Giovedì, 20 Gennaio 2022

Il divieto di tenere amici a 4 zampe in condominio.

“Il divieto di tenere negli appartamenti i comuni animali domestici non può essere contenuto negli ordinari regolamenti condominiali, approvati dalla maggioranza dei partecipanti, non potendo detti regolamenti importare limitazioni delle facoltà comprese nel diritto di proprietà dei condomini sulle porzioni del fabbricato appartenenti ad essi individualmente in esclusiva”.

La sentenza della Cassazione Civile Sez. II n. 3705 del 15 febbraio 2011 enuncia una serie di importanti principi in tema di clausole del regolamento condominiale, che impongono limitazioni ai poteri ed alle facoltà spettanti ai condomini sulle parti di loro esclusiva proprietà.

Nel caso sottoposto all’esame della Suprema Corte si dibatteva dell'introduzione nel regolamento condominiale di una clausola che vietasse ai singoli proprietari di tenere con sé animali domestici.

La fattispecie viene correttamente inquadrata in quella delle previsioni che incidono sui diritti dei condomini, venendo a costituire su queste ultime una servitù reciproca. Ne deriva che tali disposizioni hanno natura contrattuale, in quanto  vanno approvate e possono essere modificate con il consenso unanime dei comproprietari. Pertanto, le ridette disposizioni esorbitano dalle attribuzioni dell'assemblea, alla quale è conferito il potere regolamentare di gestione della cosa comune, provvedendo a disciplinarne l'uso e il godimento. I giudici ermellini, quindi, concludono asserendo che il divieto di tenere negli appartamenti i comuni animali domestici non può essere contenuto negli ordinari regolamenti condominiali, approvati dalla maggioranza dei partecipanti, non potendo detti regolamenti importare limitazioni delle facoltà comprese nel diritto di proprietà dei condomini sulle porzioni del fabbricato appartenenti ad essi individualmente in esclusiva.

Le previsioni anzidette sono inefficaci anche nei confronti di quei condomini che abbiano concorso con il loro voto favorevole alla relativa approvazione, in quanto le manifestazioni di voto in esame, non essendo confluite in un atto collettivo valido ed efficace, costituiscono atti unilaterali atipici, di per sé inidonei, ai sensi dell'art. 1987 c.c., a vincolare i loro autori in assenza di una specifica disposizione legislativa che ne preveda l'obbligatorietà.

La clausola è valida solo quando il regolamento sia stato predisposto dal costruttore.

Qualora l'immobile sia condotto in locazione ed il conduttore abbia violato il divieto contenuto nel regolamento contrattuale di destinare i singoli locali di proprietà esclusiva dell'edificio condominiale a determinati usi, quali la detenzione di animali, il condominio può richiedere la cessazione della destinazione abusiva sia al conduttore che al proprietario locatore.

Peraltro, nell’ipotesi di un eventuale giudizio in cui si controverta dell’esistenza e della validità del regolamento, il conduttore deve partecipare al giudizio con il proprietario, sussistendo una situazione di litisconsorzio necessario.

Nella quotidianità, poi, non di rado accade che la presenza di animali domestici, seppure legittima e autorizzata dal regolamento, costituisca molesta per i vicini. In tal caso, quest’ultimi hanno facoltà di agire in giudizio per ottenere il risarcimento del danno e  la cessazione degli effetti molesti ai sensi degli artt. 2043 e 844 del codice civile.

(Foto dal web)

 

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