Giovedì, 19 Maggio 2022

''Elzeviro'', nuova rubrica e l'omaggio a Tabucchi

La terza pagina viene ormai considerata un vezzoso sfoggio di cultura; pochi ne sono i quotidiani cultori, così come rari sono gli scrittori e i giornalisti che impegnano la propria penna a favore di una sua ripresa. Questa apparve per la prima volta su “Il giornale d’Italia” di Alberto Bergamini; l’articolo d’apertura, in gergo 'elzeviro' (dal nome della famiglia Elsevier, editori-tipografi e librai olandesi) venne dedicato alla prima nazionale della “Francesca da Rimini” di Gabriele D’Annunzio sancendone, almeno in parte, il successo.

La nuova rubrica de il metapontino.it, "Elzeviro", appunto, nasce con l'intento di contribuire a ridare un ruolo centrale alla cultura, non solo letteraria, in una società che troppo spesso tende a trascurare questo ambito a scapito di argomenti ben più pragmatici e di rendere omaggio a questo ormai dimenticato foglio che tanta fortuna portò in passato ad artisti e letterati. Si tratterà di analizzare la cultura nelle sue molteplici sfaccettature.

Di seguito una breve recensione di “Racconti con figure”, penultima opera di Antonio Tabucchi, considerato uno dei maggiori rappresentanti della letteratura italiana contemporanea, recentemente scomparso.

L'EMIGRANTE ONIRICO: "RACCONTI CON FIGURE"

Ispirato da Pessoa, maestro portoghese della lirica, suggestionato dalla pittura di Velasquez, attratto dalla fotografia, intesa non in senso meramente artistico ma sociale, Antonio Tabucchi , uno dei più insigni rappresentanti della nostrana letteratura contemporanea ha mostrato con sapienza e maestria, attraverso le sue opere, come sia inscindibile il nesso tra parola e immagine. E lo ha fatto con la naturalezza tipica di chi non ha nulla da perdere, anzi; il suo obiettivo, ambizioso ma portato avanti con zelo, era quello di “ammaestrare” le menti, e di portarle all’autorappresentazione di  lettere, lemmi e persino timbri vocalici. “Racconti con figure” edito Sellerio, ne è la tangibile dimostrazione. “Spesso la pittura ha mosso la mia penna”, sostiene l’autore nell’introduzione alla sua raccolta di racconti; ed è proprio partendo da questo presupposto che le figure, acquistano non solo vita, ma anche e soprattutto dignità. Ogni testo viene introdotto da un dipinto o da una fotografia, ed è a partire da questo che Tabucchi trae spunto, e sprigiona,vigoroso, la sua intensa carica espressiva, rendendo persino i vocaboli più semplici evocativi. Suddividendo i testi in “ della pittura” e “per la pittura” rende un tributo alle arti figurative, le quali, più di ogni altra cosa, imprigionano la realtà, catturandone attimi irripetibili. Si destreggia con abilità tra vero e immaginario, restituendo merito, più di chiunque altro ai colori e alla bellezza del suo amato Portogallo. Le tinte  non sono mai banali o scontati; la ricercatezza cromatica conferisce sensualità alla descrizione dei paesaggi. Fondamentalmente proustiano nella sua prosa, Tabucchi, rende omaggio all’autore de “Alla ricerca del tempo perduto” caratterizzando i suoi personaggi secondo i modelli e le stereotipizzazioni del francese. Libro di sogni ed epopea d’aspetti; l’autore, con empatia e un pizzico di prepotenza, si introduce nelle visioni di tutti gli artisti chiamati a raccolta nelle sue pagine, peregrinando con estrema naturalezza da un miraggio all’altro, tanto da giustificarne l’appellativo letterario, da egli stesso attribuitosi, di “emigrante onirico”.

 

Valentina Nesi

Read 2171 times Last modified on Mercoledì, 06 Luglio 2016 13:18
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