Giovedì, 26 Maggio 2022

''Language Maps, la mappa dei dialetti che non rende giustizia alle varianti lucane''

Sveglia, caffè e personale rassegna stampa quotidiana. Il mio occhio cade sulla mappa delle varietà di dialetti in Italia creata da Sima Brankov, pubblicata sul blog "Language Maps" e risalente alla calura di luglio ma che ogni tanto riciccia fuori. Considerandomi un ibrido tra parlante dialettofona e italofona, amante della sociolinguistica, non posso esimermi dallo scandagliare la mappa cercando di capire che collocazione abbia il mio amato “novasirese”.

 

Lo spirito critico che mi ha sposata come degna compagna della sua vita unito all’onnipresente campanilismo mostra inequivocabilmente i segni della mia prossima irritazione, il novasirese non c’è. Stando alla mappa di Sima Brankov il novasirese non esiste e per dipiù il dialetto che parlo slitterebbe tra oriolese, rocchese e rotondellese.

IL DIALETTO LUCANO. Strofino gli occhi ma non riappare, li sbarro ancora un po’ e qualcosa finalmente mi rassicura stemperando le smanie di vendetta: «sta carta è tutta sbagliata». Uscendo dall’ambito locale e passando a quello regionale ogni cosa sembra andare in direzione ostinata e contraria tanto da non comprendere il criterio adottato dallo studioso.

Cercando di far luce sul mistero metto a confronto la mappa con l’Atlante delle Lingue in Pericolo dell’UNESCO, uno degli ultimi censimenti che registra il grado di estinzione delle diverse lingue del mondo.  Stando all’atlante i dialetti lucani  slitterebbero tra il quasi estinto gallo-siciliano e il vulnerabile napoletano-calabrese, a cui aggiungere poi i dialetti alloglotti tra cui quello di derivazione albanese, l’ arbëreshë.

GLI ERRORI DELLA CARTA DI BRANKOV.  La mappa di Sima Brankov ha roba per cui Giovan Battista Pellegrini e la sua esemplare Carta dei dialetti d’Italia starebbero per rivoltarsi nelle rispettive collocazioni. Che fine hanno fatto le linee isoglosse che dividerebbero il lucano in almeno cinque aree (nord-occidentale, materano, centrale, Lausberg e calabrese)?

Brankov ha prodotto un’eccessiva frammentazione tanto da lasciar pensare che da un comune all’altro i dialetti siano così differenti da diventare incomprensibili a pochi chilometri di distanza, ignorando totalmente che esistono invece situazioni di continuum geografico.  Diverse poi sono le zone grigie che compaiono come piccole isolette di cui non è precisata la variante dialettale. Ad esempio cosa si parla nell’area grigia tra il venosino, montemilonese, lavellese e melfitano?

La mappa di Brankov assegna al territorio di San Paolo Albanese il dialetto sanpaolese trascurando invece  l’esistenza dell’ alloglotto arbëreshë. Errori dunque grossolani che non rendono giustizia non solo alle varianti del dialetto lucano ma anche a quelle dell’Italia intera, ma d'altronde la disputa tra i linguisti è sempre aperta ed è difficile trovare uno schema esaustivo che tenga conto di un fenomeno pluridimensionale.

LA NUOVA DIALETTIZZAZIONE. Del resto stiamo vivendo in quel periodo complesso che Carla Marcato definì, nel suo libro “Dialetto, dialetti e italiano”, come una nuova dialettizzazione,  una rivitalizzazione del dialetto grazie alla scelta di artisti, scrittori, poeti e cantastorie che decidono di ricorrere al dialetto salvaguardandolo dai processi di livellamento culturale. Come dimenticare Crêuza de mä di Fabrizio De André, come ignorare il potere del raggamuffin dei pionieri salentini Sud Sound System. È la scelta anche di numerosi lucani, il compianto poeta Albino Pierro e la viva e vivacissima band lucana krikka Reggae che ha scelto per i suoi testi il dialetto bernaldese.

DIALETTO, MANIFESTO D’IDENTITA’ LINGUISTICA. Il dialetto con la sua forza espressiva dirompente porta con sé diversi pregiudizi, tutti da sfatare.  Il dialetto non conosce classi sociali, non è associato a condizioni socio-culturali inferiori e gode di egual prestigio rispetto all’italiano.

Contro le tendenze catastrofiste che prevedono l’estinzione del dialetto non ci resta che contribuire a salvarlo dall’oblio, adottando la nostra lingua locale come manifesto della nostra identità linguistica.

Lucia Varasano

Read 3188 times Last modified on Giovedì, 07 Luglio 2016 11:35
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