Giovedì, 08 Dicembre 2022

"Pasolini" di Dafoe, l'omaggio di un allievo al suo maestro

Geniale Ferrara. Geniale l’immagine di uno scrittore ricostruita attraverso gli intrecci e le sovrapposizioni delle sue stesse parole e dei suoi ultimi istanti di vita. Salò, Petrolio e Porno-teo-kolossal tracciano, attraverso frammenti onirici, un intenso monologo interiore intinto della sensibilità e della poesia che contraddistinguono Pier Paolo Pasolini. Le immagini e  le inquadrature ci riconducono direttamente alla mano del regista friulano. E poi c’è Roma. L’amata e odiata Roma nei suoi “primi piani” notturni degli anni ’70, nelle sue strade, nelle abitazioni e nei locali soliti che tuttora conservano memoria dei suoi racconti e della sua presenza.

 

Nessuna grande rivelazione, ma un semplice racconto, l’ omaggio di un allievo al suo maestro. “La morte di ciascuno riflette la propria vita” e la sua fine fu appunto violenta, improvvisa e forse aspettata come tutte le emozioni, le situazioni e le accuse che lo travolsero nella sua esistenza.

La somiglianza di Willem Dafoe disorienta. La pacatezza dei modi, la malinconia, la “gentilezza femminea”,  il passo lento e deciso nei dintorni di Termini, la mano sul viso ricostruiscono un personaggio ormai inesistente ma inevitabilmente presente. La morte è realistica, cruda e perforante. Ovviamente Ostia, ovviamente l’idroscalo, ovviamente Pino Pelosi. Colpo di spranga, il sangue sul viso e un corpo investito da un’auto.

“Apparvero anche i due popolani che avevano scoperto il tuo corpo. Dissero che da lontano non sembravi nemmeno un corpo, tanto eri massacrato. Sembravi un mucchio di immondizia e solo dopo che t’ebbero guardato da vicino si accorsero che non eri immondizia, eri un uomo. Mi maltratterai ancora se dico che non eri un uomo, eri una luce, e una luce s’è spenta? “

Immenso Uomo. Immensa Voce. Immenso Pasolini.

MARIANNA ZITO

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