Sabato, 26 Novembre 2022

Quote rosa, il Tar boccia la giunta di Policoro. Leone: «non sono d’accordo con la legge Delrio» Featured

Domenico Bianco (FI) non è più assessore alle attività produttive del Comune di Policoro. A sancire la sua decadenza dalla carica il Tar di Basilicata, che ha accolto il ricorso presentato dall’associazione Cittadinanzattiva (rappresentata e difesa dall’avv. Francesco Antonio Rizzo) e ne ha considerato inammissibile la nomina poiché questo atto, compiuto il 30 maggio 2015 dal sindaco Rocco Leone, viola la legge Delrio sulle "quote rosa".

LEGGE DELRIO L’art. 1, comma 137°, della Legge 7 aprile 2014, n. 56 (“Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni”), la cosiddetta “legge Delrio” stabilisce che “nelle giunte dei comuni con popolazione superiore a 3.000 abitanti, nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura inferiore al 40 per cento". Invece, un anno fa il sindaco ha sostituito l’assessore dimissionario Giovanna Carrera con Domenico Bianco (FI), determinando una composizione della giunta di 5 uomini (sindaco compreso) e 1 sola donna (Stefania Albanese, che ha preso il posto della dimissionaria Livia Lauria).

SENTENZA TAR I magistrati del Tar – il presidente Giuseppe Caruso e i consiglieri Pasquale Mastrantuono e Benedetto Nappi – con la sentenza n° 631 del 2016, hanno deciso anche di annullare una parte dello Statuto comunale, che non prevede “pari opportunità ed equilibrio di rappresentanza dei generi anche in materia di composizione della Giunta”.

Tra le motivazioni del ricorso, presentato da Cittadinanzattiva, venivano citati la violazione delle norme di diritto internazionale e comunitario poste a tutela delle donne, la violazione del diritto interno e delle norme costituzionali di riferimento (artt. 3, 49, 51, 97 e 117 Cost.), l'illegittimità dello Statuto comunale di Policoro relativamente alle disposizioni sulla composizione e nomina della giunta e “l'eccesso di potere per motivazione erronea e/o apparente e/o insufficiente in relazione al mancato rispetto del principio di pari opportunità e difetto di istruttoria”.

L’amministrazione controdeduceva, invece, che il sindaco aveva consultato molte candidate alla nomina di assessore, che però non erano state disponibili, precisando che Domenico Bianco era stato scelto “in quanto esponente del partito di Forza Italia, che aveva offerto una rosa di nomi femminili al sindaco, che, per rifiuto delle stesse in alcuni casi o per non convinto gradimento del sindaco in altri, ha dovuto optare per un uomo”, ed evidenziando che il Consiglio comunale era stato rinnovato nel 2012 prima dell’entrata in vigore della legge Delrio. Alla corte sono sembrate insufficienti le motivazioni alla base della difesa del sindaco, che avrebbe dovuto, come si legge nella sentenza, “indicare le ragioni specifiche per le quali tutte le donne indicate dal partito di Forza Italia non sono state ritenute disponibili e/o idonee ad assumere l’incarico di assessore”. A questo punto il sindaco Rocco Leone è obbligato dalla legge e dal Tar a trovare una donna disponibile e idonea a ricoprire la carica assessorile.

RISPOSTA DEL SINDACO «Io sono contrario alla legge Delrio – afferma il sindaco Rocco Leone, sentito telefonicamente - perché non c’è nessuna parità di genere ed è discriminante al contrario. Inoltre io sono stato eletto- continua - quando ancora non era in vigore questa legge e spero in un cambio da parte del prossimo governo nazionale». Sulla nomina dell’assessore Domenico Bianco, fortemente voluta dal partito berlusconiano, il sindaco Rocco Leone fuga i dubbi da qualsiasi ricatto politico. «Il materiale umano che io avevo era quello. Non c’è stato nessun ricatto da parte di Forza Italia. L’assessore Bianco è una persona di grandissimo talento per cui ho puntato su di lui come una risorsa positiva». Infine il sindaco spiega di doversi confrontare con il partito per la nomina “obbligata” dal Tar e aggiunge: «non si trova facilmente una donna e io devo salvaguardare il principio di fiducia con il sindaco. Non posso chiamare la prima che passa in mezzo alla strada».

REAZIONI OPPOSIZIONI Festeggiano, invece, le opposizioni, che hanno supportato il ricorso. Gianni Di Pierri, capogruppo di Policoro Futura spiega in una nota che «non c’è stato nulla di personale nei confronti del valente assessore Bianco, ciò che noi abbiamo a gran voce chiesto (ed ottenuto) era semplicemente di ripristinare la legalità. L'aspetto più sconcertante della vicenda - continua - è dato dal fatto che il sindaco, nel tentare di legittimare il suo operato (cioè per salvare tutte le consolidate poltrone "amiche"), ha tentato grottescamente di difendersi, arrampicandosi agli specchi, cioè dicendo che non era riuscito a trovare neanche una donna disponibile e/o idonea ad accettare l'incarico di assessore. Questa – conclude Di Pierri -  è l'offesa più grave perché colpisce tutto l'universo femminile della città di Policoro, che, al contrario, pullula di donne decisamente capaci, libere e pensanti».

Gianluca Marrese, capogruppo del Pd, invece, attacca il sindaco Leone, reo, a suo dire, di aver utilizzato 11mila euro di soldi pubblici per pagare l’avvocato Rocco De Franchi, che ha rappresentato e difeso il Comune di Policoro davanti al Tar di Basilicata. «Lo dissi già un anno fa, il sindaco non si è comportato da “buon padre” di famiglia e ha speso 11mila euro di soldi nostri a causa di un suo atto illegittimo prodotto solo per salvaguardare l’equilibrio politico della sua maggioranza, in particolare i rapporti con Forza Italia. Invito il sindaco - conclude - a prendere i soldi di tasca sua e a pagarsi il legale» A questa polemica il sindaco ha risposto accusando Marrese di aver portato il budget per la pulizia delle spiagge da 4mila e 14 mila euro, negli anni in cui l’esponente del Pd era assessore di Serafino Di Sanza. Nel merito della questione del ricorso al Tar, Leone, invece, afferma di avere «il diritto di difendersi e di portare avanti un suo principio» e di aver utilizzato, da quando è sindaco, solamente 800 euro all’anno di spese di rappresentanza, voce che prima costava al Comune 20mila euro.

 

 

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