Venerdì, 19 Agosto 2022

Cresce il fronte del Sì, appelli dai comuni del Metapontino Featured

Cresce il fronte del sì e si moltiplicano gli appelli per convincere i cittadini a recarsi alle urne il prossimo 17 aprile. Da Scanzano, il giovane Claudio Scarnato, presidente del consiglio e candidato alla carica di sindaco alle prossime amministrative in una nota ha spiegato le ragioni, mettendo in evidenza il totale disaccordo con quanto espresso dal presidente Matteo Renzi sulla questione. L'onorevole Cosimo Latronico, originario di Nova Siri, nel rivolgere ai cittadini il suo invito ha parlato di "norma in contrasto con i codici ambientali  nazionali e con quelli europei".

Da Policoro, il coordinatore di Policoro Futura, Giuseppe Maiuri, ha fatto sapere che: "Riconvertire il sistema di approvvigionamento energetico farebbe ben sperare sia in termini di sviluppo economico che in quanto a ricadute occupazionali ecologicamente compatibili".

N.B.Tutti gli interventi che giungeranno a sostegno del Sì sulla mailbox Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. saranno impaginati, in ordine cronologico di arrivo,  su questo foglio.

 

CLAUDIO SCARNATO (PD Scanzano). "Sulle fonti energetiche alternative l'Italia è ancora indietro, rispetto ad altri paesi d'Europa". Così dichiara Claudio Scarnato, giovane imprenditore e candidato alla carica di sindaco nel comune di Scanzano Jonico, in merito al Referendum sulle trivellazioni in mare. "Non possiamo solo registrare questo ritardo- aggiunge- dobbiamo far sentire la nostra voce con gli strumenti che la democrazia ci mette a disposizione e in questo caso il referendum del 17 aprile è l'occasione giusta per chiedere al governo di ripensare alle sue scelte e di uscire gradualmente dalla dipendenza dalle fonti fossili e dal petrolioʺ. Intanto Scarnato, in vista delle elezioni amministrative in programma  a giugno, ha deciso di autosospendersi dalla carica di segretario del PD cittadino. Il suo impegno è stato sempre in difesa del territorio "l'ho fatto come segretario del PD di Scanzano- dice- lo farò come sindaco della mia città" e precisa "non sono d'accordo con le scelte fatte dal governo Renzi in materia di petrolio, anche le ultime inchieste ci mostrano in che modo stanno usurpando la bellezza del nostro territorio. Noi dobbiamo pensare ad un altro sviluppo sostenibile, in cui siano protagoniste le fonti di energia rinnovabili".  Il candidato a sindaco fa di più e lancia un appello ai suoi concittadini "Scanzano è stata sempre reattiva sulle tematiche ambientali, il governo spera nel non raggiungimento del quorum, io spero che qui si registri un vero e proprio record di partecipazione, il 17 aprile - chiude-  io andrò a votare Sì per dire no al petrolio, e sono sicuro che lo farà tutta la nostra città perché vogliamo garantire un futuro migliore alla nostra terra e ai nostri figli".

 

Cosimo Latronico, deputato (Cor)“Votiamo ‘sì’ per cancellare  una norma strana che ha voluto di recente il governo Renzi che consente agli impianti petroliferi nelle dodici miglia di durare  per l'intera  vita del giacimento. Una norma in contrasto con i codici  ambientali  nazionali e con quelli europei che riconoscono la pericolosità di queste attività dal punto di vista ambientale. Chiediamo di votare ‘sì’ per cancellare una norma ingiusta ed assai poco trasparente”. Lo ha dichiarato l’on. Cosimo Latronico (Cor) nel corso di una conferenza stampa organizzata  sul lungo mare di Nova Siri (MT), alla presenza di  numerosi operatori del settore turistico. “Un voto importante per chiedere al governo del Paese una strategia energetica compatibile con le rinnovate esigenze di tutela e di salvaguardia come concordato di recente in sede europea per la mitigazione dei rischi ambientali. La tutela della salute delle persone e dell'ambiente deve  essere al centro di una nuova strategia di sviluppo dell'intero Paese e dell'Europa, che costruisca la sua sicurezza energetica attraverso un impegno serio sul risparmio energetico e sulle fonti alternative. In Basilicata questo tema deve essere  ancora più strategico. Dopo 20 anni dal rilascio delle concessioni di sfruttamento  dei  giacimenti petroliferi, i lucani  hanno il diritto di sapere dalle autorità nazionali  competenti in campo ambientale e sanitario, lo stato reale dell'impatto delle attività connesse alla filiera del petrolio. Se siamo in presenza di un disastro ambientale, come paventato dagli inquirenti, oppure le attività  petrolifere hanno salvaguardato la qualità delle matrici acqua, aria e terra. Queste evidenze vanno certificate subito, in modo autorevole, a prescindere dai tempi di ogni accertamento giudiziale , con le conseguenze  inevitabili, per gli atti inevitabili che si dovranno assumere, se si dovesse accertare un profilo di rischio. Tutela della salute e dell'ambiente, e misure per lo sviluppo sostenibile  del territorio sono state e devono essere le condizioni irrinunciabili  per lo svolgimento di qualunque attività compresa  quella petrolifera. Dopo  venti anni in Basilicata queste verifiche bisogna farle  tempestivamente e con organismi autorevoli. Evitando che il panico ed un certo allarmismo prendano  il sopravvento ,travolgendo l'economia agricola e turistica del  nostro territorio che già ora incominciano a subire segnali negativi. In Parlamento non mancheremo di chiamare Governo ad assumersi le sue responsabilità  con tempismo e trasparenza”.

 

Giuseppe Maiuri - Coordinatore Cittadino di Policoro Futura. L'appuntamento cui saremo chiamati domenica prossima è di fondamentale importanza per il Metapontino, per la nostra Regione ma più in generale per l'intera Nazione. In ogni precedente consultazione in cui si è pensato di poter limitare gli effetti e la portata del referendum al solo quesito proposto è stata commessa una grossa ingenuità. L'esempio emblematico è riscontrabile nell'analisi del referendum sulla legge elettorale del 93 in cui lo stravolgimento del sistema elettorale che ne è conseguito, non solo ha cambiato radicalmente lo scenario politico e favorito la nascita della figura leaderistica ma nel lungo periodo ha creato le condizioni per il graduale pensionamento delle sezioni di partito e l'avvento del civismo in contrapposizione ai partiti storici. In quel caso, tali profondi cambiamenti, non erano certamente oggetto del quesito referendario ma gli effetti che ne derivarono furono la logica conseguenza. L'esempio è necessario per focalizzare l'attenzione non solo sulla necessità di recarsi alle urna domenica 17, ma soprattutto  per porre l'accento sulle conseguenze del dopo referendum, dunque al netto dell'abrogazione della norma oggetto del quesito, la partita si gioca sul messaggio che l'elettorato favorirà al Governo centrale con l'esito referendario in questione. Non dunque un futuro che continui a guardare a fonti energetiche tradizionali ma che si prefigga l'ambizione di superare il gap che vede il nostro bel paese tra gli ultimi in quanto a politiche energetiche sostenibili. Riconvertire il sistema di approvvigionamento energetico farebbe ben sperare sia in termini di sviluppo economico che in quanto a ricadute occupazionali ecologicamente compatibili. Solo chi teme il cambiamento e non ha interesse a rilanciare lo sviluppo su nuove basi può sollevare eccezioni occupazionali legandole al petrolio. La contrapposizione tra i sostenitori del SI e del NO non verte dunque solamente sull'abrogazione della norma introdotta con la legge di stabilità 2016, che prevede l'estensione delle concessioni per le attività estrattive entro le 12 miglia nautiche dalla costa fino ad esaurimento del giacimento, ma va oltre e si concretizza in chi pone resistenza al cambiamento e dunque intende mantenere l'attuale status quo e gli attuali assetti di potere e chi invece crede nella sostenibilità quale fondamento imprescindibile e non più trascurabile. Il percorso referendario ha avuto abbrivio grazie all'impegno di comitati ed associazioni e sposato poi da nove regioni (Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise), ora spetta ai singoli cittadini l'onore e l'onere di portare avanti una battaglia di civiltà che intorno al 2020 potrebbe sancire il fermo dei giacimenti, indipendentemente dalle risorse rimanenti nel sottosuolo. Policoro Futura Domenica 17 voterà SI. Invitiamo tutti a partecipare alla consultazione nella piena convinzione che ogni singolo contributo, al netto del raggiungimento del quorum, sarà un segnale forte alla quale i rappresentanti Istituzionali non potranno sottrarsi ulteriormente, e comunque l'eco di un buon  suffragio del Si non passerebbe comunque inosservato.

 

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