Martedì, 17 Maggio 2022

I colori della guerra. Ortega a Matera. Featured

Si dice che il battito d’ali di una farfalla possa provocare un uragano dall’altra parte del mondo. È quel che definiscono Butterfly Effect. Te lo dice Bradbury, te lo cantano i Muse. Te lo legittima la matematica, con le “equazioni differenziali alle derivate parziali”. 

Prendete il sole: provate a chiedere a Neruda, di parlarvi del sole, e lo toccherete. Poi, se vi rimane tempo, passate anche da Newton: vi tirerà giù, per i piedi, da dove vi aveva mandati Neruda e sostituirà le metafore con gli integrali, ad esempio. Vi dirà, magari, che se ovulo e spermatozoo fossero rimasti teoria, non saremmo qui a scriverci/leggerci. Lasciando la storia dell’esser fatti di sogni a Shakespeare.

C’è chi sulla Fisica fa reggere il mondo, chi con la matematica ci fa la spesa (perché difficilmente compri i peperoni con le terzine a rima incatenata). C’è che, tuttavia, non di sola materia è fatto il mondo e anche i tessuti di cui siamo fatti necessitano di poesia per stare in piedi. È dalla poesia che sono passate gli ovuli per realizzare il miracolo della vita. E la poesia è primogenita dell’Arte, ne è il battito d’ali. È la goccia che scava la pietra e ti intaglia l’anima, in silenzio. Sposterà meno aria di un uragano, non spazzerà via i tetti, non alberi, ma ti farà riflettere. La vita, nel frattempo, continuerà ad essere sequenza di molecole. Sarà ancora guanina e citosina, Dna. Sarà scienza, dati, numeri, carsismo, erosione, fisica.

Parallelamente ci sarà un invito, quello lasciato nel cassetto dell’infanzia, il tornare a sporcarsi le mani di nuvole. Quella sarà Arte. Lo sarà quel pianto che si fa colore, quella violenza che piegherà l’acciaio. Ed il pittore sarà prima di tutto un uomo, come il soldato, il fabbro, il dittatore. Il punto è l’uso che si fa dell’anima, che pare abbiamo tutti in dotazione.

José Ortega è un uomo prima che un pittore. È realismo sociale, campitura medievale, studio del colore, tempera, il punto non è questo. Ortega è l’anima narrante, che sa tingersi di nero e marrone se terrorizzata; di sangue, di blu, di pugno e dolore. Ma è anche il candore di un bianco che accarezza se intonaca.

Ortega è quell’artigiano che sposa la cartapesta affidando le sue mani a Matera. È colui che prende un uovo e gli fa mangiare il colore; che si sporca d’argilla, la rende terracotta e ci fa una fontana, dimostrandoti che anche la vile terra sa farsi capolavoro. E ti grida: “Mira!”, una mostra nonché un modo come un altro di sbattere le ali (a Matera).

“Mira! – Ortega a Matera” – Musma, Museo della Scultura Contemporanea – 19 aprile – 20 settembre 2015.

 

Alba Gallo

Read 1504 times Last modified on Giovedì, 07 Luglio 2016 11:39
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