Giovedì, 26 Maggio 2022

La deriva del lettore stagionale: lo scrittore…da spiaggia

Giorno Primo dell’anno Uno Dopo “Libri in spiaggia”. I bagnanti accolgono con un fiducioso «Buongiorno!» il mio camice bianco e il mio baracchino che, lo ammetto, pare un frigo ambulante da gelataio. È fin troppo evidente che nessuno di loro sa che sono qui per il mio primo giro visite ufficiale e che non regalo cornetti, ma prescrivo libri integratori, terapeutici e disintossicanti. La mia prima paziente non può che essere lei, la signora dell’ombrellone numero cinquanta che ha tra le mani il best seller erotico del momento, “Striature di Gigia”.

Le porgo la sua cura, “ Il Piacere” di D’annunzio, raccomandandomi di leggerne almeno venti pagine ogni sera. Fingo di non vedere la sua smorfia e già punto lo sguardo severo verso quella ragazza che, avendo osservato la scena, tenta di occultare la sua copia di “Scusa ma ti voglio annusare” dentro lo zaino. È giovane, nel giro di un mese si riprenderà completamente se leggerà due saggi di Sartre al rientro da questa fiera della BanaLetteratura. Purtroppo non posso far nulla per quella donna seduta sul bagnasciuga con taccuino e matita ben stretti fra le dita. Ieri ha ultimato quel capolavoro dell’umana imbecillità che è “Dieci preti minuti” e già è sprofondata nell’abisso. Mi sento mancare: è l’inizio della fine.

Dopo una settimana di praticantato nel reparto di bibliopsichiatria, ho appreso che quando si comincia a leggere in spiaggia può accadere che nella mente del lettore stagionale o sprovveduto, che si diletta con i romanzetti leggeri e disimpegnati per non pensare troppo, prenda forma l’insidiosa equazione Estate = Relax ⋀ Lettura = Estate => Lettura = Relax (Se “estate” è uguale a “relax” e “lettura” è uguale a “estate”, allora, per la proprietà transitiva, leggere è sinonimo di rilassarsi). Da quel momento in poi prendere in mano un libro significherà per lui (o più probabilmente per lei) riesumare la bella stagione con il suo carico di belle speranze dal sarcofago dell’inverno. Dal leggere nulla o poco si trasformerà presto in bibliomane.

La “bibliomania” - o“bibliodipendenza” o “diabete di tipo bibliofilo” - è una gravissima malattia psicosomatica: i libri estivi diventano le uniche pillole che sembrano guarire dal male del tempo perduto e l’infermo li ingerisce uno dietro l’altro, a volte tre o quattro insieme, senza criterio, fino all’overdose. Poiché il soggetto interessato tende in genere ad isolarsi durante l’atto della lettura e, soprattutto, a nascondere gelosamente le sue “pasticche”, la diagnosi della malattia è particolarmente difficile se non nel suo stadio terminale: quando, cioè, il bibliomane cade vittima di del crescente terrore di finire tutti i libri da leggere (“abibliofobia”) e decide di diventare scrittore egli stesso per scongiurare il pericolo. Afferra carta e penna e dopo poche righe se ne convince: “Scrivo, quindi sono uno scrittore”. Come dire che chi cambia una lampadina è elettricista, chi stura il lavandino della cucina è idraulico, chi rammenda un calzino è stilista, chi beve il the alle quattro del pomeriggio diventa inglese...

Niente e nessuno, a questo punto, lo convincerà mai che non basta leggere tanto (ed esclusivamente generi “soft”) ed avere undici “Mi piace” al proprio stato di Facebook per chiamarsi/farsi chiamare scrittore. Ahinoi, eccone un altro: da lettore a scrittore… da spiaggia.

Inutile obiettare. La risposta del novello Dante, pronunciata solennemente con tanto di bagliore negli occhi scintillanti e tono austero, sarà la seguente: “Eh, ma guarda che io ho pubblicato un libro”. Certo, con il famosissimo editore Taldeitali di Vattèlapesca (che praticamente è un tipografo specializzato nell’adescare aspiranti scrittori che in cambio di un codice ISBN non solo si vendono l’anima, ma pagano pure qualcuno perché l’acquisti!). Oppure si è auto-pubblicato sul sito diventaleditorditestessoindueclick.com persuaso che il resto del mondo proprio non potesse far a meno del suo lavoro. Insomma, se non altro ha fatto un investimento a fondo perduto su se stesso e quasi lo stimo per questo. Non mi domando neanche quanto abbia sborsato, ma immagino che con quei quattrini avrebbe potuto quantomeno comprare qualche libro di grammatica per imparare le basi dell’ortografia, della sintassi, della morfologia, della comunicazione…

Più spesso, invece, mi interrogo sul perché quando oso chiedere un compenso per una recensione o un’intervista il lettore/scrittore/editore da spiaggia replica: a) inorridito; b) sdegnato; c) disgustato. Mi sembra giusto, alla sanguisuga editrice che lo ha spennato risponde “Grazie” e sorride, a chi lavora seriamente dice “Gratis” e alza il medio. Ma, per carità, meglio così. La pubblicità alle opere che valgono non l’ho mai fatta pagare a nessuno e sono stata io stessa ad immergermi nel sottosuolo degli esordienti per scovarne alcuni di talento, proprio perché non ho pregiudizi. Ma quando vengo contattata in privato o quando la mia bacheca di Facebook viene invasa da orde di poetuncoli improvvisati, scribacchini dell’ultima ora e ogni altra creatura emersa dalle viscere dell’abibliofobia, mi permetto di esigere una parcella. Non lo faccio per soldi, voglio solo aiutarli ad uscire dal tunnel da brava bibliopsichiatra: un piccolo passo per loro, un grande passo per l’umanità!

 

SARA CALCULLI

 

Read 1199 times Last modified on Giovedì, 07 Luglio 2016 10:52
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