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Doctor Writer & Mister Editor – Parte Seconda

H.11,30 – all’ombra di una palma.

Paziente nr. 8: R.L. Stefanofiglio, anni 36. Abibliofobia avanzata. Soggetto particolarmente narcisista, il suo genere preferito è l’autobiografia (sebbene non si abbia notizia di eventi che avrebbero reso eccezionale o perlomeno interessante la sua vita). Stile: ridondante. Pubblicazioni: ha autopubblicato tre diari, la cronaca della sua comunione, un’elegia per le piante del suo orto, un epistolario che raccoglie la corrispondenza fra il se stesso giovane e quello adulto, una silloge di componimenti per sua madre.

Attualmente sta lavorando ad una raccolta di poesie d’amore per la biblioinfermiera Cammi. Motivo del ricovero: il soggetto, deciso a farsi pubblicare da un editore vero, è diventato pericoloso per se stesso e per gli altri assumendo comportamenti violenti nei confronti di chiunque non veneri i suoi scritti, minacciando di morte gli editori che rifiutano le sue opere e tentando più volte il suicidio perché convinto che “quando sarò morto tutti quanti vi andrete a pentire che non me l’habbiate publicate le cose mie che lo vedevate quanto valevano solo dopo che mi avevano sepelito amme” (dai post-it con cui ha tappezzato tutti gli specchi del suo appartamento). Paziente sottoposto all’anti-abibliofobico.

 

RISERVATO AL SOLO TEAM DI BIBLIOPSICHIATRIA APPLICATA. Di seguito le reazioni alla somministrazione del vaccino: nessun cambiamento rilevante fino al terzo dì, quando il paziente appare più calmo, comincia ad accettare consigli per migliorare il suo stile e persino (velate, docili, educate e composte) critiche costruttive alla sua ossessione per la scrittura; al quarto g. il soggetto rivede le proprie bozze e strappa la metà delle pagine; il quinto g. denuncia il blocco dello scrittore e chiede di consultare un’enciclopedia e un testo di grammatica; il sesto g. rifiuta la vicinanza di “Trenta piedi sopra il Paradiso” posto sul suo comodino e supplica Cammi di portargli “un romanzo serio”; il settimo g. (N.B: INTRODUZIONE DI UNA DOSE MASSICCIA DI ANTI-E) ha un attacco di orticaria; dall’ottavo g. il paziente si mostra scontroso e irrequieto, il suo corpo subisce una strana metamorfosi: si rimpicciolisce a vista d’occhio e appare deformato da una smorfia che lo rende irriconoscibile ai suoi compagni di stanza; dall’undicesimo g. tende ad isolarsi e a parlare da solo, chiunque gli passi accanto giura di avvertire una sensazione di ribrezzo che sconfina nella paura, nessuno gli si avvicina perché, secondo le testimonianze, trasmette freddo come un climatizzatore (per fortuna è alto solo 150 cm ormai); il quindicesimo g. è protagonista di un insolito incidente: con il solo sguardo “trasforma” in ghiaccio il whisky –il suo preferito, che tragedia!- nel bicchiere. Sconvolto, fugge portando con sé “il suo tesoro”.

Ed ecco il dossier apparso sul display del mio tablet dopo aver digitato il nome del colpevole nel motore di ricerca della banca dati della clinica. Sono sicura che il piccolo hackeraggio sarà perdonato… Queste informazioni possono davvero dare una svolta alle mie indagini.

Infatti, tutti sanno che c’è uno ed un solo chiosco su questa spiaggia – ma che dico, in tutta la città! – che vende un whisky degno di tale nome: il Soho Beach. Ma quale barista darebbe mai un superalcolico ad una persona alta quanto un bambino? Non dovrò cercarlo io: sarà lui a rivelarsi a me quando l’ira funesta per non esser stato riconosciuto lo butterà fuori dal locale. Non mi resta che aspettare il momento giusto davanti alla porta del Soho e “accalappiare” il bibliopsicopatico con la collaudata scusa di chiedergli un autografo.

 

H 12,00 – nei pressi del Soho Beach.

Ok, è lui, non ci sono dubbi. Nano, orrendamente deforme, rosso come un peperone, schizza via dal bar come una furia, vestito come un pupazzo di neve, matto da legare…

“TU NON SAI CHI SIAMO NOI! Questo è un oltraggio e ce la pagherai, giuriamo che ce la pagherai! Andiamo, Roberto, mi dispiace per il tuo whisky ma abbiamo un affare da concludere. Io e te insieme possiamo fare grandi cose grazie al tuo talento e al mio fiuto per gli affari. La fame..ehm, la fama ti attende! Forza, forza Dottor Roberto, farò del tuo capolavoro un bestseller. La ringrazio Signor Luigi, lei è una persona davvero stupenda, non ho mai incontrato un editore come lei. Hai ragione dottò, il mondo è pieno di incompetenti. Ci vuole passione, se non hai passione, come puoi fare questo lavoro? Ma prova a spiegarglielo. No, non ce l’hanno loro la passione e per questo poi non la vedono nelle opere che i prosc…i professionisti come te scrivono. Signor Luigi lei ha una sensibilità e una preparazione fuori dal comune senz’altro. Che belle parole, lei mi lusinga e io davvero non so come sdebitarmi…”. È a questo punto che la smorfia sul suo viso si apre nell’espressione più arcigna che abbia mai visto. Si strofina le mani, mostra i canini affilati e negli occhi gira la rotella delle slot machine fino a fermarsi sul simbolo del dollaro.

“Ma caro Dottore, basta una firma sul contratto” – e in un rapido gesto da prestigiatore lascia che dalla sua mano destra si srotoli un papiro di due metri –  “proprio qui. Questa è la penna” – affonda i canini nel polpastrello e gli porge il dito sanguinante – “Coraggio, non ci avrai mica ripensato, dottò? No, signor Luigi, solo che qui c’è scritto che questo contratto non scadrà prima della morte mia, dei miei figli, nipoti e pronipoti…i diritti d’autore sono dello 0,0000007% e li percepirò dopo la vendita della tremilionesima copia…e devo occuparmi io della promozione dell’opera… il libro sarà venduto solo su accattatavillo.it … e… mi si chiede di pagare anticipatamente la stampa di 4.000 copie al costo di 70.000 dollari! Dottore, qua non ci capiamo forse. Io ti offro la gloria eterna e tu mi parli di soldi? A che gioco stai giocando? Ma che ti credi, devi fare la gavetta, sbarbatello! Signor Luigi, come si permette! Io… Tu senza di me non vai da nessuna parte, hai capito dottore dei miei stivali? Io la uccido…” – urla Roberto sfoderando una boccetta.

…e io glielo lascerei anche fare onestamente, ma sfortunatamente per uccidere l’editore ha intenzione di usare la fiala di anti-abibliofobico che ha rubato e questo non va bene. Devo intervenire, ahimé.

“WHISKY A MEZZO DOLLARO! Venghino, signori e dottori, venghino!”. Whisky un corno, un sorso di questa roba stordirebbe un toro. Anche questo furtarello passerà inosservato spero… dovevo pur portare con me un’arma segreta, no?

 

Due minuti dopo – a bordo della biblioambulanza con i due Stefanofiglio che dormono beati

“…ed è così che ho recuperato il vaccino ed evitato un doppio suicidio…o forse era uno solo, giacché lo scrittore da spiaggia e l’editor-tipografo sono due facce della stessa medaglia… ”

CLAP, CLAP, CLAP.

Sara Calculli

Read 1444 times Last modified on Giovedì, 07 Luglio 2016 11:29
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