Mercoledì, 05 Ottobre 2022

POLICORO. Balloon 2015: le interviste ai protagonisti (Parte 1) Featured

Si è conclusa a Policoro la quarta edizione di Balloon, il festival del fumetto e della letteratura per ragazzi. IlMetapontino.it ha deciso di raccontare questa importante manifestazione attraverso la voce dei protagonisti. A seguire le interviste ad Enzo Perriello, Maria Beatrice Masella e Cristiano Cavina.

 

Enzo Perriello, direttore artistico di Balloon

Facciamo un bilancio della quarta edizione di Balloon. E' soddisfatto di come si è svolta questa tre giorni?
Direi assolutamente si visto il grande successo di pubblico, ma soprattutto la qualità degli incontri che quest'anno abbiamo avuto. Abbiamo ampliato le nostre proposte sulla letteratura per ragazzi con tre grandi scrittori che hanno dialogato con il pubblico, il quale ha risposto alla grande. Tutto questo è molto soddisfaccente.

Balloon è stata ospite all'Expo 2015 a Milano consacrandosi come il festival del fumetto della Basilicata. Cosa può esserci di più importante dell'Esposizione Universale? Dove vuole arrivare Balloon?
L'Expo sicuramente è stata una vetrina incredibile, ma soprattutto un riconoscimento per Balloon quale festival del fumetto della Basilicata, ma anche della letteratura per ragazzi, ci tengo a dirlo. Balloon vuole semplicemente crescere e diventare un punto importante nell'agenda degli appuntamenti nazionali e internazionali sul fumetto.

Quanta fatica c'è dietro un evento di questo genere e se la fatica è poi ripagata dall'orgoglio e dalla soddisfazione?
Moltissima fatica, soprattutto negli ultimi giorni con l'allestimento della manifestazione. E' un lavoro, però, che continua durante tutto l'anno nei rapporti con gli autori, con gli editori, nel cercare, ragionare e discutere. La soddisfazione è tantissima e ripaga ovviamente tutto lo sforzo. E' quasi retorico dirlo, ma è così.

Legge ancora fumetti e quali sono i suoi preferiti?
Assolutamente si. Io leggo tutti i fumetti possibili ed immaginabili. Comunque sia ho la collezione completa di Tex.

 

Maria Beatrice Masella, insegnante, scrittrice per ragazzi ed autrice del romanzo “Respiro”

Balloon è un festival di letteratura per ragazzi. Dal suo punto di vista perché è importante leggere e a cosa serve?
Leggere serve a girare il mondo con la mente, a conoscere gli altri e ad esplorare se stessi

Lei è anche un'insegnante. Nelle sue storie e nei suoi personaggi quanto c'è dei suoi alunni?
Tantissimo. I miei ragazzi mi raccontano tante storie sulla loro vita. Quello che magari a volte non raccontano neanche ai genitori. Li osservo molto e quindi ci sono.

E' più difficile raccontare i ragazzi di oggi rispetto a prima?
No, non è più difficile. L'unica difficoltà è la presenza dei mezzi di comunicazione come i social network. Io non voglio includerli nella scrittura semplicemente perché sono brutti ed antiestetici. Quindi utilizzo degli escamotage, ma ho visto che non c'è problema. Ai ragazzi va bene lo stesso. 

Si dice che i giovani di oggi non leggano moltissimo. Dalla sua esperienza danno più soddisfazione i ragazzi o gli adulti come lettori?
Intanto non è vero. I ragazzi sono quelli che leggono di più in Italia e quelli che non leggono sono gli adulti perché nel nostro Paese non c'è una formazione permanente. I ragazzi vengono intercettatti dalla scuola o dalla società civile, mentre, quando si diventa grandi, ci si addormenta. Quindi i ragazzi sono dei lettori e secondo me danno delle grandissime soddisfazioni. 

Lei è originaria della Basilicata, di Tursi. Quale consiglio si sente di dare ad un/a ragazzo/a lucano/a che vorrebbe cominciare a scrivere? 
Partire dal loro mondo e dai loro luoghi. In questa manifestazione abbiamo parlato molto di fumetti, di supereroi e di tutto ciò che è fuori dalla realtà. Bellissimo, però, se vogliamo imparare a scrivere bisogna cominciare da noi, dal centro e anche dai luoghi dove si vive e poi dopo si può volare oltre.

 

Cristiano Cavina, scrittore romagnolo ed autore di numerosi romanzi di successo

Chi è Cristiano Cavina?
Ma Cristiano Cavina chi è? Boh...non lo consoco neanche io (ride). No...è un ragazzo romagnolo, pizzaiolo che si è trovato a far di mestiere lo scrittore per caso partendo semplicemente da quello che per lui era una passione: raccontare storie. Passione, nata sia grazie ai libri che aveva letto, ma anche grazie all'essere cresciuto in un luogo pieno di storie come il mio paese. La Romagna ha una grandissima tradizione orale. Ad un certo punto i libri che ho letto e le storie che ho ascoltato al bar o in casa hanno fatto contatto e di lì è nata la passione per raccontare. 

Ha dichiarato che le piaceva andare a scuola, ma non studiare. Ci può spiegare questa affermazione?
A me non piaceva studiare le materie più tecniche in realtà, l'italiano, invece si. In generale mi piaceva andare a scuola. C'erano i tuoi amici, il bidello strano. Facevi tutti i tuoi giri. Per me, però, è stato importante andare a scuola anche se non mi piaceva. Ho imparato a cavarmela, per esempio a copiare. E quindi la scuola mi ha insegnato tantissimo.

Tutti i suoi romanzi sono editi da una casa editrice piccola ed indipendente. Perché questa scelta?
E' una scelta mia di carattere. Mi piace l'idea di essere un ribelle almeno in questo. Visto che per tutti gli altri aspetti della nostra vita dobbiare far cose da persone adulte: accompagnare i figli a scuola, prendere l'aereo, andare a quell'incontro. Mi piaceva l'idea di rimanere un ribelle con i libri perché è una cosa che mi sono costruito da solo e la porto avanti. Io non do neanche il permesso di fare i film dai miei libri. Io la penso così. Quello è il mio mondo, c'è la mia vita e i miei amici. Pensa se mi fanno un film che è una “cialtronata” come fanno in Italia. Non me lo perdonerei mai. Io non sono uno di quelli che sputa sui soldi, ma non sono poi così importanti. Quando hai quelli per vivere, comprare i tuoi libri e i giochi a tuo figlio sei già a posto. Quindi mi piace l'idea per la narrativa di essere un ribelle.

Con la sola eccezione di Scavare una buca (2010), tutti i suoi romanzi sono ambientati a Casola Valsenio (RA), suo paese natale. I suoi concittadini si sono riconosciuti nei suoi libri? Qualcuno si è offeso?
Chi li legge si. No, nessuno si è mai offeso. Forse una volta la preside della scuola per il primo libro, ma non avevo scritto cose offensive. I miei amici sono contenti. Poi comunque i miei libri sono letti moto di più fuori Casola, dove non parlo mai dei miei libri. 


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