Giovedì, 26 Maggio 2022

La pista e la pacchiana: così si 'vola'

Roba che se non ci fosse il logo di Matera 2019 o quello dell’Expo milanese, crederesti fosse una cartolina dimenticata in vecchio comò, di una vecchia casa, di un vecchio uomo “che spense il fuoco, che bruciò il bastone, che picchiò il cane, che morse il gatto” etc..

 

Roba che quella pacchiana (donna vestita in costume tipico pisticcese, ndr) quella foto manco se la ricordava; roba che ora, quella donna, di anni ne avrà probabilmente 72 e quel vestito non le entra nemmeno più o è andato in pasto alle tarme.

Roba che Pisticci così brutta non la si era mai vista, nemmeno sulle peggiori riviste degli altrettanto peggiori bar di Caracas.

Facciamo il punto. 2014, Odissea nella burocrazia: Pisticci presenta a giornalisti e stakeholder l’aviosuperficie Enrico Mattei, tra stupore ed incredulità anche da parte del fantasma dello stesso Mattei che, dicono i beninformati, dall’alto dei Cieli pare abbia gridato al miracolo. 1400 metri di sogni, progetti, desideri ed un riconoscimento (atteso), quello di “aeroporto minore”, che saprebbe tanto di vituperio se non fosse riferito alle sole dimensioni della pista. Il resto è cronaca.

Non rimaneva che provvedere al lancio, alla promozione dell’avveniristico progetto. Trattandosi di aerei, di velocità, le aspettative avrebbero indirizzato verso una futuristica campagna alla Fast and Furious a base di rock e gasolina, con tanto di roboanti motori e piste che s’infiammano al passaggio di Boeing cattivissimi. Ed ancora, i migliori grafici a sgomitare per far decollare, almeno sulla carta stampata, il concetto di “Aeroporto di Basilicata”.

Ma noi, quelli che Cristo lo si è fatto fermare ad Eboli, quelli che la Salerno Reggio Calabria #celabbiamoanche noi,andiamo in controtendenza, non amando i deja vu.

E così, prendiamo una pacchiana, due foto del “paese che sta sulla collina, disteso come un vecchio addormentato” ed uno slogan: “In volo… con l’aeroporto di Basilicata nel Mondo”. Ecco: mancano solo i pastori, la transumanza ed Agostino Gerardi con la sua immancabile fisarmonica a destra e cupa cupa, secchio e spugna a sinistra.

Come se Trenitalia esordisse con la campagna pubblicitaria “In treno a Matera”: lo sanno anche i Sassi che la ferrovia lì c’è ma è opera di Fal, che al massimo ci arrivi a Bari, ma che se prendi la bici fai prima. Tratto da una storia vera. Ogni riferimento a fatti, persone o pubblicità non è per niente casuale.

Alba Gallo

ultima modifica ore 15,54 del 17/12/2014

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