Sabato, 13 Agosto 2022

Dalle stalle alle stelle, dalla Bocconi ai bocconcini. Enrico, Lavello e le mozzarelle ai milanesi Featured

Correva l’anno 1994, il pane costava  due mila lire al chilo, in radio suonava “Penso Positivo”. E Frank Corder tentava di schiantarsi contro la Casa Bianca. Nel frattempo Enrico Carretta, di anni 19, partiva da Lavello alla volta di Milano. Cinque anni dopo appenderà la brillante laurea nel suo caseificio, insieme a Nasdaq e partite doppie. Ed era di partite che si ragionava anche in casa Italia, nel 1994; di Baggio, Mondiali e rigori sbagliati. Nel mentre, Berlusconi inaugurava il 51° governo della Repubblica Italiana. 

Ma era di Enrico che si parlava.

Enrico, tu, nel 1994 dov’eri? Come inizia la tua “mozzarella story”? “C’era una volta…”

… una passione: tutto ha avuto origine da un passione, quella per la mozzarella. Studiando a Milano non avevo modo di mangiarla e così me la facevo portare di tanto in tanto da mio padre. Poi una scommessa, un sogno fatto con gli amici del collegio con i quali organizzavo i “mozzarella party”. E da lì è partita la scommessa di aprire un caseificio a Milano.

Bocconiano, ti laurei in Economia e molli tutto per fare mozzarelle. A casa come l’hanno presa? Come si fa a comunicare una cosa del genere senza provocare mancamenti nei parenti?

Le parole di mia madre? “Sei uno squilibrato!”.

Mi sono dato un anno di tempo, lo stesso che avrei dedicato al servizio militare. E mi sono detto: “Se in un anno riesco a dare una svolta al mio progetto, bene, altrimenti inizio a cercarmi seriamente  un lavoro”. Laureandomi a 24 anni le offerte non mi sarebbero mancate. E le risposte, beh, quelle sono venute da sole negli anni.

Lasciare la teoria dei libri per la concretezza del latte, l’odore della carta per il richiamo del caglio. Cosa ti ha spinto a mollare tutto per fare mozzarelle?

Io avevo un’idea precisa: fare la mozzarella. La passione e la  voglia di provare a creare qualcosa di mio. Volevo far capire a quelli del Nord cosa significasse mangiare una mozzarella, la scamorza, la ricotta appena fatta.

Il  tuo cliente tipo? Più il milanese o il meridionale trapiantato al Nord?

Non ho un cliente “tipo”.

Il prodotto più apprezzato dai milanesi? Quello che tutte le volte devi spiegare?

Il più apprezzato è sicuramente la stracciatella. Quel che devo far entrare nella mentalità è la ricotta perché loro sono abituati a mangiarla fredda, presa dal banco frigo. Io insegno loro a mangiare ricotta e mozzarella calde o lasciate a temperatura ambiente tutta la giornata. Quelle che produco e vendo in giornata io le consegno così perché  è questo il modo per comprendere quello che è il sapore autentico dei latticini .

Mozzarella chiama latte. Le tue mucche dove hanno la residenza?

In Lombardia. Prendere il latte dal sud inciderebbe troppo sui costi di produzione con notevole ricaduta sul prezzo finale.

Tra storia e leggenda, si narra di una focacceria che ad Altamura ha fatto chiudere il Mc Donalds. Quanto al tuo caso, quelli di Gorgonzola come l’hanno presa? Sentono tramontare il cremoso a favore della tonica livrea del bocconcino?

Beh, noi facciamo le burratine col gorgonzola!

Crusco Test. Dopo tanti anni di “milanesità”, dovrai sottoporti al nostro test per capire se potrai o meno tornare in Lucania nei prossimi anni.

Il santo patrono di Potenza è? …. 2) I peperoni di Senise si chiamano? “Cruschi”. 3)Completa la frase: “Fa prima 'na femmena a truvà 'na scusa”? …

Quanto manca e sa mancare la Basilicata a Milano? Cosa della Basilicata ti manca e cosa manca alla Basilicata per essere Milano?

Manca la Basilicata, mancano gli affetti, il tenore di vita, il modo di vivere “rilassato”. In Basilicata non si corre, a differenza di Milano. Quanto a quel che manca alla Basilicata è lo spirito imprenditoriale: abbiamo tanto e potremmo fare molto di più se ci credessimo, noi per primi, di più.

Alba Gallo

Read 2677 times Last modified on Giovedì, 07 Luglio 2016 11:51
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