Sabato, 13 Agosto 2022

Candonga e scorzette, sapore senza tempo Featured

Che cosa c’è in un nome? Ciò che noi chiamiamo con il nome rosa, anche se lo chiamassimo con un altro nome, serberebbe pur sempre lo stesso dolce profumo”. W. Shakespeare

 

C’ERA una volta la fragola, frutto lentigginosissimo e fulgido come solo pomodori, labbra accese da passione o quel velluto che morbido t’avvolge. Fragola, pianto di Venere divenuto cuori. Poi è arrivata Candonga ad insegnare i cinque sensi alle fragole, il sapore. Rossa come il sangue, tenace come l’ardore. Rossa, come il vestito che indossi per non passare inosservata. Candonga, scrigno di suggestioni, caleidoscopio di fulgide tonalità cromatiche, olfattive, tattili. Candonga, la fragola “non solo papille”: si osserva, si sfiora, s’assapora, si desidera, t’attanaglia. T’ha fregato.

Succo denso quanto solo piastrine, plasma e globuli, aggregati, sanno fare. Cuore rosso. Forme sensuali e sinuose. Esige senza chiedere il permesso. Lei che tutto può, lei che è la Jessica Rabbit dell’ortofrutta. Per il sapore, dolce ed ammiccante; per quel “di più” tipico delle fuoriserie; perché lei che “crocca” e si disfa, lasciandoti l’amaro gusto dell’abbandono. Lei, “la” fragola.

E tu devi osservarla, complimentarti per le sue forme e poi baciarla, sfiorandola dolcemente. Lei… ti strizzerà l’occhio, maliziosa, si concederà gradualmente, liberando tutti i feromoni ad eccitarti le papille; ti sfregherà i sensi, ammiccando; poi, evanescente, t’abbandonerà. E tu, tu ormai sarai irrimediabilmente compromesso.

Poi l’amore arriva per tutti e anche le più dure di cuore capitolano. Anche per lei, che fino ad allora aveva giocato coi sapori, sapendo di vincere facile, su tutti, su tutto. Era diventata risotto, s’era fatta manto granuloso di semifreddi, fino a tingere di velluto le carni, lasciando le smancerie a quelle dal picciolo facile.

Finché - un giorno – si imbatte in un granitico e muscolosissimo fondente nero. Chiamatelo gioco di sguardi, affinità olfattiva o attrazione papillosa. Fu subito sinestesia: mentre ti attanagliava gli occhi, ti aveva già rapito gusto, cuore e sensi. Miss Candonga sposò il fondente, in separazione dei…sapori. Insomma, uniti ma divisi.

Candonga bacia il fondente, quello della Scorzetta di Bernalda, e realizza l’armonia degli opposti. La Scorzetta, superficie impervia e disomogenea, altopiano di vette scoscese ed irte (mandorle e nocciole), tenute insieme da albume, temperate dallo zucchero e piallate da una distesa di fondente. Le Scorzette, quel rock che ti scuote la mattinata, anima metal, croccante e non avvezza a smancerie. Scorzetta e Candonga, Chopin che suona i Green Day.

La Scorzetta, intaglio di dita che si fanno scalpello o grembo e ne definiscono la concavità tipica. E se quello fosse il regio triclinio di Candonga? L’ipotesi s’è fatta postulato, somma di addendi egocentrici ed aoristici; ode ad un gusto che non si racconta, s’assapora. Senza tempo.

Alba Gallo

 

Read 1876 times Last modified on Giovedì, 07 Luglio 2016 11:39
Rate this item
(0 votes)