Mercoledì, 17 Agosto 2022

Vita da pendolare: un giorno di pioggia sulla Basentana

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Ormai, la Basentana, si guada. Cronaca di un giorno di pioggia, di un giorno ordinario per chi, come secondo mestiere, fa il pendolare.

Un giorno come un altro, ieri, di quella che dovrebbe essere di normale viabilità, su quella che è considerata una delle arterie principali di una Regione affetta da carenza di infrastrutture. Un giorno come un altro, che si fa nefasto se a scuola guida non ti hanno insegnato a gestire una macchina che si fa barca all’occorrenza su quella che dovrebbe essere una strada ma, all’occorrenza, può farsi torrente/ruscello/fiume in piena.

Riassunto delle puntate precedenti e cronaca di una giornata di pioggia. Che sia ieri, un anno fa o la scorsa settimana, non conta. Il pendolarismo sulla Basentana sta diventando sempre più una missione impossibile: recarsi sul luogo di lavoro quanto al San Carlo, quanto alla Regione o in qualche altro ipotetico ufficio ubicato nel Capoluogo è diventato ormai il livello 5 del SuperMarioBross del grande gioco della viabilità per i lucani (l’estate scorsa si contavano 11 cantieri su 100km).

Spartitraffico presente sino a Calciano, lavori in corso che durano da millenni, con annesso cadenzato valzer della corsia. E ancora: manto stradale da fare invidia ad una groviera, asfalto… asfalto? Esiste?

Basta così? Per una arteria con il tasso di mortalità in vertiginoso aumento, beh, bilancio niente male. E se poi a questo già smisurato elenco si aggiunge l’incognita degli eventi meteorologici avversi quanto ordinari, il puzzle è completo.

Ieri ennesima giornata di pioggia ordinariamente abbondante, ieri - la Basentana - si è nuovamente, si è realmente rivelata in tutta la sua natura di “parallela del Basento”, mostrando di non aver nulla da invidiare al fiume da cui prende il nome. “Procedendo da Grassano verso Ferrandina sembrava di guadare un torrente in piena, con tanto fango ma senza trote, con alternanza di profonde fosse d’acqua come solo alle Marianne”. Queste le parole di Chiara, una delle tante giovani lavoratrici ieri coinvolte in uno scampato disastro. Chiara che, ogni giorno, per cinque a settimana, condivide il viaggio con altre 4 giovani, donne, lavoratrici. Mamme. Chiara che, alla fine, chiede solo di poter arrivare a Potenza per lavorare, senza dover votarsi ogni giorno a Santa Carreggiata o Beato Asfalto. Per andare a lavorare.

Quanto durerà? Quanto ancora, ma soprattutto, cosa stiamo aspettando perché si intervenga rivedendo/creando le pendenze, innalzando barriere alte quanto un soldo di cacio e che fungono solo da trampolino di lancio per una terra che si fa facilmente fango e senza nemmeno un doppio carpiato finisce sull’asfalto?

Quanto durerà, quanto ancora? Quanti morti – con o senza pioggia, con o senza neve – dovremo ancora piangere prima che qualcuno, con o senza la maiuscola, si prenda la briga di intervenire? O forse si sta solo attendendo che quel qualcuno a rimetterci le penne abbia proprio l’iniziale maiuscola, preceduta – magari – da un polveroso quanto inutile titolo accademico o politico?

Ps: la Basentana non ha complanari e dovesse ipoteticamente cederne un tratto, cosa si fa? Spacchiamo la Regione?

Non fiori, ma opere (pubbliche).

alba gallo

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