Venerdì, 19 Agosto 2022

Inchiesta petrolio Basilicata: i commenti

I   commenti degli amministratori e delle associazione sull'inchiesta che ha coinvolto il Centro Eni di Viggiano e Tecnoparco.Il 3 aprile, a Colobraro dalle 18 (belvedere Castello) si svolgerà un incontro per sensibilizzare i cittadini sull'importanza di votare Sì al Referendum e opporsi così a nuove trivellazioni. Nel frattempo il sindaco di Pisticci ha annunciato la costituzione di parte civile del comune, il Pd di Pisticci, tramite Rocco Negro e Andrea Badursi, ha chiesto azioni decise sulla vicenda. Sempre a Pisticci, il prossimo 3 aprile, alle 18 nella sala consiliare, Sinistra Italiana organizza "Il 17 Aprile vota sì". A chiedere le dimissioni del governatore Marcello Pittella, il Movimento 5 Stelle.

I commenti che giungeranno su questo argomento all'indirizzo redazione#ilmetapontino.it saranno impaginati in questo foglio.

 

PD PISTICCI: Badursi e Negro: “Chi inquina paga e va fuori dai circuiti decisionali e produttivi regionali e nazionali”

 

“Chi inquina e non rispetta le leggi deve pagare oltre che essere espulso dal circuito imprenditoriale”, così in una nota congiunta il capogruppo consiliare Andrea Badursi (Pd) e Rocco Negro, segretario cittadino del Partito Democratico di Pisticci.

“Le notizie apparse in questi giorni su tutti i giornali nazionali e sulla stampa locale accrescono i sospetti sulla gestione spregiudicata  da parte di alcuni soggetti della questione energetica e dei risvolti indissolubilmente connessi con lo smaltimento dei rifiuti del petrolio che secondo gli inquirenti è avvenuto in maniera del tutto illegale, tanto da far ipotizzare l'esistenza di un'organizzazione criminale di stampo mafioso, stando alle parole del procuratore antimafia, Franco Roberti”.

Badursi e Negro infine hanno aggiunto: “Riponiamo fiducia nel lavoro della Magistratura e attendiamo i risultati dell'inchiesta. Nel caso in cui l'ipotesi accusatoria troverà riscontro in sentenze ci faremo promotori di azioni forti, di carattere repressivo, inibitorio e risarcitorio,  nelle sedi preposte affinché il diritto alla salute dei cittadini non sia compromesso da chi senza scrupoli crede di poter fare affari ignorando i diritti universali delle comunità”.

 

NICOLA BENEDETTO, CONSIGLIERE REGIONALE. La Basilicata non è quella che descrivono da giorni servizi televisivi e giornalistici. C’è un’altra Basilicata silenziosa che non fa notizia e che è fatta di gente che tutte le mattine si alza presto per andare a lavoro, che realizza produzioni d’eccellenza in tutti i campi, che non è assoggettata ad alcun sistema affaristico e clientelare perché non piega la testa. Ed è proprio per difendere questa Basilicata che c’è bisogno che l’operazione verità sui fatti, giorno per giorno sempre più allarmanti con nuovi ed eccellenti inquisiti, oggetto dell’inchiesta  sulle attività organizzate per il traffico e lo smaltimento illecito di rifiuti del centro oli di Viggiano dell'Eni, si svolga senza sconti a nessuno. Ancora una volta mi trovo d’accordo con il presidente della Regione Puglia Emiliano quando dice che abbiamo bisogno di disinquinare o di evitare l'inquinamento non solo dell'ambiente, ma anche e soprattutto delle istituzioni. Per questo, al di là dell’affermazione scontata di Renzi sul valore strategico per il Paese del Progetto Tempa Rossa, non credo che i renziani a Roma come a Potenza possano considerare chiusa la vicenda con le dimissioni del Ministro Guidi, come “atto dovuto”. Al di là della questione petrolio, ci sono lacci e lacciuoli nei rapporti tra politica, istituzioni e lobby che vanno rescissi di netto, una volta per tutte. Se vogliamo realmente rafforzare gli anticorpi della politica, ci sono strumenti, azioni, iniziative che spetta alla politica attuare per fare terra bruciata al malaffare e per stoppare la tentazione di fare una telefonata per guadagnarsi un emendamento ad personam. In gioco c’è sempre la credibilità della politica e delle istituzioni.

E’ tempo che la gente per bene della Basilicata si metta insieme in una coalizione civica per rottamare definitivamente il sistema della malapolitica-malaffare.

 

VITO DI TRANI, SINDACO DI PISTICCI. Sulla vicenda del traffico illecito dei rifiuti provenienti dal COVA di Viggiano, il Procuratore Antimafia Franco Roberti utilizza parole inequivocabili: “Siamo di fronte a una organizzazione criminale di stampo mafioso organizzato su base imprenditoriale”.

Tra i terminali di quei rifiuti, com’è noto, vi è l’impianto di depurazione di Tecnoparco S.p.A. di Pisticci Scalo.

Il Sindaco di Pisticci Dr. Vito Di Trani ha ripetutamente manifestato la sua preoccupazione, e dell’intera Amministrazione Comunale, in merito alle sostanze inquinanti conferiti presso Tecnoparco anche in relazione ai codici CER con cui uscivano dal COVA.

“Sulla materia è corposa la corrispondenza tra Comune di Pisticci e i vari Uffici interessati, adesso si scopre che è avvenuta, ad opera di un organizzazione mafiosa organizzata su base imprenditoriale, la falsificazione dei codici che ha comportato un risparmio notevole dei costi di smaltimento a dispetto delle continue richieste di utilizzo delle migliori tecnologie nell’intera filiera del petrolio”. - dice il Sindaco Di Trani -  “numerosi sono stati i tavoli tecnici dove, sistematicamente, si tendeva a minimizzare la gravità di ciò che accadeva, ma non siamo qui a dire che noi avevamo ragione perché oggi prevale la preoccupazione per i danni provocati dall’illecito traffico di rifiuti ai cittadini tutti, ai lavoratori della Valbasento, all’ambiente e all’economia dell’intera area geografica” - e annuncia - “il Comune di Pisticci si costituirà parte civile per tutelare i cittadini da chi si è reso responsabile della devastazione del territorio. Non abbiamo mai abbassato la guardia e in questa brutta vicenda continueremo a difendere il territorio dagli attacchi scellerati”. Il Sindaco ha poi rivolto il suo pensiero ai lavoratori degli stabilimenti posti sotto sequestro che vivono momenti di incertezza: “Esprimo vicinanza e solidarietà ai lavoratori, vittime della dabbenaggine di chi ha posto il profitto davanti a ogni altra cosa. Noi saremo sempre al fianco dei lavoratori e li sosterremo in ogni momento”.

GIANNI LEGGIERI (consigliere regionale M5S). Dopo il terremoto politico e giudiziario di ieri non è possibile non fermarsi un attimo a riflettere per capire cosa sta realmente accadendo nel nostro Paese. Nonostante infatti i tentativi degli esponenti del PD di anestetizzare le notizie e di minimizzare il tutto, arrivando addirittura a tessere un elogio ("sorse funebre") del Ministro Guidi per le sue dimissioni lampo, è necessario capire cosa accade. Accade che alla vigilia di un importantissimo referendum che ha in se un significato politico straordinario, ancor prima di quello pratico, scoppia il caso Basilicata in tutta la sua gravità. Scoppia il caso Basilicata perché arriva a conclusione l'indagine portata avanti dalla direzione nazionale antimafia e, tutto quello che da anni il Movimento 5 Stelle andava denunciando pubblicamente, ora trova conferma. Sarebbe troppo semplice dire "ve lo avevamo detto", eppure è così. Lo avevamo detto a Pittella e a Berlinguer, lo avevamo scritto nelle nostre interrogazioni e sui giornali. Purtroppo siamo stati zittiti, non siamo stati ascoltati, anzi ci è stato risposto che il nostro era solo allarmismo. Invece ecco che la magistratura scoperchia un giro di affari e un intreccio tra politica, compagnie petrolifere e dirigenti regionali che dimostra cosa si nasconde realmente dietro le estrazioni del greggio nella nostra Regione, ma non solo. Affari troppo grandi per poter essere impensieriti dalle proteste dei "quattro comitatini" o del Movimento 5 Stelle. Intrecci troppo stretti per poter essere messi in crisi dalle richieste della popolazioni di una tutela della loro vita e della loro salute. Quando girano troppi soldi e quando questi soldi vengono gestiti da persone così vicine a Ministri della Repubblica, come si può invocare il rispetto della legge? Quando chi dovrebbe controllare fa parte a pieno titolo del sistema criminale, come è possibile per i cittadini avere risposte serie?Questo è accaduto e continua ad accadere nella nostra Basilicata. Ecco perché il Presidente Pittella ha sempre respinto le nostre richieste di chiarezza, ecco perché il consiglio regionale non ha voluto istituire la commissione speciale richiesta a luglio dal Movimento 5 Stelle di Basilicata per verificare se vi fossero state attività illecite da parte delle compagnie petrolifere che operano sul nostro territorio.  E' innegabile che tutto questo è strettamente collegato al Referendum del 17 aprile, come innegabili sono i legami che uniscono in maniera indissolubile il Partito Democratico, il Premier non eletto da nessuno – Mattero Renzi –  il Governatore Pittella (ex gladiatore) e tutta quella schiera di parlamentari lucani che hanno votato a favore dello Sblocca Italia. Dopo quello che abbiamo scoperto possiamo ancora meravigliarci della posizione del Partito Democratico rispetto al Referendum ? Certo che no. Una posizione dovuta, contro gli "amici" non è possibile andare, gli "amici" si rispettano, si aiutano, si favoriscono. Questo sistema è marcio perché marce sono le persone che lo governano. Occorre fare pulizia partendo dal voto del 17 aprile, partendo dalla partecipazione. La croce sul SI rappresenta in questo momento la principale arma contro questo sistema mafioso a base imprenditoriale-politica.

CODACONS. L’emendamento voluto dall’ex Ministro Federica Guidi al centro dello scandalo portato alla luce dalla magistratura di Potenza, deve essere immediatamente annullato, e i partiti di ogni colore politico devono unirsi contro la lobby del petrolio e indire un referendum abrogativo della norma. Lo chiede il Codacons, che lancia oggi una azione risarcitoria contro il Governo e la Total. “Da quanto emerso in queste ore appare evidente l’intenzione dell’esecutivo di favorire la compagnia petrolifera – spiega il Presidente Carlo Rienzi – Questo produce un danno diretto ai cittadini, sia sul fronte economico che su quello ambientale, perché un singolo operatore del mercato ha potuto godere di illegittime agevolazioni grazie a rapporti di parentela con un ministro della Repubblica. Per tale motivo gli utenti italiani possono oggi costituirsi parte offesa nel procedimento penale e chiedere un risarcimento danni nei confronti del Governo e della Total, attraverso la pagina che sarà pubblicata oggi sul sito www.codacons.it". Il Codacons lancia infine il boicottaggio del marchio Total, ingiustamente favorito dal Governo nella vicenda dei lavori per il centro oli in contrada Tempa rossa, e invita i cittadini a non effettuare rifornimento di carburante presso i distributori della nota compagnia petrolifera, come forma di protesta per il grave scandalo lucano.

Paolo Castelluccio (Forza Italia). Prima di esprimere giudizi affrettati, siamo in attesa degli sviluppi dell’inchiesta sul traffico e lo smaltimento illecito di rifiuti del centro oli di Viggiano dell'Eni a Tecnoparco, la cui direzione dal primo momento dell’indagine, avviata a febbraio 2014, ha espresso «piena fiducia nel lavoro dell’autorità inquirente»,  perché sia possibile accertare, specie tecnicamente, la correttezza e la legalità delle attività svolte da Tecnoparco e da Eni, tenuto conto della qualità tecnologica degli impianti in Valbasento, peraltro disciplinati da precise normative nazionali ed europee. Sul piano politico ed istituzionale, invece, la nostra iniziativa continuerà a svolgersi innanzitutto perché l’Arpab, sotto la nuova direzione, svolga fino in fondo la propria missione per accertare i problemi di inquinamento ambientale e nell’impatto sull’odore. Un’azione che mi vede impegnato dal 2004 dai banchi dell’allora consiglio provinciale di Matera, quando si verificarono i primi casi di morte di bestiame che si abbeverava nelle acque del Basento. Non si sottovaluti la complessità della situazione della Valbasento, area Sin sottoposta a bonifica sia pure con una tempistica che procede molto a rilento, e la presenza di numerosi scarichi industriali, oltre all’assenza di depurazione dei reflui dello stesso quartiere Ex Enichem. A livello regionale è indispensabile verificare il lavoro svolto dal Dipartimento Ambiente al quale nei numerosi tavoli tecnici che si sono tenuti a Potenza è stato affidato il compito, di intesa con il Dipartimento Infrastrutture e il Consorzio Asi di Matera (soggetto del tutto assente da iniziative) di elaborare un fittissimo cronoprogramma necessario a completare tempestivamente la copertura delle vasche ancora scoperte all’interno dell’impianto di trattamento di Tecnoparco Valbasento, potenziare le attrezzature tecnologicamente avanzate per il monitoraggio di aria e suolo. In proposito l’assessore all’Ambiente Aldo Berlinguer farebbe bene a “battere un colpo”, non limitandosi a presiedere incontri in Regione e a dare a giorni alterni rassicurazioni formali”.

Gianni Perrino - Portavoce M5S Basilicata - Consiglio Regionale. Sembrava un terremoto, ma si sta trasformando in un uno tsunami devastante l'inchiesta della Procura di Potenza relativa al  "traffico e smaltimento illecito di rifiuti" del comparto petrolifero "Made in Lucania". I nomi che si stanno susseguendo fanno bene intendere che il marciume non è solamente nel territorio avvelenato della Basilicata, bensì pare esser penetrato fino ai più alti livelli del governo nazionale. Oltre a imprenditori, politici e faccendieri lucani, spuntano nomi ben più altolocati come quello del fidanzato del Ministro delle Attività produttive, Federica Guidi, tale Gianluca Gemelli che, per la procura, avrebbe ottenuto una serie di "vantaggi patrimoniali". Altro che vittorie schiaccianti e linea di dialogo con questo governo, il governatore Pittella dovrà fare ammenda e prendere atto che la Basilicata è al centro di un branco di pescecani che hanno dilaniato la loro preda. Come cittadini Lucani siamo stufi di tutto questo. L'inchiesta, che tocca quasi tutti i nodi della filiera petrolifera lucana, è solo l'ultimo atto di una serie di malefatte sulle quali il M5S Basilicata ha prodotto una serie di atti quasi sempre minimizzati o ignorati dalla Giunta Pittella e dalla sua maggioranza. Si sgretola sempre più il castello sul quale si stanno arrampicando i sostenitori della trivella a tutti i costi e tutti coloro che predicano l'ottimismo razionale durante questi giorni di campagna referendaria.  Tra le tesi più ardite c'è quella delle enormi ricadute economiche che le estrazioni di idrocarburi avrebbero sui territori interessati. I personaggi e le aziende senza scrupolo coinvolte nell'inchiesta dimostrano che le ricadute economiche ci sono, ma sono limitate a pochi intimi. Per la collettività niente: solo inquinamento e disoccupazione.  Il 17 aprile andiamo tutti a mandare un messaggio a questa gente ed iniziamo ad accantonare questo marciume: votiamo Sì al referendum sulle trivelle in mare.

Rossana Florio, consigliere provinciale Matera e comunale Pisticci. La comunità pisticcese segue con grande attenzione lo sviluppo dell’ inchiesta sulle attività organizzate per il traffico e lo smaltimento illecito di rifiuti del centro oli di Viggiano dell'Eni, in particolare per il collegamento con le attività di trattamento da parte di Tecnoparco ValBasento  di reflui di provenienza dal Centro Oli e da altre attività industriali regionali ed extraregionali. Le indagini – che sono una prosecuzione di quelle già avviate da tempo – riaprono una ferita profonda che chiama in causa responsabilità di natura istituzionali, in attesa che si accertino responsabilità di altra natura. E’ da anni che sono impegnata a tenere alta l’attenzione e la vigilanza della comunità pisticcese (e non solo) sulla questione della tutela dell’ambiente, della salute dei cittadini e delle attività produttive (principalmente agricole) nell’area di Pisticci, questione che resta una priorità da affrontare con misure straordinarie ed adeguate. Ricordo che dal novembre 2014, dopo le tracce di radioattività registrate dall’Arpab in alcuni campioni d’acqua di deiezione provenienti dalla Val d’Agri e la rottura nell’oleodotto in territorio di Pisticci,  sostengo la necessità che si faccia chiarezza su quanto accade a Tecnoparco perché in Val Basento diventa sempre più difficile vivere la quotidianità: arrivano rifiuti un po’ da tutte le parti d’Italia, oltre che dall’area di estrazione e produzione del petrolio, si ripete periodicamente la “questione miasmi”. Qualcuno ricorderà la “trovata”  del presidente della decima Commissione del Senato (Industria), sen. Massimo Mucchetti, esponente del Pd, di programmare la deportazione dei pisticcesi per superare i miasmi prodotti da Tecnoparco, quale prezzo da pagare per gli interessi delle lobby del petrolio. Un’idea semplicistica di spostare il quartiere residenziale, tanto – secondo le parole del suo sostenitore  – per 6-700 persone non è un costo elevato, che è un  esempio di politica che non ci appartiene come l’esempio di commistione con gli affari che emerge in queste ore dall’inchiesta giudiziaria. Per uscire da questa situazione c’è bisogno di tre azioni: bonifica, controllo e trasparenza.

FEDERPETROLI ITALIA. A seguito dell'inchiesta della magistratura di Potenza che da ieri sta investendo l'indotto petrolifero della Basilicata e che ha provocato le dimissioni del Ministro dello Sviluppo Economico  Federica Guidi, il Presidente della FederPetroli Italia - Michele Marsiglia esce allo scoperto su alcune punti non chiari delle politiche energetiche nazionali di questi ultimi anni.Le parole di Marsiglia: “Quando con FederPetroli Italia qualche anno fa lanciammo l'iniziativa 'Operazione Trasparenza' per far capire ai cittadini, alle comunità locali, alle pubbliche amministrazioni ed alla politica il funzionamento dell'indotto petrolifero italiano fummo bloccati, denigrati e quant'altro fino a sospendere una nostra Audizione in 10° Commissione Attività Produttive e 13° Commissione Ambiente e Territorio del Senato della Repubblica senza alcuna motivazione, siamo stati la prima Federazione chiamata in calendario audizione e l'unica mai udita. Non tutti i membri delle commissioni erano al corrente della cosa, nonostante avessimo in mano osservazioni scritte e contrarietà da esporre da parte di multinazionali dell'indotto energetico ed altre aziende rappresentate. La 10° Commissione continuava a chiederci Dossier (tra cui il Dossier Libia) ma annullava le nostre audizioni. La motivazione era chiara e semplice, nel sommario degli argomenti dell'audizione sulle Politiche Energetiche Europee (Energy Union) che FederPetroli Italia aveva inviato c'erano anche i seguenti punti scottanti e scomodi per qualcuno: ruolo dell'azienda energetica nazionale ENI, conflitti di interessi sulle autorità autorizzate al rilasciato dei permessi e concessioni ed Operazione Trasparenza nell'indotto energetico italiano. Oggi capiamo il perchè di tante cose. Chiediamo al Parlamento che intervenga in tale vicenda e che faccia chiarezza, invalidando l'Indagine conoscitiva Affare Assegnato pacchetto Energy Union inviata alla Commissione Europea, perchè priva di importanti note e problematiche sull'energia e sulle strutture in Italia. Non posso dimenticare tutte le aziende che in questi ultimi anni ho incontrato e che mi chiedevano attraverso FederPetroli Italia di entrare nell'affare Tempa Rossa, ma allontanavo le possibilità perché alcune cose non erano chiare, nonostante il buon nome della TOTAL. Hanno infangato il nome della FederPetroli Italia e del sottoscritto, con offese e diffamazioni ma abbiamo sempre deciso di non avviare nessuna azione, tanto prima o poi sarebbe venuto alla luce il tutto. Il problema non era solo la Basilicata ma anche altre location italiane come l'Abruzzo, ecco il perchè di tanti importanti progetti petroliferi bloccati, si pensa, da comitati No Triv e Ambientalisti, mentre erano forze interne al sistema che bloccavano il tutto, facendo ricadere colpe su ambientalisti, regioni, provincie e comuni”. Il Presidente Marsiglia continua in merito al ruolo dell'ENI  “Ho sempre difeso l'ENI, è l'azienda che ha creato il mio background petrolifero, l'ho sempre considerata un gioiello dell'economia energetica mondiale ma non ho mai risparmiato di denunciare il ruolo sbagliato dell'ENI con le aziende dell'indotto italiano e non solo. Ho sempre detto che l'ENI deve svolgere un ruolo di Madrina e non di matrigna. Hanno ridotto l'ENI una pattumiera, un gioiello di cui tutti in Italia, dovremmo essere fieri”. "Adesso basta. E' il momento di mettere uno stop, chiaro e definito, accreditando aziende sane in tutti i sensi e rivedendo le politiche nelle procedure fornitori, investendo in settori strategici italiani, con uno sviluppo sostenibile, meno inquinamento e risorsa umana italiana. La Politica Energetica Nazionale va ridisegnata e delineato anche il ruolo dell'azienda energetica di Stato, che non è l'ENI di 'qualcuno' ma è l'ENI di TUTTI. Quando dichiarammo che la Basilicata era un pozzo nero irreversibile, forse avevamo un pò di ragione”, in conclusione Marsiglia.

CODACONS. Alla luce delle pesanti intercettazioni che hanno portato oggi alle dimissioni del Ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, il Governo risulta assolutamente incompatibile ad indire il referendum sulle trivellazioni. Lo afferma il Codacons, che annuncia battaglia legale contro l’esecutivo e i ministri coinvolti nello scandalo di queste ore. “Quanto emerso a seguito dell’inchiesta condotta a Potenza dimostra l’intenzione di far fallire il referendum sulle trivellazioni, fissando la data delle consultazioni al 17 aprile, così da favorire il settore del petrolio e le società interessate – spiega il presidente Carlo Rienzi – Il contenuto delle intercettazioni del Ministro Guidi verrà ora portato dinanzi al Tar del Lazio, dove pende il ricorso per annullare la data del referendum, per dimostrare ai giudici come l’unica via percorribile sia l’election-day”. Il Codacons annuncia inoltre la propria costituzione di parte offesa nell’inchiesta aperta dalla magistratura a Matera, a tutela della collettività danneggiata dagli illeciti contestati, e in difesa dell’ambiente.

Nicola Benedetto, capogruppo consiliare CD. La presenza del Premier Renzi a Matera il 6 aprile prossimo, più che ennesima visita turistica per ribadire promesse a favore di Matera 2019 e della Basilicata che non potrà mai mantenere, tenuto conto dei tempi necessari alla progettazione, specie in materia di infrastrutture, è l’occasione per chiarire la posizione del Governo in merito all’inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Potenza sulle attività organizzate per il traffico e lo smaltimento illecito di rifiuti del centro oli di Viggiano dell'Eni. L’inchiesta - secondo quanto riferiscono in queste ore giornali e siti di informazione web - chiama in causa direttamente il Governo  non solo perché, fra gli indagati figura anche Gianluca Gemelli, imprenditore e compagno della ministra dello sviluppo economico Federica Guidi ma perché nell’inchiesta sono finite delle telefonate tra Gemelli e la ministra Guidi, che avrebbe rassicurato il compagno circa l’iter di alcune misure allo studio del Governo sul nuovo programma di estrazione di petrolio. In attesa degli sviluppi dell’indagine sembra profilarsi un atteggiamento a favore delle compagnie petrolifere che non può certamente passare inosservato. Del resto, il Ministro Guidi sin dalla sua visita in Basilicata nel mese di giugno 2014 non ha mai fatto mistero della volontà di dare disco verde all’estrazione e alla ricerca di petrolio in Basilicata, annunciando la volontà di raddoppiare l’estrazione e registrando in quell’occasione la posizione di totale appiattimento della Giunta Regionale. E’ il caso di ricordare che la posizione della Giunta alla presenza del Ministro Guidi si richiamò al solito auspicio di ottenere benefici maggiori dal petrolio. Ma questa volta il  comportamento del rappresentante di Governo richiede adeguate ed esaurienti spiegazioni sia per il presunto vantaggio personale prodotto all’imprenditore-compagno che per l’ emendamento alla Legge di Stabilità, approvato all'ultimo momento nel dicembre del 2014,  con il quale si dava il via libera al progetto di estrazione di petrolio Tempa Rossa, di cui c’è traccia nell’inchiesta. Siamo in una situazione che richiede oltre all’approfondimento di indagine, compito che spetta a magistratura ed organi inquirenti, un chiarimento politico da parte del Premier Renzi e dei sostenitori lucani della sua strategia energetica. L’inchiesta, inoltre, riaccende l’attenzione sulle responsabilità riferite all’attività di trattamento da parte di Tecnoparco ValBasento sia di reflui rivenienti dal Centro Oli Eni di Viggiano che dalle altre attività industriali presenti nel territorio regionale, nonché da attività extraregionali. E’ ormai da anni che con iniziative in Consiglio chiedo, inascoltato, la sospensione degli arrivi a Tecnoparco, in attesa delle contromisure, e di affrontare complessivamente e quindi in tutti i suoi aspetti la tutela ambientale. Purtroppo dobbiamo registrare che il cosiddetto cronoprogramma di azioni ed interventi proposto dall’assessore all’Ambiente Berlinguer si è risolto in un numero imprecisato di tavoli tecnici senza un piano operativo e tanto meno provvedimenti concreti. Questo non è più tollerabile come non è più tollerabile che l’Arpab gestisca la situazione come se fosse d’ordinarietà quanto invece gli ultimi fatti ribadiscono l’emergenza al punto che spetti alla magistratura occuparsene. Per la Giunta Pittella non è più rinviabile sciogliere il “nodo Berlinguer” vale a dire sulla certezza della presenza a tempo pieno dello stesso assessore che continua ad avere un piede dentro e uno fuori la nostra regione.

 

 

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