Giovedì, 08 Dicembre 2022

“Verrà il vento e ti parlerà di me” – Un caffè con Francesca Barra Featured

Avete mai chiesto ad un covone di parlarvi del sole? E ad un panzerotto di raccontarvi del grano? E le nuvole, vi siete mai messi ad osservare le nuvole, stesi  -abusivamente - in un campo di grano d’estate? Saranno pure cose scontate, ma di queste esperienze t’accorgi solo quando sei oltre il tuo confine, al di là del tuo cielo. Perché se la Lucania ce l’hai dentro, è inevitabile che prima o poi ti esploda nel bel mezzo di un uggioso pomeriggio di lavoro. Specie se hai la scrivania a Milano ed il cuore a Policoro. Perché una di quelle cose che devi sapere, quando nasci a Viggiano come a Pisticci Scalo, è che prima o poi da lì te ne dovrai andare. Magari poi ci tornerai, magari no. 

Ma quelle cartoline, nel frattempo, ti avranno irrimediabilmente intagliato l’anima. E diverranno istantanee quando meno te l’aspetti: ci sarà la balla assolata nella calura agostana, gli imperfetti orli dei calanchi pisticcesi, l’indefessa sinfonia di migliaia di grilli della siesta del pastore o lo sciabordio delle onde a turbare quella del bagnante. E che sia Ionio o Tirreno, quello sarà sempre il tuo mare. Poi aprirai gli occhi e capirai che 1000 km sono di 12 ore di autobus fino a casa. E capirai il peso dei ricordi.

Francesca i suoi ricordi li ha infilati ben bene nei bagagli un po’ di anni orsono, tra un calzino e l’orlo del jeans, laddove si nascondeva sempre una soppressata. Studentessa, poi giornalista; donna, mamma. Lucana. Francesca è – prima di tutto - lucana. E quelle cartoline ce le ha raccontate e le ha raccontate in “Verrà il vento e ti parlerà di me”, libro che ogni policorese ha il dovere morale di avere, in libreria o nel pc.

Questa che segue è l’intervista/chiacchierata con Francesca.

Quanto è forte e di cosa parla questo vento che spira, Francesca?

Il vento ha fatto da sottofondo alla mia infanzia. C'era sempre a Policoro. Era una voce, un abbraccio, un sollievo. Ecco perché ha ispirato la storia del mio libro.

Il tuo libro si nutre di paesaggi e sensazioni lucane. Quali le cartoline che conservi nella tua memoria?

Il mare. Sicuramente. Ma anche i calanchi, le balle di fieno. Sono i colori che porto dentro.

Quali paesaggi ti si sono scalfiti in mente e ti piace ricordare quando sei fuori dalla tua terra natia?

Ripeto, il mare . Anche in inverno. Il suo profumo. Il lungomare di Policoro.

Dedichi  una sezione del tuo sito/blog alla cucina, mostrando una Francesca che è donna prima che giornalista di successo. Di quali piatti parla il tuo palato?

Dalla famiglia materna ho ereditato il talento per la preparazione di pasta fatta in casa. Come fettuccine, tortellini, ravioli. Dalla famiglia paterna, le paste al forno e le spezie . Dalla mia terra, i falaoni.

Le tre cose che mancano ad un meridionale che fugge al Nord per cercare lavoro.

Il clima. Il cibo. La familiarità con il vicino di casa.

Le tre cose che un meridionale, quando s’abitua a stare a Milano, adora del Nord.

L'apertura, la cultura, gli eventi.

Chi deve assolutamente comprare il tuo libro e perché?

Nessuno deve assolutamente. Ma se lo farà non si pentirà. Perché dentro c'è l'essenza della memoria. L'amore ideale.

Tornando al tuo vento, pensi ti riporterà – un giorno - a Policoro in pianta stabile?

Non sarò mai in pianta stabile in nessun luogo. Ma tornerei più spesso se ci fossero collegamenti con i luoghi del mio lavoro, migliori.

 

Francesca Barra, “Verrà il vento e ti parlerà di me”, Garzanti, 2015. BOOKTRAILER

 

Alba Gallo

Read 3385 times Last modified on Giovedì, 07 Luglio 2016 11:39
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