e intima laicità”.

I figli visibilmente commossi hanno parlato  dell’amore della donna per i viaggi( il primo capitolo della sua autobiografia si sarebbe titolato “Mio padre aveva un atlante”) e di come si sentisse delusa, in questi ultimi anni dalla politica, così distante dai reali bisogni dei cittadini.

 

Valentina Nesi  (Rubrica  Elzeviro)

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