Martedì, 17 Maggio 2022

Te la do io l’Eiffel: Quando la copia diventa più attraente dell’originale. Featured

E’ copiando che impariamo a vivere. Non c’è niente da fare. Chiariamoci: non sto invitandovi al plagio ed alla contraffazione. Ma riflettiamo un attimo insieme. Cosa fanno i bambini nella loro meravigliosa innocenza? I maschietti passano interi pomeriggi a trotterellare nella macchinina super colorata regalata loro dagli zii a Natale, emulando il papà nel traffico cittadino. Le femminucce pettinano e truccano la loro bambola preferita, sedendo, insieme alle compagnucce, tutte compite a sorseggiare un inesistente tè dentro tazzine di plastica che riproducono il servizio buono della mamma.

E poi da adolescenti i maschi fanno a gara a chi si fa crescere prima una barba da ergastolano e le femmine si arrampicano, di nascosto da mamme apprensive e nonne moraliste, su vertiginosi tacchi 15 a rischio della vita. Insomma è proprio dell’uomo copiare ciò che gli piace.

In alcune parti del mondo, questa ‘debolezza’ tutta umana è diventato un business. E a tutte le latitudini. In Giappone hanno ricostruito una bellissima Statua della Libertà, negli Stati Uniti ci sono città famose (Nashville o Las Vegas, ad esempio) o microscopiche che fanno a gara a replicare Sfingi, Tour Eiffel e persino Canali di Venezia (che Dio li perdoni!).

Ma i più simpatici, nel settore, sono, a mio avviso, i cinesi. Malgrado abbiano opere meravigliose come la Grande Muraglia o la Città Proibita, si affannano a copiare l’impossibile. Così a Suzhou c’è il Tower Bridge di Londra, a Pechino, in miniatura, il Campidoglio di Washington ed i Mohai dell’Isola di Pasqua, ad Hebei la Sfinge e a Shanghai la Torre di Pisa.

Saranno pure la prima economia mondiale, ma li piacciono tanto le cose che loro non hanno.

 

RAFFAELE PINTO 
Read 2195 times Last modified on Sabato, 23 Luglio 2016 00:39
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