Martedì, 17 Maggio 2022

L'INTERVISTA. Giuseppe Filidoro racconta la sua opera: "L'ultimo bagliore"

L'INTERVISTA. Giuseppe Filidoro racconta la sua opera: "L'ultimo bagliore" Featured

"L'ultimo bagliore" (Ed. Osanna 2017) è il nuovo libro di Giuseppe Filidoro, Psicoanalista della Società Psicoanalitica Italiana e dell'International Psychoanalytical Association, Direttore Scientifico dell’Associazione Psicoterapeuti "La Recherche". Lucano di origine (di Lavello), dal ’71 ha sempre vissuto altrove; ora a Padova.

“Betta vive la sua esistenza incolore. La sua inquietudine, fin da quando era bambina, si traduce in un’angoscia sorda e costante, Un evento catastrofico che coinvolge il suo paese di origine, la porta nei luoghi del passato, alla ricerca dei pezzi mancanti della sua identità, da sempre sentita incompleta. Un viaggio verso i luoghi delle sue origini e dentro di sé, per ricostruire una storia che la definisca, in un confronto a tratti drammatico con se stessa e con le figure significative della sua infanzia e adolescenza. Sullo sfondo, un evento lontano nel tempo, un amore malato esitato in tragedia, origine della trama di dolore”, tratto dalla quarta di copertina.

Da dove nasce l'idea di scrivere il suo ultimo libro?

“La spinta a scriverlo è stata del desiderio di dire qualcosa sull'importanza delle prime esperienze di vita, traumatiche o meno, nel destino psichico di ognuno di noi. In seguito, partendo da questa idea iniziale, si sono aggiunti altri temi nati dall'intreccio della trama”.
Qual è il messaggio che vuole lanciare con “L’ultimo bagliore”?

“Il messaggio è implicito dall'idea da cui trae origine il libro: c'è un modo interiore che condiziona la nostra esistenza e la nostra identità, da cui l'importanza di dare valore alla vita interiore e alla continua scoperta di sé”.

“La consultazione psicodinamica”, “Il silenzio della neve" e "L'ultimo bagliore". Esiste un filo conduttore che accomuna tutti e tre i suoi libri?

Il primo libro, diretto agli psicoterapeuti, è di tecnica psicoanalitica. Gli ultimi due (romanzi) viaggiano sulla stessa linea d’onda: l'influenza del passato nel presente e l'importanza della vita interiore.
I due romanzi influenzati dalla sua professione?

“Essere uno psicoanalista, in quanto tale abitualmente attento al mondo affettivo/emozionale credo che in qualche modo dia segno di sé in entrambi i romanzi”.
Scrivere per lei vuol dire?

“Ho iniziato a scrivere da poco, anche se scrivere mi piace da sempre. Ora scrivere per me è diventato un modo irrinunciabile per accedere ad aspetti profondi di me stesso e un nuovo modo di comunicare ad altri (i lettori) il mio pensiero e il mio mondo emozionale”.

La scrittura può essere intesa come un atto terapeutico per se stessi?

“Lo scrivere credo abbia anche questa funzione. Comunque sia, per me è sicuramente così. È guardare aspetti di sé da un’altra prospettiva e magari farli vivere nei personaggi di un romanzo”.

Quanto hanno segnato le sue radici lucane nel suo essere scrittore?

“Il desiderio di scrivere il mio primo romanzo "Il silenzio della neve" nasce da un vissuto nostalgico per i luoghi delle mie radici. Esso rappresenta per me un ritorno e una rivisitazione del passato come atto d'amore per il mio paese”.

Un ritorno, dunque, nella sua amata terra che lo vede annualmente protagonista in vari eventi culturali.

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