Venerdì, 19 Agosto 2022

La 'Suriano&Casalnuovo' apre i cancelli: gusto, sostenibilità e dolcezza Featured

Con il mercato del biologico in ascesa e un’attenzione sempre più vigile nei confronti degli alimenti che tutti i giorni mettiamo a tavola, non possiamo non interrogarci sulla qualità della frutta e degli ortaggi prodotti nel Metapontino.

 

Pesticidi chimici artificiali, combustibili fossili e fertilizzanti a base di acque reflue permettono una maturazione del prodotto più veloce e una vendita sul mercato a cifre inferiori; ma fino a che punto il consumatore medio è disposto a mettere a rischio la propria saluta per un risparmio che il più delle volte si rivela irrisorio?

Un caso di azienda agricola nostrana, per la quale la definizione top-quality è più che azzeccata, può essere quello della Suriano-CasalnuOvo di Policoro.

Impresa a conduzione familiare, fondata dai due fratelli Rocco e Carmela Suriano e da Pasquale Casalnuovo, i quali, dall’unione di due poderi dell’ente riforma, hanno creato una delle aziende più floride d’Italia e che vanta la produzione dell’ormai nota fragola Candonga.

"A suo tempo i nostri genitori introdussero la coltivazione della fragola, successivamente noi, abbiamo perfezionato il prodotto da loro innestato" ci racconta con orgoglio Carmela Suriano, CEO e  vera anima dell’azienda, la quale mentre ci fa da cicerone lungo i locali del magazzino nel quale viene smistata la frutta, ci indica quali secondo lei sono i punti di forza della sua azienda.

"Abbiamo puntato essenzialmente sulle certificazioni qualitative in modo da produrre un prodotto buono e salubre; gli impianti sono curati meticolosamente e il frutto è raccolto solo quando raggiunge il suo perfetto punto di maturazione. Per capire quando è possibile cogliere il frutto di una determinata pianta facciamo riferimento al grado Brix che di solito deve essere non inferiore a 12-13. Inoltre, raccogliamo sempre la mattina molto presto".

Durante la nostra visita alla Suriano-Casalnuovo ci troviamo nel bel mezzo dell’ultima selezione delle albicocche Orange Ruby e delle pesche nettarine. Un nastro trasportatore, seguendo un percorso ad L, conduce il prodotto nelle mani dei primi addetti allo smistamento. Questi, scartando il frutto bacato o che non ha ancora raggiunto una determinata grandezza, fanno giungere nelle mani di coloro che confezionano il prodotto solo i pezzi migliori.

Le celle frigo nelle quali viene conservato il frutto sono mantenute a temperatura molto bassa per impedire che questo si rovini. Questi stanzoni dalla pulizia chirurgica conservano il prodotto appena raccolto e in attesa di essere smistato. Due ragazzi controllano con diligenza l’operato all’interno del magazzino, la Suriano ci dice che si trattano del figlio e del nipote, quest’ultimo, laureando in ingegneria, è interessato a proseguire la carriera all’interno dell’azienda di famiglia.

"La campagna e il settore ortofrutticolo rappresentano una grande sfida e una meravigliosa opportunità per tutti quei giovani ancora legati al proprio territorio; grazie a loro si potranno apportare innovazioni in questo settore e si potranno gettare nuove basi per quanto concerne la sicurezza ambientale".

I prodotti della Suriano-Casalnuovo vengono esportati in tutt’Italia: Veneto, Lombardia, Emilia Romagna e Toscana sono le regioni maggiormente estimatrici.

Chiediamo alla Suriano se gli imprenditori agricoli, un settore ancora oggi a maggioranza maschile, non storcano il naso nel vedere come Ceo una donna: "No, devo ammettere che per mia fortuna non ho mai riscontrato del maschilismo anzi, di recente mi capita di vedere sempre più donne impiegate in questo settore e la trovo una cosa estremamente positiva, dato che queste stanno dando molto anche per quanto riguarda l’innovazione del settore agricolo. Ci tengo a dire che, anche dal punto di vista coordinativo, la nostra azienda vanta un’organizzazione orizzontale; non crediamo nella rigidità gerarchica e abbiamo un rapporto che si può definire di fidelizzazione con i nostri lavoratori. Alcuni di loro sono con noi da 25 anni e sono per la maggior parte lucani. Nei momenti clou raggiungiamo le 150 persone".

Con i camion in manovra sullo spiazzo del magazzino della Suriano-Casalnuovo e il prodotto finito, confezionato e posizionato simmetricamente sulle pedane, il nostro viaggio all’interno di quest’azienda agricola giunge al termine.

Non possiamo esimerci, però, dal chiedere a Carmela Suriano un suo parere sul biologico e soprattutto sciogliere quello che, nel settore agricolo, è un nodo attanagliante: si può parlare realmente di “biologico” in una regione ancora conservatrice e reticente a questo tipo d’innovazione?: "Effettivamente ci sono difficoltà oggettive; innanzitutto bisognerebbe adibire degli appositi terreni per fare in modo di avere un biologico reale e non contaminato da eventuali concimazioni adiacenti. Attualmente la cosa più facilmente realizzabile è un tipo di agricoltura integrata, creando dei presidi fitosanitari a basso contenuto di sostanze nocive e delle oasi biologiche per l’alimentazione infantile. Penso che la CEE debba vigilare con maggiore attenzione su quanto avviene in agricoltura impedendo agli agricoltori di utilizzare prodotti nocivi e introducendo misure più stringenti". [Valentina Nesi]

Nelle foto 2 e 3 alcune fasi della lavorazione in magazzino.

Read 5582 times Last modified on Giovedì, 07 Luglio 2016 11:51
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