Giovedì, 20 Gennaio 2022

Le cause di incompatibilità ed ineleggibilità nelle elezioni politiche e amministrative

Il nostro ordinamento giuridico esige che i candidati alle elezioni politiche e amministrative non si trovino in condizioni ritenute dall'ordinamento medesimo come «ostative all'eleggibilità»: le c.d. cause di ineleggibilità. Tali cause comportano un «impedimento giuridico» ad essere «soggetto passivo del rapporto elettorale». L'ineleggibilità, dunque, riguarda situazioni che incidono sul procedimento elettorale, producendo l'impossibilità di esser validamente eletti. Il fondamento della ineleggibilità si può rinvenire nel timore dell'influenza che determinate posizioni individuali potrebbero avere sulla libera e genuina manifestazione della volontà dell'elettore.

Spesso, le cause di ineleggibilità sono equiparate alle « incompatibilità », sebbene appartengano  concettualmente ad un istituto diverso. Quest'ultime individuano i casi in cui vi è impossibilità giuridica che l'eletto ricopra contemporaneamente un altro ufficio pubblico o privato. Si pensi, ad esempio, all'impossibilità di appartenere contemporaneamente alle due Camere, ex art. 65 comma 2 della Costituzione.

L' incompatibilità  riguarda situazioni che incidono sull'esercizio di pubbliche funzioni di natura elettiva già validamente acquisite, conservando la possibilità di esercitare un'opzione fra gli uffici contemporaneamente esercitati. Il fondamento della incompatibilià risiede in motivi funzionali, morali o tecnici, che rendono per il legislatore inconciliabile l'esercizio contemporaneo di una carica e del mandato parlamentare.

Si evidenzia come non sia facile distinguere le due fattispecie di ineleggibilità e incompatibilità, tant'è che le cause di ineleggibilità possono trasformarsi in cause di incompatibilità se intervengono nel corso dello svolgimento delle funzioni.Tracciare una linea di demarcazione tra le due figure è più facile con riferimento  al sistema delle sanzioni, in quanto l'ineleggibilità rende insanabilmente nulla o annullabile l'elezione, mentre l' incompatibilità non influisce sulla validità delle operazioni elettorali, ma impone al candidato validamente eletto di scegliere tra il mandato elettivo e l'altra carica incompatibile. Si parla, invece, di incandidabilità, quando la carica non è compatibile ab origine con la candidatura e, dunque, è impossibile partecipare validamente alla competizione elettorale. Basti pensare a quelle cause ostative alla candidatura legate a condanne per reati specificamente definiti o puniti con pene superiori ad un certo tetto. Tale causa non può essere in alcun modo rimossa dalla volontà del soggetto e non è in alcun modo sanabile. Ed ancora, per  cause di decadenza ci si riferisce a quelle fattispecie il cui verificarsi comporta l'inevitabile rimozione da una carica già rivestita, senza alcuna possibilità di opzioni sananti. Di decadenza, comunque, si parla in termini generali per indicare l'effetto della declaratoria di una causa di ineleggibilità, incandidabilità e incompatibilità sulla posizione individuale, ad elezione già avvenuta.

Il Testo unico sulle autonomie locali, d.lg. n. 267 del 2000, contiene un complesso di disposizioni puntuali sulle singole cause di ineleggibilità, incandidabilità ed incompatibilità , insieme con le procedure di accertamento e le conseguenze relative.
In particolare, l'art. 51, nell'ottica di evitare il consolidamento del potere personalistico e di favorire il ricambio della classe dirigente, prevede una causa di ineleggibilità specifica per il sindaco o il presidente della provincia, che abbiano già ricoperto tale carica per due mandati consecutivi.
L'art. 55 fissa il requisito positivo «minimo» per l'eleggibilità, ovvero la maggiore età, mentre l'art. 56 fissa un tetto alla possibilità di candidarsi a diverse cariche nella medesima tornata elettorale.

L'art. 56 contempla delle vere e proprie cause di ineleggibilità, distinte dalle cause di incandidabilità, perché scaturenti da una situazione giuridica che rientra nella disponibilità dell'interessato e che non costituisce un impedimento all'elezione, potendo essere risolta anche successivamente alla proclamazione dei risultati elettorali, con le dimissioni da una carica .
Anche in tal caso la ratio della norma è evitare eccessive concentrazioni di potere, in modo da assicurare il sereno e pieno svolgimento della rappresentanza degli interessi dell'ente. Se poi il candidato viene eletto contestualmente in due consigli comunali, provinciali o circoscrizionali, tale elezione dà luogo ad una situazione di incompatibilità , che può essere risolta dall'interessato esercitando il diritto di opzione. Ove tale opzione non sia esercitata, l'interessato viene eletto nel consiglio in cui ha riportato il maggior numero di voti (art. 57 TUEL).
Il successivo art. 58 disciplina invece le cause ostative alla candidatura ( cause di incandidabilità), che integrano una incapacità che vizia in radice il procedimento e non può essere né sanata né rimossa. La ratio legis consiste nel difendere le amministrazioni locali da infiltrazioni criminali, in particolar modo con rifeirimento alle associazioni per delinquere e alle altre gravi forme di pericolosità sociale.
L'art. 59 prevede la sospensione, ex lege, per l'eletto che sia sottoposto a procedimento penale per i reati indicati, e la decadenza, sempre automatica, nell'ipotesi in cui l'amministratore sia condannato con sentenza definitiva.

L'art. 60 prevede una serie di cause di ineleggibilità la cui ratio è quella di impedire che soggetti che già rivestono posizioni di potere o ricoprano uffici pubblici di grande rilievo (ad es. in polizia, magistratura o prefettura), soprattutto nel territorio interessato dalla competizione elettorale, possano «abusare» o comunque essere avvantaggiati dal prestigio, dalla notorietà e dall'influenza sull'elettorato. Secondo una parte della dottrina, diretta conseguenza della violazione di tale norma sarebbe l'invalidità della fattispecie elettiva, in quanto l'acquisizione del diritto di elettorato passivo sarebbe impedita alla radice. Per un'altra parte della dottrina, invece, la nullità non è testuale e il candidato può rimuovere la causa di ineleggibilità, dimettendosi dall'ufficio ricoperto o chiedendo l'aspettativa, come prevede lo stesso art. 60.
L'art. 61 parla indifferentemente di ineleggibilità e incompatibilità nello stesso contesto. Ciò sta ad indicare, si ribadisce anche qui, che le due fattispecie sono intrecciate e difficilmente separabili.

L'art. 63 si riferisce alle cause di incompatibilità previste per chi esercita una carica politica insieme ad altra attività collegata con l'ente locale di cui è amministratore (ad esempio, colui che riveste una posizione apicale in una società che svolge attività di esazione per l'ente locale o che sia controllata o sovvenzionata da quest'ultimo), ovvero per chi si trova in una particolare situazione (es. è debitore verso l'ente o ha una lite pendente con esso) tale da compromettere la serenità e l'imparzialità delle scelte amministrative.
Gli artt. 64 e 65 precisano i contorni delle incompatibilità tra le varie cariche elettive degli enti locali nelle possibili interrelazioni; l'art. 66 prevede una causa speciale di incompatibilità per gli organi delle aziende sanitarie locali e ospedaliere; gli arrt. 67, 68 e 69 contengono invece norme di chiusura comuni all'intero capo.

In particolare, l'art. 68 sanziona con la decadenza la perdita delle condizioni di eleggibilità e la presenza di cause diincompatibilità , sia originarie che sopravvenute (sempre facendo salva la possibilità di rimozione per queste ultime in base alle procedure dell'art. 60).
L'art. 69 prevede uno specifico procedimento per la contestazione di dette cause da parte dello stesso organo politico di cui fa parte l'interessato; se l'amministratore non provvede a sanare il vizio (ove sia possibile) entro i termini indicati, l'organo collegiale lo dichiara decaduto. Contro tale deliberazione è ammesso il ricorso giurisdizionale al Tribunale competente per territorio (art. 69 comma 5).
L'art. 70, infine, disciplina l’azione di decadenza dalle cariche elettive nelle amministrazioni comunali e provinciali e nei consigli circoscrizionali. Tale azione, cosidetta popolare, può essere promossa da qualsiasi elettore del Comune o da chiunque vi abbia interesse, così come dal Prefetto. Essa è posta a presidio dell'interesse generale della collettività ed aperta a tutti proprio per contestare deliberazioni consiliari di convalida delle elezioni, che potrebbero essere frutto di logiche corporativistiche, di connivenze e di spartizione di potere.

Avv. Gaetano Danilo Lista

Nota: Questo breve scritto, lungi dal voler esaurire una materia particolermente complessa, si propone di affrontare brevemente gli aspetti principali della disciplina delle cause di incompatibilità ed ineleggibilità nelle elezioni amministrative.

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