Giovedì, 08 Dicembre 2022

Attenti a quei due...

Si dice che ognuno di noi abbia sette sosia nel mondo. Lo stesso vale per le parole di tutte le lingue, italiano compreso. Magari in questo caso i sosia sono decisamente più scarsi, ma bastano a creare confusione. È così nei casi in cui la pronuncia è identica, ma non la grafia: “dà/da’/da” o “di’/dì/di”; le coppie “va’/va”, “è/e”, “né/ne”, “un’/ un”, “sé/se”, “a/ha - o/ho - ai/hai - anno/hanno”. E poi ci sono quei due. A quei due bisogna davvero stare attenti, perché più che sosia sono dei veri e propri impostori : “qual’ è” e “pò”. 

Nel caso di “pò”, abbreviazione di “poco”, il vero furfante è in realtà l’accento, usurpatore dell’apostrofo che per legge ha il diritto di cadere sul bel faccione paffuto di quella “o”. La grammatica, infatti, è molto chiara a riguardo: quando una parola viene spezzata di netto, tocca all’apostrofo segnalare lo strappo. Track. L’apostrofo sembra quasi la lama della ghigliottina che ha appena tagliato la coda (o la testa in qualche caso) della sventurata parola. L’esecuzione prende il nome di elisione e si verifica più spesso di quanto si possa immaginare: gli articoli “lo, la, una”, se seguiti immediatamente da vocale, sono le vittime preferite di quel boia che è la fonetica. Stessa sorte tocca anche a “questo, questa, quello, quella”, che finiscono spesso sotto accusa ed inevitabilmente al patibolo. Ed è sempre così anche per “poco” nell’espressione “un po’”.

E poi c’è “qual’ è”, che non esiste nella nostra lingua, è un intruso che si è infiltrato nell’uso comune imitando espressioni del tipo “com’è, cos’è, dov’è, quand’è” e simili, tutte generate dall’elisione della “e” finale. Non che “qual è” sia un’eccezione alla regola sopra enunciata, semplicemente nella vasta gamma di aggettivi e pronomi della grammatica italiana è già presente la forma “qual” come variante di “quale”. Dunque l’apostrofo è decisamente di troppo e non genera un mero doppione, bensì un orribile strafalcione. Al massimo è tollerabile se precede una parola plurale iniziante per vocale, proprio in virtù dell’elisione dalla “i” di “quali”. Ma suvvia, forse solo i poeti hanno il coraggio di scrivere cose del tipo “qual’inganni”…

Insomma, “qual’ è” e “pò” sono davvero due tipi pericolosi. Perciò aprite bene gli occhi e prestate attenzione. Tra l’altro i membri del Tribunale della Sacrosanta Grammatica offrono un bel compenso per la loro cattura. Non ci credete? Leggete qui sotto:

“In nome del potere a noi conferito

Abbiamo aperto la caccia al bandito.

Due impostori s’aggiran tra le righe,

son tremendi, veri attaccabrighe.

Come Pò e Qual’ è sono conosciuti

e vanno con urgenza abbattuti.

A chi cattura l’apostrofo di Qual’ è

Si offre un ricchissimo cachet.

A chi l’accento su Pò addita

spetta una rendita a vita.

Chi li avvista informi le autorità:

sarà punita anche l’omertà.”

 

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