Venerdì, 19 Agosto 2022

SPQR, gli estremi per un mondo migliore c'erano tutti Featured

C’era una volta un signore, tale Gaio Giulio Cesare Ottaviano, tutto attaccato e senza virgole, meglio noto alle cronache del tempo come “Augusto”. Non aveva cani, ma moglie, figlia ed un genero, Lucio Vipsanio Agrippa. Insieme fanno belle cose: una strada, un tempio, senza preoccuparsi di concessioni edilizie, di abusivismo, di traffico e targhe alterne. Insomma, come se non ci fosse un domani.

Niente appalti, trucchi, tangenti, criminalità organizzata e bustarelle varie ed eventuali. E nemmeno Barbara D’Urso. I ponti riuscivano a non crollare, le strade altrettanto e c’era pure un ponte, sullo Stretto, su cui ci si facevano passare finanche gli elefanti. Insomma, gli estremi per un mondo migliore c’erano proprio tutti. Tutta roba, tanta roba, targata “Spqr”, quando anche le dimissioni erano una cosa seria.

Un bel giorno tirano su un tempio e lo chiamano “Pantheon” in cui adorare tutti gli dei. Si ispirano alla Siria, dove – pensate un po’– si narrava esservi già una roba simile. L’idea alla base era una e molto semplice: sottomettere i popoli del circondario, acquisendone le divinità in formula “all inclusive”. Opportunismo? Piaggeria? Forse solo un modo diverso e più civile di guardare al mondo, senza gerarchie tra gli dei o gare a chi la fa più lontano, per intenderci. Incivili, loro, ante smartphone natum; civili, noi, che sappiamo fare chiffon cake quanto bombe a mano.

Poi il mondo evolve e si stabilisce che l’incivilimento diviene direttamente proporzionale all’avanzare del calendario. E così, nel passaggio tra politeismo e monoteismo, intervalliamo Crociate a Torri Gemelle, Palmira a Parigi, in un eterno 1-1.

Roba che se si trattasse di un’amichevole, andrebbe pure bene. Il problema sorge  quando un venerdì come un altro, dopo una settimana come un’altra di lavoro, pensi d’andare un attimo a svagarti il cervello e ti ritrovi a tu per tu con sorella nostra morte corporale. Amen.

Un venerdì in cui non sei libero di andarti a guardare un concerto heavy metal senza che il metallo, pesante, ti trafigga il petto, senza che il metallo, pesante, te lo trovi dallo spartito al caricatore. Della pistola. Chiamata a decretare in nome – ma poi di chi (?) – vita e morte. Senza aver ancora capito, lo spargimento di sangue, cosa esattamente purifichi, quale dio lo armi e lo legittimi; chi e in quale testo, che sacro possa dirsi, autorizzi l’uomo ad uccidere, in nome di Dio.

 

Alba Gallo

Read 1016 times Last modified on Giovedì, 07 Luglio 2016 12:43
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