Mercoledì, 06 Luglio 2022

'Eco dei Calanchi', buona la prima

Con grande successo di pubblico, anche da fuori città, è andato in scena ieri sera nella città del Comune di Lomonaco, il concerto l’Eco dei Calanchi ed è stata anche la prima presentazione ufficiale del gruppo etno folk. Il concerto si è svolto all’interno della Sala Madre Teresa di Calcutta della (Chiesa del Spirito Santo) di Montalbano J.co (MT). Riscoprire e valorizzare le tradizioni di un paese, come la città di Lomonaco, ma anche della Basilicata, delle sue origini, con riferimenti storici al “brigantaggio”. 

Battersi  per la salvaguardia del patrimonio storico, culturale e artistico, oltre a diffondere la cultura dell’etnofolk, in uno stile originale, interpretato grazie ai canti lucani, e grazie a un lavoro di ricerca di testi “montalbanesi” ai più sconosciuti. Sono questi gli “ingredienti” ma soprattutto gli obiettivi cui si è prefisso il Gruppo “l’Eco dei calanchi”, formidabili, se si pensa che l’associazione culturale è di recente costituzione, poco tempo fa, il 2014.

Il gruppo, si è esibito in diverse “performance”, in un repertorio di 16  canzoni, su temi come: “l’amore, il brigantaggio, e l’emigrazione”, intervallando momenti musicali di canti popolari, con musiche come il sensuale “tango argentino” che si presta proprio e si adatta a contesti sociali, culturali, etici e filosofici di diverse epoche e in tutto il mondo.

Le originalità delle musiche poi, create dagli stessi, su testi esistenti, oltre al gruppo formato da giovani cui l’età media (25 anni), come: Domenico D’Alosio al violino; Donatella Longo e Nicola Tancredi alla voce; Saverio Cavallo al clarinetto; Donato Continanza alla chitarra; Alfonso Quinto al basso; Marco Guerra alla fisarmonica e Salvatore D’Alessandro alla batteria e percussioni e tastiera, oltre a due ospiti in alcuni pezzi come Giuseppe Grieco alla chitarra classica e  Dino Franchini  al flauto traverso.

Le voci narranti,  sul palcoscenico, interpretate magistralmente dai bravissimi: Cristina Longo e da Gianluca Ciancia, hanno incantato la platea con alcuni “pezzi” di  Carlo Levi; Neruda; Gibran; narrati anche dei testi di Gianni Rodari; Ambrogio Sparagna oltre che di “Vincenzo Rosano”, indimendicabile ricercatore e divulgatore di canti folk-popolari di Montabano.

La serata graditissima dal pubblico che ha affollato la sala all’inverosimile fino all’ultimo momento, proprio quando si è chiusa con “Nuj simme  Briganti”, un pezzo che quasi suona come inno di identificazione del popolo lucano, legato alla sua terra rimarcando e richiamando quel pensiero che “A terra je’ a nostr’ e non s’adda’ tucca’”.

Un intervento di ringraziamento, a fine della serata da parte di tutta dell’Amministrazione Comunale  che ha patrocinato l’evento, con in primis il Sindaco Pietro Marrese, congratulandosi anche con l’associazione e con i tantissimi sponsor che hanno contribuito alla realizzazione del progetto, porgendo poi anche gli auguri di un buon 2016 ai suoi concittadini. Canti di libertà, di tradizioni a volte anche di protesta, che ha coinvolto l’animo del pubblico numeroso in sala, alla riscoperta del passato attraverso un linguaggio di uno spettacolo unico innovativo ed originale.

Read 1982 times Last modified on Giovedì, 07 Luglio 2016 12:43
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