Venerdì, 19 Agosto 2022

Totò, Peppino e la margherita: dammi la farina e ti faccio la pizza in casa (a Lisbona) Featured

L’idea è quella di spiegare ai portoghesi il concetto di pizza. Come? con quindici istantanee che non si avvicineranno nemmeno all’idea di basilico e di olio? Metodo 2, detto: “l’Italia secondo me”, quello del “metti un giorno un portoghese a Napoli”. Poi c’è l’uscita d’emergenza:  sporcarsi le mani di farina e portarsi dietro, in bici, un kit di semola e pelati, per rivoluzionarti un attimo la cucina e farti la cena. Il prodotto finito si chiama “Uma pizza em companhia”.

Una di quelle idee che tutti hanno ma che, non si sa perché, nessuno mai traduce in brand. Questione di “tempismo”, ma questo concetto è proprio quel capitolo del sussidiario che di solito ci fanno saltare.

“Una pizza in compagnia”, ovvero il frutto più o meno proibito di due italiani innamorati di Lisbona (e della margherita): Michele ed Andreas. Uno è biologo, l’altro ha studiato grafica. Uno è di Andria, l’altro capitolino. Somma - altrimenti detta - di imprenditorialità pugliese e romano pragmatismo.

I maestrini dal pomodoro rosso (in trasferta) così l’hanno vista: tu metti la casa e inviti chi vuoi, loro cucinano per te. Va be’: il grano non sarà quello del Tavoliere e i pomodori all’estero saranno pure fuxia. C’è di buono che il prodotto finito è valido e che il metter le mani in pasta, se non te le sporchi, rimane solo un’espressione idiomatica, con cui non paghi le bollette. Perché, esauriti tutti i piagnistei e le messe di requiem per legittimare il tuo “mammonismo”, arriva il giorno in cui devi rimboccare le maniche.

Questa è l’Italia che vogliamo raccontare. Questa è la storia, in versione moderna, del lavoro 2.0, che fa sposare la fantasia con la farina, con l’ottimismo della volontà… di impastare. È spacciare legalmente la gioia della condivisione. Perché, ora, ragioniamoci: partita con gli amici, calcio a 5 o maxischermo al pub, fa sempre “quattro stagioni” quanto è vero che amiche in libera uscita (shopping incluso) vuol dire “vegetariana” (spalmando i sensi colpa sulla melanzana grigliata).

Il punto è che c’è sempre una buona ragione per mangiare pizza, a Pescasseroli quanto a Reykjavík. E la felicità è – a volte – è anche la margherita “in riva al mare con…”. E Michele ed Andreas lo hanno capito.

Ma - a scanso d’equivoci - no, se andate a Lisbona, non chiamateli. Che poi, magari, scoprite che i piatti portoghesi - per esempio - vi piacciono (non quanto la parmigiana di mamma, si capisce) e che, una volta a San Chirico Raparo, nessuno ve li rifarà. Per dire.

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Alba Gallo

Read 3325 times Last modified on Giovedì, 07 Luglio 2016 11:39
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