Sabato, 13 Agosto 2022

Petrolio, groviere e caciocavalli

Sentirsi Arabia Saudita e non avere emiri; possedere il giacimento più ricco di greggio sotto i Calanchi e non avvertirlo, tanto da pagare il diesel quanto in Calabria e, per rimanere umili, pagarlo anche più degli Italiani che respirano Bora. Sì perché finché la ciambotta avrà sempre la meglio sulle ostriche, lo champagne continuerà a vivere sotto l’ombra dell’Aglianico.

 

E mentre il resto d’Italia s’interroga ancora su dove si trovi la Basilicata, se effettivamente esista, se rientri o meno nell’ambito del “non è vero ma ci credo”, la Francia – che ha grande familiarità con i gps - pare aver inviato anche mirra e trivelle insieme all’incenso, tanto per gradire, in quel di Guardia Perticara. Le promesse che fosse solo l’avventura di una notte si sono presto rivelate fallaci ed ecco che i transalpini, oggi con il dentifricio, domani con la trivella, pare abbiano total…mente traslocato, esportando un’altra idea di groviera, che col latte pare non abbia neanche a che vedere. E una nuova fragranza, l’eau de estraction, ad irrorare l’aria delle podoliche.

Del resto, che vita sarebbe senza petrolio? Ci si è provato negli anni Settanta a chiudere i rubinetti: l’Italia inaugurò l’Austerity e nelle case degli italiani nacquero le polpette. Oggi senza petrolio dovremmo dire addio al caciocavallo. Senza oro nero, niente gran premi di Formula 1 e Motomondiale, con buona pace delle mogli, ma addio anche al caciocavallo ed alla sua pellicina madreperlata, figlia del casaro e della paraffina, nobile derivato nientepopodimenoché del petrolio. Stesso ritornello per i cotti e imbustati, i surgelati.

E ancora, meno guanti e più polvere da sparo per tutti, con buona pace dei killer.

 

Alba Gallo

LUCANIADAMANGIARE

Read 1620 times Last modified on Giovedì, 07 Luglio 2016 11:35
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